Trasteverite

Ho quella borsa sull’attaccapanni vicino la porta.

È piena di scontrini delle birre che abbiamo bevuto insieme, le mascherine comprate mille volte e dimenticate, gli accendini che mi regalavi perché li perdevo sempre, mentre in realtà, erano tutti lì.

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Piccoli momenti

La sera quando metto Jerry a letto, dopo che mi chiama perché ha paura dei dinosauri, dopo che mi chiama perché vuole l’acqua.
Dopo che mi chiama perché mi vuole là per tutto il tempo prima di addormentarsi.
Quando smette di chiamarmi e l’atmosfera diventa calma e sembra quasi che la mia giornata possa iniziare.

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ERI

Si dice che i gatti abbiano nove vite, ma io ho perso il conto delle mie.

È strano guardarsi indietro. Ho un abisso infinito nello stomaco, forse è lì che sono finite tutte le emozioni che non sento più.

Ho dormito in una stanza bianca per pochi giorni.

Tutte le mattine all’alba, prima di addormentarmi fissavo le lettere sulla libreria di fronte al letto. Tre lettere con cui ho composto l’unica parola possibile: ERI.

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Poco prima che cambiasse tutto

La prima volta che sono partita da sola, ho preso un aereo per il Portogallo.

Era settembre.

La sera prima della partenza ero a Santa Maria con Antonio, seduta sulle scale della fontana. Parlavamo piano, e poco.

Mi hai telefonato per chiedermi se potessi raggiungermi, e quando sei arrivato siamo rimasti soli in una piazza gremita.

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Come eravamo

Mi capita di sognarti.

Mi è sempre capitato.

Mi ricordo una volta in Spagna mi sono svegliata a fianco alla persona sbagliata, mentre sognavo te.

Quando mi capita di sognarti non succede mai nulla, a volte sogno solo di vederti tra la gente. L’altro giorno ho sognato che eravamo seduti sul pavimento a mettere del nastro isolante sul filo di un faretto, prima di un servizio fotografico. Parlavamo poco, come sempre.

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Je ne parle pas français.

Sono in Francia da un po’.
Diciamo il tempo necessario perché tutti si aspettino che io parli un francese da paura che invece, palesemente no.

Grazie alla mia incapacità nell’esprimermi fluentemente in questa bella terra straniera, ho avuto modo di concentrarmi e collezionare momenti di assoluta meraviglia verso parole nuove pronunciate con un suono dolce e gentile, e altrettanti sorrisi per le parole che sembrano richiamare al dialetto barese.
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7 mesi e stò. In giro.

Per tutto quello che è scivolato e sta scivolando via.
Per i sorrisi sinceri che ho regalato e tutti quelli che ho incontrato.
Per le sere nei posti lontani e sconosciuti, per le mattine con i ricordi confusi.
Per avermi svelato quanto profonda possa essere una mancanza e quanto sbagliato possa essere un ritorno.
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In silenzio

Se fossi qui ti direi che ti ho pensato tutto il giorno.
Ti direi che sei stato con me tutte le volte che i francesi mi parlavano e io pensavo “A’ devi smette”.

Se fossi stato qui, ti avrei detto che questa giornata sarebbe andata bene. Per entrambi.
Ti avrei detto di non ridere e di respirare forte.
Avresti sorriso. Più con gli occhi che con la bocca.

Se fossi stato qui ti avrei abbracciato forte sperando di toglierti un po’ di questa pesantezza di dosso. Del nervosismo. Ansia. Paura.
Non te l’avrei detto, non avresti mai ammesso nulla, tu non sei uno di quelli. Tu preferisci fingere e lasciarti leggere.

Allora vorrei scriverti e fingere anch’io.
Ma non lo so più fare, oggi vorrei soltanto stare con te. Guardarti e avvicinarmi per abbracciarti forte. Come fanno gli amici che non hanno bisogno di esprimersi.

In silenzio.

Sono con te.
Sei con me.
Ti voglio bene Massi.

I done it. I miei primi due mesi.

Ho girato in tandem lasciandomi guidare da un americano.
Ho dormito in tenda nel giardino di una casa, sotto il cielo stellato di una Francia ferita a morte.
Mi sono lasciata illuminare dalle notti che tardavano ad arrivare, e le luci spente già all’imbrunire.

Ho viaggiato per 18 ore in autobus e, tra una sosta e l’altra, ho conosciuto gente nuova.
Ho incontrato uno dei ragazzi di Occupy Stuttgart. Uno dei centinaia di militanti contro la speculazione alimentare. Uno di quelli che lottano per una cultura democratica reale, per la sostenibilità economica e ambientale, per un’informazione più veritiera e meno di parte. Uno che crede in quello che fa e non smette di farlo.
Mi sono lasciata affascinare dai racconti della loro resistenza e mi sono lasciata invitare nella loro sede centrale.
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Passi lenti e pensieri forti. La mia nuova Parigi.

La prima volta che sono stata a Parigi ci sono andata con Raffaele.
Il classico ragazzo che ti gireresti a guardare per strada.
Quello che con il sorriso più bello del mondo e che appena conosciuto rapisce la tua attenzione.
Lo stesso che non pensi possa mai considerarti.

Siamo partiti insieme. Avevamo prenotato il volo dopo il mio esame di Linguistica Italiana. Avevamo organizzato l’itinerario dei posti da vedere e come arrivare ovunque, orari e prezzi per ogni cosa.
Eravamo felici e totalmente eccitati.
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Bruxelles, Orléans, Trastevere. No stop.

Ho viaggiato da Bruxelles ad Orlèans con un ragazzo francese.
Anthony mi ha regalato la prima esperienza di un viaggio silenzioso, rotto solo dal suono delle nostre risate, quelle di quando provavamo ad esprimerci a gesti, sentendoci ridicoli.
Quando, il non riuscire ad esprimersi in una lingua comune diventa un muro di gomma sul quale rimbalzare.
Con cui giocare.
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Bruxelles, l’alba di un cambiamento

Bruxelles è una città in rinascita.
Un centro pulsante di vivacità irriverente.

Una regione poliglotta e interculturale, che racchiude sotto lo stesso cielo le comunità olandese, tedesca e francese.
Una città aperta al cambiamento e alla diversità, come non avrei mai immaginato.

L’ho attraversata per qualche giorno. L’ho sfiorata dall’alto dei miei pregiudizi, che l’hanno da sempre considerata un centro poco attraente e di scarsa importanza.
Così, scettica e disinteressata, ho conosciuto Paul e con lui una nuova chiave di lettura della storia di questa capitale.
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Under England sky

Un cielo che non lascia intravedere niente.
La luce riflessa che acceca senza mostrarsi.
Il vento fresco che mi corre addosso, timido.
Fuori stagione.

Uno zaino di 12 Kg, da cui ho cercato di eliminare qualsiasi cosa.
I pensieri che mi riportano al punto di partenza, come le onde del mare freddo di un nord sconosciuto.
Un’estate che non c’è.
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Da grande voglio essere come me

Due anni fa ho scritto una bozza che non ho mai pubblicato.
Rileggendola oggi non posso che sorridere forte.

Se oggi dovessi raccontarvi chi sono stata, non saprei farlo.
Ma posso dirvi che sono quella che speravo di essere.

Sono Michela delli Santi, ho 27 anni e la mattina mentre preparo il caffè, sorrido.

Sono una di quelle che ha fatto la primina per capriccio e che, a 18 anni ha deciso di trasferirsi a Roma per inseguire il sogno di un amore che è sfumato lentamente.
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WorkAway. La mia prima volta

Le scelte sono scommesse, ma non sempre si ha la fortuna di puntare sul cavallo vincente.
Purtroppo, o per fortuna.

Workaway è un valido strumento per chi decide di evadere dalla quotidianità.
E io, modestamente, evasi.
Un accordo che prevede un lavoro non retribuito in cambio di vitto e alloggio, senza contratti ufficiali, è solo un accordo tra sconosciuti.
Un accordo come tanti.
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Tell me your story

– Where are you from?
– I’m from Italy.
– Can I sing an Italian song for you?
– Sure!

Dover mi ha accolta così. Con un sorriso innegabile e l’abbraccio stretto di chi si è fatto carico del mio zaino per accompagnarmi in Ostello, dopo aver attraversato i paesaggi del Kent.

Dover è una città che si trova sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Una città che si tuffa nell’oceano dall’alto delle sue bianche scogliere.
Ho scoperto la sua esistenza grazie a WorkAway. Un sito di annunci internazionali, che mette in contatto viaggiatori, con ostelli, famiglie o fattorie. Le strutture cercano aiuto nella gestione delle loro faccende, offrendo in cambio vitto e alloggio. Offrendo la libertà di scegliere il periodo di permanenza, senza contratti, senza limitazioni.
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Voce del verbo succedere

Ho deciso di partire.
Ho deciso quando mi sono resa conto di non avere vincoli, ma solo abitudini.
Quando, per l’ennesima volta, ho sentito la mancanza di qualcosa.
In una storia senza futuro, in un lavoro senza prospettive, in una piazza senza più stelle.

Ho pensato che l’unico modo per cambiare questa vita, fosse quello di iniziarne un’altra.
Così, ho scelto di partire.
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Cose che dimentico

Il mio modo di spostarti i capelli dal viso.
Il tuo di affondarci le mani dentro.

Il tuo modo di dare baci morbidi che non sapevi di avere.
Il mio, di girarmi dall’altra parte e lasciarti il vuoto davanti, prima di iniziare a ridere con te.

Il tuo modo di rifare il letto tutte le mattine. L’attenzione, la costanza.
Il mio, di lasciare sempre tutto in disordine.

Il mio modo di parlarti di cose serie, dall’alto di uno scalino, sennò non ci vediamo.
Il tuo di avvicinarti “sennò non mi sento”. Continua a leggere..

That’s all folks

Quella volta che uno dei ragazzi è rimasto chiuso dentro casa e mi ha chiamata per essere liberato. Quando il suo nome era diventato un modo per prenderci in giro tutte le volte che ci succedevano cose strane.
Ora che non ricordo più come si chiamasse.

Quella volta che gli australiani hanno cercato di aprire il cancello del Garden con le chiavi di casa loro e mi hanno chiamata perchè non riuscivano ad entrare.
E anche quella volta che una coppia allarmata mi ha detto che non c’era acqua calda nella doccia, ma avevano girato la manopola dal lato sbagliato. Continua a leggere..