In silenzio

Se fossi qui ti direi che ti ho pensato tutto il giorno.
Ti direi che sei stato con me tutte le volte che i francesi mi parlavano e io pensavo “A’ devi smette”.

Se fossi stato qui, ti avrei detto che questa giornata sarebbe andata bene. Per entrambi.
Ti avrei detto di non ridere e di respirare forte.
Avresti sorriso. Più con gli occhi che con la bocca.

Se fossi stato qui ti avrei abbracciato forte sperando di toglierti un po’ di questa pesantezza di dosso. Del nervosismo. Ansia. Paura.
Non te l’avrei detto, non avresti mai ammesso nulla, tu non sei uno di quelli. Tu preferisci fingere e lasciarti leggere.

Allora vorrei scriverti e fingere anch’io.
Ma non lo so più fare, oggi vorrei soltanto stare con te. Guardarti e avvicinarmi per abbracciarti forte. Come fanno gli amici che non hanno bisogno di esprimersi.

In silenzio.

Sono con te.
Sei con me.
Ti voglio bene Massi.

I done it. I miei primi due mesi.

I done it. I miei primi due mesi.

Ho girato in tandem lasciandomi guidare da un americano.
Ho dormito in tenda nel giardino di una casa, sotto il cielo stellato di una Francia ferita a morte.
Mi sono lasciata illuminare dalle notti che tardavano ad arrivare, e le luci spente già all’imbrunire.

Ho viaggiato per 18 ore in autobus e, tra una sosta e l’altra, ho conosciuto gente nuova.
Ho incontrato uno dei ragazzi di Occupy Stuttgart. Uno dei centinaia di militanti contro la speculazione alimentare. Uno di quelli che lottano per una cultura democratica reale, per la sostenibilità economica e ambientale, per un’informazione più veritiera e meno di parte. Uno che crede in quello che fa e non smette di farlo.
Mi sono lasciata affascinare dai racconti della loro resistenza e mi sono lasciata invitare nella loro sede centrale.
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Passi lenti e pensieri forti. La mia nuova Parigi.

Passi lenti e pensieri forti. La mia nuova Parigi.

La prima volta che sono stata a Parigi ci sono andata con Raffaele.
Il classico ragazzo che ti gireresti a guardare per strada.
Quello che con il sorriso più bello del mondo e che appena conosciuto rapisce la tua attenzione.
Lo stesso che non pensi possa mai considerarti.

Siamo partiti insieme. Avevamo prenotato il volo dopo il mio esame di Linguistica Italiana. Avevamo organizzato l’itinerario dei posti da vedere e come arrivare ovunque, orari e prezzi per ogni cosa.
Eravamo felici e totalmente eccitati.
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Bruxelles, Orléans, Trastevere. No stop.

Bruxelles, Orléans, Trastevere. No stop.

Ho viaggiato da Bruxelles ad Orlèans con un ragazzo francese.
Anthony mi ha regalato la prima esperienza di un viaggio silenzioso, rotto solo dal suono delle nostre risate, quelle di quando provavamo ad esprimerci a gesti, sentendoci ridicoli.
Quando, il non riuscire ad esprimersi in una lingua comune diventa un muro di gomma sul quale rimbalzare.
Con cui giocare.
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Bruxelles, l’alba di un cambiamento

Bruxelles, l’alba di un cambiamento

Bruxelles è una città in rinascita.
Un centro pulsante di vivacità irriverente.

Una regione poliglotta e interculturale, che racchiude sotto lo stesso cielo le comunità olandese, tedesca e francese.
Una città aperta al cambiamento e alla diversità, come non avrei mai immaginato.

L’ho attraversata per qualche giorno. L’ho sfiorata dall’alto dei miei pregiudizi, che l’hanno da sempre considerata un centro poco attraente e di scarsa importanza.
Così, scettica e disinteressata, ho conosciuto Paul e con lui una nuova chiave di lettura della storia di questa capitale.
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Da grande voglio essere come me

Da grande voglio essere come me

Due anni fa ho scritto una bozza che non ho mai pubblicato.
Rileggendola oggi non posso che sorridere forte.

Se oggi dovessi raccontarvi chi sono stata, non saprei farlo.
Ma posso dirvi che sono quella che speravo di essere.

Sono Michela delli Santi, ho 27 anni e la mattina mentre preparo il caffè, sorrido.

Sono una di quelle che ha fatto la primina per capriccio e che, a 18 anni ha deciso di trasferirsi a Roma per inseguire il sogno di un amore che è sfumato lentamente.
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