Tieni il tempo

C’è una scritta su un muro del paese in cui vivo. La leggo tutte le mattine quando attraverso quella strada vicino il porto.

Tieni il tempo.

Tutte le mattine da qualche mese la leggo scuotendo la testa, perché io vorrei solo che il tempo scorresse come un fiume, portandosi via i detriti di ciò che è stato, e oggi non è più.

Tutte le mattine attraversando quella strada, con una playlist accesa su Spotify, io tengo il ritmo, e sorridendo mi auguro che lo tenga anche tu.

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Piccoli momenti

La sera quando metto Jerry a letto, dopo che mi chiama perché ha paura dei dinosauri, dopo che mi chiama perché vuole l’acqua.
Dopo che mi chiama perché mi vuole là per tutto il tempo prima di addormentarsi.
Quando smette di chiamarmi e l’atmosfera diventa calma e sembra quasi che la mia giornata possa iniziare.

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7 mesi e stò. In giro.

Per tutto quello che è scivolato e sta scivolando via.
Per i sorrisi sinceri che ho regalato e tutti quelli che ho incontrato.
Per le sere nei posti lontani e sconosciuti, per le mattine con i ricordi confusi.
Per avermi svelato quanto profonda possa essere una mancanza e quanto sbagliato possa essere un ritorno.
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I done it. I miei primi due mesi.

Ho girato in tandem lasciandomi guidare da un americano.
Ho dormito in tenda nel giardino di una casa, sotto il cielo stellato di una Francia ferita a morte.
Mi sono lasciata illuminare dalle notti che tardavano ad arrivare, e le luci spente già all’imbrunire.

Ho viaggiato per 18 ore in autobus e, tra una sosta e l’altra, ho conosciuto gente nuova.
Ho incontrato uno dei ragazzi di Occupy Stuttgart. Uno dei centinaia di militanti contro la speculazione alimentare. Uno di quelli che lottano per una cultura democratica reale, per la sostenibilità economica e ambientale, per un’informazione più veritiera e meno di parte. Uno che crede in quello che fa e non smette di farlo.
Mi sono lasciata affascinare dai racconti della loro resistenza e mi sono lasciata invitare nella loro sede centrale.
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Passi lenti e pensieri forti. La mia nuova Parigi.

La prima volta che sono stata a Parigi ci sono andata con Raffaele.
Il classico ragazzo che ti gireresti a guardare per strada.
Quello che con il sorriso più bello del mondo e che appena conosciuto rapisce la tua attenzione.
Lo stesso che non pensi possa mai considerarti.

Siamo partiti insieme. Avevamo prenotato il volo dopo il mio esame di Linguistica Italiana. Avevamo organizzato l’itinerario dei posti da vedere e come arrivare ovunque, orari e prezzi per ogni cosa.
Eravamo felici e totalmente eccitati.
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Tell me your story

– Where are you from?
– I’m from Italy.
– Can I sing an Italian song for you?
– Sure!

Dover mi ha accolta così. Con un sorriso innegabile e l’abbraccio stretto di chi si è fatto carico del mio zaino per accompagnarmi in Ostello, dopo aver attraversato i paesaggi del Kent.

Dover è una città che si trova sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Una città che si tuffa nell’oceano dall’alto delle sue bianche scogliere.
Ho scoperto la sua esistenza grazie a WorkAway. Un sito di annunci internazionali, che mette in contatto viaggiatori, con ostelli, famiglie o fattorie. Le strutture cercano aiuto nella gestione delle loro faccende, offrendo in cambio vitto e alloggio. Offrendo la libertà di scegliere il periodo di permanenza, senza contratti, senza limitazioni.
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Voce del verbo succedere

Ho deciso di partire.
Ho deciso quando mi sono resa conto di non avere vincoli, ma solo abitudini.
Quando, per l’ennesima volta, ho sentito la mancanza di qualcosa.
In una storia senza futuro, in un lavoro senza prospettive, in una piazza senza più stelle.

Ho pensato che l’unico modo per cambiare questa vita, fosse quello di iniziarne un’altra.
Così, ho scelto di partire.
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Cose che dimentico

Il mio modo di spostarti i capelli dal viso.
Il tuo di affondarci le mani dentro.

Il tuo modo di dare baci morbidi che non sapevi di avere.
Il mio, di girarmi dall’altra parte e lasciarti il vuoto davanti, prima di iniziare a ridere con te.

Il tuo modo di rifare il letto tutte le mattine. L’attenzione, la costanza.
Il mio, di lasciare sempre tutto in disordine.

Il mio modo di parlarti di cose serie, dall’alto di uno scalino, sennò non ci vediamo.
Il tuo di avvicinarti “sennò non mi sento”. Continua a leggere..

That’s all folks

Quella volta che uno dei ragazzi è rimasto chiuso dentro casa e mi ha chiamata per essere liberato. Quando il suo nome era diventato un modo per prenderci in giro tutte le volte che ci succedevano cose strane.
Ora che non ricordo più come si chiamasse.

Quella volta che gli australiani hanno cercato di aprire il cancello del Garden con le chiavi di casa loro e mi hanno chiamata perchè non riuscivano ad entrare.
E anche quella volta che una coppia allarmata mi ha detto che non c’era acqua calda nella doccia, ma avevano girato la manopola dal lato sbagliato. Continua a leggere..

Non abito l’abitudine

Che di case io ne abbia cambiate a palate, non è un segreto per nessuno.
Questa bella Capitale me la sono rivoltata come un calzino in lungo e in largo, trascinando i miei pensieri sugli autobus.
Quei ricordi ingombranti e pesanti che a Torpignattara mi hanno strappato la zip della valigia sparpagliandosi tra i piedi della gente.

Ogni volta ricominciare da zero. E mia madre che dice che  Continua a leggere..

3 Cose che porterò per sempre in giro. Il mio Portogallo.

Ho fatto un viaggio. Un viaggio vero, di quelli che ti attraversano dentro e ti segnano.
Di quelli che graffiano.
Di quelli che ti prendono per mano e ti accompagnano sulla riva dell’oceano e ti lasciano lì. Sola. Continua a leggere

Wind Of Change

La prima volta che ho fatto un viaggio con BlaBlaCar è stato per andare a Milano, qualche anno fa.

L’idea era quella di raggiungere una destinazione, ma in realtà volevo solo fare un viaggio.
Avevo voglia di stare con gente diversa, e me la sono andata a cercare così. Continua a leggere..

Beata solitudo, sola beatitud

Il momento in cui torno a casa la sera e accendo Spotify, prima ancora di essermi tolta la giacca.
Quando mi sveglio e nell’altra metà del letto c’è il libro che sto leggendo e il mac tra le lenzuola.
Quando sul pavimento ci sono i vestiti della sera prima.
I ricordi sfocati di una notte.
Un sogno a metà.
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Mollare non è perdere. È ricominciare.

Questa è una storia senza lieto fine perchè è una storia appena iniziata.
La storia di chi sceglie di crederci, di provarci, di continuare a sognare.
Questa è una storia che va contro una realtà che ci vuole razionali ad ogni costo. Continua a leggere..