Per tutto quello che è scivolato e sta scivolando via.
Per i sorrisi sinceri che ho regalato e tutti quelli che ho incontrato.
Per le sere nei posti lontani e sconosciuti, per le mattine con i ricordi confusi.
Per avermi svelato quanto profonda possa essere una mancanza e quanto sbagliato possa essere un ritorno.

Per i gomitoli di lana che sciolgono i loro fili e creano delle matasse confuse, contorte, strette e difficili da districare. Per avermi insegnato che non si può salvare tutto, a volte bisogna solo dare un taglio netto.

Per le notti sotto il cielo stellato dell’Inghilterra, del Belgio, della Francia, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovenia.

Per le lettere scritte a penna e indirizzate al di là del fiume. Per l’attesa della risposta, per avermi fatto riscoprire l’importanza della scelta delle parole, della lentezza.
Per i tre giorni e le quattro notti passati ad attraversare l’Europa in autostop. Per avermi mostrato il mio coraggio proprio quando pensavo di non averne più.
Per il camionista tedesco che ho incontrato in autogrill e che mi ha chiesto se non avessi paura che qualcuno mi uccidesse. Per il pezzo di strada che abbiamo condiviso, per avermi nascosta dietro la sua coperta durante l’emergenza pipì nella tratta senza stazioni di servizio.

Per la canzone “L’Uomo Finestra” nella sua versione inglese “Window Man”, sulle note di Jingle Bells. Senza senso e senza che nessuno possa capirla, ma solo per tutte le risate incontrollabili che ha suscitato.

Per i ricordi in formato Polaroid che se ne vanno in giro con le persone che sto amando infinitamente.

Per il sorriso messicano di Valeria.
Per gli “Jesus, Michela” urlati da Taylor e per tutte le volte che “you have a wrong Italian accent”.
Per tutte le volte che Olly mi ha assecondato. Per il tempo trascorso insieme, per la pazienza infinita.

Michela delli Santi
Couch Day Celebration – Me and Olly.

Per Athena e Pau che non si conoscevano e neanche si piacevano troppo, ma ora stanno insieme. Per il loro splendore e perchè nonostante la lingua sono riusciti a portare la Spagna in Australia. Perchè sono una nuova dimostrazione che l’amore, in fondo, qualche oceano riesce a superarlo.

Per gli occhi verdi di Florent, che somigliano ancora a qualcosa di vero. Per gli sguardi silenziosi e i sorrisi da lontano. Per quella notte che mi ha letto 40 pagine del Piccolo Principe nella sua versione più dolce e originale.
Per la determinazione nel volermi conoscere, nonostante la lingua, nonostante me. Perchè la prima cosa che ho detto è stata “Oh God, your name is fucking french”, e per il primo “Quoi?” che mi ha risposto.

Per chi mi ha negato il saluto prima che partissi e ha deciso di non sentirmi più.
Per ogni singolo passo che ho fatto per diventare la persona che vorrei essere.

Per essere stato l’anno del mio nuovo inizio.
Grazie 2016.

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2 pensieri su “7 mesi e stò. In giro.

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