Luna per me

Luna per me

L’amore è un sentimento che si muove in punta di piedi. L’amore vero è quello di cui non riesco a parlare. E’ pensarti e sapere che ci sei. Che mi cercherai, anche se so che forse ti dimenticherai di farlo, ma mai di pensarlo.

L’amore è ridere dei ricordi. Di quando ti ho morso le guance di notte, delle serate estive, dei discorsi senza un inizio e senza mai una fine. E’ vederti ridere sputando all’aria qualsiasi cosa tu stia mangiando, ed essere felice della tua serenità. E’ guardare la Luna e pensarti.

L’amore è il pensiero di volerti dire qualcosa che non so dire. Ma guardarti dal divano e sapere che hai capito. E’ il tuo Mi, mi aiuti a cercare una cosa, per stare in camera con me e dirmi a parole quello che hai già detto con lo sguardo.

L’amore è senso di protezione. E’ la voglia di dare fuoco al quarto piano. Tutto, indistintamente. E’ volerti vicina per poterti abbracciare.

L’amore è incazzarmi con te perchè non rispondi mai al telefono, perchè ti dimentichi tutto, perchè perdi tutto. E ritrovarmi nei tuoi gesti, sentirti urlare che ti ho attaccato la Michelite!

E’ il pensiero che qualcosa possa farti stare male. Qualcuno possa ferirti. E’ la paura che tu non mi renda partecipe. E’ un pensiero che riconosco in uno sguardo perso a fissare una foto.

L’amore è vedere i tuoi occhi a palla mentre mi speli le sopracciglia insultandomi di non essere in grado di farle pur ostinandomi. E’ lasciare questo post a metà per andare a farmi la doccia e ridere con lo shampoo negli occhi ripensando a questi momenti.

L’amore è che in questi giorni volevo essere con te. Come un anno fa. E tu lo sapevi, senza che nessuna delle due dicesse niente.

L’amore è sentirti dire che il tuo letto mezzo vuoto era troppo grande senza la mia presenza e per occuparlo tutto hai dormito a 4 di spade. E’ vederti mentre ti svegli alle 5 di mattina per accompagnarmi in stazione. Prepararti il caffè. Ascoltare i tuoi discordi in silenzio mentre cerchi di farmi sorridere. Mentre sorridi.

L’amore è sentire quello che senti, sapere quello che pensi. E’ sentirti urlare mentre ti infili i collant nuovi e li strappi. E’ la tua paura che io possa perdermi per strada, dal supermercato a casa.

E’ un messaggio, una chiamata, un viaggio per stare con me. E’ una foto sulla mia scrivania. E’ ballare con te, come se ci fossimo solo noi due. E’ sentire il tuo tono di voce abbassarsi ad ogni congiuntivo perchè hai paura che io ti corregga.

Il mio amore sei tu. E’ riconoscere quanto di speciale c’è nel nostro rapporto. E’ sorvolare sulle parole non dette, i gesti non compiuti, le telefonate non fatte, i viaggi rimasti progetti. E’ andare oltre i legami di sangue, oltre le discussioni, oltre la distanza. Sono le lacrime ad ogni partenza, prima di ogni arrivo. Sono le parole che non sono capace di dirti. E’ quello che ti scrivo, per fare meno rumore.

Atac merda

Atac merda

Qual’è il femminile di Controllore?
Controllatrice?
Controllora?
Stronza in divisa?
Boh, fate voi.

Sta di fatto che, l’altro giorno una stronza in divisa mi ha multato sull’autobus, non perchè non avessi l’abbonamento, ma perchè ce l’avevo, ma non avevo nessuna certificazione che mi autorizzasse ad avere quello ridotto. Perchè non sono residente nel Lazio. Perchè mi ero dimenticata le carte della Borsa di Studio a casa.
Sono una cretina, mai detto il contrario.

Vabbè tutto si sarebbe potuto risolvere con un ricorso all’atac di merda. Fotocopiando tutti i documenti in mio possesso compreso l’abbonamento sotto accusa.
Bene. Qual’è il problema.
La vita è semplice, poi arrivo io con le mie cazzate e la complico.

Stamattina la genialata.
Apro il mio portafogli, che contiene di tutto tranne che roba utile. Scontrini, foglie di alloro, biglietti, carte a cazzo, post it e minkie varie. L’unica cosa che tra tutta questa merda attira la mia attenzione, è l’abbonamento di marzo. Ma cosa cazzo me ne faccio di questo misero foglietto?! Sai che ti dico, lo butto. A casa? Ma certo che no. Nel secchio all’angolo della strada.

Torno dallo stage.
Realizzo la cazzata solo quando vedo la multa sulla scrivania.
Impreco.
Impreco.
Impreco.
Torno per strada ad importunare quelli dell’ama che stavano lavando la strada.

– A’ signorì finimo de pulì e te aprimo er secchio.

Bene. Sono ufficialmente una barbona accattona.

– Ma che devi da cercà?
– Stamattina ho buttato la tessera dell’autobus.
– A che ora?
– Alle nove, più o meno.
– No allora nun ce stà più. Svotano i secchi alle dieci e mezza.
– Ma è pieno.
– A signorì stamo a Roma de qua ne passa de gggente.

Ho pensato di elemosinare un abbonamento senza nome, con un annuncio disperato da qualcuno di indefinito.
Sulla multa c’è il numero della tessera che ho buttato.
Sono una rincoglionita di merda.

E non me lo dite, sono consapevole che il problema io l’ho creato, io ho pensato di risolverlo, io l’ho complicato. Ma me ne sbatto. Odio i controllori e le stronze in divisa!

Ah, il mio Controllore non lavora all’atac di merda.
Vado a cercare di capire se è l’ennesima sfiga di merda o una benedizione!

Ps Nel caso doveste provare a chiamarmi per ridermi in faccia, sappiate che non risponderò al telefono fino a settembre.