Trasteverite

Ho quella borsa sull’attaccapanni vicino la porta.

È piena di scontrini delle birre che abbiamo bevuto insieme, le mascherine comprate mille volte e dimenticate, gli accendini che mi regalavi perché li perdevo sempre, mentre in realtà, erano tutti lì.

Ci sono i ricordi di quelle notti, quando la lasciavo sui sampietrini e per sbaglio ci camminavo sopra a piedi nudi. Ci sono le righe nere di quando la trascinavo in giro per Trastevere senza cura.

C’è la musica del tizio finlandese che suonava con la chitarra La società dei Magnaccioni a quei ragazzini. Le nostre risate incredule.

Il cielo sopra il Calisto.

C’è la complicità delle nostre risate alcoliche al bar su viale Trastevere. Le risate di quando le guardie ci fermavano perchè io avevo una bottiglia di vetro tra le mani, e il tuo tempismo nel portarmela via ballando e ridendo, senza che io capissi cosa stesse succedendo.

C’è l’appuntamento al Gianicolo per vedere finalmente il cannone, e il mio ritardo catastrofico che me lo ha fatto perdere per un pelo. Ci sono le mie risate in solitaria, davanti ad una Roma più bella che mai.

C’è quella domenica che si, domani Porta Portese, e invece ho dormito fino a tardi, e ci sono tutte le volte che mi è squillato il telefono mentre ero al bar, a fare colazione lentamente.

Ci sono tutte le parole che mi dicevi per cercare di trattenermi nel presente, mentre continuavo a ballare in un limbo mentale, tra un passato nostalgico e un futuro spaventoso, dove tu, non avevi accesso.

C’è l’alba sotto il cielo stretto tra i palazzi rossicci del mio cuore, le promesse a Santa Maria, i sospiri e tutti i respiri profondi che erano quasi un’apnea dove sarei voluta affogare.

C’é il nostro viaggio sull’8. La storia del cavallo di Piazza Venezia, le risate tra i baci, le chiacchiere davanti ad un Colosseo maestoso.

Ci sono i rintocchi del campanile di quella mattina alle 5, quando mi hai detto Aspetta un attimo, sentiamo le campane. Quando ti sei avvicinato mentre io ero sullo scalino in via della Lungaretta, e ci siamo sfiorati piano le mani, prima che gli altri tornassero a cercarci.

Ci sono i nostri sorrisi, l’incertezza, gli sguardi da lontano e tutti quelli da vicino.

Ho una borsa sull’attaccapanni vicino la porta, è piena di quella cosa che chiami Trasteverite, e non sono ancora riuscita a svuotarla e a lavarla.

Sta lì da mesi, e mi guarda.

Ogni tanto passo a cercare qualcosa dentro, tiro fuori un accendino e un sorriso che mi parla di te. Ti penso distrattamente mentre tutto il resto scorre, e quella borsa resta lì.

E io davvero non so come fare a disfarmene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...