Te lo ricordi il mio nome?

– Ciao, piacere io sono Federico.
– Michela, piacere!
– Lui è Nano, mica hai paura dei cani?! Se vuoi lo lego.
– Tranquillo, lascialo in giro. Mi piacciono i cani, lui è carino.
– È un po’ stronzo. Abbaia, ma non morde.

Federico sorride tutte le volte che ci incontriamo.
Mi offre da bere e sorride. Continua a leggere..

Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato

Stanotte ho staccato da lavoro all’una e mezza. Sono arrivata a casa, ho fatto una doccia lunghissima, ho acceso il pc ho messo una playlist dei Litfiba del 1995 Continua a leggere..

Estati d’animo

Mi sono arrivati gli auguri di buon ferragosto.
Ma auguri di cosa?!

Io l’estate l’ho sempre vissuta in un altro modo, roba che il 15 agosto non c’è tempo di augurarsi una gran ceppa di minchia! Continua a leggere..

Mi sono perso

In giro ci sono persone straordinarie, che si confondono nella folla tra gente ordinaria, senza obiettivi, senza passioni.
Senza cervello.

Le persone straordinarie sono quelle che ti attraversano dentro, si aprono un varco con un sorriso, il tuo e il loro.

Sono quelle che anche a 34 anni hanno il coraggio di inseguire le proprie passioni su una barca, nonostante tutto e nonostante tutti.
Le persone straordinarie ti lasciano un vuoto quando scappano via e un apribottiglie in un cassetto.

Poi ci sono io, che resto qua a cercare di finire l’università.

I saluti fanno schifo.
Sia messo a verbale.

Arriverà l’estate anche per te, è solo una questione di stagioni e di tempo. O di persone.

Giusto il tempo di uno sguardo complice con papà, di un sorriso per mamma.

Qualche litrozzo di birrozza con sister, le chiacchiere per recuperare il tempo perso, le telefonate mai fatte, i segreti mai confidati.

Qualche pomeriggio passato in spiaggia da sola a riflettere con il rumore del mare di sottofondo.

Giusto il tempo di una notte passata a ballare sotto le stelle, con i piedi che ad ogni movimento sprofondano nella sabbia fredda, i sorrisi che non si spengono per tutto il tempo, le grida di frasi sbagliate di canzoni improbabili.

Giusto il tempo di salutare tutti e sentirsi chiedere ‘quando ci rivediamo?’ senza saper rispondere.

Le persone viaggiano verso posti lontani per osservare, affascinati, persone che normalmente ignorano a casa. 

[Dagobert D. Runes]

Faro di vieste

Io ero il caos che mi circondava

Ieri sera ho staccato da lavoro alle 2, sono arrivata a casa e mi sono fiondata nel tunnel dello streaming estremo. Tre puntate di Dexter.
Tre.
Ognuna da 50 minuti, come se non ci fosse un domani.
Invece, puttana Eva se il domani c’era!

Mi ha svegliata la badrona di casa. Alle 9 e mezza.

Da oggi ci sarà una new entry a casa.
Con questo siamo a quota due ragazzi e un cane.
Se un giorno dovessi dimenticarmi di comprare gli assorbenti sarei spacciata!

Ma la questione più astrusa sarà identificare i miei coinquilini che hanno lo stesso nome.
Le proposte sono:

* Franceschi
* Frank & Francy
* Francesco 1-2
* Fra (generico)
* Francesco tu e Francesco l’altro
* Il vecchio e il nuovo
* Ao!
* Uomini!
* Ehi voi due!

Chiedo l’aiuto del pubblico.
Apriamo il televoto.

Anni di lotte femministe per la parità dei diritti e io rivendico i miei piazzando un secchio per la spazzatura in bagno, per le salviettine struccanti.

“Il mio coinquilino Evan mi racconta di un suo coinquilino che aveva comprato tutta una serie di quelle lettere magnetiche da attaccare sul frigo per lasciare messaggi a quelli che abitavano con lui. Roba come “Ehi ragazzi. Cerchiamo di mantenere pulito”.  Ma gli altri li ricomponevano scrivendo cose tipo “Dite di no ai coinquilini rompicazzo”.

[E morì con un felafel in mano, J. Birmingham]

E morì con un felafel in mano - He Died with a Felafel in His Hand

Tema: la mia amica del cuore.

Svolgimento:
Ieri, quando ho finito il mio turno a lavoro, Enza Teresa è passata a salutarmi. Appena mi ha vista ha insultato il colore sbiadito dei miei capelli e la mia felpa eccessivamente pigiamosa ed io in quel momento ho deciso che Enza Teresa sarebbe stata la mia nuova amica dal cuore.
Allora gliel’ho detto.
E ho detto: vuoi essere la mia amica del cuore per 10 giorni?
E lei ha detto: ok. Solo per 10 giorni.

Io ed Enza Teresa per festeggiare abbiamo stappato un’imperial ipa del Green Flash ma poi, dato che eravamo tanto tantissimo contente e tutti dovevano saperlo, abbiamo decretato che un’imperial fosse poco e quindi abbiamo bevuto ancora un po’.

Ho urlato e starnazzato come un’oca, e poi, io e la mia nuova amica del cuore con scadenza, siamo andate al ristorante cinese. Noi entravamo e tutti uscivano perchè era un pò tardi.
A mezzanotte e un quarto eravamo ancora sedute a cercare di mangiare gli spaghetti di soia con le bacchette che fanno tanto cinese di sta minchia.

Poi, Enza Teresa è andata a casa. Io avevo l’ansia di cascare ancora dalla scaletta del letto a soppalco, ma c’ho solo quel letto e quindi mi sono arresa e sono andata a casa anch’io.

Non ci siamo scambiate il numero di telefono e neanche il contatto facebook. Non so come nè quando, ma io ed Enza Teresa ci rincontreremo, perchè abbiamo deciso che un giorno ci chiuderemo a casa da sole e faremo tanti pasticci con i colori per i capelli.

Per i prossimi 9 giorni saremo ancora amichissime e se riusciremo a risentirci, continueremo a parlare delle nostre cose come se fossimo amiche di pannolino, mentre invece ieri era la prima volta che uscivamo insieme e sono stata bene.

Ho pensato poco.
Ho bevuto tanto.
Ho parlato troppo.
Ma va bene così.

Oggi è già domani

Che poi a pensarci bene, la vita è un pò una merda.
E’ settembre e io non sono pronta.
Sto qua seduta sul divano da ore. A mangiare qualsiasi cosa si trovi intorno a me e che io riesca a raggiungere con la punta delle dita.
Il mio primo giorno libero dopo un mese. Sono proprio una sfigata del cazzo, non so se mi spiego.

Se ve lo state chiedendo, si, sono sempre pallida come una palla da ping pong.

Ho finito di lavorare.
Spero di aver finito di incazzarmi per almeno 12 ore di fila.
Il lavoro estivo è stressante, ma ti insegna un sacco di cose, ad esempio ho imparato quanto possa essere difficile scegliere un pacco di patatine. Ma se non avete mai lavorato in un bar, non sapete cosa vi perdete. I genitori assecondano i figli come se dietro di loro non ci fosse fila fino al bagnasciuga.
La gente è matta. Ma vabbè, non l’ho scoperto io.

Riguardo la fine delle cose, ho una mia personalissima teoria, che ho appena denominato la teoria del cerotto.

Quando hai un cerotto appiccicato da qualche parte e devi toglierlo, hai due alternative tra cui scegliere:

– strapparlo senza pietà, asportando strati di epidermide e soffrendo in silenzio con le lacrime agli occhi;
– strapparlo lentamente, un millimetro dopo l’altro nell’assurda convinzione che un dolore dilazionato in un arco di tempo più ampio faccia meno male.

Io sono una masochista del primo tipo.
Odio i saluti.
Non sopporto quei momenti in cui ti fermi, ripensi a tutto e ti sembra tutto splendido e perfetto. Quei momenti in cui ti rendi conto che nulla era così importante da rovinare l’umore per giornate intere.
Quei momenti in cui maledici tutte le volte che hai sperato che il tempo passasse in fretta.

Sono ripartita senza concedermi neanche il tempo di salutare tutti.

Ciao mamma e papà.
Ciao sisters e brother.
Ciao Pelikano Beach Club.

Ciao a tutti, sono MikelAlice, oggi ho dormito e sono felice.
Ma che ne sapete voi!

Non sapevo cosa fosse una startup quando ho cominciato..

Io me lo ricordo bene quel giorno. Era lunedì 12 marzo.
E’ stata la prima volta che ho risposto al telefono pur stando a lezione.
A monosillabi, ma fortunatamente ho risposto.

Se la prima impressione è quella che conta, credo di essere passata come una con dei problemi non indifferenti.
Se il destino esiste, quel giorno era chiaramente schierato dalla mia parte!

Al colloquio ero nervosa e cercavo di distogliere l’attenzione ogni volta che Eddy mi chiedeva l’indirizzo del blog.
Come minimo nella prima riga che avrebbero letto ci sarebbero state 10 imprecazioni. Come giocarsela malissimo, inZomma.

Dopo il colloquio avevo pensato che se non mi avessero richiamato ci sarei rimasta male. Davvero.

Era bella l’idea. Era interessante.
Ma soprattutto era bello sentire l’entusiasmo di chi ne stava parlando. Quel fiume di parole di chi vuole spiegarti tutto perchè vuole farti capire tutto, coinvolgerti.
Ecco. Era la sensazione di essere coinvolta, era la sensazione di poter partecipare attivamente ad un progetto.
Erano le parole magiche di chi ha detto che non cerchiamo qualcuno che risponda al telefono o faccia caffè, cerchiamo qualcuno che collabori con noi, davvero.

Il 19 marzo eravamo tutti lì, carta e penna in sala riunioni. Senza computer!
Per giorni non sono riuscita a ricordare neanche un nome, ma non potevo dirlo a nessuno. Per comunicare aspettavo che gli sguardi si incrociassero, e per far incrociare gli sguardi fissavo la gente come una stalker.
Se l’album delle figurine l’avessimo completato prima, avrei studiato a casa!

Poche parolacce.
Poche pause.
Pochi caffè.

Sembravamo gente apposto.

Oggi sono passati tre mesi e io non riesco a crederci.
MeetingLife è diventato l’argomento dominante delle mie conversazioni.
Il posto dove ho voglia di andare quando non supero gli esami.
I sorrisi che voglio vedere la mattina.

Non credevo sarebbe stato così, era uno stage. Ora è qualcosa di più.

Volevo ringraziarvi per questi mesi.
Perchè avete una pazienza disumana.
Sopportate i miei vaffanculo.
La mia lunaticità.
I miei database indecenti.

Perchè lo spirito di MeetingLife è quello che si respira in un ufficio senza gerarchie e senza l’imbarazzo di fare domande anche per la cosa più stupida in assoluto.
Questo è il vero valore aggiunto che non esiste altrove.

Non voglio imparare cose perchè in altre aziende lo richiedono. Voglio imparare cose per continuare a farle con voi!
Anche se..io avevo proposto di fare finta di abbandonarvi all’improvviso, così, solo per vedere se sareste svenuti..

..
..
non è vero, era solo per avere la maglietta!

Grazie Cinquenove. Grazie Festa.

Liberamente

Sono a casa da sola, da ieri. I miei coinquilini si sono sparpagliati in giro per l’Italia e io studio ammorbando l’anima alla pianta di basilico.

Dicono che bisogna parlare con le piante, io gli ripeto i primi capitoli del libro di Analisi dell’opinione pubblica. Sono quasi certa che potrebbe essere il primo esemplare di pianta suicida. A tratti si sta seccando, ma ho deciso che deve soffrire con me, quindi continuo imperterrita. La chiamano solidarietà, e lei ne è la vittima.

InZomma la vita procede lenta, come le canzoni di Zarrillo che entrano dalla mia finestra aperta. Come le canzoni della messa che ieri entravano dalla mia finestra aperta. Come la ricerca di qualcuno che mi prepari il caffè.

Sono nel bel mezzo della sessione d’esame. La vita è diventata improvvisamente monotona e merdosa. Io isterica e ansiosa. L’altra sera ho scapocciato. Capita. Lasciatemelo fare!
Sono uscita con due amici. Siamo stati in giro tutta la notte. Sono tornata a casa alle cinque e mezza per prendere un asciugamano ed andare a Torvaianica con loro.
Ci siamo stesi in riva al mare.
L’aria era ancora troppo fredda per togliersi la felpa.
Ci siamo addormentati vestiti. Uno a fianco all’altro.
La testa sull’asciugamano, il corpo nella sabbia.
Il rumore del mare.

Prima di chiudere gli occhi ho fissato il cielo.
Ho respirato a pieni polmoni quel senso di leggerezza. Libera mente. Mente libera.

Mi sono svegliata con la faccia nell’asciugamano, i capelli mi coprivano completamente il viso. Probabilmente vista dall’alto sarò sembrata un mucchio di alghe secche trascinate dalla corrente.
Ero ancora imbacuccata nella felpa e completamente sudata.
Mi sono seduta a mi sono guardata intorno. Il mondo era in spiaggia ad urlare e ungersi sotto il sole delle 9 di mattina. Sono rimasta così, a coccolare la mia autostima mentre affondavo le mani nella sabbia bollente.

– Buongiorno Miky! Che stai facendo?
– Guardo le ragazze!
– Perchè? Guarda un pò quei manzi!
– Ssshhh, sto risollevando la mia autostima!

Abbiamo fatto colazione al lido continuando a parlare di qualsiasi cosa.
Sono stata bene. Sono stata me. Senza compromessi.
Questo è il lato della zitellagine che amo e a cui non ho più intenzione di rinunciare.
Mi sento molto più Clementine, che Alice. Molto di più.

Siamo stati felici tutti e tre, perchè si può essere felici anche solo condividendo qualcosa.

Sono tornata a casa all’una e mezza e ho iniziato a studiare.
Dopo un secchio di caffè.

Clementine: Io non sono solo un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.
Joel: Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.
Clementine: Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

[Eternal Sunshine of the Spotless Mind]

Niente

“Comunicare. E’ la prima cosa che impariamo davvero nella vita. La cosa buffa è che più noi cresciamo, impariamo le parole e cominciamo a parlare, e più diventa difficile sapere cosa dire o peggio, ottenere quello che davvero vogliamo”.

Sono una persona naturalmente votata alla non violenza. In anni di duro lavoro per mantenere attivo questo proposito pacifista, ho sviluppato la capacità di sopportare. Una grande capacità. Grandissima.

Sopporto le conversazioni basate sul niente.
Riesco a fingere di crederci.
Fingo di farmi prendere per culo.
Posso fingere di non capire.
Ma pensa..che persona non-belligerante che sono!
Non cerco discussioni, certe giornate fanno abbastanza schifo senza nessun bisogno di un apporto extra.

Io sorrido cortesemente e ingoio il rospo anche quando mi prospettano un futuro ricco di corna, degne del più popoloso cesto di lumache in circolazione.
Al massimo spero che ti strozzi mentre mangi.
Continuo a fingere di non capire.
Passo per stupida.
E’ l’unica finzione che mi riesce bene.
La sfrutto al massimo.
Do il meglio di me.

E poi ci sono quei giorni in cui mi rompo il cazzo di fingere, di passare per stupida e di sopportare. Sono esattamente quei giorni in cui vorrei solo avere una mazza chiodata per spaccare i denti a qualcuno. A chi sbraita perchè il suo finto niente lo deve urlare, pensando di essere più convincente.
Ma non posso.
Purtroppo.

Allora vi chiedo una cosa. Solo una.
Fate un favore all’umanità.
Ammazzatevi da soli! Tutti quanti!

Sono una brutta persona e me ne sbatto!

L’avete mai fatto?
Avete mai fatto il vento?

Se non l’avete fatto, fatelo!
Funziona più o meno così, ma senza lasciare soldi sul tavolo.
Se siete tre donne, per i camerieri è decisamente meglio. Avranno più insulti da lanciarvi contro quando troveranno solo una sciarpa sulle sedie!

Direttamente dalla rubrica Pratici consigli per una vita viva!

Il gioco dell’oca

Ultimamente ho bisogno di distrazioni.
Per mettere in atto questa diabolica intuizione, mi sono data all’arredamento di interni. E per interni, intendo la mia stanzabucodiculo. Non c’è molto da arredare, perchè semplicemente non c’è neanche spazio per respirare, ma le sfide impossibili mi affascinano.

Il Controllore mi ha regalato un numero indefinito di metri di sughero. (Ovviamente indefinito solo ai miei occhi). L’ho inchiodato al muro, con la rinomata capacità di una donna con il martello in mano, in piedi su una sedia, con problemi di equilibrio. Ho piantato chiodi amminkia dove capitava. Ho pensato che nessuno li vedrà mai e che se reggono potrei essere la nuova testimonial delle campagne Leroy Merlin! La rivincita delle donne. Poi mi mancherebbe solo di guidare da dddio e olè sfatati i miti del maschilismo. (Sottolineerei il solo).

Quindi niente, ho piazzato il sughero e l’ho tappezzato di foto. Tante. Di tutti di più. Un pò di serate, un pò di compleanni, un pò di amici, un pò di famiglia, un pò di Controllore.

Ieri sono andata a mangiare minestrone frullato a cena dalle mie amiche storiche. Ci siamo aggiornate sulle nostre eccitanti vite. Abbiamo parlato anche delle foto, oltre che di problemi di calvizia!

Oggi ho insultato mia sorella la gnocchettosa. Su skype. Un’esperienza da provare, soprattutto se lei non accende la webcam e a me sembra di parlare tutto il tempo davanti allo specchio. La notizia principale è che sono riuscita finalmente ad attirare la sua attenzione. E’ bastato un messaggio privato su facebook al momento giusto, che con le parole giuste enunciava la mia volontà di staccarle la testa come se fosse una gallina e il mio ammOOre racchiuso in un ‘ti lovvo stronzissima latitante’. Ebbene si, le minacce portano ai risultati.

Ultimamente mi sento come se stessi lievitando. Tutta colpa della quantità disumana di chili che sto accumulando e del periodo mestruale cavalcante. Il Controllore dice di non notare il fatto che sto assumendo le sembianze di cactus basso e chiatto. E’ la cosa più bella che un maschio possa dire ad una femmina lanciata sulla strada dell’intacchinamento sfrenato! Sono consapevole che non lo dirà per sempre, quindi sto cercando di placare i miei attacchi di fame, dato che non so come fare per prendere a calci in culo il mio metabolismo morto.

E da qui torniamo alla prima riga.

Le mie sette bellissime meraviglie!

Ciao. Sono viva e vegeto.
Ok. Ora che abbiamo rimarcato la triste realtà, parliamo di altro.

Qualcuno (cioè lui) mi ha chiamata in causa per fare un giochino cretino. Io, in quanto regina della cretinaggine, delle cose cretine e dei cretini, per una questione di coerenza, sono qui a fare il mio compitino (e a cercare di farmi passare l’insonnia).
Non vi preoccupate, sono consapevole che il click su ogni link è un dispendio di energie non indifferente, e che la lettura è a dir poco impegnativa, quindi tranquilli, non dovete leggerli tutti in una volta. Rateizzateli.

Tra parentesi, per chi si fosse sintonizzato con noi solo adesso, la concorrente sta parlando di roba sua. Post scritti per riempire momenti di vuoto cosmico, (o perchè lo psicologo costa troppo, decidete voi).

Il post il cui successo mi ha stupito: Io, me e MikelAlice. Più lo rileggo, più mi imbarazzo da sola. Ma soprattutto, perchè parlare del dente del giudizio ha creato così tanto scompiglio?

Il post più popolare: Il marketing è malefico. Io voglio essere malefica. Io voglio essere il marketing. Il più letto di tutti i tempi, se escludiamo quello del buco di culo (i cui accessi sono esponenziali per altri motivi). E pensare che appena pubblicato volevo cancellarlo!

Il post più controverso: Il-sssilensssio-ha-un-sssenssso. Chi non ha visto la versione live, non può capire fino in fondo. Mi dispiace.

Il post più utile: Prontuario degli uomini da non frequentare. Si lo so. La questione delle clementine è stata più avvincente e utile all’intera umanità. Ma quella che scrive sono io quindi, ho deciso per questo.

Il post che secondo me non ha avuto l’attenzione che meritava: Parole, parole, parole.. Non so se mi spiego, è stato più letto il problema delle clementine che il mio cruciale contributo di argomentazione del lessico italiano. Vergogna!

Il mio post più bello: Nel bel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai.. E’ stata una bella situazione. Un bel ricordo di un bel momento inaspettato. E’ bello, punto.

Il post di cui vado più fiero: Questa vita è una puttana. Niente romanticismo stucchevole. L’ho pensato. L’ho detto. L’ho scritto. Non avrei mai immaginato di fare una cosa del genere!

Ecco fatto. Adesso devo solo incastrare sette blogger..e vorrei fortissimamente optare per chi ha un blog da almeno 10 anni, così piuttosto che rileggere tutti i post si da fuoco, ma infondo non sono una cattiva persona, quindi decido secondo altri criteri. (Si lo so, faccio tutto da sola!).

Sara, così ti tengo impegnata e non c’è pericolo che degeneri in eventuali analisi della posta del Cioè!

Quadrato imperfetto, così smetti di battere la fiacca e riprendi in mano le sorti del tuo blog.

Powderonthewords, perchè mi piaci e volevo tirarti in ballo, ma soprattutto perchè continuo ad invidiarti per la storia del bollino verde.

La principessa idiota, perchè ti ho scoperta da poco e con questa cretinaggine mi aspetto che tiri fuori il meglio di te!

I never knew I was a techno fan, perchè siamo sulla stessa lunghezza d’onda ma voglio sempre di più. Sempre di più.

Not more serious, perchè lì è bello e ci voglio restare ancora un pò.

Un giardino di mangrovie 2.0, perchè mi piace quello che scrivi, come lo scrivi e ovunque lo scrivi!

Memorie di un mat. perchè i volontari non si rifiutano mai. Mi dispiace di averti scoperto troppo tardi..e poi, stravolgere il gioco mi da un senso di onnipotenza!

Non ho più voglia

Non ho più voglia di proteggermi, non ricordo cosa sia da preservare né da cosa debba essere difeso – voglio essere casa e rifugio e non fortezza da espugnare.
Non ho più desiderio di cercare chi sono negli occhi degli altri, né conferme o rassicurazioni – sono così come mi vedi, non c’è altro – e ritrovo me e le mie certezze nell’assenza di definizioni e nell’equilibrio fra forze una volta nemiche.
Non ho bisogno di uno strumento per realizzare i miei progetti ma mi piace avere compagni di strada.
Non ho voglia di fare qualcuno mio, ma di vedere il suo passo e il percorso che sceglie anche se diverge da quello che sto seguendo.
Non ho la convinzione che le mie qualità e i miei sentimenti e la mia gioia e capacità di amare dipendano da chi mi sta accanto e anzi ho voglia di fargliene dono.
Non desidero che qualcuno si prenda cura di me, semmai sono io ad aver voglia di prendermi cura.
Non ho intenzione di togliere, escludere, separare e allontanare né per rabbia né per presunto amore, delusione od orgoglio ferito.
Non ho nemmeno intenzione però di inseguire chi va via, questa energia limpida e chiara che scorre in me come in tutte le cose è troppo preziosa per sprecarla così”.

“Da nessuna parte io sono qualcosa di qualcuno, e da nessuna parte c’è qualcosa che sia mio.”

Buddha

[A. Jodorowsky – Cabaret Mistico]

Contemporaneamente

Informazione gratuita: mia cugina sa cucinare.
InZomma, qualcuno deve saperlo fare. Almeno qualcuno della famiglia. Almeno una su tre in questa casa. Quindi mia sorella la gnocchettosa lava e asciuga e la cugina sta ai fornelli. MaCheBBBBellaCoppietta!!
Io mi gusto questo spettacolo dal divano, con la pancia scoperta. Sto mangiando talmente tanto che ormai il maglione, non arriva più a coprirmi sotto l’ombelico. Sto diventando la versione femminile di quel panzone obeso di Santa Claus. Sono imbarazzante.

Contemporaneamente ad ingozzarmi, sto entrando nel tunnel della depressione pre-natalizia. Sono ufficialmente in agonia. Ho iniziato a pensare ai regali di Natale. Il che non ha senso dato che alla fine deciderò cosa comprare l’ultimo pomeriggio utile, quando le commesse saranno abbondantemente esaurite e mi tratteranno male perchè anche loro vogliono andare ad ingozzarsi di roba commestibile a caso. Dovrei uccidermi da sola, prima che lo faccia qualcun altro al posto mio.

Contemporaneamente (e scusate se è poco) sto scrivendo un manuale per affrontare me stessa nel 2012. Per ora sono alla regola numero 5. Ne stavo parlando con la gnock, ma mentre ne parlavo sputacchiando viveri in giro, mi sono accorta che non mi ricordo le regole che mi sto dando da sola. Mi sa che c’è qualcosa che non va in me. Dovrei farmi delle domande, e darmi delle risposte.
E iniziare a fare una cosa alla volta.

Milano-Roma, il ritorno

E fu giorno e fu notte. Eravamo io, il mio livido sul ginocchio, due felpe (che mia sorella la gnocchettosa mi ha proibito di usare), due maglie sporche (che ho elegantemente evitato di usare), un numero indefinito di mutande, (che ho mollato qua e là in giro per casa, per destabilizzare la gnocchettosa), il libro per l’esame di pubblicità, (che aveva il triste compito di placare i miei sensi di colpa galoppanti, ma che ufficialmente aveva voglia di vedere posti nuovi). Abbiamo conquistato Milano.

Nonostante i vani tentativi della gnocchettosa di rendermi femminile, sono riuscita ad uscire vestita da uomo, con una maglia di lana e ad avere freddo. Inutile dirlo, questa è classe, o probabilmente sto con un piede nella fossa, ma ancora non lo so.

Vabbè, a parte questo, ci tengo a mettere le cose in chiaro: Milano mi sta sul cazzo. I barman non ti guardano in faccia mentre li importuni, i milanesi ti chiedono di cantare Venditti perchè vieni da Roma, le cameriere ti ripetono ossessivamente di scendere dalle panche mentre durante il karaoke, urli ubriaca (fuori tempo) frasi inventate di canzoni improbabili. Poi parliamone, a Milano fa UnFreddoDellaMinchia! Avrei passato volentieri il tempo appallottolata sul letto a mangiare biscotti no-stop e a guardare la muffa crescermi intorno, ma non potevo perdermi asssssolutamente lo spettacolo della nebbia di mattina. A ora di pranzo. Il pomeriggio dopo pranzo. La sera. La notte. Si, lo so cosa state pensando: potevo restarmene tra i cumuli e le macerie di Roma, ma poi di cosa mi sarei potuta lamentare? Qua è tutto così bello!

Ok. Pausa. Mi sono appena fermata. Ap-pe-na fer-ma-ta. Ci sto pensando. Milano ha qualcosa di bello. Ha i ricordi delle giornate che ho passato là.
Ha quel ramo del lago di Como (che sta a Como, ma per me non fa differenza).
Ha i nostri discorsi infiniti. Le parole che non bastano mai. Ha le parole che sono incapace di dire.
Il rumore dei nostri passi tra le strade affollate mentre mi perdo, ti chiamo con l’addebito e tu non ti accorgi del telefono che squilla e del fatto che io mi sia persa.
Ha il suono delle risate. Il silenzio dei sorrisi. L’imbarazzo degli sguardi.
Ha le frasi iniziate e lasciate in sospeso. Le frasi che era inutile completare perchè erano già chiare, tutti l’avevano capito tranne me che continuavo a sproloquiare.
Ha le lacrime che non vorrei mai più vedere. Ha i nostri abbracci. Le tue guance.
Ha te. Ha voi. Ha un pò di me.

Che sfiga di merda!

Epilogo

Il viaggio di ritorno è stato suggellato da una tristissima canzone dei Modà che come al solito parla una stronza rara e insensibile che molla da qualche parte un tizio disperato. Insomma la solita solfa. Sia chiaro, stato un processo indotto, io non ascolto queste cose. Indotto dal karaoke, dalla capiroska, e dal tizio che l’ha cantata..(o era una tizia?). In ogni caso, sono fermamente convinta che mi sia rimasta impressa perchè i Modà cantano a scatti e mi era facile seguire le parole. Anche se, le urla dei versi che ho lanciato sui pezzi in inglese non erano da meno! Mah, gli abissi della mente umana..

Vabbè torno alle mie riflessioni, finchè il neurone regge lo sforzo. Allo stato attuale sto ancora cercando di capire che giorno è. Che anno è. E se questo è il tempo di vivere con te.

Roma-Milano, l’andata

Milano ha invaso Roma..no, anzi.. forse Roma ha invaso Milano..mmmm..vabbè..

Non ho fatto altro che ridere ininterrottamente per tre lunghe notti. Ridere, non sorridere. Di quelle risate che ti tolgono il respiro e ti affannano. Quelle che vorresti non finissero mai! Però, finiscono.

Così mi sono ritrovata a sbattere la testa contro la dura realtà, mentre aspettavo che uno scassatissimo Intercity mi trascinasse dall’altra parte dell’Italia.

Durante il trascinamento, per una questione di coerenza, ho riso. Nel corridoio dello scassatissimo, mentre la gente mi spintonava (con delle valige grandi quanto il mio armadio). Nel primo scomparto dal quale sono stata sfrattata con eleganza da una signora napoletana, di una finezza sublime. Nel secondo che ho occupato facendo gli occhi dolci a chi aveva prenotato il posto, sperando che non mi cacciasse. E così è stato. Non so ancora se per pietà, viste le occhiaie, o per paura, dato che ridevo da sola.

Fatto stà che le notti romane sono passate. In fretta. Tanto. Troppo. In realtà non so neanche che giorno è oggi! Ma il viaggio è stata un’agonia. Ho avuto la sensazione che fossero passati un paio d’anni da Roma ad Arezzo. A quel punto non c’era una beata minkia da ridere, ma io continuavo imperterrita.

Vabbè, non lascio spazio alle sfumature. Ho capito che sono fraintendibili. Diciamolo chiaramente: sono stati dei giorni spettacolari. Inaspettatamente..(se ve lo state chiedendo, questo è un complimento, nel mio mondo). Quindi, dato che non mi va di aspettare altri dieci anni per rivedervi, sono fiduciosa di incontrarvi. Nella speranza che la nebbia passi e riesca a vedere al di là del mio naso. In ogni caso, spero che non siate partiti per fuggire lontani da me, perchè in quel caso vi è andata male. Sono a Milano!