Niente di speciale

Niente di speciale

Il mio Samsung, quando è scarico, vibra come un frullatore.

Stanotte ha vibrato come un pazzo, mentre io cercavo di dormire senza impegnarmi a cercarlo tra le coperte, per spegnerlo.
Era palesemente scarico.
Avrà avuto le sue buone ragioni, ma secondo me era solo carenza d’attenzioni.
Lo tratto come una sveglia!
Dopo aver esplicato le sue funzioni la mattina, resta in qualche angolo nascosto della borsa fino al giorno dopo. Tassativamente senza suoneria. In pratica, se qualcuno dovesse avere bisogno di me, può anche crepare!

Oggi mi sono svegliata con tante buone intenzioni, del tipo, ricominciare ad usare il Nokia.
Studiare.
Fare la lavatrice.

Mentre preparavo il caffè, ho avviato la lavatrice.
Dopo il caffè mi sono risbattuta a letto. Senza la vibrazione molesta.
Ad un certo punto una voce disumana:
Mikelaaaa!! La lavatrice!!
Bagno e parte del corridoio erano completamente allagati. Mi sono dimenticata di attaccare il tubo di scarico.

Ho passato mezz’ora ad asciugare casa.
Ridendo da sola con le ciabatte inzuppate.

Alla fine mi sono trascinata al parco, vestita da Soldato Jane. Con l’idea di finire il libro di psicologia e di premiarmi con un gelato da 5 euro. Il più grosso esistente, perchè questo è il libro più palloso esistente!

Ma, ovviamente, non l’ho finito! E niente gelato. Per punizione. (Sono una cattiva persona anche con me stessa, ma domani ci riprovo. Io. Voglio. Il. Gelato).

Al parco c’erano quelli sudatissimi che correvano, io sbattuta sull’erba senza neanche il telo sotto il culo, li guardavo con aria di compatimento, più o meno come mi guarderebbero loro se facessi la prova bikini.
E le coppie. Oh, le coppie! Ma io dico, non potete molestarvi a vicenda lontani da me?
E i bimbetti che piangono, che fanno quasi tenerezza. Quasi.

La scena più bella è stata: bimbetto-bimbetta.
Lui teneva un cane per il collare, erano più o meno della stessa altezza.
Lei si avvicina, il cane si avvicina, lei scappa spaventata. Lui tira il cane e le dice No, non ti spaventare lui è bravo.
Ma lei era già partita.
Lui tristissimo abbassa lo sguardo, guarda il cane e sbuffa, quando all’improvviso lei torna e gli porta un biscotto.
Lui si illumina d’immenso e io stavo per piangere, mentre mi chiedevo per quale assurdo motivo crescendo i maschi diventano stupidi.

Inevitabilmente, dopo ore che stavo seduta a fare l’uovo, ho socializzato. Con una vecchia, che ci ha tenuto a raccontarmi la sua vita mentre io starnutivo.
Lei ha due figli, uno studia a casa, l’altra in biblioteca al Quarticciolo. E si signora, la conosco quella biblioteca. Ci sono stata un pomeriggio con il mio coinquilino. Alle due e mezza eravamo quelli al bar con le Tennent’s. Per concentrarci meglio, mica per altro!
La signora ha un cane, quello che già mi aveva sedotta l’altro giorno leccandomi la spalla. All’improvviso, senza preavviso. Forse solo perchè mi trovavo sulla strada che stava percorrendo per andare a pisciare.
Oggi c’ha riprovato. Prendeva la rincorsa e si lanciava sul libro. Non è assolutamente d’accordo sul fatto che io dia quest’esame, è più incline ai giochi. I primi cinque minuti l’ho adorato, poi mi ha scassato il cazzo. La velocità d’urto ha iniziato a spaventarmi!

Stasera solita storia. Il mondo mi ignora, io ignoro il mondo.
Me ne resto a casa da sola, in camera. Con la finestra aperta ad ascoltare i rumori della strada. Le televisioni accese. Gli odori di cucina.
Con i capelli ancora umidi dopo lo shampoo.
Come d’estate.
Come quelle serate tranquille da cui non ti aspetti niente di speciale e che non ti danno niente di speciale. Ma ti lasciano una buona dose di tranquillità.
Quella tranquillità a cui ricorrerai con i pensieri nei momenti peggiori.
Quella che alla fine ti mancherà.

Per fortuna non ho la televisione, a quanto pare il meglio che si possa fare è commentare la De Filippi su twitter.
Mi leggerò ancora un pò di Kundera.

Ho bisogno di leggerezza.

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Riflessioni profonde vendesi

Riflessioni profonde vendesi

Le parole hanno un peso, quindi trattatemele bene.

Ciao, come stai?

Pronunciata con un’espressione ebete. Non significa nulla. E’ una frase fatta, di quelle che ripeti per sport. Da usare per ogni occasione, soprattutto quando non hai nient’altro da dire. Presuppone una risposta standard, che è sempre tutto bene, a te? Infondo a nessuno frega realmente un cazzo di come vanno le cose, altrimenti quel qualcuno sarebbe già al corrente di tutto e non avrebbe bisogno di chiederlo.

Liberamente. Libera mente. Mente libera.

E’ una delle mie preferite. Da comporre e scomporre come ti pare. Mi da un senso di leggerezza estremo. E’ come una poesia da ripetere quando non ti va di pensare e vorresti avere un palloncino ad elio al posto della testa.

Niente.

E’ l’uscita di sicurezza. Un porto sicuro dove rifugiarsi in qualsiasi occasione. Cos’hai? Niente. Che pensi? A niente. Che hai fatto? Niente. Credo che sia una delle più usate. Inflazionata. Bugiarda. Vuota. Insignificante. Irritante. Ha un sacco di sinonimi, ma nessuno suona altrettanto insopportabile. Preferisco un non mi va di parlare. E’ sicuramente più onesto.

Lovvare.

Fa cagare. Non si dice. No, no, no. Ci sono già troppe parole per esprimere i sentimenti che nessuno usa, perchè deformare quelle di altre lingue? Noi italiani siamo cattivi con l’inglese.

Cazzo.

Esprime bene qualsiasi tipo di concetto. Non mi va di fare un cazzo. Che cazzo mangi? Perchè cazzo non mi rispondono alle mail? Che cazzo dici?! E potrei continuare all’infinito. Non esistono sinonimi. E’ univoca e insostituibile. Nel bene e nel male. Da utilizzare con moderazione, ne detengo il copyright!

Quando mi laureerò con 10 anni di ritardo, dite a mia madre che ero impegnata a salvare le balene con Greenpeace, non fatele sapere che passavo il mio tempo a scrivere minchiate!

Oh, a quanto pare, quando non mi va di studiare seguo uno standard ben preciso di degenerazione.

Inizio a diventare prevedibile!

Poco comunicativa

Poco comunicativa

Non sono scappata verso mondi migliori, sono solo più incasinata di prima. La mia vita richiede la mia presenza incessantemente, e io non posso deluderla.

Ricominciamo da dove avevamo lasciato.
La pillow fight.
E’.
Una.
Figata.
Come tutti gli anni, ma io sono uscita di casa disarmata di cuscino perché sembrava che Roma stasse affrontando la stagione dei monsoni, finchè io non sono sbarcata a piazza Santa Maria in Trastevere. Ovvero, quando è uscito (un seppur pallido) sole. Il mio ruolo di soprammobile è stato relegato ad osservare l’uomo fagiolino che se la battagliava con i bimbetti, senza poter reagire!

La mia sister gnocchettosa è sbarcata nella Capitale per qualche giorno di fuoco. Siamo state al concertone. Abbiamo ballato, cantato, urlato per un tempo indefinito. Mentre ci apprestavamo a placare i bollenti spiriti sbattendoci sullo scalino del marciapiede, mi hanno sparato Karma Police, e..for a minute there, I lost myself, I lost myseeeeeelf!

Oggi è la mia giornata della sensibilità. La sister mi ha abbandonata. Ho pianto in stazione prima che salisse sul treno. Mentre saliva. Mentre si allontanava nel corridoio. Mentre partiva. InZomma, la storia si ripete, sempre uguale a se stessa.

E poi ci sono loro che mi rapiscono. Quelli che pinnano come se non ci fosse un domani, che hanno follower che li seguono per strada, che sherano le birre e che mi chiamano MikelAlice quando siamo in diretta in analogico. Quelli che aspettano che io scriva una mia presentazione in 4 righe. Lasciandomi dubbiosa sulla fattibilità dell’accoppiata ‘sensata-senza parolacce’.

Oggi c’ho pensato, io so quello che voglio fare da grande. Esattamente quello che faccio adesso, a MeetingLife.
Cinquenove, goditi questa dichiarazione shock, perché se dovessi richiedermelo, continuerò a risponderti che voglio fare la pianta grassa.

Io non dico cose carine, sbuffo, mi trascino in giro per l’ufficio e sono una lunatica di merda. Poco comunicativa. Non benissimo (cit.)