Immagina

Immaginami seduta in camera da sola, con Mannarino che mi canta una serenata lacrimosa in sottofondo.
Immagina la mia testa che ciondola da una parte all’altra tenendo il ritmo, nell’illusione di scrollare i pensieri di dosso.
Una busta di cereali ai frutti rossi dove affondo la mano, anche solo per sentire i fiocchi sulla pelle.
Immaginami con solo la luce sulla scrivania accesa e la finestra spalancata.
Immaginami con i piedi nudi sulla sedia mentre scrivo.
Ti immagino che entri dalla porta e metti le mani sulle mie spalle.
Senza dire una parola.
Senza guardarci.
Immaginami che sorrido mentre chiudo gli occhi.

E tu, mentre leggi sorridi con me, mentre tutto il resto smette di pesare.
Immagina la perfezione di quel silenzio.
Immagina noi.

Liberamente

Sono a casa da sola, da ieri. I miei coinquilini si sono sparpagliati in giro per l’Italia e io studio ammorbando l’anima alla pianta di basilico.

Dicono che bisogna parlare con le piante, io gli ripeto i primi capitoli del libro di Analisi dell’opinione pubblica. Sono quasi certa che potrebbe essere il primo esemplare di pianta suicida. A tratti si sta seccando, ma ho deciso che deve soffrire con me, quindi continuo imperterrita. La chiamano solidarietà, e lei ne è la vittima.

InZomma la vita procede lenta, come le canzoni di Zarrillo che entrano dalla mia finestra aperta. Come le canzoni della messa che ieri entravano dalla mia finestra aperta. Come la ricerca di qualcuno che mi prepari il caffè.

Sono nel bel mezzo della sessione d’esame. La vita è diventata improvvisamente monotona e merdosa. Io isterica e ansiosa. L’altra sera ho scapocciato. Capita. Lasciatemelo fare!
Sono uscita con due amici. Siamo stati in giro tutta la notte. Sono tornata a casa alle cinque e mezza per prendere un asciugamano ed andare a Torvaianica con loro.
Ci siamo stesi in riva al mare.
L’aria era ancora troppo fredda per togliersi la felpa.
Ci siamo addormentati vestiti. Uno a fianco all’altro.
La testa sull’asciugamano, il corpo nella sabbia.
Il rumore del mare.

Prima di chiudere gli occhi ho fissato il cielo.
Ho respirato a pieni polmoni quel senso di leggerezza. Libera mente. Mente libera.

Mi sono svegliata con la faccia nell’asciugamano, i capelli mi coprivano completamente il viso. Probabilmente vista dall’alto sarò sembrata un mucchio di alghe secche trascinate dalla corrente.
Ero ancora imbacuccata nella felpa e completamente sudata.
Mi sono seduta a mi sono guardata intorno. Il mondo era in spiaggia ad urlare e ungersi sotto il sole delle 9 di mattina. Sono rimasta così, a coccolare la mia autostima mentre affondavo le mani nella sabbia bollente.

– Buongiorno Miky! Che stai facendo?
– Guardo le ragazze!
– Perchè? Guarda un pò quei manzi!
– Ssshhh, sto risollevando la mia autostima!

Abbiamo fatto colazione al lido continuando a parlare di qualsiasi cosa.
Sono stata bene. Sono stata me. Senza compromessi.
Questo è il lato della zitellagine che amo e a cui non ho più intenzione di rinunciare.
Mi sento molto più Clementine, che Alice. Molto di più.

Siamo stati felici tutti e tre, perchè si può essere felici anche solo condividendo qualcosa.

Sono tornata a casa all’una e mezza e ho iniziato a studiare.
Dopo un secchio di caffè.

Clementine: Io non sono solo un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.
Joel: Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.
Clementine: Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

[Eternal Sunshine of the Spotless Mind]

Niente di speciale

Il mio Samsung, quando è scarico, vibra come un frullatore.

Stanotte ha vibrato come un pazzo, mentre io cercavo di dormire senza impegnarmi a cercarlo tra le coperte, per spegnerlo.
Era palesemente scarico.
Avrà avuto le sue buone ragioni, ma secondo me era solo carenza d’attenzioni.
Lo tratto come una sveglia!
Dopo aver esplicato le sue funzioni la mattina, resta in qualche angolo nascosto della borsa fino al giorno dopo. Tassativamente senza suoneria. In pratica, se qualcuno dovesse avere bisogno di me, può anche crepare!

Oggi mi sono svegliata con tante buone intenzioni, del tipo, ricominciare ad usare il Nokia.
Studiare.
Fare la lavatrice.

Mentre preparavo il caffè, ho avviato la lavatrice.
Dopo il caffè mi sono risbattuta a letto. Senza la vibrazione molesta.
Ad un certo punto una voce disumana:
Mikelaaaa!! La lavatrice!!
Bagno e parte del corridoio erano completamente allagati. Mi sono dimenticata di attaccare il tubo di scarico.

Ho passato mezz’ora ad asciugare casa.
Ridendo da sola con le ciabatte inzuppate.

Alla fine mi sono trascinata al parco, vestita da Soldato Jane. Con l’idea di finire il libro di psicologia e di premiarmi con un gelato da 5 euro. Il più grosso esistente, perchè questo è il libro più palloso esistente!

Ma, ovviamente, non l’ho finito! E niente gelato. Per punizione. (Sono una cattiva persona anche con me stessa, ma domani ci riprovo. Io. Voglio. Il. Gelato).

Al parco c’erano quelli sudatissimi che correvano, io sbattuta sull’erba senza neanche il telo sotto il culo, li guardavo con aria di compatimento, più o meno come mi guarderebbero loro se facessi la prova bikini.
E le coppie. Oh, le coppie! Ma io dico, non potete molestarvi a vicenda lontani da me?
E i bimbetti che piangono, che fanno quasi tenerezza. Quasi.

La scena più bella è stata: bimbetto-bimbetta.
Lui teneva un cane per il collare, erano più o meno della stessa altezza.
Lei si avvicina, il cane si avvicina, lei scappa spaventata. Lui tira il cane e le dice No, non ti spaventare lui è bravo.
Ma lei era già partita.
Lui tristissimo abbassa lo sguardo, guarda il cane e sbuffa, quando all’improvviso lei torna e gli porta un biscotto.
Lui si illumina d’immenso e io stavo per piangere, mentre mi chiedevo per quale assurdo motivo crescendo i maschi diventano stupidi.

Inevitabilmente, dopo ore che stavo seduta a fare l’uovo, ho socializzato. Con una vecchia, che ci ha tenuto a raccontarmi la sua vita mentre io starnutivo.
Lei ha due figli, uno studia a casa, l’altra in biblioteca al Quarticciolo. E si signora, la conosco quella biblioteca. Ci sono stata un pomeriggio con il mio coinquilino. Alle due e mezza eravamo quelli al bar con le Tennent’s. Per concentrarci meglio, mica per altro!
La signora ha un cane, quello che già mi aveva sedotta l’altro giorno leccandomi la spalla. All’improvviso, senza preavviso. Forse solo perchè mi trovavo sulla strada che stava percorrendo per andare a pisciare.
Oggi c’ha riprovato. Prendeva la rincorsa e si lanciava sul libro. Non è assolutamente d’accordo sul fatto che io dia quest’esame, è più incline ai giochi. I primi cinque minuti l’ho adorato, poi mi ha scassato il cazzo. La velocità d’urto ha iniziato a spaventarmi!

Stasera solita storia. Il mondo mi ignora, io ignoro il mondo.
Me ne resto a casa da sola, in camera. Con la finestra aperta ad ascoltare i rumori della strada. Le televisioni accese. Gli odori di cucina.
Con i capelli ancora umidi dopo lo shampoo.
Come d’estate.
Come quelle serate tranquille da cui non ti aspetti niente di speciale e che non ti danno niente di speciale. Ma ti lasciano una buona dose di tranquillità.
Quella tranquillità a cui ricorrerai con i pensieri nei momenti peggiori.
Quella che alla fine ti mancherà.

Per fortuna non ho la televisione, a quanto pare il meglio che si possa fare è commentare la De Filippi su twitter.
Mi leggerò ancora un pò di Kundera.

Ho bisogno di leggerezza.

The experience stage!

La notiziona del mese è che ho uno stage. Che è anche l’unico motivo che mi spinge ad alzare il culo dal letto la mattina. E mi spinge sotto le macchine mentre corro per prendere l’autobus.

E rido in faccia all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Policlinico Umberto I che mi ha contattato per uno stage, e a RDS- Radio Dimensione Suono che mi voleva per fare indagini telefoniche sui gusti e le preferenze musicali degli ascoltatori.

Ho iniziato da tre giorni con MeetingLife.
Qui è un’altra storia. Diversa dalle altre, una situazione più unica che rara. Allo stato attuale ho già scoperto quel grande enigma chiamato Outlook e la magia dei documenti condivisi. Questo non è proprio qualificante per me, ma apprezzate l’onestà delle mie colpe.

Ho iniziato anche ad usare Twitter per qualcosa di più costruttivo che non sia solo diffondere il mio verbo. Adesso ne sono dipendente come una bimbetta con un gioco nuovo. Scusate se è poco.
Ho dovuto cambiare la mia presentazione. Ufficialmente non sono più quella che ha inventato la distrazione, anzi no, una rincoglionita cronica (che, detto tra noi, resta valido).
Ora sono una PR and communications at MeetingLife – The Experience Network. (Scusate vado ad aprire la finestra, io e il mio ego non riusciamo a starci in una sola stanza).
Sto palesemente cercando di darmi un tono, nonostante continui ad usare un linguaggio da camionista disperata.

Quindi si, sono una stagista di MeetingLife.
E me ne vanto, suscito invidie e provoco “Nuuuooo!! beata te!” come se piovesse.
Ma non ditelo ai capi, che loro sono due, poi ci sarebbe una quantità di eghi esaggggerata in giro da queste parti!
Ma se vi capita ditelo a quelli dell’Ufficio Stage dell’università, così almeno mi danno sti altri 3 crediti e magari alla fine dell’anno con tutti questi bollini posso prendermi il mio pezzo di carta!

Allo stato attuale mi sto impegnando anche per realizzare altre grandi ambizioni: iniziare ad usare la parola docente con la stessa classe di Alessandra, fare un corso di cucina con Ilaria e imparare l’inglese, perchè sono di un’ignoranza cavalcante. Ogni giorno di più. Come se involvessi.

Ho deciso di lasciar perdere il lavoro al ristorante. Per conservare un livello minimo di sanità mentale e fisica da investire in questo progetto, che mi piace. Che voglio fare. Che mi coinvolge.
Non è stata una scelta difficile.

Si lo so, ho sbomballato l’anima con la storia che non trovavo lavoro e adesso lo lascio. Sono una brutta persona, che vive di passioni. Insultatemi pure, se ne avete il coraggio.
Al massimo, se mi doveste trovare a vendere accendini e cartine nella piazza di San Lorenzo, capirete perchè.

Se volete saperne di più sul progetto MeetingLife – The experience network sparatevi questo e non esitate a contattate il salumiere vicino l’ufficio, grazie alle spiegazioni che gli ha dato Ernesto tra una fetta di porchetta e l’altra, lui sa tutto!

Allo stato attuale il marketing continua ad essere malefico. Io continuo a voler essere malefica. Io sono sempre più convinta di voler essere il marketing.
Quindi per una questione di karma, la prossima volta che cercano di investirmi mi uccideranno davvero, e rinascerò panda.

Partorirai con grande dolore. E ansia.

Gentile Professor Stefano E.,

sono stata una studentessa del suo corso di Tecnologie della comunicazione applicate all’impresa e sono qui a scriverle perchè ieri ho partorito finalmente il suo esame, e questo mi sembra un buon momento per raccontarle una storiaccia. Una di quelle situazioni imbarazzanti e ai limiti dell’incredibile, che quando le racconti in giro la gente ti dice “ma che davero?” con una sola v! Quindi, bando alle ciance, confesso le mie colpe qui, che è un posto confidenziale per pochi intimi.

Avevo prenotato il suo esame all’appello del 14 febbraio scorso. Fin qui tutto bene. Se non fosse che, prima di presentarmi al suo cospetto, mentre minchieggiavo allegramente on line, ho avuto la felice idea di accedere al mio blog e..ho trovato i suoi commenti. Ora, questo sarebbe potuto essere sconvolgente entro certi limiti, se lei non avesse letto e commentato questo!

Sono una cretina. Detto ciò, quando due ore dopo, ha chiamato il mio nome per interrogarmi, io l’ho fissata intensamente negli occhi, mentre Lei guardava tassativamente altrove. Ho valutato accuratamente le possibilità di successo e fallimento secondo il criterio mi umilierà, non mi umilierà, oddio e se mi dovesse umiliare? E da perfetta codarda sono fuggita verso mondi migliori. Ovvero fuori dall’aula a fumarmi la sigaretta.
Sono una cretina. (L’ho già detto?).

Vabbè, oggi ho partorito l’esame e questo è l’importante, no?

Comunque, ieri io e Lei ridendo e scherzando, abbiamo decretato che i blog, tecnologicamente parlando, hanno la possibilità di far iscrivere gli utenti ai feed RSS. Io pè nun sapè nè legge e nè scrive, le ho spiegato cosa sono, ma sinceramente parlando, non ho la più pallida idea di come funzionino. Inoltre, non rientrando nel mio livello base di conoscenza tecnologica, qui non c’erano..ok, non li avevo mai cercati. Vabbè comunque, ora ho appiccicato i link di iscrizione là nella colonna. Lascio al mondo l’arduo compito, o l’onore, di farli funzionare.

Se lo stà pensando, si lo so. Tutta quella solfa non l’abbiamo decretata noi due ieri. Avrei dovuto saperlo io, prima di sedermi su quella sedia a sproloquiare dondolando le gambe a penzoloni. Ma che ci posso fare, c’ho la cretinaggine nel sangue!

Nonostante tutto, ci tengo a dirle che è stato un piacere parlare con Lei.

Saluti, distinti,

MikelAlice

Ps nel caso non l’avesse capito, io sono quella che si è giocata male la domanda per il rialzo. La domanda sui feed RSS, che sono scritti con un linguaggio XML e non HTML. Lo scrivo per condividere e diffondere il sapere. Dato che questo blog pullula di notizie sensate!

Incontri del terzo tipo!

L’esame era: Relazioni istituzionali e gestione della responsabilità sociale d’impresa. Ribattezzato, per abbreviare, Relazioni e Responsabilità. Due parole che insieme, è inutile dirlo, cozzano!

Professor Claudio da una parte della cattedra:
– Rossiii!! Può venire Rossi!
– Salve, mi scusi, il mio cognome inizia con la D penso mi abbiate saltato. Sarebbe meglio che io riesca a fare quest’esame, prima di morire di attacchi d’ansia.
– Ahahahahahahahah! Si, eccola, l’avevo saltata. Si accomodi. Volontaria eh?
– Suicida penso sia più appropriato.
– Ahahhahahahaahahah!!
– Bene , allora..mi parli..
– Bla, bla, bla..(e altri bla che la direzione gentilmente vi risparmia!)
– Bene, si dia un voto!
– O.O
– Quello che lei mi dice io scrivo. Dica, dica!!
– No, ma..ma..io?? Nooo, per favore..
– Ahahahhahaha! Mi dica forza..
– Calcolando i miei livelli di auto-critica..28?
– Bene, lo scrivo, ma sappi che io le avrei dato un meritato 30! Deve credere di più in se stessa!
– Ma davvero! Ma davvero davvero? Ma..ma..ma l’ha scritto davvero?? (Eh ,che cazzo, l’ha scritto davvero!!)

Voci dal pubblico silenziosamente commentarono: “che stupida!”. Un grazie caloroso al supporto di pubblico. La prossima volta statevene a casa!!

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Stefano:
– Prego signorina, se ha finito può passare da me.
– Si, ho finito..
– Allora, mi parli..
– Bla, bla, bla..(vedi sopra).
– Bene. Complimenti, si vede che ha studiato. 29!
– Non può farmi un’altra domanda?
– Eh, no! Mi dispiace!
– (Cosaa?? Mi dispiace?? Ma che risposta è?? Infame! Infame! Infame!!)

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Claudio:
– Signorina, com’è andata con il collega?
– 29 (biascicando).
– Ahahahhaahahah!..penso che oggi avrà imparato la lezione, se la ricordi, deve avere più autostima!
– Certo, come potrei dimenticarla (Dalai Lama dei miei stivali!).

Il pubblico ridacchiò divertito. (Odioso pubblico. Ma chi vi ha invitati??)

– Arrivederci (sadici)!
– Buona giornata!
– Certo vado a casa ad autoflaggellarmi. Buonissima giornata direi!
– (Claudio e Stefano) ahahahhahahahahahaha!!

A La Sapienza ci volgliono Project Management

Gentile professor Habib S.,

sono una studentessa del suo corso di Project Management. Più precisamente sono quella che la mattina, per essere presente alle 8 a lezione, si beveva una caffettiera da 4 tazze come se fosse uno shottino di tequila! Sono quella che, nonostante la sovrabbondanza di caffeina, in aula dormiva.

Sono quella del Gruppo Azzurro, l’amica di quello che le mandava le mail chiamandola per nome, perchè non sapeva distinguerlo dal suo cognome. Sono quella che in sede di revisione è arrivata in ritardo perchè si è persa nei corridoi della facoltà! Insomma, sono quella visibilmente provata dal suo esame!

Le scrivo essenzialmente per un motivo. Volevo ringraziarla. Grazie per avermi riportato sull’orlo dell’esaurimento nervoso, sulla scia dell’esperienza avuta con l’esame di Eduardo S. Certo è, che io non sono una di quelle che imparano dai propri errori. Blah, sarebbe troppo semplice!

Arrivederci e grazie. E’ stato un piacere!

MikelAlice

Ps Quado ha detto che “le parole hanno un peso”, l’ho adorata. La penso come lei 😉

L’A, Bi, Ci della comunicazione

Tratto dalla raccolta “Le Favole di MikelAlice“. Prima di leggere siete pregati di armarvi di fantasia e capacità interpretativa.

Un’organizzazione che intende promuovere una campagna di comunicazione deve rispettare delle regole basilari. Poche e semplici regole. Un’azienda deve avere un messaggio forte, chiaro e sensato da esprimere. Deve scegliere i suoi destinatari sulla base di determinate caratteristiche specifiche, in base agli obiettivi da raggiungere. Successivamente, deve decidere il migliore e più efficace mezzo di comunicazione per raggiungere il target di riferimento. Deve far in modo di attirare la sua attenzione senza infastidirlo, innervosirlo o offenderlo. Senza turbare la sua sensibilità.

Un’azienda cerca di guidare le scelte dei suoi potenziali clienti, cerca di rendersi comprensibile. Cerca di comunicare. A volte però le campagne di comunicazione, possono sbagliare qualche fase del processo. Magari il messaggio era giusto, ma vengono sbagliate le modalità o i mezzi con cui è stato veicolato. Magari il messaggio non era chiaro e il suo target non l’ha compreso fino in fondo.

Il problema della comunicazione del nuovo millennio, consiste sostanzialmente in un cambiamento del punto di vista dei comunicatori. I moderni mezzi di comunicazione, hanno messo gli esperti del settore di fronte ad uno scenario nuovo. Questi, fino ad allora abituati a lavorare secondo un modello comunicativo unidirezionale, in cui l’azienda parlava, il pubblico ascoltava, oggi, si trovano di fronte un pubblico più consapevole delle proprie scelte. Un pubblico critico. Un pubblico che ha bisogno di confrontarsi con le aziende, che non è più disposto ad accettare passivamente ciò che gli viene proposto. Insomma, un destinatario che non sempre ha un atteggiamento positivo nei suoi confronti. Un destinatario sfuggevole, disinteressato. Un destinatario che si sente libero di compiere le sue scelte e di affrontarne le conseguenze.

Le aziende devono essere pronte al confronto. Il pubblico deve essere predisposto al confronto. Bisogna trovare il modo, il mezzo e i messaggi giusti per mettere in collegamento due mondi apparentemente molto distanti, ma che in realtà vivono parallelamente la stessa realtà senza sfiorarsi. Entrambi devono trovare il modo di comunicare e capirsi, perchè oggi, l’unico modo per far funzionare i rapporti tra un’azienda e il suo pubblico è parlarsi, altrimenti questi potrebbero perdersi.

E come mi disse qualcuno, potrebbe non esserci un domani per arrivare finalmente a capirsi. Se il consumatore ha un rapporto d’amore con l’azienda, non può allontanarla in eterno.

Morale: i rapporti tra azienda e pubblici, non sono altro che lo specchio dei rapporti umani. Traete le vostre conclusioni, io mi sparo una puntata di Sex and the City!

A Lei che ha bocciato l’idea del Feliciometro

Gentile Professor Eduardo S.,

sono stata una sua studentessa del corso di Brand Design. Probabilmente non si ricorderà di me, ma si fidi, io non mi dimenticherò mai di lei!! Le scrivo solo ora, perchè ho deciso che meglio smettere di complicarsi la vita. Non si sa mai la mattina dell’esame avessi trovato anche un suo commento, sarei potuta morire!!

Quindi, eccoci qua. Mi sono sbomballata il cervello con questa iniziativa di Pesaro-Urbino, con questa “ricerca della felicità”. Ho insultato gente che mi prendeva in giro, dicendo che non fosse un esame serio. Beh, a questo punto, nonostante tutto, posso dire con totale consapevolezza, che è stato forse uno dei pochi esami in cui ho imparato davvero qualcosa. Se sia stato merito del progetto, o del terrorismo psicologico a cui Lei ci ha sottoposti, ancora non lo so, però ho imparato.

Detto ciò, passiamo alle cose serie. Lei non può saperlo, ma ci sarebbe un conto da pagare. Glielo lascio qui di seguito:

– la multa dell’atac, (non ho timbrato il biglietto perchè ero intenta a pensare all’intervista che stavo andando a fare per il progetto), 101E;
– le brouchore che lei ha gentilmente schifato, 2E;
– il power point stampato a colori che non ha degnato di uno sguardo, 3,40E;
– colazioni, pranzi, spuntini e litri di caffè (il bar della facoltà ringrazia) 30/35E;

Accetto tutti i tipi di pagamento.

E’ stato un piacere.

Distinti saluti (anche alla sua ombra Federica)

MikelAlice

PS In ogni caso, come ho detto dopo la Sua proclamazione della sentenza di giudizio, Lei mi ha reso FELICE..ancora di più!! Grazie. =)

Felice, non contenta. Questa è la differenza!

Nel bel mezzo della serata, iniziai a piangere. La famigghia sconvolta mi chiese cosa fosse successo. Io, tra le lacrime silenziose risposi:

“Se Eduardo mi chiedesse adesso cos’è la felicità, io saprei cosa rispondergli!”.

Ho pianto di felicità come non avevo mai fatto! E per un tempo impensabile! A fine serata avevo due occhi a palla da fare paura!

Sono imbarazzante, lo so. Il mio autocontrollo fa schifo. So anche questo. Eduardo mi ha già fatto quella domanda, quindi ho una risposta pronta per una conversazione già avvenuta, che non si ripeterà. Ne sono consapevole.

Però..che serata!!

=D

Ammmm-mmuuuuu–ffffi-sco!

Gentile Professore Antonio S.,

sono una disperatissima studentessa del suo corso di economia aziendale. La volevo informare dello stato vegetativo in cui mi trovo a causa del suo esame. La mia organizzazione fa schifo, lo ammetto, (anche se  questo è un dettaglio), ma sto cercando di migliorare (e questa la uso come attenuante!), ma in ogni caso devo smettere di addossarmi tutte le colpe, quindi…è colpa sua e del suo esame! Probabilmente a lei non interessa, ma sinceramente, a me non interessa che a lei non interessi! Quindi…tiè!

Ho passato tre giorni consecutivi in pigiama. Sono uscita di casa solo per comprarmi il caffè. Tassativamente in pigiama. Sono quasi completamente sicura che verrò all’esame in pigiama, perchè ormai è parte di me. Io sono parte di lui. O se vogliamo vederla in un modo più romantico, non riusciamo più a vivere l’uno senza l’altra.

La mia stanza produce autonomamente acari della polvere, sicuramente combinando fattori produttivi complementari e strumentali…anche se non ho la più pallida idea di quali potrebbero essere… in ogni caso, mi ricorda tanto quelle fottute aziende dei suoi esercizi. Io sto cercando di stimare quale potrebbe essere il mio utile e il mio profitto se li iniziassi a vendere.

La mattina dell’esame, quando mi presenterò in aula con il mio fottuto pigiama rosa a fiori, e implorerò la pietà della corte, lei deve avere pietà di me. Mi deve fissare intensamente negli occhi, (cercando di non soffermarsi sul mio folto baffo), e deve dire che passerò quest’esame.

E ricordi-di-di-i-i-i..(finga di sentire l’eco della mia voce come se stessi scomparendo), non mi chieda assolutamente in che tipo di scuola mi sono diplomata, perchè in quel caso sarei costretta a mentire spudoratamente, e lei se ne accorgerebbe. Non ho tempo di esercitarmi a dire bugie. Le mie notti le passo a immaginare di essere una protagonista del nuovo film di Paolo Genovese, “Immaturi“. Non so se ho reso l’idea.

Distinti saluti

MikelAlice

Giochino cretino

La vita nelle case dello studente dell’adisu ti mette ogni giorno di fronte a delle realtà diverse, incredibili e strabilianti.
Mi rendo conto che non è facile trovare delle risposte a degli interrogativi così profondi. Io in prima persona mi trovo in seria difficoltà, però..ve la faccio facile..infondo quando hai le risposte pronte devi solo scegliere.

1. La scritta “Lavanderia” sulla porta di un locale allagato, sta ad indicare:

a) un acquafan
b) una rievocazione del set di “Titanic”
c) un esperimento scientifico per chiarire se le lavatrici affogano, e nel caso lo facciano, se soffrono
d) uno scherzo!! ahahahahahah!! 224 studenti non possono davvero usufruire di un servizio del genere!! ahhahahaahah!! ci sono solo 3 lavatrici, di cui una è la causa dell’allagamento! ahahahahaha!! (che burlona quest’Adisu)

2. Laziodisu offrendo il servizio lavanderia vuole:

a) lanciare un nuovo innovativo servizio, invitando gli studenti ad inginocchiarsi a terra e lavare le proprie mutande nei fiumi d’acqua messi a loro disposizione
b) selezionare il nuovo Jack e la nuova Rose, con il fine ultimo di organizzare gare di sputo dai balconi da una palazzina all’altra (su ispirazione del Titanic)
c) far tornare gli studenti, piangendo, dalle loro madri
d) protestare contro gli studenti, che hanno già troppi servizi a loro disposizione! (ecchemminkia!!)

3. La lavatrice, inondando la lavanderia, vuole:

a) cercare di lavarsi con il detersivo di cui è ricoperta
b) candidarsi come futura Rose, farsi notare da Jack e sperare di essere salvata da lui
c) prendersi un periodo di ferie e sperare di galleggiare fino in Venezuela
d) protestare contro gli studenti che vogliono farla lavorare (unendosi alla battaglia portata avanti dall’Adisu stessa, da anni)

4. Io che entro in lavanderia con l’armadio in una busta:

a) mi lascio scivolare a terra, rotolo divertita nell’acqua, e facendolo passare per un incidente, vado in direzione, mi incazzo e sfogo il mio stress da esame
b) mi candido per il ruolo di Rose, stendendomi a terra con indosso solo una collana (fatta con i semi d’anguria e le nocciole) rubando la scena alla lavatrice
c) resto allibita ed inizio ad imprecare (in una lingua da me coniata per l’occasione) contro la telecamera di sorveglianza
d) rischio di affogare, ma io non abbandono il campo di battaglia, nossignore!! Attraverso il lago, faccio le lavatrici, e torno a studiare con i jeans bagnati fino alle caviglie..imprecando!

Eppure sono sopravvissuta

7 traslochi, 24 coinquiline, 7 compagne di stanza, 1 laurea, in poco meno di 4 anni..e inZomma la stabilità non ci piace..

[..] Si chiude un capitolo di amicizie, convivenze, riunioni in cucina per discutere della spesa di casa o di chi non fa le pulizie, feste, pizze, pisellate in testa, urla, pianti, abbracci, sorrisi e risate isteriche..studio..Tanti ricordi di tanti naufraghi e rom passati in queste case, ora resta solo tanta tristezza e la speranza che le cose migliorino sempre, e che un giorno di queste convivenze dello studentato restino solo i ricordi dei momenti migliori di tutti!

[ B9, 8 dicembre 2008]

Ogni volta che lascio un ambiente, una situazione, mi chiedo se alla fine tutto questo mi mancherà. Anche questa volta l’ho fatto. L’ultima sera, mentre finivo di impacchettare le mie cose, mi sono affacciata due minuti al balcone della cucina. Ho ripensato a questi ultimi sette mesi, a tutti quello che mi è successo, a quello che ho fatto, alle persone che ho conosciuto, a quante cose sono cambiate dentro di me e intorno a me. Beh, stavolta lo sapevo che qualcosa mi sarebbe mancato. [..] Con loro mi sono divertita davvero tanto. Grazie ragazzi. Grazie delle serate esaurite, delle notti passate a studiare e delle notti passate a mangiare, grazie di aver sempre pensato a cucinare per me a parte. Grazie di aver alleggerito i miei momenti peggiori. Grazie dei mille sorrisi e del milione di risate che mi avete regalato. [..] Mi avete fatta stare bene, nonostante l’isolamento di via Schiavonetti! W i balconi delle cucineeeeeee!!

[506 A, 28 luglio 2009]

Avete presente il testo dei 99 Posse, “Impercettibili sfumature”? Avete presente l’inizio, quella parte che dice:

“I giorni scorrono veloci
più di quanto potessi desiderare
le notti sono assai più brevi
di quanto potessi temere
mi mancano già questi luoghi
mi mancano già i vostri nomi
l’essenziale è invisibile agli occhi
il cuore invece no, non può, ingannarti
no non no no, no no!
I pensieri scorrono più veloci della luce
i miei occhi parlano con un’altra voce
i pensieri scorrono più veloci della luce
e i miei occhi…

Impercettibili sfumature,
così difficili da dimenticare,
così decise da trasformare
sorrisi in lacrime,
impercettibili sfumature
così decise da trasformare
cieli grigi in giornate di sole
il coraggio in mille paure..

[4 piano B, 29 novembre 2009]

Lasciare quella che è stata definita da me medesima, “la casa della gioia”, non mi provoca nessun tipo di sconforto. E io non lascerò qui nessun tipo di ricordo. Vado a prendere le ultime cose e a lasciare i soldi della bolletta.

[Pigneto, 9 gennaio 2011]