Volver

Volver

Ho acceso una playlist di Spotify.
Ho deciso di fermarmi un pochetto qua con voi, oggi è il mio Slow day, almeno fino al momento che dovrò andare a lavoro. Continua a leggere..

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Immagina

Immagina

Immaginami seduta in camera da sola, con Mannarino che mi canta una serenata lacrimosa in sottofondo.
Immagina la mia testa che ciondola da una parte all’altra tenendo il ritmo, nell’illusione di scrollare i pensieri di dosso.
Una busta di cereali ai frutti rossi dove affondo la mano, anche solo per sentire i fiocchi sulla pelle.
Immaginami con solo la luce sulla scrivania accesa e la finestra spalancata.
Immaginami con i piedi nudi sulla sedia mentre scrivo.
Ti immagino che entri dalla porta e metti le mani sulle mie spalle.
Senza dire una parola.
Senza guardarci.
Immaginami che sorrido mentre chiudo gli occhi.

E tu, mentre leggi sorridi con me, mentre tutto il resto smette di pesare.
Immagina la perfezione di quel silenzio.
Immagina noi.

Liberamente

Sono a casa da sola, da ieri. I miei coinquilini si sono sparpagliati in giro per l’Italia e io studio ammorbando l’anima alla pianta di basilico.

Dicono che bisogna parlare con le piante, io gli ripeto i primi capitoli del libro di Analisi dell’opinione pubblica. Sono quasi certa che potrebbe essere il primo esemplare di pianta suicida. A tratti si sta seccando, ma ho deciso che deve soffrire con me, quindi continuo imperterrita. La chiamano solidarietà, e lei ne è la vittima.

InZomma la vita procede lenta, come le canzoni di Zarrillo che entrano dalla mia finestra aperta. Come le canzoni della messa che ieri entravano dalla mia finestra aperta. Come la ricerca di qualcuno che mi prepari il caffè.

Sono nel bel mezzo della sessione d’esame. La vita è diventata improvvisamente monotona e merdosa. Io isterica e ansiosa. L’altra sera ho scapocciato. Capita. Lasciatemelo fare!
Sono uscita con due amici. Siamo stati in giro tutta la notte. Sono tornata a casa alle cinque e mezza per prendere un asciugamano ed andare a Torvaianica con loro.
Ci siamo stesi in riva al mare.
L’aria era ancora troppo fredda per togliersi la felpa.
Ci siamo addormentati vestiti. Uno a fianco all’altro.
La testa sull’asciugamano, il corpo nella sabbia.
Il rumore del mare.

Prima di chiudere gli occhi ho fissato il cielo.
Ho respirato a pieni polmoni quel senso di leggerezza. Libera mente. Mente libera.

Mi sono svegliata con la faccia nell’asciugamano, i capelli mi coprivano completamente il viso. Probabilmente vista dall’alto sarò sembrata un mucchio di alghe secche trascinate dalla corrente.
Ero ancora imbacuccata nella felpa e completamente sudata.
Mi sono seduta a mi sono guardata intorno. Il mondo era in spiaggia ad urlare e ungersi sotto il sole delle 9 di mattina. Sono rimasta così, a coccolare la mia autostima mentre affondavo le mani nella sabbia bollente.

– Buongiorno Miky! Che stai facendo?
– Guardo le ragazze!
– Perchè? Guarda un pò quei manzi!
– Ssshhh, sto risollevando la mia autostima!

Abbiamo fatto colazione al lido continuando a parlare di qualsiasi cosa.
Sono stata bene. Sono stata me. Senza compromessi.
Questo è il lato della zitellagine che amo e a cui non ho più intenzione di rinunciare.
Mi sento molto più Clementine, che Alice. Molto di più.

Siamo stati felici tutti e tre, perchè si può essere felici anche solo condividendo qualcosa.

Sono tornata a casa all’una e mezza e ho iniziato a studiare.
Dopo un secchio di caffè.

Clementine: Io non sono solo un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.
Joel: Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.
Clementine: Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

[Eternal Sunshine of the Spotless Mind]

Niente di speciale

Niente di speciale

Il mio Samsung, quando è scarico, vibra come un frullatore.

Stanotte ha vibrato come un pazzo, mentre io cercavo di dormire senza impegnarmi a cercarlo tra le coperte, per spegnerlo.
Era palesemente scarico.
Avrà avuto le sue buone ragioni, ma secondo me era solo carenza d’attenzioni.
Lo tratto come una sveglia!
Dopo aver esplicato le sue funzioni la mattina, resta in qualche angolo nascosto della borsa fino al giorno dopo. Tassativamente senza suoneria. In pratica, se qualcuno dovesse avere bisogno di me, può anche crepare!

Oggi mi sono svegliata con tante buone intenzioni, del tipo, ricominciare ad usare il Nokia.
Studiare.
Fare la lavatrice.

Mentre preparavo il caffè, ho avviato la lavatrice.
Dopo il caffè mi sono risbattuta a letto. Senza la vibrazione molesta.
Ad un certo punto una voce disumana:
Mikelaaaa!! La lavatrice!!
Bagno e parte del corridoio erano completamente allagati. Mi sono dimenticata di attaccare il tubo di scarico.

Ho passato mezz’ora ad asciugare casa.
Ridendo da sola con le ciabatte inzuppate.

Alla fine mi sono trascinata al parco, vestita da Soldato Jane. Con l’idea di finire il libro di psicologia e di premiarmi con un gelato da 5 euro. Il più grosso esistente, perchè questo è il libro più palloso esistente!

Ma, ovviamente, non l’ho finito! E niente gelato. Per punizione. (Sono una cattiva persona anche con me stessa, ma domani ci riprovo. Io. Voglio. Il. Gelato).

Al parco c’erano quelli sudatissimi che correvano, io sbattuta sull’erba senza neanche il telo sotto il culo, li guardavo con aria di compatimento, più o meno come mi guarderebbero loro se facessi la prova bikini.
E le coppie. Oh, le coppie! Ma io dico, non potete molestarvi a vicenda lontani da me?
E i bimbetti che piangono, che fanno quasi tenerezza. Quasi.

La scena più bella è stata: bimbetto-bimbetta.
Lui teneva un cane per il collare, erano più o meno della stessa altezza.
Lei si avvicina, il cane si avvicina, lei scappa spaventata. Lui tira il cane e le dice No, non ti spaventare lui è bravo.
Ma lei era già partita.
Lui tristissimo abbassa lo sguardo, guarda il cane e sbuffa, quando all’improvviso lei torna e gli porta un biscotto.
Lui si illumina d’immenso e io stavo per piangere, mentre mi chiedevo per quale assurdo motivo crescendo i maschi diventano stupidi.

Inevitabilmente, dopo ore che stavo seduta a fare l’uovo, ho socializzato. Con una vecchia, che ci ha tenuto a raccontarmi la sua vita mentre io starnutivo.
Lei ha due figli, uno studia a casa, l’altra in biblioteca al Quarticciolo. E si signora, la conosco quella biblioteca. Ci sono stata un pomeriggio con il mio coinquilino. Alle due e mezza eravamo quelli al bar con le Tennent’s. Per concentrarci meglio, mica per altro!
La signora ha un cane, quello che già mi aveva sedotta l’altro giorno leccandomi la spalla. All’improvviso, senza preavviso. Forse solo perchè mi trovavo sulla strada che stava percorrendo per andare a pisciare.
Oggi c’ha riprovato. Prendeva la rincorsa e si lanciava sul libro. Non è assolutamente d’accordo sul fatto che io dia quest’esame, è più incline ai giochi. I primi cinque minuti l’ho adorato, poi mi ha scassato il cazzo. La velocità d’urto ha iniziato a spaventarmi!

Stasera solita storia. Il mondo mi ignora, io ignoro il mondo.
Me ne resto a casa da sola, in camera. Con la finestra aperta ad ascoltare i rumori della strada. Le televisioni accese. Gli odori di cucina.
Con i capelli ancora umidi dopo lo shampoo.
Come d’estate.
Come quelle serate tranquille da cui non ti aspetti niente di speciale e che non ti danno niente di speciale. Ma ti lasciano una buona dose di tranquillità.
Quella tranquillità a cui ricorrerai con i pensieri nei momenti peggiori.
Quella che alla fine ti mancherà.

Per fortuna non ho la televisione, a quanto pare il meglio che si possa fare è commentare la De Filippi su twitter.
Mi leggerò ancora un pò di Kundera.

Ho bisogno di leggerezza.

The experience stage!

The experience stage!

La notiziona del mese è che ho uno stage. Che è anche l’unico motivo che mi spinge ad alzare il culo dal letto la mattina. E mi spinge sotto le macchine mentre corro per prendere l’autobus.

E rido in faccia all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Policlinico Umberto I che mi ha contattato per uno stage, e a RDS- Radio Dimensione Suono che mi voleva per fare indagini telefoniche sui gusti e le preferenze musicali degli ascoltatori.

Ho iniziato da tre giorni con MeetingLife.
Qui è un’altra storia. Diversa dalle altre, una situazione più unica che rara. Allo stato attuale ho già scoperto quel grande enigma chiamato Outlook e la magia dei documenti condivisi. Questo non è proprio qualificante per me, ma apprezzate l’onestà delle mie colpe.

Ho iniziato anche ad usare Twitter per qualcosa di più costruttivo che non sia solo diffondere il mio verbo. Adesso ne sono dipendente come una bimbetta con un gioco nuovo. Scusate se è poco.
Ho dovuto cambiare la mia presentazione. Ufficialmente non sono più quella che ha inventato la distrazione, anzi no, una rincoglionita cronica (che, detto tra noi, resta valido).
Ora sono una PR and communications at MeetingLife – The Experience Network. (Scusate vado ad aprire la finestra, io e il mio ego non riusciamo a starci in una sola stanza).
Sto palesemente cercando di darmi un tono, nonostante continui ad usare un linguaggio da camionista disperata.

Quindi si, sono una stagista di MeetingLife.
E me ne vanto, suscito invidie e provoco “Nuuuooo!! beata te!” come se piovesse.
Ma non ditelo ai capi, che loro sono due, poi ci sarebbe una quantità di eghi esaggggerata in giro da queste parti!
Ma se vi capita ditelo a quelli dell’Ufficio Stage dell’università, così almeno mi danno sti altri 3 crediti e magari alla fine dell’anno con tutti questi bollini posso prendermi il mio pezzo di carta!

Allo stato attuale mi sto impegnando anche per realizzare altre grandi ambizioni: iniziare ad usare la parola docente con la stessa classe di Alessandra, fare un corso di cucina con Ilaria e imparare l’inglese, perchè sono di un’ignoranza cavalcante. Ogni giorno di più. Come se involvessi.

Ho deciso di lasciar perdere il lavoro al ristorante. Per conservare un livello minimo di sanità mentale e fisica da investire in questo progetto, che mi piace. Che voglio fare. Che mi coinvolge.
Non è stata una scelta difficile.

Si lo so, ho sbomballato l’anima con la storia che non trovavo lavoro e adesso lo lascio. Sono una brutta persona, che vive di passioni. Insultatemi pure, se ne avete il coraggio.
Al massimo, se mi doveste trovare a vendere accendini e cartine nella piazza di San Lorenzo, capirete perchè.

Se volete saperne di più sul progetto MeetingLife – The experience network sparatevi questo e non esitate a contattate il salumiere vicino l’ufficio, grazie alle spiegazioni che gli ha dato Ernesto tra una fetta di porchetta e l’altra, lui sa tutto!

Allo stato attuale il marketing continua ad essere malefico. Io continuo a voler essere malefica. Io sono sempre più convinta di voler essere il marketing.
Quindi per una questione di karma, la prossima volta che cercano di investirmi mi uccideranno davvero, e rinascerò panda.

Partorirai con grande dolore. E ansia.

Partorirai con grande dolore. E ansia.

Gentile Professor Stefano E.,

sono stata una studentessa del suo corso di Tecnologie della comunicazione applicate all’impresa e sono qui a scriverle perchè ieri ho partorito finalmente il suo esame, e questo mi sembra un buon momento per raccontarle una storiaccia. Una di quelle situazioni imbarazzanti e ai limiti dell’incredibile, che quando le racconti in giro la gente ti dice “ma che davero?” con una sola v! Quindi, bando alle ciance, confesso le mie colpe qui, che è un posto confidenziale per pochi intimi.

Avevo prenotato il suo esame all’appello del 14 febbraio scorso. Fin qui tutto bene. Se non fosse che, prima di presentarmi al suo cospetto, mentre minchieggiavo allegramente on line, ho avuto la felice idea di accedere al mio blog e..ho trovato i suoi commenti. Ora, questo sarebbe potuto essere sconvolgente entro certi limiti, se lei non avesse letto e commentato questo!

Sono una cretina. Detto ciò, quando due ore dopo, ha chiamato il mio nome per interrogarmi, io l’ho fissata intensamente negli occhi, mentre Lei guardava tassativamente altrove. Ho valutato accuratamente le possibilità di successo e fallimento secondo il criterio mi umilierà, non mi umilierà, oddio e se mi dovesse umiliare? E da perfetta codarda sono fuggita verso mondi migliori. Ovvero fuori dall’aula a fumarmi la sigaretta.
Sono una cretina. (L’ho già detto?).

Vabbè, oggi ho partorito l’esame e questo è l’importante, no?

Comunque, ieri io e Lei ridendo e scherzando, abbiamo decretato che i blog, tecnologicamente parlando, hanno la possibilità di far iscrivere gli utenti ai feed RSS. Io pè nun sapè nè legge e nè scrive, le ho spiegato cosa sono, ma sinceramente parlando, non ho la più pallida idea di come funzionino. Inoltre, non rientrando nel mio livello base di conoscenza tecnologica, qui non c’erano..ok, non li avevo mai cercati. Vabbè comunque, ora ho appiccicato i link di iscrizione là nella colonna. Lascio al mondo l’arduo compito, o l’onore, di farli funzionare.

Se lo stà pensando, si lo so. Tutta quella solfa non l’abbiamo decretata noi due ieri. Avrei dovuto saperlo io, prima di sedermi su quella sedia a sproloquiare dondolando le gambe a penzoloni. Ma che ci posso fare, c’ho la cretinaggine nel sangue!

Nonostante tutto, ci tengo a dirle che è stato un piacere parlare con Lei.

Saluti, distinti,

MikelAlice

Ps nel caso non l’avesse capito, io sono quella che si è giocata male la domanda per il rialzo. La domanda sui feed RSS, che sono scritti con un linguaggio XML e non HTML. Lo scrivo per condividere e diffondere il sapere. Dato che questo blog pullula di notizie sensate!

Incontri del terzo tipo!

Incontri del terzo tipo!

L’esame era: Relazioni istituzionali e gestione della responsabilità sociale d’impresa. Ribattezzato, per abbreviare, Relazioni e Responsabilità. Due parole che insieme, è inutile dirlo, cozzano!

Professor Claudio da una parte della cattedra:
– Rossiii!! Può venire Rossi!
– Salve, mi scusi, il mio cognome inizia con la D penso mi abbiate saltato. Sarebbe meglio che io riesca a fare quest’esame, prima di morire di attacchi d’ansia.
– Ahahahahahahahah! Si, eccola, l’avevo saltata. Si accomodi. Volontaria eh?
– Suicida penso sia più appropriato.
– Ahahhahahahaahahah!!
– Bene , allora..mi parli..
– Bla, bla, bla..(e altri bla che la direzione gentilmente vi risparmia!)
– Bene, si dia un voto!
– O.O
– Quello che lei mi dice io scrivo. Dica, dica!!
– No, ma..ma..io?? Nooo, per favore..
– Ahahahhahaha! Mi dica forza..
– Calcolando i miei livelli di auto-critica..28?
– Bene, lo scrivo, ma sappi che io le avrei dato un meritato 30! Deve credere di più in se stessa!
– Ma davvero! Ma davvero davvero? Ma..ma..ma l’ha scritto davvero?? (Eh ,che cazzo, l’ha scritto davvero!!)

Voci dal pubblico silenziosamente commentarono: “che stupida!”. Un grazie caloroso al supporto di pubblico. La prossima volta statevene a casa!!

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Stefano:
– Prego signorina, se ha finito può passare da me.
– Si, ho finito..
– Allora, mi parli..
– Bla, bla, bla..(vedi sopra).
– Bene. Complimenti, si vede che ha studiato. 29!
– Non può farmi un’altra domanda?
– Eh, no! Mi dispiace!
– (Cosaa?? Mi dispiace?? Ma che risposta è?? Infame! Infame! Infame!!)

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Claudio:
– Signorina, com’è andata con il collega?
– 29 (biascicando).
– Ahahahhaahahah!..penso che oggi avrà imparato la lezione, se la ricordi, deve avere più autostima!
– Certo, come potrei dimenticarla (Dalai Lama dei miei stivali!).

Il pubblico ridacchiò divertito. (Odioso pubblico. Ma chi vi ha invitati??)

– Arrivederci (sadici)!
– Buona giornata!
– Certo vado a casa ad autoflaggellarmi. Buonissima giornata direi!
– (Claudio e Stefano) ahahahhahahahahahaha!!