Poco prima che cambiasse tutto

La prima volta che sono partita da sola, ho preso un aereo per il Portogallo.

Era settembre.

La sera prima della partenza ero a Santa Maria con Antonio, seduta sulle scale della fontana. Parlavamo piano, e poco.

Mi hai telefonato per chiedermi se potessi raggiungermi, e quando sei arrivato siamo rimasti soli in una piazza gremita.

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Je ne parle pas français.

Sono in Francia da un po’.
Diciamo il tempo necessario perché tutti si aspettino che io parli un francese da paura che invece, palesemente no.

Grazie alla mia incapacità nell’esprimermi fluentemente in questa bella terra straniera, ho avuto modo di concentrarmi e collezionare momenti di assoluta meraviglia verso parole nuove pronunciate con un suono dolce e gentile, e altrettanti sorrisi per le parole che sembrano richiamare al dialetto barese.
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I done it. I miei primi due mesi.

Ho girato in tandem lasciandomi guidare da un americano.
Ho dormito in tenda nel giardino di una casa, sotto il cielo stellato di una Francia ferita a morte.
Mi sono lasciata illuminare dalle notti che tardavano ad arrivare, e le luci spente già all’imbrunire.

Ho viaggiato per 18 ore in autobus e, tra una sosta e l’altra, ho conosciuto gente nuova.
Ho incontrato uno dei ragazzi di Occupy Stuttgart. Uno dei centinaia di militanti contro la speculazione alimentare. Uno di quelli che lottano per una cultura democratica reale, per la sostenibilità economica e ambientale, per un’informazione più veritiera e meno di parte. Uno che crede in quello che fa e non smette di farlo.
Mi sono lasciata affascinare dai racconti della loro resistenza e mi sono lasciata invitare nella loro sede centrale.
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Bruxelles, l’alba di un cambiamento

Bruxelles è una città in rinascita.
Un centro pulsante di vivacità irriverente.

Una regione poliglotta e interculturale, che racchiude sotto lo stesso cielo le comunità olandese, tedesca e francese.
Una città aperta al cambiamento e alla diversità, come non avrei mai immaginato.

L’ho attraversata per qualche giorno. L’ho sfiorata dall’alto dei miei pregiudizi, che l’hanno da sempre considerata un centro poco attraente e di scarsa importanza.
Così, scettica e disinteressata, ho conosciuto Paul e con lui una nuova chiave di lettura della storia di questa capitale.
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3 Cose che porterò per sempre in giro. Il mio Portogallo.

Ho fatto un viaggio. Un viaggio vero, di quelli che ti attraversano dentro e ti segnano.
Di quelli che graffiano.
Di quelli che ti prendono per mano e ti accompagnano sulla riva dell’oceano e ti lasciano lì. Sola. Continua a leggere

Te lo ricordi il mio nome?

– Ciao, piacere io sono Federico.
– Michela, piacere!
– Lui è Nano, mica hai paura dei cani?! Se vuoi lo lego.
– Tranquillo, lascialo in giro. Mi piacciono i cani, lui è carino.
– È un po’ stronzo. Abbaia, ma non morde.

Federico sorride tutte le volte che ci incontriamo.
Mi offre da bere e sorride. Continua a leggere..

Io sono sano, libero e umano con il rosso attendo. Con il verde cammino.

EUR: Esposizione Universale di Roma.
Un quartiere nato nel periodo fascista. Un progetto mai completato.
L’Eur è diverso dal resto della città, dove “diverso” non ha necessariamente una connotazione negativa. Continua a leggere..

Mollare non è perdere. È ricominciare.

Questa è una storia senza lieto fine perchè è una storia appena iniziata.
La storia di chi sceglie di crederci, di provarci, di continuare a sognare.
Questa è una storia che va contro una realtà che ci vuole razionali ad ogni costo. Continua a leggere..

Prendi i Big Foot, ad esempio..

Scusatemi un attimo, oggi devo parlare di una cosa.

Io sono di Vieste. 14.200 splendide anime agitate che vivono sulle rive Gargano.
Vieste, ridente località turistica d’estate, cittadina del cazzo d’inverno.

Arriviamo al punto.

I paesi esistono da sempre, piccole comunità, villaggi primitivi, non so se ho reso l’idea.
La mentalità da paese è unica e inconfondibile ovunque!

Ci sono i pettegolezzi, i pregiudizi, i ricchi che sperperano, gli onesti che arrancano sperperando e gli onesti che arrancano e basta. La politica che non va.

I rivoluzionari esistono da sempre. E con ciò non mi riferisco a quelli che impugnano un machete urlando contro il cielo. Intendo quelli che hanno la determinazione di seguire i propri ideali, le proprie convinzioni fino a realizzare i propri progetti.

Prendi i Big Foot, ad esempio, giovani rampanti che hanno creduto nei loro sogni e nelle loro idee per arrivare a fare una vera e propria rivoluzione. Dapprima un programma su OndaRadio, poi, sbandierando le loro convinzioni attraverso quello che è il proprio talento musicale.

big foot sound - vieste

Hanno portato buonumore, festa nell’estate garganica, oltre ad aver organizzato serate con belle personalità musicali. Hanno avuto l’appoggio di alcune attività commerciali per riuscire nell’organizzazione. Come pensiate abbiamo guadagnato la loro fiducia?

I Big Foot sono stati i primi? Saranno gli ultimi?
Voi dove siete?
In cosa credete?

Riuscite ad agire senza essere polemici o ridondanti, senza stare a ribadire ogni cazzo di giorno quanto duro sia combattere la mentalità paesana?
Avete deciso di riportare le chiappe al sud dopo l’università, dopo l’erasmus, dopo i viaggi in America, per fare la lagna tutti i giorni?

Invece, se riuscite a credere ancora in qualcosa, fatelo.

Alzatevi la mattina, armatevi di buona volontà, del vostro sogno nel cassetto, di dialettica, e fate quello che vi riesce meglio.
Fatelo con ardore, con passione, con amore. Un passo alla volta, perchè nessuno è mai cambiato dall’oggi al domani, e se pensate di essere soli a combattere questa battaglia, guardatevi intorno. Cercatevi. Trovatevi.

Il problema più grande dei vecchi, dei vecchi di Vieste, è proprio quello di guardare nel proprio piatto cercando di riempirlo a discapito di tutti.
Fate la differenza, siate uniti.
Siete più di quanti pensiate.

Una volta un vecchio che ha detto “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
E tu? Dove vai a cambiare?