That’s all folks

That’s all folks

Quella volta che uno dei ragazzi è rimasto chiuso dentro casa e mi ha chiamata per essere liberato. Quando il suo nome era diventato un modo per prenderci in giro tutte le volte che ci succedevano cose strane.
Ora che non ricordo più come si chiamasse.

Quella volta che gli australiani hanno cercato di aprire il cancello del Garden con le chiavi di casa loro e mi hanno chiamata perchè non riuscivano ad entrare.
E anche quella volta che una coppia allarmata mi ha detto che non c’era acqua calda nella doccia, ma avevano girato la manopola dal lato sbagliato. Continua a leggere..

Tema: la mia amica del cuore.

Tema: la mia amica del cuore.

Svolgimento:
Ieri, quando ho finito il mio turno a lavoro, Enza Teresa è passata a salutarmi. Appena mi ha vista ha insultato il colore sbiadito dei miei capelli e la mia felpa eccessivamente pigiamosa ed io in quel momento ho deciso che Enza Teresa sarebbe stata la mia nuova amica dal cuore.
Allora gliel’ho detto.
E ho detto: vuoi essere la mia amica del cuore per 10 giorni?
E lei ha detto: ok. Solo per 10 giorni.

Io ed Enza Teresa per festeggiare abbiamo stappato un’imperial ipa del Green Flash ma poi, dato che eravamo tanto tantissimo contente e tutti dovevano saperlo, abbiamo decretato che un’imperial fosse poco e quindi abbiamo bevuto ancora un po’.

Ho urlato e starnazzato come un’oca, e poi, io e la mia nuova amica del cuore con scadenza, siamo andate al ristorante cinese. Noi entravamo e tutti uscivano perchè era un pò tardi.
A mezzanotte e un quarto eravamo ancora sedute a cercare di mangiare gli spaghetti di soia con le bacchette che fanno tanto cinese di sta minchia.

Poi, Enza Teresa è andata a casa. Io avevo l’ansia di cascare ancora dalla scaletta del letto a soppalco, ma c’ho solo quel letto e quindi mi sono arresa e sono andata a casa anch’io.

Non ci siamo scambiate il numero di telefono e neanche il contatto facebook. Non so come nè quando, ma io ed Enza Teresa ci rincontreremo, perchè abbiamo deciso che un giorno ci chiuderemo a casa da sole e faremo tanti pasticci con i colori per i capelli.

Per i prossimi 9 giorni saremo ancora amichissime e se riusciremo a risentirci, continueremo a parlare delle nostre cose come se fossimo amiche di pannolino, mentre invece ieri era la prima volta che uscivamo insieme e sono stata bene.

Ho pensato poco.
Ho bevuto tanto.
Ho parlato troppo.
Ma va bene così.

Il lavoro non è un diritto

Mi hanno chiamata due settimane fa.

La selezione iniziava con un colloquio di gruppo ed un brainstorming.
Superate queste, un colloquio individuale.

Uno dei selezionatori mi ha detto che sono piaciuta. Hanno trovato brillanti le mie risposte e i miei ragionamenti, ma il punto di perplessità è stato leggere sul mio curriculum che sono una studentessa laureanda.

Il colloquio individuale è stato un’intervista basata esclusivamente sul mio percorso di studi. Motivazioni della scelta del corso di laurea triennale, percorso della magistrale, media dei voti, motivazioni della scelta della tesi.

Un’ora così, per poi arrivare a chiedermi qual è il mio sogno nel cassetto. La mia più grande ambizione. Il fine ultimo di tutto questo sbattimento all’università. A questo punto cosa dovrei dirti se non la verità, lavorare in un’agenzia di pubblicità.

Non sono stata richiamata.
Il colloquio era per un posto in un call center.

Ora io dico, sono a Roma da 7 anni, mi sono laureata alla triennale sudandomi la borsa di studio e lavorando anche tutte le estati. Mi sto laureando alla magistrale alternando lavori, stage, studio e salti mortali, cosa ti aspetti da me? Che ti dica che sono qui perchè la mia più grande ambizione nella vita è rispondere al telefono? No scusami, da quando avere dei sogni è diventato denigrante?

Voi che vi lamentate delle nuove generazioni senza ambizioni, sogni ed obiettivi siete gli stessi che contribuite a smorzare qualsiasi tipo di entusiasmo.
Io sono qui, sarò anche una delle tante e non avrò un futuro, ma per me l’università non è un hobby.
Io almeno ci voglio provare a raggiungere i miei obiettivi, a realizzare le mie aspirazioni.

Non voglio una famiglia e dei figli.
Non voglio un marito che mi paghi la ricostruzione unghie con i brillantini e le borse firmate.
Voglio la mia autonomia, il mio lavoro e i miei sogni.

Se pagare l’affitto per te non è una motivazione sufficiente per darmi il posto, tienitelo il tuo lavoro da 500 euro di merda.
Non siete nessuno per farmi sentire inadeguata e fuori luogo.
Voi, non siete nessuno per giudicare le mie ambizioni.