Tieni il tempo

C’è una scritta su un muro del paese in cui vivo. La leggo tutte le mattine quando attraverso quella strada vicino il porto.

Tieni il tempo.

Tutte le mattine da qualche mese la leggo scuotendo la testa, perché io vorrei solo che il tempo scorresse come un fiume, portandosi via i detriti di ciò che è stato, e oggi non è più.

Tutte le mattine attraversando quella strada, con una playlist accesa su Spotify, io tengo il ritmo, e sorridendo mi auguro che lo tenga anche tu.

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Piccoli momenti

La sera quando metto Jerry a letto, dopo che mi chiama perché ha paura dei dinosauri, dopo che mi chiama perché vuole l’acqua.
Dopo che mi chiama perché mi vuole là per tutto il tempo prima di addormentarsi.
Quando smette di chiamarmi e l’atmosfera diventa calma e sembra quasi che la mia giornata possa iniziare.

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Tell me your story

– Where are you from?
– I’m from Italy.
– Can I sing an Italian song for you?
– Sure!

Dover mi ha accolta così. Con un sorriso innegabile e l’abbraccio stretto di chi si è fatto carico del mio zaino per accompagnarmi in Ostello, dopo aver attraversato i paesaggi del Kent.

Dover è una città che si trova sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Una città che si tuffa nell’oceano dall’alto delle sue bianche scogliere.
Ho scoperto la sua esistenza grazie a WorkAway. Un sito di annunci internazionali, che mette in contatto viaggiatori, con ostelli, famiglie o fattorie. Le strutture cercano aiuto nella gestione delle loro faccende, offrendo in cambio vitto e alloggio. Offrendo la libertà di scegliere il periodo di permanenza, senza contratti, senza limitazioni.
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Voce del verbo succedere

Ho deciso di partire.
Ho deciso quando mi sono resa conto di non avere vincoli, ma solo abitudini.
Quando, per l’ennesima volta, ho sentito la mancanza di qualcosa.
In una storia senza futuro, in un lavoro senza prospettive, in una piazza senza più stelle.

Ho pensato che l’unico modo per cambiare questa vita, fosse quello di iniziarne un’altra.
Così, ho scelto di partire.
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Cose che dimentico

Il mio modo di spostarti i capelli dal viso.
Il tuo di affondarci le mani dentro.

Il tuo modo di dare baci morbidi che non sapevi di avere.
Il mio, di girarmi dall’altra parte e lasciarti il vuoto davanti, prima di iniziare a ridere con te.

Il tuo modo di rifare il letto tutte le mattine. L’attenzione, la costanza.
Il mio, di lasciare sempre tutto in disordine.

Il mio modo di parlarti di cose serie, dall’alto di uno scalino, sennò non ci vediamo.
Il tuo di avvicinarti “sennò non mi sento”. Continua a leggere..

3 Cose che porterò per sempre in giro. Il mio Portogallo.

Ho fatto un viaggio. Un viaggio vero, di quelli che ti attraversano dentro e ti segnano.
Di quelli che graffiano.
Di quelli che ti prendono per mano e ti accompagnano sulla riva dell’oceano e ti lasciano lì. Sola. Continua a leggere

Mollare non è perdere. È ricominciare.

Questa è una storia senza lieto fine perchè è una storia appena iniziata.
La storia di chi sceglie di crederci, di provarci, di continuare a sognare.
Questa è una storia che va contro una realtà che ci vuole razionali ad ogni costo. Continua a leggere..

Il mio numero preferito è il 7, ma il 59 non mi dispiace.

Ciao Sig. Together,
ho letto il tuo annuncio dove dici di cercare stagisti, così ho deciso di scriverti.
Ti do del tu a costo di sembrare eccessiva, ma ti ho visto in così tanti video che mi sembra di conoscerti da anni. Spero la cosa non ti dispiaccia. Continua a leggere..

Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato

Stanotte ho staccato da lavoro all’una e mezza. Sono arrivata a casa, ho fatto una doccia lunghissima, ho acceso il pc ho messo una playlist dei Litfiba del 1995 Continua a leggere..

Estati d’animo

Mi sono arrivati gli auguri di buon ferragosto.
Ma auguri di cosa?!

Io l’estate l’ho sempre vissuta in un altro modo, roba che il 15 agosto non c’è tempo di augurarsi una gran ceppa di minchia! Continua a leggere..

Mi sono perso

In giro ci sono persone straordinarie, che si confondono nella folla tra gente ordinaria, senza obiettivi, senza passioni.
Senza cervello.

Le persone straordinarie sono quelle che ti attraversano dentro, si aprono un varco con un sorriso, il tuo e il loro.

Sono quelle che anche a 34 anni hanno il coraggio di inseguire le proprie passioni su una barca, nonostante tutto e nonostante tutti.
Le persone straordinarie ti lasciano un vuoto quando scappano via e un apribottiglie in un cassetto.

Poi ci sono io, che resto qua a cercare di finire l’università.

I saluti fanno schifo.
Sia messo a verbale.

Nobody said it was easy

Il cambiamento fa paura perchè rompe lo status quo, crea disordine.

Ma certi giorni è come trovarsi sull’orlo di un precipizio ed essere costretti a fare il grande salto, mentre affanni e cerchi di rimettere insieme i cocci di una quotidianità troppo pesante.
Mentre per l’ennesima volta rovisti nei tuoi pensieri cercando dei validi motivi su cui basare l’idea che domani sarà diverso, oggi è stata solo un’altra brutta giornata.
Mentre urli al telefono e ti guardi intorno, vedi tutto quello che c’è e tutto quello che c’è stato, scomparire in dissolvenza.

Allora lo fai.
Fai il grande passo.
Rompi gli schemi, spacchi il vetro che poteva essere rotto solo in caso di emergenza.
Dici quello che pensi, a tutti.
Guardi allontanarsi la sicurezza della quotidianità, quel rifugio da cui nessuno vorrebbe mai uscire.
Uccidi la tranquillità.
Mentre l’aria fredda ti spettina i capelli e ti toglie il respiro, assapori l’adrenalina del cambiamento.

Tutti ti fissano spaventati e aspettano che ti schianti al suolo, ma tu guardali e sorridi.

Le nostre scelte ci rendono vivi.
Questa è la libertà.

Prendi i Big Foot, ad esempio..

Scusatemi un attimo, oggi devo parlare di una cosa.

Io sono di Vieste. 14.200 splendide anime agitate che vivono sulle rive Gargano.
Vieste, ridente località turistica d’estate, cittadina del cazzo d’inverno.

Arriviamo al punto.

I paesi esistono da sempre, piccole comunità, villaggi primitivi, non so se ho reso l’idea.
La mentalità da paese è unica e inconfondibile ovunque!

Ci sono i pettegolezzi, i pregiudizi, i ricchi che sperperano, gli onesti che arrancano sperperando e gli onesti che arrancano e basta. La politica che non va.

I rivoluzionari esistono da sempre. E con ciò non mi riferisco a quelli che impugnano un machete urlando contro il cielo. Intendo quelli che hanno la determinazione di seguire i propri ideali, le proprie convinzioni fino a realizzare i propri progetti.

Prendi i Big Foot, ad esempio, giovani rampanti che hanno creduto nei loro sogni e nelle loro idee per arrivare a fare una vera e propria rivoluzione. Dapprima un programma su OndaRadio, poi, sbandierando le loro convinzioni attraverso quello che è il proprio talento musicale.

big foot sound - vieste

Hanno portato buonumore, festa nell’estate garganica, oltre ad aver organizzato serate con belle personalità musicali. Hanno avuto l’appoggio di alcune attività commerciali per riuscire nell’organizzazione. Come pensiate abbiamo guadagnato la loro fiducia?

I Big Foot sono stati i primi? Saranno gli ultimi?
Voi dove siete?
In cosa credete?

Riuscite ad agire senza essere polemici o ridondanti, senza stare a ribadire ogni cazzo di giorno quanto duro sia combattere la mentalità paesana?
Avete deciso di riportare le chiappe al sud dopo l’università, dopo l’erasmus, dopo i viaggi in America, per fare la lagna tutti i giorni?

Invece, se riuscite a credere ancora in qualcosa, fatelo.

Alzatevi la mattina, armatevi di buona volontà, del vostro sogno nel cassetto, di dialettica, e fate quello che vi riesce meglio.
Fatelo con ardore, con passione, con amore. Un passo alla volta, perchè nessuno è mai cambiato dall’oggi al domani, e se pensate di essere soli a combattere questa battaglia, guardatevi intorno. Cercatevi. Trovatevi.

Il problema più grande dei vecchi, dei vecchi di Vieste, è proprio quello di guardare nel proprio piatto cercando di riempirlo a discapito di tutti.
Fate la differenza, siate uniti.
Siete più di quanti pensiate.

Una volta un vecchio che ha detto “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
E tu? Dove vai a cambiare?

Chiudi la porta quand’esci, please!

Stanotte ti ho sognato.
Suonavi alla porta della mia nuova casa e io ti facevo entrare.
Eri arrabbiato con me, come quella volta che mi hai dato della puttana presentandoti a casa mia all’improvviso, un’ora prima del mio esame di inglese.

Nel sogno mi dicevi che quella era casa tua e che io dovevo andarmene, che non volevi più vedermi.
Urlavi e io più di te.
Ad un certo punto ero esausta, come sempre, dopo le nostre discussioni.
Ti ho lasciato da solo in cucina e sono andata in camera mia.
Ero nervosa.
Arrabbiata con te.

Tu sei venuto a cercarmi in camera, in silenzio. Ti sei avvicinato per darmi un bacio ma io mi sono spostata.

Ti sei arrabbiato ancora, ma io ero tranquilla e con tranquillità ti ho detto che nella mia vita ora c’è un’altra persona, una persona che mi fa stare bene davvero.
Una persona a cui porto rispetto, come ho sempre rispettato inutilmente te.
Inutilmente perchè sei sempre stato convinto del contrario e dalle tue convinzioni è sempre stato impossibile distoglierti.

Dopo averti detto questa cosa ti ho lasciato solo nella mia stanza, con quel tuo sguardo perso e quel silenzio assordante che eri così bravo a creare e a mantenere.

Sono andata a farmi la doccia, e mentre l’acqua mi lavava i capelli pensavo alla mia vita lontano da te, e mi sentivo leggera.

citazioni lo stato sociale

Io ero il caos che mi circondava

Ieri sera ho staccato da lavoro alle 2, sono arrivata a casa e mi sono fiondata nel tunnel dello streaming estremo. Tre puntate di Dexter.
Tre.
Ognuna da 50 minuti, come se non ci fosse un domani.
Invece, puttana Eva se il domani c’era!

Mi ha svegliata la badrona di casa. Alle 9 e mezza.

Da oggi ci sarà una new entry a casa.
Con questo siamo a quota due ragazzi e un cane.
Se un giorno dovessi dimenticarmi di comprare gli assorbenti sarei spacciata!

Ma la questione più astrusa sarà identificare i miei coinquilini che hanno lo stesso nome.
Le proposte sono:

* Franceschi
* Frank & Francy
* Francesco 1-2
* Fra (generico)
* Francesco tu e Francesco l’altro
* Il vecchio e il nuovo
* Ao!
* Uomini!
* Ehi voi due!

Chiedo l’aiuto del pubblico.
Apriamo il televoto.

Anni di lotte femministe per la parità dei diritti e io rivendico i miei piazzando un secchio per la spazzatura in bagno, per le salviettine struccanti.

“Il mio coinquilino Evan mi racconta di un suo coinquilino che aveva comprato tutta una serie di quelle lettere magnetiche da attaccare sul frigo per lasciare messaggi a quelli che abitavano con lui. Roba come “Ehi ragazzi. Cerchiamo di mantenere pulito”.  Ma gli altri li ricomponevano scrivendo cose tipo “Dite di no ai coinquilini rompicazzo”.

[E morì con un felafel in mano, J. Birmingham]

E morì con un felafel in mano - He Died with a Felafel in His Hand

Tema: la mia amica del cuore.

Svolgimento:
Ieri, quando ho finito il mio turno a lavoro, Enza Teresa è passata a salutarmi. Appena mi ha vista ha insultato il colore sbiadito dei miei capelli e la mia felpa eccessivamente pigiamosa ed io in quel momento ho deciso che Enza Teresa sarebbe stata la mia nuova amica dal cuore.
Allora gliel’ho detto.
E ho detto: vuoi essere la mia amica del cuore per 10 giorni?
E lei ha detto: ok. Solo per 10 giorni.

Io ed Enza Teresa per festeggiare abbiamo stappato un’imperial ipa del Green Flash ma poi, dato che eravamo tanto tantissimo contente e tutti dovevano saperlo, abbiamo decretato che un’imperial fosse poco e quindi abbiamo bevuto ancora un po’.

Ho urlato e starnazzato come un’oca, e poi, io e la mia nuova amica del cuore con scadenza, siamo andate al ristorante cinese. Noi entravamo e tutti uscivano perchè era un pò tardi.
A mezzanotte e un quarto eravamo ancora sedute a cercare di mangiare gli spaghetti di soia con le bacchette che fanno tanto cinese di sta minchia.

Poi, Enza Teresa è andata a casa. Io avevo l’ansia di cascare ancora dalla scaletta del letto a soppalco, ma c’ho solo quel letto e quindi mi sono arresa e sono andata a casa anch’io.

Non ci siamo scambiate il numero di telefono e neanche il contatto facebook. Non so come nè quando, ma io ed Enza Teresa ci rincontreremo, perchè abbiamo deciso che un giorno ci chiuderemo a casa da sole e faremo tanti pasticci con i colori per i capelli.

Per i prossimi 9 giorni saremo ancora amichissime e se riusciremo a risentirci, continueremo a parlare delle nostre cose come se fossimo amiche di pannolino, mentre invece ieri era la prima volta che uscivamo insieme e sono stata bene.

Ho pensato poco.
Ho bevuto tanto.
Ho parlato troppo.
Ma va bene così.

Dovete restare in silenzio. Tutti quanti.

Avete visto 300 – L’alba di un impero?
Ok, riassumo: il film narra l’eroiche gesta di Leonida, re degli spartani, che rifiuta di sottomettere la sua città al re persiano Serse, e guida un esercito composto da 300 dei migliori guerrieri di Sparta in difesa della sua terra e dei suoi ideali.

Ecco.

Avete presente la scena i cui Leonida gridando “questa è Sparta!” prende a calci il messaggero persiano e lo zittisce dopo che questo non aveva scelto con sufficiente accuratezza le sue parole?

Ecco.
Dai, venite qua. Il pozzo è pronto, aspetta solo voi!

E lo so che il mio livello di stress agli spartani gli fa na’ pippa, ma oggi per quanto mi riguarda l’universo deve morire male.

Se mi fossi candidata alle elezioni il mio motto sarebbe stato: Datemi una clava, e renderò questo mondo un posto migliore.
Onesto. Sincero. Sentito.
Condiviso, perchè infondo l’uomo con quella cazzo di teoria evoluzionistica di Darwin, si è fottuto da solo!

Avevo bisogno di una birra come base per ricominciare

Oggi mi sono svegliata alle otto, con le palle girate e una parola in testa.
Così ho deciso di passare di qua e rendervi partecipi delle frivolezze a cui mi appiglio per distrarmi e dimenticare di odiare il genere umano per qualche minuto.

Quindi per cui, non ho resistito alla tentazione di condividere la mia ultima parola preferita che mi intasa il cervello da qualche mese.
Pronti?

Ca-ter-pil-lar.

Suona bene, sarà l’unione di quelle t e quelle r mi sanno di parola cazzuta e aggressiva del genere che useresti per insultare qualcuno, appena sveglia quando ti girano le palle.

Invece no, in inglese significa bruco. Manco verme. Proprio bruco del cazzo! Che sfiga!

Comunque la Caterpillar oltre ad essere una parola inutile, è una birra.
La mia birra preferita.

Aperta parentesi.

La Caterpillar nasce dalla collaborazione di BrewFist con il birrificio danese Beer Here.
E’ un’American Pale Ale, viene prodotta con luppoli neozelandesi e malto di segale che regala un gusto secco e aromi fruttati e resinosi intensi e persistenti. E’ secca e amara e io nella vita potrei bere solo questa.

Poi non dite che non ho studiato!
In ogni caso, se non l’avete mai provata, dovete farlo, e non accetto scuse.

Chiusa parentesi.

Dopo questa interessantissima sbrodolata, passiamo a cose ancora più interessanti: ho i capelli rossi.
E con rosso intendo rosso fuoco. Senza vie di mezzo.
Extreme!

Il resto lo lascio alla vostra immaginazione.
..

….
Paura, eh? Fate un bel sospiro di sollievo, ho tinteggiato solo le punte, mica volevo diventare la controfigura di IT.

IT

E si, se ve lo state chiedendo, confermo la teoria delle donne che sconvolgono i capelli quando vorrebbero che qualcuno gli sconvolgesse la vita.
In positivo.