Prontuario degli uomini da non frequentare

Su suggerimento di Alessio Alessandro, su ispirazione sua e in risposta a questo, vi concedo le mie più segrete e profonde riflessioni sull’altro sesso. Da usare in qualsiasi circostanza. A breve disponibile nella versione pocket, da portare comodamente in borsa per una pratica consultazione.

Uomini da evitare, (ma che tassativamente mi trovo a frequentare):

– quelli che si sbarbano tutti i giorni, (in particolare quelli che lo fanno senza tagliuzzarsi), precisini, ci tengono troppo all’estirpazione del pelo. Potrebbero riversare questa mania depilativa su di te. Fanatici del transfert!

– quelli che si incazzano se fuori piove, ed entri in macchina con le scarpe bagnate.

– quelli che ti chiedono di cambiarti la borsa perchè non è lo stesso colore delle scarpe.

– quelli che non preparano mai il caffè. Se non lo fa durante tutta la giornata, non ci sono speranze che la mattina lo preparino al posto tuo!

– quelli prevedibili. Quelli che ti fanno regali sono in determinate occasioni, e ti regalano i fiori solo dopo una litigata.

– quelli che più il regalo è grosso, più si sentono il diritto di incrementare la propria stupidità e incapacità di relazionarsi.

– quelli che “ti passo a prendere alle 9”, alle 9.30, sei pronta e lui non è ancora arrivato, e alle 10 ti trova già mezza ubriaca, perchè in qualche modo il tempo lo dovevi ammazzare. E poi si lamenta. Lui!

– quelli che si fanno le offerte telefoniche per chiamarti, ti chiamano, ti cercano, dicono cose, fanno cose, progettano cose, propongono cose, e poi..smettono. Insomma, quelli che fanno tutto da soli.

– quelli competitivi.

– Babbo Natale.

– quelli che non sanno cosa significa “razionalmente” e che non sanno dell’esistenza dei congiuntivi.

– quelli che continuano a parlare di calcio, pesca, macchine, moto, palestra, playstation, delle condizioni atmosferiche, delle ex, mentre tu gli sbadigli in faccia, concedendogli una panoramica completa delle tue tonsille e dell’insalata incastrata tra i denti.

– quelli che all’improvviso, senza preavviso, si tagliano la barba!

– quelli che non ascoltano quando parli e poi ti fanno domande su quello che hai appena detto.

– quelli che non ridono mai, mentre tu ti scompisci!

– quelli che pensano che tu sia sua sorella, il suo peluches, il suo cane, la sua migliore amica, il suo soprammobile, il suo pezzo di arredamento, la sua animatrice privata, la sua dama di compagnia..(lista in continuo aggiornamento).

– quelli che non cantano, che ti sfruttano, che parlano senza guardarti in faccia.

– quelli astemi, che non fumano, non dicono mai una parolaccia.

– quelli che si sentono simpatici. Ma non lo sono. E non se ne accorgono.

– quelli che tu gli chiedi di vedervi e lui ti invita a cena con gli amici.

– quelli che non prendono mai l’iniziativa per fare qualcosa e non hanno l’improvvisazione nel sangue.

– quelli che non ti assecondano.

– quelli che sono troppo quadrati, impostati, schematici, ordinari..normali!

– quelli che scappano, ti evitano, non affrontano le situazioni, fanno finta di niente.

– quelli che hanno la cervicale..e non per la cervicale!!!

– quelli che pensano di potersi comportare come vogliono solo perchè pensano che tu non ti arrabbieresti mai. Ma non hanno capito che quelle di plastica si chiamano Barbie, tutte le altre, fortunatamente, hanno un carattere.

– quelli che hanno 97 anni, sono dei Mormoni o sono in coma farmacologico!!

– quelli egocentrici, che leggendo questo post si sentiranno chiamati in causa.

Uomini a cui tutto è concesso, (e che sfortunatamente non mi troverò mai a frequentare):

– George Clooney, yes you can! Brizzolato, barba incolta, sorriso affascinante, in più sei il testimonial per le campagne pubblicitarie della Nespresso..in pratica l’uomo perfetto!

– Johnny Deep. Non per te, perchè la tua versione normale, è normale, ordinaria. Amo i tuoi personaggi. Jack Sparrow tu sei stato il rastone dei miei sogni. Johnny, mi hai fatto innamorare del Cappellaio Matto, e sappi che ho quasi odiato Alice quando ti ha lasciato nel Paese delle Meraviglie.

– Elio Germano. Mi hai conquistata a 13 anni quando ti ho visto nel ruolo der pasticca in “Un medico in famiglia”. Forse sei l’unico pensiero coerente della mia vita. Non posso non amarti!

– Fabio Volo. E non mi pare debba aggiungere altro.

"Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti

"Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti

“Allora cosa cerchi?”

” Non lo so. Forse niente, forse tutto. Magari adesso, più che cercare, voglio vivere quello che mi capita, quello che la vita mi dà. Amo giocare. Essere libera. Faccio un lavoro a New York che mi piace e che mi sono trovata da sola. Sono felice e fiera di me anche quando faccio la spesa e spingo il carrello. Se mi va la sera esco, altrimenti me ne sto a casa a leggere o a guardarmi un film o a cucinare qualcosa di buono per me, o per gli amici. A volte mangio a tavola e apparecchio, oppure mi siedo per terra con la schiena appoggiata al divano. Mi apro una bottiglia di vino anche se sono sola. Non devo discutere. Sono indipendente. Difenderei questa condizione con tutte le mie forze. Sempre. Eppure anch’io a volte avrei bisogno di un abbraccio, di arrendermi e perdermi tra le braccia di un uomo. Un abbraccio che mi faccia sentire protetta anche se so proteggermi da sola. Sono in grado di fare le cose di cui ho bisogno, ma a volte vorrei far finta di non esserlo per il piacere di farle fare a qualcun altro per me. E’ una sensazione. Ma non voglio stare con un uomo per questo. Non posso scendere a compromessi, non posso rinunciare a tutto quello che ho, alla mia libertà, per quell’abbraccio che poi spesso con gli anni non c’è nemmeno più”.

[Il giorno in più, Fabio Volo]

Ammmm-mmuuuuu–ffffi-sco!

Ammmm-mmuuuuu–ffffi-sco!

Gentile Professore Antonio S.,

sono una disperatissima studentessa del suo corso di economia aziendale. La volevo informare dello stato vegetativo in cui mi trovo a causa del suo esame. La mia organizzazione fa schifo, lo ammetto, (anche se  questo è un dettaglio), ma sto cercando di migliorare (e questa la uso come attenuante!), ma in ogni caso devo smettere di addossarmi tutte le colpe, quindi…è colpa sua e del suo esame! Probabilmente a lei non interessa, ma sinceramente, a me non interessa che a lei non interessi! Quindi…tiè!

Ho passato tre giorni consecutivi in pigiama. Sono uscita di casa solo per comprarmi il caffè. Tassativamente in pigiama. Sono quasi completamente sicura che verrò all’esame in pigiama, perchè ormai è parte di me. Io sono parte di lui. O se vogliamo vederla in un modo più romantico, non riusciamo più a vivere l’uno senza l’altra.

La mia stanza produce autonomamente acari della polvere, sicuramente combinando fattori produttivi complementari e strumentali…anche se non ho la più pallida idea di quali potrebbero essere… in ogni caso, mi ricorda tanto quelle fottute aziende dei suoi esercizi. Io sto cercando di stimare quale potrebbe essere il mio utile e il mio profitto se li iniziassi a vendere.

La mattina dell’esame, quando mi presenterò in aula con il mio fottuto pigiama rosa a fiori, e implorerò la pietà della corte, lei deve avere pietà di me. Mi deve fissare intensamente negli occhi, (cercando di non soffermarsi sul mio folto baffo), e deve dire che passerò quest’esame.

E ricordi-di-di-i-i-i..(finga di sentire l’eco della mia voce come se stessi scomparendo), non mi chieda assolutamente in che tipo di scuola mi sono diplomata, perchè in quel caso sarei costretta a mentire spudoratamente, e lei se ne accorgerebbe. Non ho tempo di esercitarmi a dire bugie. Le mie notti le passo a immaginare di essere una protagonista del nuovo film di Paolo Genovese, “Immaturi“. Non so se ho reso l’idea.

Distinti saluti

MikelAlice

Giochino cretino

La vita nelle case dello studente dell’adisu ti mette ogni giorno di fronte a delle realtà diverse, incredibili e strabilianti.
Mi rendo conto che non è facile trovare delle risposte a degli interrogativi così profondi. Io in prima persona mi trovo in seria difficoltà, però..ve la faccio facile..infondo quando hai le risposte pronte devi solo scegliere.

1. La scritta “Lavanderia” sulla porta di un locale allagato, sta ad indicare:

a) un acquafan
b) una rievocazione del set di “Titanic”
c) un esperimento scientifico per chiarire se le lavatrici affogano, e nel caso lo facciano, se soffrono
d) uno scherzo!! ahahahahahah!! 224 studenti non possono davvero usufruire di un servizio del genere!! ahhahahaahah!! ci sono solo 3 lavatrici, di cui una è la causa dell’allagamento! ahahahahaha!! (che burlona quest’Adisu)

2. Laziodisu offrendo il servizio lavanderia vuole:

a) lanciare un nuovo innovativo servizio, invitando gli studenti ad inginocchiarsi a terra e lavare le proprie mutande nei fiumi d’acqua messi a loro disposizione
b) selezionare il nuovo Jack e la nuova Rose, con il fine ultimo di organizzare gare di sputo dai balconi da una palazzina all’altra (su ispirazione del Titanic)
c) far tornare gli studenti, piangendo, dalle loro madri
d) protestare contro gli studenti, che hanno già troppi servizi a loro disposizione! (ecchemminkia!!)

3. La lavatrice, inondando la lavanderia, vuole:

a) cercare di lavarsi con il detersivo di cui è ricoperta
b) candidarsi come futura Rose, farsi notare da Jack e sperare di essere salvata da lui
c) prendersi un periodo di ferie e sperare di galleggiare fino in Venezuela
d) protestare contro gli studenti che vogliono farla lavorare (unendosi alla battaglia portata avanti dall’Adisu stessa, da anni)

4. Io che entro in lavanderia con l’armadio in una busta:

a) mi lascio scivolare a terra, rotolo divertita nell’acqua, e facendolo passare per un incidente, vado in direzione, mi incazzo e sfogo il mio stress da esame
b) mi candido per il ruolo di Rose, stendendomi a terra con indosso solo una collana (fatta con i semi d’anguria e le nocciole) rubando la scena alla lavatrice
c) resto allibita ed inizio ad imprecare (in una lingua da me coniata per l’occasione) contro la telecamera di sorveglianza
d) rischio di affogare, ma io non abbandono il campo di battaglia, nossignore!! Attraverso il lago, faccio le lavatrici, e torno a studiare con i jeans bagnati fino alle caviglie..imprecando!

Eppure sono sopravvissuta

Eppure sono sopravvissuta

7 traslochi, 24 coinquiline, 7 compagne di stanza, 1 laurea, in poco meno di 4 anni..e inZomma la stabilità non ci piace..

[..] Si chiude un capitolo di amicizie, convivenze, riunioni in cucina per discutere della spesa di casa o di chi non fa le pulizie, feste, pizze, pisellate in testa, urla, pianti, abbracci, sorrisi e risate isteriche..studio..Tanti ricordi di tanti naufraghi e rom passati in queste case, ora resta solo tanta tristezza e la speranza che le cose migliorino sempre, e che un giorno di queste convivenze dello studentato restino solo i ricordi dei momenti migliori di tutti!

[ B9, 8 dicembre 2008]

Ogni volta che lascio un ambiente, una situazione, mi chiedo se alla fine tutto questo mi mancherà. Anche questa volta l’ho fatto. L’ultima sera, mentre finivo di impacchettare le mie cose, mi sono affacciata due minuti al balcone della cucina. Ho ripensato a questi ultimi sette mesi, a tutti quello che mi è successo, a quello che ho fatto, alle persone che ho conosciuto, a quante cose sono cambiate dentro di me e intorno a me. Beh, stavolta lo sapevo che qualcosa mi sarebbe mancato. [..] Con loro mi sono divertita davvero tanto. Grazie ragazzi. Grazie delle serate esaurite, delle notti passate a studiare e delle notti passate a mangiare, grazie di aver sempre pensato a cucinare per me a parte. Grazie di aver alleggerito i miei momenti peggiori. Grazie dei mille sorrisi e del milione di risate che mi avete regalato. [..] Mi avete fatta stare bene, nonostante l’isolamento di via Schiavonetti! W i balconi delle cucineeeeeee!!

[506 A, 28 luglio 2009]

Avete presente il testo dei 99 Posse, “Impercettibili sfumature”? Avete presente l’inizio, quella parte che dice:

“I giorni scorrono veloci
più di quanto potessi desiderare
le notti sono assai più brevi
di quanto potessi temere
mi mancano già questi luoghi
mi mancano già i vostri nomi
l’essenziale è invisibile agli occhi
il cuore invece no, non può, ingannarti
no non no no, no no!
I pensieri scorrono più veloci della luce
i miei occhi parlano con un’altra voce
i pensieri scorrono più veloci della luce
e i miei occhi…

Impercettibili sfumature,
così difficili da dimenticare,
così decise da trasformare
sorrisi in lacrime,
impercettibili sfumature
così decise da trasformare
cieli grigi in giornate di sole
il coraggio in mille paure..

[4 piano B, 29 novembre 2009]

Lasciare quella che è stata definita da me medesima, “la casa della gioia”, non mi provoca nessun tipo di sconforto. E io non lascerò qui nessun tipo di ricordo. Vado a prendere le ultime cose e a lasciare i soldi della bolletta.

[Pigneto, 9 gennaio 2011]

Parole, parole, parole..

Parole, parole, parole..

Oggi è andata così. Vi sbrodolo le mie ultime profondissime, interessantissime, riflessioni lessicali e poi giuro che cerco di pensare a qualcosa di sensato.
Cerco.
Cercherò.
Ci proverò.

Sempre/mai. L’inutilità per eccellenza.

Due avverbi che la maggior parte delle volte sono usati fuori luogo.  Parole che si sentono importanti perché danno il senso di assoluto. In verità, sono nettamente sopravvalutate. Vengono appiccicate a piacimento per colmare vuoti, ma loro stesse sono di per se vuote. Probabilmente l’unica cosa reale che creano sono momenti di imbarazzo cavalcante. Dovrebbero essere vietate soprattutto nelle favole, sono diseducative e illusorie! Bandite dal mio vocabolario!

Abbastanza, è una parola che odio. Stupido avverbio rovina-umore!

E’ una parola irritante. Si accompagna sempre a frasi stronze del tipo “non hai studiato abbastanza”; “non ti sei impegnata abbastanza”; “non sei abbastanza alta”; “il problema è che non gli piaci abbastanza”. Odiosaaa!! Abbastanza è una parola che esiste per il semplice gusto di infastidire. Indica quella mediocrità, quel non essere nè carne nè pesce. Dire “non bla bla abbastanza bla bla” è come quando all’esame della patente ti bocciano per un errore, c’eri quasi, ma sei caduto sul più bello! Dovrebbe essere bandita dal lessico italiano! Io la bandirei. Eliminiamola!!!

Scegliere. Io amo il verbo scegliere.

E’ un verbo favoloso, lascia aperte tutte le possibilità, ti da un potere supremo. “Io posso scegliere!” Fantastico, no? Si può scegliere qualsiasi cosa, in qualsiasi situazione, in qualsiasi momento. Scegliere è decisamente la mia parola preferita. Io adoro scegliere, soprattutto quando prendo la decisione giusta!

Sorridere. Che non è ridere.

Il sorriso è qualcosa di più delicato e discreto della risata. Decisamente meglio. Mi piace, mi fa venire in mente qualcosa di dolce, di timido. Mi piace non tanto come parola in sè per sè, quanto per le immagini che evoca.

Dato che l’italiano in Italia non regna sovrano, spariamoci anche questa perla di viestano, che ha sempre il suo perchè..

Fgghià. Mi fa ridere troppo!

E’ una parola così grezza e usata così raramente che è impossibile non amarla! Suona proprio così pesante, fgghià!! “Me fatt fgghià!” che tradotto sarebbe “mi hai fatto partorire!”. Probabilmente allo stato attuale la usa solo mia sorella per insultarmi quando sono lenta a fare qualcosa, ma a me fa ridere, quindi mi piace!

Pack! pack!

Pack! pack!

– Ciao!
– ..ciao..
– Sei MikelAlice, vero?
– Yessss..tu sei quello venuto per punirmi in nome della luna?
– Diciamo..
– Di cosa vuoi parlarmi?
– Di quello che vuoi tu..
– Semplici e un pò banali, io direi quasi prevedibili e sempre uguali..
– Che fai, canti?
– Si, così per rompere il ghiaccio..
– Ok, il ghiaccio è frantumato, dimmi tutto..
– Che ti dico..con te sono stata bene..
– Dici davvero?
– Momenti di inferno e attimi di paradiso, baby!
– Non riesco a capire quando sei seria e quando mi prendi in giro.
– Già. Potreste fondare un club, il club “quelli che non capiscono”!
– Grazie per il consiglio!
– Si figuri, quando vuole!
– Quindi…
– Quindi si! Sono stata bene. Anche se infondo tu non hai fatto niente di   particolarmente eccezionale. Anzi, potrei dire con sicurezza, che le mie scelte mi  hanno fatta stare bene, ma tu sarai ricordato come quello che mi ha fatto stare bene. Contento?
– Autostima a mille?
– Ogni tanto ci vuole.
– Lamentele?
– A parte i momenti d’inferno no.
– Quindi posso considerarmi un capitolo chiuso?
– Yesss..ma sappi che ti porterò nel cuore, sarà impossibile dimenticarti, anche solo   perchè è quest’anno che mi sono finalmente laureata.
– Rimpiangerai queste parole. Il passato sembra sempre migliore di quando lo si è vissuto!
– Cos’è una legge universale? A me non piace generalizzare..
– Ok, sto zitto che è meglio.
– Bravo, bravo…Vabbè bellezza una pacca sulla spalla ti basta o vuoi qualcosa di più eclatante per archiviarti?
– Paccheggiami pure.

pack, pack..

– MikelAlice, non sei tagliata per i suoni onomatopeici!
– 2010, nonostante tutto, e nonostante tutti, è stato un piacere! E comunque, sappi che chi si accontenta gode!
– Allora tu ti saresti potuta accontentare di SuperFlashMan!
– Ah-ah-ah!! Quella parte dell’anno l’ho rimossa..in ogni caso, la tua simpatia mi travolge! Adesso, sparisci!!!
– Ok, allora ciao..
– Addio 2010!