Non sapevo cosa fosse una startup quando ho cominciato..

Non sapevo cosa fosse una startup quando ho cominciato..

Io me lo ricordo bene quel giorno. Era lunedì 12 marzo.
E’ stata la prima volta che ho risposto al telefono pur stando a lezione.
A monosillabi, ma fortunatamente ho risposto.

Se la prima impressione è quella che conta, credo di essere passata come una con dei problemi non indifferenti.
Se il destino esiste, quel giorno era chiaramente schierato dalla mia parte!

Al colloquio ero nervosa e cercavo di distogliere l’attenzione ogni volta che Eddy mi chiedeva l’indirizzo del blog.
Come minimo nella prima riga che avrebbero letto ci sarebbero state 10 imprecazioni. Come giocarsela malissimo, inZomma.

Dopo il colloquio avevo pensato che se non mi avessero richiamato ci sarei rimasta male. Davvero.

Era bella l’idea. Era interessante.
Ma soprattutto era bello sentire l’entusiasmo di chi ne stava parlando. Quel fiume di parole di chi vuole spiegarti tutto perchè vuole farti capire tutto, coinvolgerti.
Ecco. Era la sensazione di essere coinvolta, era la sensazione di poter partecipare attivamente ad un progetto.
Erano le parole magiche di chi ha detto che non cerchiamo qualcuno che risponda al telefono o faccia caffè, cerchiamo qualcuno che collabori con noi, davvero.

Il 19 marzo eravamo tutti lì, carta e penna in sala riunioni. Senza computer!
Per giorni non sono riuscita a ricordare neanche un nome, ma non potevo dirlo a nessuno. Per comunicare aspettavo che gli sguardi si incrociassero, e per far incrociare gli sguardi fissavo la gente come una stalker.
Se l’album delle figurine l’avessimo completato prima, avrei studiato a casa!

Poche parolacce.
Poche pause.
Pochi caffè.

Sembravamo gente apposto.

Oggi sono passati tre mesi e io non riesco a crederci.
MeetingLife è diventato l’argomento dominante delle mie conversazioni.
Il posto dove ho voglia di andare quando non supero gli esami.
I sorrisi che voglio vedere la mattina.

Non credevo sarebbe stato così, era uno stage. Ora è qualcosa di più.

Volevo ringraziarvi per questi mesi.
Perchè avete una pazienza disumana.
Sopportate i miei vaffanculo.
La mia lunaticità.
I miei database indecenti.

Perchè lo spirito di MeetingLife è quello che si respira in un ufficio senza gerarchie e senza l’imbarazzo di fare domande anche per la cosa più stupida in assoluto.
Questo è il vero valore aggiunto che non esiste altrove.

Non voglio imparare cose perchè in altre aziende lo richiedono. Voglio imparare cose per continuare a farle con voi!
Anche se..io avevo proposto di fare finta di abbandonarvi all’improvviso, così, solo per vedere se sareste svenuti..

..
..
non è vero, era solo per avere la maglietta!

Grazie Cinquenove. Grazie Festa.

Liberamente

Sono a casa da sola, da ieri. I miei coinquilini si sono sparpagliati in giro per l’Italia e io studio ammorbando l’anima alla pianta di basilico.

Dicono che bisogna parlare con le piante, io gli ripeto i primi capitoli del libro di Analisi dell’opinione pubblica. Sono quasi certa che potrebbe essere il primo esemplare di pianta suicida. A tratti si sta seccando, ma ho deciso che deve soffrire con me, quindi continuo imperterrita. La chiamano solidarietà, e lei ne è la vittima.

InZomma la vita procede lenta, come le canzoni di Zarrillo che entrano dalla mia finestra aperta. Come le canzoni della messa che ieri entravano dalla mia finestra aperta. Come la ricerca di qualcuno che mi prepari il caffè.

Sono nel bel mezzo della sessione d’esame. La vita è diventata improvvisamente monotona e merdosa. Io isterica e ansiosa. L’altra sera ho scapocciato. Capita. Lasciatemelo fare!
Sono uscita con due amici. Siamo stati in giro tutta la notte. Sono tornata a casa alle cinque e mezza per prendere un asciugamano ed andare a Torvaianica con loro.
Ci siamo stesi in riva al mare.
L’aria era ancora troppo fredda per togliersi la felpa.
Ci siamo addormentati vestiti. Uno a fianco all’altro.
La testa sull’asciugamano, il corpo nella sabbia.
Il rumore del mare.

Prima di chiudere gli occhi ho fissato il cielo.
Ho respirato a pieni polmoni quel senso di leggerezza. Libera mente. Mente libera.

Mi sono svegliata con la faccia nell’asciugamano, i capelli mi coprivano completamente il viso. Probabilmente vista dall’alto sarò sembrata un mucchio di alghe secche trascinate dalla corrente.
Ero ancora imbacuccata nella felpa e completamente sudata.
Mi sono seduta a mi sono guardata intorno. Il mondo era in spiaggia ad urlare e ungersi sotto il sole delle 9 di mattina. Sono rimasta così, a coccolare la mia autostima mentre affondavo le mani nella sabbia bollente.

– Buongiorno Miky! Che stai facendo?
– Guardo le ragazze!
– Perchè? Guarda un pò quei manzi!
– Ssshhh, sto risollevando la mia autostima!

Abbiamo fatto colazione al lido continuando a parlare di qualsiasi cosa.
Sono stata bene. Sono stata me. Senza compromessi.
Questo è il lato della zitellagine che amo e a cui non ho più intenzione di rinunciare.
Mi sento molto più Clementine, che Alice. Molto di più.

Siamo stati felici tutti e tre, perchè si può essere felici anche solo condividendo qualcosa.

Sono tornata a casa all’una e mezza e ho iniziato a studiare.
Dopo un secchio di caffè.

Clementine: Io non sono solo un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.
Joel: Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.
Clementine: Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

[Eternal Sunshine of the Spotless Mind]