Non ho più voglia

Non ho più voglia di proteggermi, non ricordo cosa sia da preservare né da cosa debba essere difeso – voglio essere casa e rifugio e non fortezza da espugnare.
Non ho più desiderio di cercare chi sono negli occhi degli altri, né conferme o rassicurazioni – sono così come mi vedi, non c’è altro – e ritrovo me e le mie certezze nell’assenza di definizioni e nell’equilibrio fra forze una volta nemiche.
Non ho bisogno di uno strumento per realizzare i miei progetti ma mi piace avere compagni di strada.
Non ho voglia di fare qualcuno mio, ma di vedere il suo passo e il percorso che sceglie anche se diverge da quello che sto seguendo.
Non ho la convinzione che le mie qualità e i miei sentimenti e la mia gioia e capacità di amare dipendano da chi mi sta accanto e anzi ho voglia di fargliene dono.
Non desidero che qualcuno si prenda cura di me, semmai sono io ad aver voglia di prendermi cura.
Non ho intenzione di togliere, escludere, separare e allontanare né per rabbia né per presunto amore, delusione od orgoglio ferito.
Non ho nemmeno intenzione però di inseguire chi va via, questa energia limpida e chiara che scorre in me come in tutte le cose è troppo preziosa per sprecarla così”.

“Da nessuna parte io sono qualcosa di qualcuno, e da nessuna parte c’è qualcosa che sia mio.”

Buddha

[A. Jodorowsky – Cabaret Mistico]

Attento a quello che cerchi, potresti trovarlo!

Attento a quello che cerchi, potresti trovarlo!

Tutto iniziò così, e per me era già sconvolgente. Adesso la situazione è completamente degenerata. Palesemente e incontrollatamente. Nonostante i miei interessantissimi e profondissimi sproloqui, c’è gente che approda su queste sponde grazie a queste chiavi di ricerca. Ora, io sicuramente non sono il miglior esempio di sanità mentale, e non voglio di certo sindacare sugli interessi individuali ma..c’è qualcuno che ha dei problemi seri!

Siete arrivati a me, cercando su google o su uno a caso degli altri sfigatissimi motori di ricerca:

buco di culo o buchi di culo, a seconda delle preferenze personali;
culo piccolo, disponibile anche nella variante piccolo culo;
culo, un evergreen semplice e chiaro;
nel bel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai nel culo, è capitato a tutti almeno una volta;
finalmente mi da il culo, a questo punto alzo le mani!
foto buchi di culo, diciamo un catalogo andrebbe bene, del tipo Postalmarket dei culi;
solo buchi di culo, un affezionatissimo, fedelissimo ammiratore;
Bomarzo scultura fallo, giusto per rimanere nella zona rossa;
“da monaca”..mah! Questa non l’ho capita..

Oh, ma allora?! Ci diamo una regolata? Psicopatici di tutto il mondo, smettetela di giungere a me nella speranza di trovare pace alle vostre turbe psichiche!

Detto ciò, vado ad affogare i miei dispiaceri di faccia nel pandoro. Voi, per favore, fate i bravi in mia assenza.

A Natale posso. O almeno così dicono.

A Natale posso. O almeno così dicono.

Caro Babbo Natale della minkia,

dato che oggi ce l’ho con il mondo, senza un apparente valido motivo, ho deciso di sfogarmi su di te, non si sa mai, mi dovessi sentire meglio e tu dovessi rivelarti utile al mondo!
Allora, ricominciamo.

Caro Babbo Natale della minkia,

innanzitutto benvenuto nell’angolo delle umili richieste di MikelAlice. Ora, noi due dobbiamo parlare di quello che ti ho detto l’anno scorso. Dato che sei palesemente un cretino con problemi di memoria, era questa la mia letterina.
Premesso che sei arrivato con il tuo regalo con quasi un anno di ritardo, quindi sorvoliamo sul fatto che in pratica, me lo sarei potuto partorire da sola un uomo normale. Ti ringrazio per non avermi abbandonata a me stessa e alla mia capacità innata di attirare gente del cazzo.

A questo punto passiamo alle cose serie. Dato che i miei capelli sono indecenti e tu te ne freghi, la mia attuale convivenza è perfetta e per gli esami mi sto sbattendo io, a te non resta che cercare di rendermi normale. Potresti iniziare con queste piccole richieste:

  • un contenitore per la mia curiosità del cazzo che fa più danni che altro;
  • togliermi la facoltà di parola, o in alternativa regalarmi un cervello funzionante (lo so che ci stavi pensando da un pò, ma purtroppo per te, non è contemplata l’opzione smettere di scrivere);
  • sviluppare le mie capacità comunicative, che a quanto pare, in determinati ambiti, lasciano a desiderare;
  • allestire in un angolo a caso della mia stanza, un dispenser di pazienza a cui chiunque, donne, uomini, animali o insetti potranno attingere senza sosta, (con una corsia preferenziale per il Controllore e per le vecchie razziste).

Sappi che per una questione di fiducia smisurata nelle tue capacità, ho quasi smesso di insultare gli alberi di Natale. Infondo, il Natale ha così tanta roba da insultare che non vorrei trovarmi coinvolta nel paradosso della troppa scelta.

Quest’anno sarebbe gradito un intervento più tempestivo. Insomma, non vorrei mai stressarti, lavoratore instancabile che non sei altro, però se muovessi il tuo grasso culo bianco prima di ottobre prossimo, ne sarei contenta. Anche perchè, se continuo di stò passo mi tocca rinviarti la lettera dell’anno scorso, e stiamo sempre allo stesso triste punto!

Vabbè, vado a cercare qualcun altro da insultare. Buone feste a te, renne e folletti vari.

Ps So per certo che il punto 2 attirerà la tua attenzione in modo particolare, ma prima di fare danni, sappi che mi riferisco solo a determinate discorsi collegati a determinati ragionamenti, che a quanto pare sono comprensibili solo a me.  Cerca di non peggiorare le cose. Cretino!

Se una soluzione c’è

In questo buio periodo per l’umanità, mentre i ghiacciai si sciolgono, il mondo è in piena crisi economica, il buco dell’ozono cresce, il Grande Fratello non è ancora stato abolito su questo pianeta io..sono afflitta da un grave problema: non ho idea di cosa regalare per Natale al Controllore.
Il Controllore ha tutto.
Quando dico tutto, intendo tutto.
Anche le cose inutili e un accumulo di cose inutilizzate.

In compenso, so perfettamente cosa gli ruberei.

L’unica soluzione agli atroci mali del nostro tempo, è abolire il Natale, le sue luci dai colori osceni e questa stupida usanza di fare regali.

Continuavano a chiamarla Doc!

Continuavano a chiamarla Doc!

Tralasciando la mia personalissima insofferenza verso l’inutile discussione, siamo qui riuniti per informare il gentil popolo che la primogenita diventa dottoressa. Ancora, e fortunatamente per l’ultima volta. Spero.

Siamo pronti? Siamo carichi??

Il pacchetto gioia e felicità include:
– uno splendido viaggio a/r verso l’Università del Salento (micaPizzaEFichi);
– due giorni a stretto contatto con l’allegra famiglia;
– numero indefinito ed indefinibile di domande del tipo: quando ti laurei, quanti esami ti mancano, quando hai gli esami, perchè non ti stai laureando anche tu oggi?
– numero indefinito ed indefinibile di sguardi complici con l’altra sorella (la gnocchettosa), con conseguente scambio di battute del tipo: ma perchè fa sempre le stesse domande? Ma dobbiamo rispondergli? Ma perchè gli rispondi ancora? Ignoralo, prima o poi smetterà. Cantiamo una canzone?
– una discussione pressochè incomprensibile in Genetica;
– pianti e lacrime a volontà;
– disidratazione;
– invidia per l’ambito secondo pezzo di carta;
– abbabbaggio mosche a volontà per le vie del salento;
– rientro nella sorridente Vieste, (indovina un pò? Ad abbabbare le mosche!);
– festeggiamenti per essere sopravvissuti alla guida spericolata di Ninì e alla simpatia travolgente dello struzzo.

Il quadro della situazione può sembrare inquietante, ma in realtà c’è stato di peggio. Vado ad impegnarmi nella stesura di un biglietto d’auguri, uno dei miei soliti, lungo quanto un rotolone regina, uno di quelli che per essere letti hanno bisogno di una mezza giornata di attenzione. Penso che opterò per decantarlo durante le ore di viaggio, tra un “guida piano”, “quanto manca per arrivare” e “fermati che devo fare pipì”. Quando staremo tutti in macchina e nessuno potrà scappare sfruttando futili scuse. Lo so, è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare! Per fortuna l’allegro coinquilino mi offre questo allegro sottofondo che aiuta a delirare meglio.

Problemi di separazione

Problemi di separazione

– Scusi, devo stampare la carta d’imbarco.
– La stampa si paga.
– Vabbè devo partire, quindi..
– Costa 40 euro più iva.
– EEEEEHHH????
– Quando deve partire?
– Adesso.
– No vabbè, allora non posso fare niente. Posso accedere al sistema fino a 4 ore prima della partenza. Ormai ha perso il volo.
– EEEEEEHHHH????

Allora, premesso che sono le sei di mattina, è domenica, sono a Bergamo e c’è la nebbia. Quindi, è già una giornata del cazzo!
Tu sei una tristissima dipendente di Ryanair, che è un’idea triste già di suo, senza prendere in considerazione i colori osceni delle divise.
Premesso che non è un problema mio se ti hanno appioppato il turno di mattina e che, stanotte evidentemente ti si è scaricato il vibratore.
Premesso ciò, ti volevo dire, che sei una cretina!

Ma non te l’ho detto. In realtà, non me ne fregava niente del fatto che rode più a te che a me stare in quell’aeroporto. In realtà avevo altro a cui pensare.

Il Controllore mi guarda. Io lo guardo. Noi ci guardiamo.

Io: mi viene da ridere. Sto cercando di contenermi.
Lui: io piangerei (sorride).
Io: ..bene. Caffè? (sorriso dormiente).
Lui: ovvio (sorriso normale).
Io: inZomma non era destino (sorriso idiota).
Lui: la tua è solo una scusa per restare (sorriso smagliante, nei limiti di quelli proponibili all’alba). Comunque ci potevi pensare prima di farmi svegliare alle 4.30.
Io: beh, si. Scusami (sorriso imbarazzante).
Lui: non ti preoccupare (sorriso accattivante).
Io: (Sbav!) (sorriso ebete + sguardo languido).

Il piano di riserva è stato (in ordine sparso): pensare qualcos’altro che mi riporti a casa il prima possibile. Meditare vendetta contro la Ryan. Pensare a quanto siamo bellini mentre ci sorridiamo con gli occhi ancora incaccolati. Odiare quella repressa del bar che per poco non mi lanciava il cannolo siciliano dietro, probabilmente acida per gli stessi motivi della prima cretina.

Siamo tornati a casa fingendo di non essere usciti un’ora e mezza prima come due invasati per correre all’aeroporto e lasciar partire l’aereo senza opporre particolare resistenza.

Lui: spero non scriverai di questa storia.
Io: naaaa! Ma ti pare?!

Il Controllore si è reso utile all’umanità andando a lavoro.
Io ripartirò in treno, se mai dovessi riuscire ad alzare il culo dal divano.

Ps L’uomo-Controllo è lo stesso soggetto di cui parlo qui. Se ve lo state chiedendo, è così. Non ci siamo ancora uccisi a vicenda. Esultate gente!