Momento pesantezza

Momento pesantezza

Parentesi culinaria.
Oggi, su Radio 105, dibattevano sul fatto che passano più tempo ai fornelli gli uomini rispetto alle donne. Un ascoltatore ha chiamato in diretta per dire che la moglie torna a casa da lavoro, si butta sul divano, accende la televisione e chiede al marito cosa c’è per cena.
Io alle nove di questa mattina ho scoperto da grande cosa voglio fare. La viziata. In più però, prima di sbattermi sul divano, voglio una birra. E adesso gli uomini non mi venissero a dire che è ingiusto e che si sentono sfruttati. Non si lamentassero, non è niente di sconvolgente, è solo un ribaltamento di ruoli! Prima o poi si arriverà alla parità. Ne sono certa. Per ora siamo nella fase vendetta, abbiamo secoli di pasti da riscattare.

Ad ogni modo, il punto non è che in questo periodo del mese odio il genere maschile. Mi pare scontato. Il punto è che, un giorno (non altrimenti definibile) ho deciso di comprare la verza. (Ebbene si, folli spese).
Ieri, ho sentito che era arrivato il giorno propizio per cucinarla.
Ho trovato una ricetta.
L’ho letta accuratamente.
L’ho ignorata.
Ho fatto come minkia mi pareva.
Ho creato una roba immangiabile.

Se dovessi prendere altre iniziative del genere, abbattetemi prima che mi avveleni da sola!

Per riparare al danno fatto, oggi sono andata a svaligiare il reparto ‘verdure’ del supermercato (qua sono tutti carnivori, qualcuno lo deve pur fare). Ho beccato una massa di adolescenti del cazzo che strillavano dal reparto surgelati al reparto dolci..cafoni! Il sublime dialogo recitava:

Principe: Daje amò! Ma pure er dolce voi! Sbrigate che se scongela a’rrobba!
Principessa: Aò ma che voi? Mì madre ha detto de prendeme quello che me pare! E poi che voi di? Che me stò angrassà?
Principe: C’è, ma tu non stai bbbene! Mica te stò a di gnente, magna quanto te pare ma sbrigae a sceglie che poi, se famo tardi tu madre rompe er cazzo a mme. Daje!

A parte che, l’italiano non è letale, se lo usi al massimo ti civilizzi e poi..perchè a quell’età hanno l’usanza di marchiarsi come vacche con dei succhiotti dalle dimensioni improponibili? Per testimoniare l’esistenza della dolce metà? Non mi pare sia necessario, si distinguerebbe tranquillamente per grazia e femminilità anche in piazza San Giovanni nel bel mezzo del concerto del 1 maggio!

Io non mi sono fatta mai marchiare da nessuno. Mi sa che sono sempre stata out. Terribilmente. Fortunatamente.
Ah, e non ho mai sparato musica house sull’autobus con il cellulare. Si lo so, ho avuto un’adolescenza triste. Terribilmente. Fortunatamente.
Ah, non ho mai limonato sull’autobus rischiando di farmi strozzare dalla lingua della mia dolce metà. Che ci posso fare, mi è sempre piaciuto respirare!

Non avrò figli. Se dovesse succedere, li farei sopravvivere all’infanzia solo per schiaffeggiarli nell’adolescenza.

Si. Se ve lo state chiedendo, sono in balia degli ormoni impazziti. La chiamano fase pre-mestruale, io la definirei solo “la mia versione più acida e nevrotica”. Ieri ho iniziato una conversazione con il Controllore introducendo il momento pesantezza. Del tipo: Buonasera. Che fai? Sei pronto per il momento pesantezza? Penso abbia tremato e abbia provato l’istinto di mangiarsi il telefono, tasto dopo tasto. Non uno alla volta tutti insieme, nella speranza che il cancelletto lo strozzasse. Ma non posso dirlo con certezza. Però, ha cercato elegantemente di cambiare discorso, di distrarmi, ma non può fuggire al momento pesantezza. E’ la regola.
Una volta al mese gli tocca. (Almeno una volta al mese).
E tocca anche a voi.

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The experience stage!

The experience stage!

La notiziona del mese è che ho uno stage. Che è anche l’unico motivo che mi spinge ad alzare il culo dal letto la mattina. E mi spinge sotto le macchine mentre corro per prendere l’autobus.

E rido in faccia all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Policlinico Umberto I che mi ha contattato per uno stage, e a RDS- Radio Dimensione Suono che mi voleva per fare indagini telefoniche sui gusti e le preferenze musicali degli ascoltatori.

Ho iniziato da tre giorni con MeetingLife.
Qui è un’altra storia. Diversa dalle altre, una situazione più unica che rara. Allo stato attuale ho già scoperto quel grande enigma chiamato Outlook e la magia dei documenti condivisi. Questo non è proprio qualificante per me, ma apprezzate l’onestà delle mie colpe.

Ho iniziato anche ad usare Twitter per qualcosa di più costruttivo che non sia solo diffondere il mio verbo. Adesso ne sono dipendente come una bimbetta con un gioco nuovo. Scusate se è poco.
Ho dovuto cambiare la mia presentazione. Ufficialmente non sono più quella che ha inventato la distrazione, anzi no, una rincoglionita cronica (che, detto tra noi, resta valido).
Ora sono una PR and communications at MeetingLife – The Experience Network. (Scusate vado ad aprire la finestra, io e il mio ego non riusciamo a starci in una sola stanza).
Sto palesemente cercando di darmi un tono, nonostante continui ad usare un linguaggio da camionista disperata.

Quindi si, sono una stagista di MeetingLife.
E me ne vanto, suscito invidie e provoco “Nuuuooo!! beata te!” come se piovesse.
Ma non ditelo ai capi, che loro sono due, poi ci sarebbe una quantità di eghi esaggggerata in giro da queste parti!
Ma se vi capita ditelo a quelli dell’Ufficio Stage dell’università, così almeno mi danno sti altri 3 crediti e magari alla fine dell’anno con tutti questi bollini posso prendermi il mio pezzo di carta!

Allo stato attuale mi sto impegnando anche per realizzare altre grandi ambizioni: iniziare ad usare la parola docente con la stessa classe di Alessandra, fare un corso di cucina con Ilaria e imparare l’inglese, perchè sono di un’ignoranza cavalcante. Ogni giorno di più. Come se involvessi.

Ho deciso di lasciar perdere il lavoro al ristorante. Per conservare un livello minimo di sanità mentale e fisica da investire in questo progetto, che mi piace. Che voglio fare. Che mi coinvolge.
Non è stata una scelta difficile.

Si lo so, ho sbomballato l’anima con la storia che non trovavo lavoro e adesso lo lascio. Sono una brutta persona, che vive di passioni. Insultatemi pure, se ne avete il coraggio.
Al massimo, se mi doveste trovare a vendere accendini e cartine nella piazza di San Lorenzo, capirete perchè.

Se volete saperne di più sul progetto MeetingLife – The experience network sparatevi questo e non esitate a contattate il salumiere vicino l’ufficio, grazie alle spiegazioni che gli ha dato Ernesto tra una fetta di porchetta e l’altra, lui sa tutto!

Allo stato attuale il marketing continua ad essere malefico. Io continuo a voler essere malefica. Io sono sempre più convinta di voler essere il marketing.
Quindi per una questione di karma, la prossima volta che cercano di investirmi mi uccideranno davvero, e rinascerò panda.

Niente

Niente

“Comunicare. E’ la prima cosa che impariamo davvero nella vita. La cosa buffa è che più noi cresciamo, impariamo le parole e cominciamo a parlare, e più diventa difficile sapere cosa dire o peggio, ottenere quello che davvero vogliamo”.

Sono una persona naturalmente votata alla non violenza. In anni di duro lavoro per mantenere attivo questo proposito pacifista, ho sviluppato la capacità di sopportare. Una grande capacità. Grandissima.

Sopporto le conversazioni basate sul niente.
Riesco a fingere di crederci.
Fingo di farmi prendere per culo.
Posso fingere di non capire.
Ma pensa..che persona non-belligerante che sono!
Non cerco discussioni, certe giornate fanno abbastanza schifo senza nessun bisogno di un apporto extra.

Io sorrido cortesemente e ingoio il rospo anche quando mi prospettano un futuro ricco di corna, degne del più popoloso cesto di lumache in circolazione.
Al massimo spero che ti strozzi mentre mangi.
Continuo a fingere di non capire.
Passo per stupida.
E’ l’unica finzione che mi riesce bene.
La sfrutto al massimo.
Do il meglio di me.

E poi ci sono quei giorni in cui mi rompo il cazzo di fingere, di passare per stupida e di sopportare. Sono esattamente quei giorni in cui vorrei solo avere una mazza chiodata per spaccare i denti a qualcuno. A chi sbraita perchè il suo finto niente lo deve urlare, pensando di essere più convincente.
Ma non posso.
Purtroppo.

Allora vi chiedo una cosa. Solo una.
Fate un favore all’umanità.
Ammazzatevi da soli! Tutti quanti!

Il gioco dell’oca

Il gioco dell’oca

Ultimamente ho bisogno di distrazioni.
Per mettere in atto questa diabolica intuizione, mi sono data all’arredamento di interni. E per interni, intendo la mia stanzabucodiculo. Non c’è molto da arredare, perchè semplicemente non c’è neanche spazio per respirare, ma le sfide impossibili mi affascinano.

Il Controllore mi ha regalato un numero indefinito di metri di sughero. (Ovviamente indefinito solo ai miei occhi). L’ho inchiodato al muro, con la rinomata capacità di una donna con il martello in mano, in piedi su una sedia, con problemi di equilibrio. Ho piantato chiodi amminkia dove capitava. Ho pensato che nessuno li vedrà mai e che se reggono potrei essere la nuova testimonial delle campagne Leroy Merlin! La rivincita delle donne. Poi mi mancherebbe solo di guidare da dddio e olè sfatati i miti del maschilismo. (Sottolineerei il solo).

Quindi niente, ho piazzato il sughero e l’ho tappezzato di foto. Tante. Di tutti di più. Un pò di serate, un pò di compleanni, un pò di amici, un pò di famiglia, un pò di Controllore.

Ieri sono andata a mangiare minestrone frullato a cena dalle mie amiche storiche. Ci siamo aggiornate sulle nostre eccitanti vite. Abbiamo parlato anche delle foto, oltre che di problemi di calvizia!

Oggi ho insultato mia sorella la gnocchettosa. Su skype. Un’esperienza da provare, soprattutto se lei non accende la webcam e a me sembra di parlare tutto il tempo davanti allo specchio. La notizia principale è che sono riuscita finalmente ad attirare la sua attenzione. E’ bastato un messaggio privato su facebook al momento giusto, che con le parole giuste enunciava la mia volontà di staccarle la testa come se fosse una gallina e il mio ammOOre racchiuso in un ‘ti lovvo stronzissima latitante’. Ebbene si, le minacce portano ai risultati.

Ultimamente mi sento come se stessi lievitando. Tutta colpa della quantità disumana di chili che sto accumulando e del periodo mestruale cavalcante. Il Controllore dice di non notare il fatto che sto assumendo le sembianze di cactus basso e chiatto. E’ la cosa più bella che un maschio possa dire ad una femmina lanciata sulla strada dell’intacchinamento sfrenato! Sono consapevole che non lo dirà per sempre, quindi sto cercando di placare i miei attacchi di fame, dato che non so come fare per prendere a calci in culo il mio metabolismo morto.

E da qui torniamo alla prima riga.