Passi lenti e pensieri forti. La mia nuova Parigi.

La prima volta che sono stata a Parigi ci sono andata con Raffaele.
Il classico ragazzo che ti gireresti a guardare per strada.
Quello che con il sorriso più bello del mondo e che appena conosciuto rapisce la tua attenzione.
Lo stesso che non pensi possa mai considerarti.

Siamo partiti insieme. Avevamo prenotato il volo dopo il mio esame di Linguistica Italiana. Avevamo organizzato l’itinerario dei posti da vedere e come arrivare ovunque, orari e prezzi per ogni cosa.
Eravamo felici e totalmente eccitati.
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Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato

Stanotte ho staccato da lavoro all’una e mezza. Sono arrivata a casa, ho fatto una doccia lunghissima, ho acceso il pc ho messo una playlist dei Litfiba del 1995 Continua a leggere..

Mi sono perso

In giro ci sono persone straordinarie, che si confondono nella folla tra gente ordinaria, senza obiettivi, senza passioni.
Senza cervello.

Le persone straordinarie sono quelle che ti attraversano dentro, si aprono un varco con un sorriso, il tuo e il loro.

Sono quelle che anche a 34 anni hanno il coraggio di inseguire le proprie passioni su una barca, nonostante tutto e nonostante tutti.
Le persone straordinarie ti lasciano un vuoto quando scappano via e un apribottiglie in un cassetto.

Poi ci sono io, che resto qua a cercare di finire l’università.

I saluti fanno schifo.
Sia messo a verbale.

Oggi è già domani

Che poi a pensarci bene, la vita è un pò una merda.
E’ settembre e io non sono pronta.
Sto qua seduta sul divano da ore. A mangiare qualsiasi cosa si trovi intorno a me e che io riesca a raggiungere con la punta delle dita.
Il mio primo giorno libero dopo un mese. Sono proprio una sfigata del cazzo, non so se mi spiego.

Se ve lo state chiedendo, si, sono sempre pallida come una palla da ping pong.

Ho finito di lavorare.
Spero di aver finito di incazzarmi per almeno 12 ore di fila.
Il lavoro estivo è stressante, ma ti insegna un sacco di cose, ad esempio ho imparato quanto possa essere difficile scegliere un pacco di patatine. Ma se non avete mai lavorato in un bar, non sapete cosa vi perdete. I genitori assecondano i figli come se dietro di loro non ci fosse fila fino al bagnasciuga.
La gente è matta. Ma vabbè, non l’ho scoperto io.

Riguardo la fine delle cose, ho una mia personalissima teoria, che ho appena denominato la teoria del cerotto.

Quando hai un cerotto appiccicato da qualche parte e devi toglierlo, hai due alternative tra cui scegliere:

– strapparlo senza pietà, asportando strati di epidermide e soffrendo in silenzio con le lacrime agli occhi;
– strapparlo lentamente, un millimetro dopo l’altro nell’assurda convinzione che un dolore dilazionato in un arco di tempo più ampio faccia meno male.

Io sono una masochista del primo tipo.
Odio i saluti.
Non sopporto quei momenti in cui ti fermi, ripensi a tutto e ti sembra tutto splendido e perfetto. Quei momenti in cui ti rendi conto che nulla era così importante da rovinare l’umore per giornate intere.
Quei momenti in cui maledici tutte le volte che hai sperato che il tempo passasse in fretta.

Sono ripartita senza concedermi neanche il tempo di salutare tutti.

Ciao mamma e papà.
Ciao sisters e brother.
Ciao Pelikano Beach Club.

Ciao a tutti, sono MikelAlice, oggi ho dormito e sono felice.
Ma che ne sapete voi!

Le mie sette bellissime meraviglie!

Ciao. Sono viva e vegeto.
Ok. Ora che abbiamo rimarcato la triste realtà, parliamo di altro.

Qualcuno (cioè lui) mi ha chiamata in causa per fare un giochino cretino. Io, in quanto regina della cretinaggine, delle cose cretine e dei cretini, per una questione di coerenza, sono qui a fare il mio compitino (e a cercare di farmi passare l’insonnia).
Non vi preoccupate, sono consapevole che il click su ogni link è un dispendio di energie non indifferente, e che la lettura è a dir poco impegnativa, quindi tranquilli, non dovete leggerli tutti in una volta. Rateizzateli.

Tra parentesi, per chi si fosse sintonizzato con noi solo adesso, la concorrente sta parlando di roba sua. Post scritti per riempire momenti di vuoto cosmico, (o perchè lo psicologo costa troppo, decidete voi).

Il post il cui successo mi ha stupito: Io, me e MikelAlice. Più lo rileggo, più mi imbarazzo da sola. Ma soprattutto, perchè parlare del dente del giudizio ha creato così tanto scompiglio?

Il post più popolare: Il marketing è malefico. Io voglio essere malefica. Io voglio essere il marketing. Il più letto di tutti i tempi, se escludiamo quello del buco di culo (i cui accessi sono esponenziali per altri motivi). E pensare che appena pubblicato volevo cancellarlo!

Il post più controverso: Il-sssilensssio-ha-un-sssenssso. Chi non ha visto la versione live, non può capire fino in fondo. Mi dispiace.

Il post più utile: Prontuario degli uomini da non frequentare. Si lo so. La questione delle clementine è stata più avvincente e utile all’intera umanità. Ma quella che scrive sono io quindi, ho deciso per questo.

Il post che secondo me non ha avuto l’attenzione che meritava: Parole, parole, parole.. Non so se mi spiego, è stato più letto il problema delle clementine che il mio cruciale contributo di argomentazione del lessico italiano. Vergogna!

Il mio post più bello: Nel bel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai.. E’ stata una bella situazione. Un bel ricordo di un bel momento inaspettato. E’ bello, punto.

Il post di cui vado più fiero: Questa vita è una puttana. Niente romanticismo stucchevole. L’ho pensato. L’ho detto. L’ho scritto. Non avrei mai immaginato di fare una cosa del genere!

Ecco fatto. Adesso devo solo incastrare sette blogger..e vorrei fortissimamente optare per chi ha un blog da almeno 10 anni, così piuttosto che rileggere tutti i post si da fuoco, ma infondo non sono una cattiva persona, quindi decido secondo altri criteri. (Si lo so, faccio tutto da sola!).

Sara, così ti tengo impegnata e non c’è pericolo che degeneri in eventuali analisi della posta del Cioè!

Quadrato imperfetto, così smetti di battere la fiacca e riprendi in mano le sorti del tuo blog.

Powderonthewords, perchè mi piaci e volevo tirarti in ballo, ma soprattutto perchè continuo ad invidiarti per la storia del bollino verde.

La principessa idiota, perchè ti ho scoperta da poco e con questa cretinaggine mi aspetto che tiri fuori il meglio di te!

I never knew I was a techno fan, perchè siamo sulla stessa lunghezza d’onda ma voglio sempre di più. Sempre di più.

Not more serious, perchè lì è bello e ci voglio restare ancora un pò.

Un giardino di mangrovie 2.0, perchè mi piace quello che scrivi, come lo scrivi e ovunque lo scrivi!

Memorie di un mat. perchè i volontari non si rifiutano mai. Mi dispiace di averti scoperto troppo tardi..e poi, stravolgere il gioco mi da un senso di onnipotenza!

Problemi di separazione

– Scusi, devo stampare la carta d’imbarco.
– La stampa si paga.
– Vabbè devo partire, quindi..
– Costa 40 euro più iva.
– EEEEEHHH????
– Quando deve partire?
– Adesso.
– No vabbè, allora non posso fare niente. Posso accedere al sistema fino a 4 ore prima della partenza. Ormai ha perso il volo.
– EEEEEEHHHH????

Allora, premesso che sono le sei di mattina, è domenica, sono a Bergamo e c’è la nebbia. Quindi, è già una giornata del cazzo!
Tu sei una tristissima dipendente di Ryanair, che è un’idea triste già di suo, senza prendere in considerazione i colori osceni delle divise.
Premesso che non è un problema mio se ti hanno appioppato il turno di mattina e che, stanotte evidentemente ti si è scaricato il vibratore.
Premesso ciò, ti volevo dire, che sei una cretina!

Ma non te l’ho detto. In realtà, non me ne fregava niente del fatto che rode più a te che a me stare in quell’aeroporto. In realtà avevo altro a cui pensare.

Il Controllore mi guarda. Io lo guardo. Noi ci guardiamo.

Io: mi viene da ridere. Sto cercando di contenermi.
Lui: io piangerei (sorride).
Io: ..bene. Caffè? (sorriso dormiente).
Lui: ovvio (sorriso normale).
Io: inZomma non era destino (sorriso idiota).
Lui: la tua è solo una scusa per restare (sorriso smagliante, nei limiti di quelli proponibili all’alba). Comunque ci potevi pensare prima di farmi svegliare alle 4.30.
Io: beh, si. Scusami (sorriso imbarazzante).
Lui: non ti preoccupare (sorriso accattivante).
Io: (Sbav!) (sorriso ebete + sguardo languido).

Il piano di riserva è stato (in ordine sparso): pensare qualcos’altro che mi riporti a casa il prima possibile. Meditare vendetta contro la Ryan. Pensare a quanto siamo bellini mentre ci sorridiamo con gli occhi ancora incaccolati. Odiare quella repressa del bar che per poco non mi lanciava il cannolo siciliano dietro, probabilmente acida per gli stessi motivi della prima cretina.

Siamo tornati a casa fingendo di non essere usciti un’ora e mezza prima come due invasati per correre all’aeroporto e lasciar partire l’aereo senza opporre particolare resistenza.

Lui: spero non scriverai di questa storia.
Io: naaaa! Ma ti pare?!

Il Controllore si è reso utile all’umanità andando a lavoro.
Io ripartirò in treno, se mai dovessi riuscire ad alzare il culo dal divano.

Ps L’uomo-Controllo è lo stesso soggetto di cui parlo qui. Se ve lo state chiedendo, è così. Non ci siamo ancora uccisi a vicenda. Esultate gente!

Questa vita è una puttana

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Se ci fossi stato non avrei saputo cosa dirti. Probabilmente non ti avrei detto niente. Stupidamente niente. I saluti sono tristi.

Ieri sera ho pensato che avrei dovuto iniziare a credere nel destino. Ma poi tu hai detto che il destino deve andare a farsi fottere, e che le tue scelte determinano quello che vuoi davvero. Allora ho iniziato a pensare al mio smalto scrostato.

Stamattina ti ho lasciato l’ultimo biscotto. L’ultimo biscotto. Non te ne sei accorto, o forse non lo volevi e basta. Lasciarti l’ultimo dolce è una delle più grandi dimostrazioni che da me puoi aspettarti. Stupida, inutile, facilmente inosservabile.

Ieri ho decretato che avere la patente, infondo, ha una sua utilità. Se usata. Quindi ho deciso che voglio usarla. In qualche modo. In qualche luogo. In qualche posto.

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Ho salito le scale, lentamente. Piano. Per cercare di sciogliere quel nodo in gola che non mi fa parlare.

La città è un campo di battaglia deserto, pieno zeppo di mine emotive. Questa città. Quella città. Questa casa. Questa stanza. Ci ho pensato mentre andavamo a prendere la macchina. Mentre camminavamo in silenzio e distaccati.

Sto diventando una gallina patetica e stucchevole. Diabetica. Rammollita e stupida. Incapace di razionalizzare. Ancora perfettamente in grado di alzarmi e scappare. Senza voltarmi. Senza parlare.

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Ho salito le scale, lentamente. Piano. Per cercare di sciogliere quel nodo in gola che non mi fa parlare. Ho aperto la porta della mia stanza. Il tuo profumo è ovunque.

Sono crollata. Sotto uno splendido raggio di sole che illumina questa giornata. Questa giornata prevedibile in cui tutto è andato come doveva andare. Tutto secondo il copione. Questa giornata che avevo previsto. Queste reazioni che avevo previsto e ho provato inutilmente a controllare. Sono crollata.

“Sono sicura che mi verrà concesso un minuto per ripensare a tutte le volte che volevo urlare cosa sentivo, ma sono stata zitta per paura di non essere capita, e rimpiangerò gli obiettivi che ho abbandonato perché il timore di fallire mi ha impedito di perseguirli. Questa vita è una puttana e probabilmente mi spezzerà il cuore, ma cazzo, sono innamorata. Va così, rhum e pera, perché ci sono dei momenti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita”.

[C. Bukowski]

I peggiori modi per rimorchiare

L’universo maschile, a quanto pare, funziona così. O meglio, crede che le cose funzionino così.
Tentativi di approccio:

Al semaforo:
– A’ signorì, n’dò vai? Viè con me, te porto in un posto che nun te poi immaginà!
– Emh..grazie, ma..
– Daje, te porto a vedè er paradiso!
– Toh, guarda! E’ verde!

Dal ferramenta:
– Mi servirebbe questa lampadina.
– Eccola. Sono 2 euro.
– ..
– Nun c’ho er resto. Viè con me annamo ar bar, così te offro anche un caffè!
– O.o

Sull’autobus:
– Carmela!! Carmela, come stai??
– No guarda, ti sbagli non sono Carmela!
– No?! Allora dimmi come ti chiami?
_ ..

In facoltà:
– Com’è scritto piccolo questo libro..ma non ti viene mal di testa a leggerlo? A me verrebbe sicuramente, anche se porto gli occhiali. E’ veramente piccolo. Ma te l’hanno fotocopiato così o anche l’originale è uguale? No perchè è impossibile da studiare..
– Insomma ti chiamano “osservatore profondo”?!

Probabilmente l’ultimo era solo stupido, questo perchè ovviamente era il più carino.

Dear Cavallino Rampante..

Oggi è quasi il tuo compleanno, più dell’ultima settimana.
Oggi stai andando via.
Niente festeggiamenti nostro style, oggi è giorno di partenze. Giorno di ritorni.
Oggi sono una malinconica con motivazione, il che è già un salto di qualità rispetto alla mia lunaticità.
Prenderei volentieri l’autobus nell’altra direzione.
Le stazioni non mi piacciono.
I saluti sono tristi.

Mi sto rammollendo. Sono più donna di quello che penso!

Ecco, sono più donna di quello che pensi, mio caro Cavallino Rampante!

L’odio appartiene ad attimi di impotenza

Odio le stazioni.
Odio i saluti, anche se so che non sono degli adii.
Odio quella tristezza che mi assale. La odio perchè in quei momenti non riesco a mandarla via.
Odio non riuscire a controllare le mie emozioni.
Odio sentire il treno che parte mentre vorrei dire tante cose, ma inizio a piangere.
Odio piangere.
Odio piangere.
Odio piangere.