Avevo bisogno di una birra come base per ricominciare

Oggi mi sono svegliata alle otto, con le palle girate e una parola in testa.
Così ho deciso di passare di qua e rendervi partecipi delle frivolezze a cui mi appiglio per distrarmi e dimenticare di odiare il genere umano per qualche minuto.

Quindi per cui, non ho resistito alla tentazione di condividere la mia ultima parola preferita che mi intasa il cervello da qualche mese.
Pronti?

Ca-ter-pil-lar.

Suona bene, sarà l’unione di quelle t e quelle r mi sanno di parola cazzuta e aggressiva del genere che useresti per insultare qualcuno, appena sveglia quando ti girano le palle.

Invece no, in inglese significa bruco. Manco verme. Proprio bruco del cazzo! Che sfiga!

Comunque la Caterpillar oltre ad essere una parola inutile, è una birra.
La mia birra preferita.

Aperta parentesi.

La Caterpillar nasce dalla collaborazione di BrewFist con il birrificio danese Beer Here.
E’ un’American Pale Ale, viene prodotta con luppoli neozelandesi e malto di segale che regala un gusto secco e aromi fruttati e resinosi intensi e persistenti. E’ secca e amara e io nella vita potrei bere solo questa.

Poi non dite che non ho studiato!
In ogni caso, se non l’avete mai provata, dovete farlo, e non accetto scuse.

Chiusa parentesi.

Dopo questa interessantissima sbrodolata, passiamo a cose ancora più interessanti: ho i capelli rossi.
E con rosso intendo rosso fuoco. Senza vie di mezzo.
Extreme!

Il resto lo lascio alla vostra immaginazione.
..

….
Paura, eh? Fate un bel sospiro di sollievo, ho tinteggiato solo le punte, mica volevo diventare la controfigura di IT.

IT

E si, se ve lo state chiedendo, confermo la teoria delle donne che sconvolgono i capelli quando vorrebbero che qualcuno gli sconvolgesse la vita.
In positivo.

And happy new year!

Ho aperto facebook dieci minuti e ho letto ancora di gente che sta facendo tombolate a rotta di collo e gioca a carte come se non ci fosse un domani. Ma sto Natale di merda, quando finisce?!

Io personalmente sono secoli che non gioco a nulla, che poi, pur volendo, quest’anno ho battuto il record mondiale di invisibilità: sono scesa a casa giusto il tempo di mangiare buona parte del cibo che avrebbe potuto salvare decine di villaggi in Zimbabwe.

A parte il mio astio ormai assodato per la festa con le lucine, volevo dire una cosa seria. Da un anno a questa parte, anch’io ho una tradizione da rispettare: svegliami la mattina del 2 gennaio con la febbre a 38.7 e la voglia di morire.

Ma tranquilli, io sopravvivo alle imprecazioni di chiunque, anche alle mie.
Se mi cercate sono quella che al posto delle tonsille ha due palle da bowling.

Fate i bravi questo 2013 e cercate di credere in qualcosa di positivo.
Per volare, basta un pensiero felice. Chiedete a Peter Pan!