La prima volta che sono stata a Parigi ci sono andata con Raffaele.
Il classico ragazzo che ti gireresti a guardare per strada.
Quello che con il sorriso più bello del mondo e che appena conosciuto rapisce la tua attenzione.
Lo stesso che non pensi possa mai considerarti.

Siamo partiti insieme. Avevamo prenotato il volo dopo il mio esame di Linguistica Italiana. Avevamo organizzato l’itinerario dei posti da vedere e come arrivare ovunque, orari e prezzi per ogni cosa.
Eravamo felici e totalmente eccitati.

Avevamo prenotato un b&b a caso, ed eravamo capitati in una stanza con delle finestre enormi sul soffitto, da lì spiavamo le stelle sulla città, la notte, prima di addormentarci abbracciati.

Qualche giorno fa sono tornata nella città dell’amore. Sono salita a Montmartre e ho riconosciuto il posto dove una sera io e Raffaele ci eravamo fermati a farci le coccole. Abbracciati stretti, un po’ per il freddo, un po’ per combattere contro il destino della nostra storia, che stavo scrivendo da sola.

Montmartre, point of view. Paris
Montmartre, point of view. Paris

Allora mi sono seduta sulle scalinata che scende verso Pigalle, per godermi un po’ di ricordi e tutte le luci della città di notte, che rapiscono i pensieri.
Ho lasciato scorrere i ricordi. Mi sono rivista con la mia spensieratezza, in una città sconosciuta a cui avevo promesso di tornare.
Mi sono goduta il dolce accento francese, così difficile da replicare. Gli artisti di strada con le loro chitarre e le loro canzoni che hanno reso la mia malinconia un po’ più sorridente.

Ho ripensato a quando per sbaglio ho rubato il dentifricio al supermercato e Raffaele che in salentino mi diceva Sciamune, jeu nu te cunoscu e anche quella volta che ubriachi sul treno verso l’aeroporto, giocavamo a fare la “r” francese e io non sono scesa alla fermata e a quella dopo la gente si allontanava quando mi avvicinavo.
A quando siamo riusciti a rincontrarci e Raffaele rideva, mi abbracciava e mi diceva che sembravo una barbona, con lo zaino, la birra, i dread e la felpa oversized di Gianni.

Michela delli Santi
Paris. 2009, October

 

Ho trascorso 4 giorni nella Capitale francese, mi ha ospitata Francois.
Lo stesso che mi ha consigliato nuovi itinerari esplorativi e, una sera in un pub, mi ha prescritto i consigli per una vita felice.
Il ragazzo che rideva con me sulle scale di Montmartre fino a perdere il fiato, tutte le sere.
Il couchsurfer che mi ha accolta in casa sua e che non ingrazierò mai abbastanza per l’ospitalità.

Sono stata a Parigi, ho camminato lentamente per le sue strade, per ore. Mi sono goduta il rumore dei miei pensieri, la pioggia che scendeva e il sole che batteva.
Ho capito che a volte il passato ti rapisce dal presente, e il presente non torna più.
Che alcune persone ti rubano troppo, senza restituire niente.
Che le cose belle restano anche se le persone sono in continuo movimento.
Ho capito che per quanto io possa odiare i saluti, sono un passo obbligatorio per poter chiudere la porta e andare via.
E che a volte i saluti non fanno rumore, come i passi in giro per la città, non lasciano impronte e non si differenziano dagli altri.

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Un pensiero su “Passi lenti e pensieri forti. La mia nuova Parigi.

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