Sono in Francia da un po’.
Diciamo il tempo necessario perché tutti si aspettino che io parli un francese da paura che invece, palesemente no.

Grazie alla mia incapacità nell’esprimermi fluentemente in questa bella terra straniera, ho avuto modo di concentrarmi e collezionare momenti di assoluta meraviglia verso parole nuove pronunciate con un suono dolce e gentile, e altrettanti sorrisi per le parole che sembrano richiamare al dialetto barese.

Quindi, ecco a voi, ancora una volta, le mie profonde riflessioni sulla lingua. French version.

Pardon. Non sorry, o scusami, ma perdonami. Una di quelle parole tanto gentili quanto in disuso in italiano. A volte può sembrare eccessiva, quasi sprecata per quelle piccole disattenzioni quotidiane, a volte ha solo un suono perfetto e rende chi la usa estremamente gentile.

Attend. Una richiesta che suona dolce, senza pretese, quasi timida. Foneticamente ha un suono tondo sul finale che alleggerisce la doppia consonante.

Pense. Je pense. È una delle mie costruzioni preferite di cui faccio un abuso spropositato. Ha una pronuncia profonda, sembra che possa rimbalzare e rompere i muri di incomprensioni, ma l’unica cosa che rimbalza sono io quando la ripeto ad ogni scala che scendo.

Mon cherìe. Uno degli appellativi più dolci e usati per esprimere affettuosità. Quello che in inglese è tradotto come Honey che in italiano si trasforma in Tesoro. Una sequenza di parole legate indelebilmente al ricordo di mia madre che morde un angolo di un cioccolatino per bere il liquore e mangiare la ciliegia, prima che io possa gustarmi il cioccolato.
Che forse è un po’ l’espressione di un amore che si costruisce e torna a sorridere, superando le incomprensioni e i momenti amari.

Quatre-vingt dix. Più che una parola che fa innamorare, è una che fa ridere per la sua assurdità. Ne ho parlato l’altra sera con Marine, sedute al bancone dell’Irish Pub, davanti ad una bella pinta. Abbiamo discusso su quanto a volte il francese sia assurdo, e se a dirlo è una francese vera, tocca crederci.
Quatre-vingt dix, significa semplicemente novanta, ma esprime perfettamente il motivo per cui a scuola si studiano le espressioni matematiche. Quattro volte venti, più dieci. Una cosa folle, non volevo crederci e invece, lo fanno, lo fanno..

Profitez. Approfitta. Thierry è stata una delle persone che mi hanno ospitato in questi mesi francesi. Ho lavorato per lui, sulla sua barca per un paio di settimane. Quando finivamo di lavorare e restava il gran sole del pomeriggio a risplendere sul mare, ci diceva sempre sorridendo: Profiter de votre vie, e io sorridevo di fronte ad un’idea così coraggiosa, chiara e decisa. Come i suoi occhi blu.

Michela delli santi - Biarritz
Lighthouse, Biarritz – France

In questi mesi ho avuto modo di capire che la gentilezza di una lingua non corrisponde alla gentilezza delle parole che vengono dette. Come l’aggressività dei suoni tedeschi, a volte nasconde una dolcezza inaspettata.

Tra qualche giorno lascerò la Francia con la promessa di tornarci per capire se me ne posso innamorare.
Se a distanza di qualche tempo, il caldo dell’estate farà sfumare i ricordi dei momenti peggiori, lasciando spazio al suono delle risate e allo splendore del tempo trascorso con le persone giuste.

Un po’ come tutte le volte che assaggio il melone, per capire se finalmente i miei gusti sono cambiati. Senza arrendermi all’ovvietà.

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2 pensieri su “Je ne parle pas français.

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