Tornare, voce del verbo ricominciare

Marco.
Quando ci siamo incontrati non avevo idea che sarebbe diventato uno dei miei migliori amici.
Dal punto di vista lavorativo ho pensato più volte di ammutinarlo, ma dal punto di vista personale, mai.

Lui sa ascoltare e capire.
Non giudica, consiglia.
È il tipo di persona che dopo una giornata di lavoro torna a casa, si apre una birra e mette due sedie sul balcone.
È il tipo di persona che ti guarda e capisce che stai per avere l’ennesima esplosione di pianto, di nervi, di crisi, allora prende due sedie e ti dice solo “parliamo”.

In una delle nostre conversazioni/confessioni, mi aveva detto che dovevo fermarmi.
Dovevo fermarmi e ricominciare.

Me lo diceva quasi due anni fa, ma si sa, sono una persona lenta, e con lentezza mi sono fermata.

Mi guardo intorno, cerco ancora di capire com’è potuto succedere.
Sono qui dopo 15 anni di assenza.
Mi guardo intorno cercando ancora di capire perchè tutta questa gente mi saluta. Mi conoscono? Mi confondono? Li confondo? Si drogano male?

Mi sono fermata.
Non avevo ancora pensato di farlo.
Sicuramente non avrei mai pensato di farlo qui a Vieste, neanche nelle mie fantasie più sfrenate.
La vita sa sorprendere davvero.

E niente, volevo dirlo.
E scriverlo.

Sono tornata.

Malaga, estate 2017.

6 pensieri su “Tornare, voce del verbo ricominciare

  1. Forse non sei mai andata via…

    Oh ma quanto so filosofo? È quei puntini di sospensione? Che tocco.
    Oh ma mi son iscritto al tuo blog, ma quando mai?!

    E niente, m’è preso un attacco di buongiornissimokaffe

    "Mi piace"

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