Roma Mon Amour

Per un certo periodo mi sono frequentata con un ragazzo.
Non uno di quelli che ti gireresti a guardare per strada, uno di quelli che quando sorride ha una piccola ruga che si forma al lato degli occhi.
A me piaceva fissarla in silenzio, mentre lui la mostrava in mezzo alla gente. Continua a leggere..

So and so

Ho sonno. La televisione non aiuta. Mi sento come se avessi sbattuto la testa contro il muro alla velocità della luce e non mi fossi più ripresa! Quel bimbetto cretino che al piano di sopra pare che stia cavalcando un bue, nonostante il casino che fa, non aiuta. Ho sonno. Mi sento lamentosa, ma non ho facoltà di parola perchè ho l’elettroencefalogramma piatto, e non ho nessuno con cui lamentarmi facendo versi strani e indecifrabili. Devo assolutamente riprendermi in qualche modo. In qualsiasi modo.

Allora, l’ho letto qui e qui. Non so come sia possibile, ma nella fase rem si riescono a fare tante cose, piuttosto che studiare. Provare per credere. Nel caso si trattasse di una mia capacità esclusiva, includetela pure nalla lista delle cose che so, fare.

Allora, iniziamo con i non so. Non so nuotare, e questo è imbarazzante perchè sono nata e cresciuta in un posto di mare, quindi non commentatelo, potrei odiarvi. Non so cucinare. Sono completamente e totalmente negata. A volte mi chiedo come abbia fatto a sopravvivere fino ad oggi. Non so parlare inglese, francese, spagnolo o tedesco, nonostante nel mio curriculum di studi avrei dovuto studiare tutte queste meravigliose lingue incomprensibili. Ma ho passato gli esami per miracolo o per pietà della corte. Non so dire bugie e trattenere una risata (o uno sbadiglio). Questo non sempre è un bene, ma non ditelo ai bambini. Non so ballare. Neanche i balli di gruppo. Neanche impegnandomi. Non so stirare. Niente. E con niente, intendo niente. Non so fare regali. Non so fingere che vada tutto bene se non va tutto bene. Non so scegliere il prosciutto crudo nel banco degli affettati, oggi ne ho preso uno a caso. Io non lo mangio, non credo che questo meriti di essere preso in considerazione, però vabbè, ammettiamo le colpe in segno di onestà, pace e amore. Non so smettere di mangiare dolci. I dolci devono finire per farmi smettere. Non esistono altri rimedi o soluzioni. Non so dire di no ai venditori ambulanti, quindi compro roba per poi buttarla o regalo spicci come se mi avanzassero.

Occhei. Tiriamoci su di morale. So galleggiare. Con eleganza e disinvoltura. So mangiare con la bocca chiusa, e scusate se è poco! So perdere l’equilibrio stando ferma in piedi e so perdermi guardando i colori del reparto ortofrutta del supermercato. So commuovermi davanti ad un film, mentre leggo un libro, mentre ascolto una canzone. So fissare il Controllore con uno sguardo da stalker assassina. So dare soprannomi e momignoli e sono in grado di dimenticarmi i nomi originali dei soprannominati. So perdere tempo senza sprecare neanche un minuto. So camminare su un tacco 10, anche se questo significa zoppicare. So cos’è un device e so che devo ricordarmelo. So scrivere cose bellissime che i destinatari non leggeranno mai, e so che è perfettamente inutile farlo. So memorizzare dettagli stupidi di ogni situazione, anche la più critica. So che di questo passo non darò l’esame, o almeno non con un minimo dignità. So chiedere scusa, chiedere il permesso per usare il bagno e so dire grazie per una tazza azzurra. Anche se non era prevista. So riconoscere i tuoi passi nel portone e il rumore delle tue chiavi. So che in questo potrei assomigliare al tuo cane. Se tu l’avessi.

Dopo quest’ultima sconvolgente considerazione, mi sono svegliata. Torno a studiare!

Problemi di separazione

– Scusi, devo stampare la carta d’imbarco.
– La stampa si paga.
– Vabbè devo partire, quindi..
– Costa 40 euro più iva.
– EEEEEHHH????
– Quando deve partire?
– Adesso.
– No vabbè, allora non posso fare niente. Posso accedere al sistema fino a 4 ore prima della partenza. Ormai ha perso il volo.
– EEEEEEHHHH????

Allora, premesso che sono le sei di mattina, è domenica, sono a Bergamo e c’è la nebbia. Quindi, è già una giornata del cazzo!
Tu sei una tristissima dipendente di Ryanair, che è un’idea triste già di suo, senza prendere in considerazione i colori osceni delle divise.
Premesso che non è un problema mio se ti hanno appioppato il turno di mattina e che, stanotte evidentemente ti si è scaricato il vibratore.
Premesso ciò, ti volevo dire, che sei una cretina!

Ma non te l’ho detto. In realtà, non me ne fregava niente del fatto che rode più a te che a me stare in quell’aeroporto. In realtà avevo altro a cui pensare.

Il Controllore mi guarda. Io lo guardo. Noi ci guardiamo.

Io: mi viene da ridere. Sto cercando di contenermi.
Lui: io piangerei (sorride).
Io: ..bene. Caffè? (sorriso dormiente).
Lui: ovvio (sorriso normale).
Io: inZomma non era destino (sorriso idiota).
Lui: la tua è solo una scusa per restare (sorriso smagliante, nei limiti di quelli proponibili all’alba). Comunque ci potevi pensare prima di farmi svegliare alle 4.30.
Io: beh, si. Scusami (sorriso imbarazzante).
Lui: non ti preoccupare (sorriso accattivante).
Io: (Sbav!) (sorriso ebete + sguardo languido).

Il piano di riserva è stato (in ordine sparso): pensare qualcos’altro che mi riporti a casa il prima possibile. Meditare vendetta contro la Ryan. Pensare a quanto siamo bellini mentre ci sorridiamo con gli occhi ancora incaccolati. Odiare quella repressa del bar che per poco non mi lanciava il cannolo siciliano dietro, probabilmente acida per gli stessi motivi della prima cretina.

Siamo tornati a casa fingendo di non essere usciti un’ora e mezza prima come due invasati per correre all’aeroporto e lasciar partire l’aereo senza opporre particolare resistenza.

Lui: spero non scriverai di questa storia.
Io: naaaa! Ma ti pare?!

Il Controllore si è reso utile all’umanità andando a lavoro.
Io ripartirò in treno, se mai dovessi riuscire ad alzare il culo dal divano.

Ps L’uomo-Controllo è lo stesso soggetto di cui parlo qui. Se ve lo state chiedendo, è così. Non ci siamo ancora uccisi a vicenda. Esultate gente!

Questa vita è una puttana

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Se ci fossi stato non avrei saputo cosa dirti. Probabilmente non ti avrei detto niente. Stupidamente niente. I saluti sono tristi.

Ieri sera ho pensato che avrei dovuto iniziare a credere nel destino. Ma poi tu hai detto che il destino deve andare a farsi fottere, e che le tue scelte determinano quello che vuoi davvero. Allora ho iniziato a pensare al mio smalto scrostato.

Stamattina ti ho lasciato l’ultimo biscotto. L’ultimo biscotto. Non te ne sei accorto, o forse non lo volevi e basta. Lasciarti l’ultimo dolce è una delle più grandi dimostrazioni che da me puoi aspettarti. Stupida, inutile, facilmente inosservabile.

Ieri ho decretato che avere la patente, infondo, ha una sua utilità. Se usata. Quindi ho deciso che voglio usarla. In qualche modo. In qualche luogo. In qualche posto.

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Ho salito le scale, lentamente. Piano. Per cercare di sciogliere quel nodo in gola che non mi fa parlare.

La città è un campo di battaglia deserto, pieno zeppo di mine emotive. Questa città. Quella città. Questa casa. Questa stanza. Ci ho pensato mentre andavamo a prendere la macchina. Mentre camminavamo in silenzio e distaccati.

Sto diventando una gallina patetica e stucchevole. Diabetica. Rammollita e stupida. Incapace di razionalizzare. Ancora perfettamente in grado di alzarmi e scappare. Senza voltarmi. Senza parlare.

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Ho salito le scale, lentamente. Piano. Per cercare di sciogliere quel nodo in gola che non mi fa parlare. Ho aperto la porta della mia stanza. Il tuo profumo è ovunque.

Sono crollata. Sotto uno splendido raggio di sole che illumina questa giornata. Questa giornata prevedibile in cui tutto è andato come doveva andare. Tutto secondo il copione. Questa giornata che avevo previsto. Queste reazioni che avevo previsto e ho provato inutilmente a controllare. Sono crollata.

“Sono sicura che mi verrà concesso un minuto per ripensare a tutte le volte che volevo urlare cosa sentivo, ma sono stata zitta per paura di non essere capita, e rimpiangerò gli obiettivi che ho abbandonato perché il timore di fallire mi ha impedito di perseguirli. Questa vita è una puttana e probabilmente mi spezzerà il cuore, ma cazzo, sono innamorata. Va così, rhum e pera, perché ci sono dei momenti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita”.

[C. Bukowski]

Milano-Roma, il ritorno

E fu giorno e fu notte. Eravamo io, il mio livido sul ginocchio, due felpe (che mia sorella la gnocchettosa mi ha proibito di usare), due maglie sporche (che ho elegantemente evitato di usare), un numero indefinito di mutande, (che ho mollato qua e là in giro per casa, per destabilizzare la gnocchettosa), il libro per l’esame di pubblicità, (che aveva il triste compito di placare i miei sensi di colpa galoppanti, ma che ufficialmente aveva voglia di vedere posti nuovi). Abbiamo conquistato Milano.

Nonostante i vani tentativi della gnocchettosa di rendermi femminile, sono riuscita ad uscire vestita da uomo, con una maglia di lana e ad avere freddo. Inutile dirlo, questa è classe, o probabilmente sto con un piede nella fossa, ma ancora non lo so.

Vabbè, a parte questo, ci tengo a mettere le cose in chiaro: Milano mi sta sul cazzo. I barman non ti guardano in faccia mentre li importuni, i milanesi ti chiedono di cantare Venditti perchè vieni da Roma, le cameriere ti ripetono ossessivamente di scendere dalle panche mentre durante il karaoke, urli ubriaca (fuori tempo) frasi inventate di canzoni improbabili. Poi parliamone, a Milano fa UnFreddoDellaMinchia! Avrei passato volentieri il tempo appallottolata sul letto a mangiare biscotti no-stop e a guardare la muffa crescermi intorno, ma non potevo perdermi asssssolutamente lo spettacolo della nebbia di mattina. A ora di pranzo. Il pomeriggio dopo pranzo. La sera. La notte. Si, lo so cosa state pensando: potevo restarmene tra i cumuli e le macerie di Roma, ma poi di cosa mi sarei potuta lamentare? Qua è tutto così bello!

Ok. Pausa. Mi sono appena fermata. Ap-pe-na fer-ma-ta. Ci sto pensando. Milano ha qualcosa di bello. Ha i ricordi delle giornate che ho passato là.
Ha quel ramo del lago di Como (che sta a Como, ma per me non fa differenza).
Ha i nostri discorsi infiniti. Le parole che non bastano mai. Ha le parole che sono incapace di dire.
Il rumore dei nostri passi tra le strade affollate mentre mi perdo, ti chiamo con l’addebito e tu non ti accorgi del telefono che squilla e del fatto che io mi sia persa.
Ha il suono delle risate. Il silenzio dei sorrisi. L’imbarazzo degli sguardi.
Ha le frasi iniziate e lasciate in sospeso. Le frasi che era inutile completare perchè erano già chiare, tutti l’avevano capito tranne me che continuavo a sproloquiare.
Ha le lacrime che non vorrei mai più vedere. Ha i nostri abbracci. Le tue guance.
Ha te. Ha voi. Ha un pò di me.

Che sfiga di merda!

Epilogo

Il viaggio di ritorno è stato suggellato da una tristissima canzone dei Modà che come al solito parla una stronza rara e insensibile che molla da qualche parte un tizio disperato. Insomma la solita solfa. Sia chiaro, stato un processo indotto, io non ascolto queste cose. Indotto dal karaoke, dalla capiroska, e dal tizio che l’ha cantata..(o era una tizia?). In ogni caso, sono fermamente convinta che mi sia rimasta impressa perchè i Modà cantano a scatti e mi era facile seguire le parole. Anche se, le urla dei versi che ho lanciato sui pezzi in inglese non erano da meno! Mah, gli abissi della mente umana..

Vabbè torno alle mie riflessioni, finchè il neurone regge lo sforzo. Allo stato attuale sto ancora cercando di capire che giorno è. Che anno è. E se questo è il tempo di vivere con te.

Roma-Milano, l’andata

Milano ha invaso Roma..no, anzi.. forse Roma ha invaso Milano..mmmm..vabbè..

Non ho fatto altro che ridere ininterrottamente per tre lunghe notti. Ridere, non sorridere. Di quelle risate che ti tolgono il respiro e ti affannano. Quelle che vorresti non finissero mai! Però, finiscono.

Così mi sono ritrovata a sbattere la testa contro la dura realtà, mentre aspettavo che uno scassatissimo Intercity mi trascinasse dall’altra parte dell’Italia.

Durante il trascinamento, per una questione di coerenza, ho riso. Nel corridoio dello scassatissimo, mentre la gente mi spintonava (con delle valige grandi quanto il mio armadio). Nel primo scomparto dal quale sono stata sfrattata con eleganza da una signora napoletana, di una finezza sublime. Nel secondo che ho occupato facendo gli occhi dolci a chi aveva prenotato il posto, sperando che non mi cacciasse. E così è stato. Non so ancora se per pietà, viste le occhiaie, o per paura, dato che ridevo da sola.

Fatto stà che le notti romane sono passate. In fretta. Tanto. Troppo. In realtà non so neanche che giorno è oggi! Ma il viaggio è stata un’agonia. Ho avuto la sensazione che fossero passati un paio d’anni da Roma ad Arezzo. A quel punto non c’era una beata minkia da ridere, ma io continuavo imperterrita.

Vabbè, non lascio spazio alle sfumature. Ho capito che sono fraintendibili. Diciamolo chiaramente: sono stati dei giorni spettacolari. Inaspettatamente..(se ve lo state chiedendo, questo è un complimento, nel mio mondo). Quindi, dato che non mi va di aspettare altri dieci anni per rivedervi, sono fiduciosa di incontrarvi. Nella speranza che la nebbia passi e riesca a vedere al di là del mio naso. In ogni caso, spero che non siate partiti per fuggire lontani da me, perchè in quel caso vi è andata male. Sono a Milano!

I peggiori modi per rimorchiare

L’universo maschile, a quanto pare, funziona così. O meglio, crede che le cose funzionino così.
Tentativi di approccio:

Al semaforo:
– A’ signorì, n’dò vai? Viè con me, te porto in un posto che nun te poi immaginà!
– Emh..grazie, ma..
– Daje, te porto a vedè er paradiso!
– Toh, guarda! E’ verde!

Dal ferramenta:
– Mi servirebbe questa lampadina.
– Eccola. Sono 2 euro.
– ..
– Nun c’ho er resto. Viè con me annamo ar bar, così te offro anche un caffè!
– O.o

Sull’autobus:
– Carmela!! Carmela, come stai??
– No guarda, ti sbagli non sono Carmela!
– No?! Allora dimmi come ti chiami?
_ ..

In facoltà:
– Com’è scritto piccolo questo libro..ma non ti viene mal di testa a leggerlo? A me verrebbe sicuramente, anche se porto gli occhiali. E’ veramente piccolo. Ma te l’hanno fotocopiato così o anche l’originale è uguale? No perchè è impossibile da studiare..
– Insomma ti chiamano “osservatore profondo”?!

Probabilmente l’ultimo era solo stupido, questo perchè ovviamente era il più carino.

La vera storia del mio primo amore

Avevo quindici anni e la profonda convinzione di aver incontrato l’uomo della mia vita. Ovviamente, IO avevo incontrato lui ed ero diventata improvvisamente stupida, e LUI mi era passato a fianco, sfiorandomi con indifferenza.

A quindici anni, dove passava lui era pavimento sacro, come tutto quello che toccava.
Non ero innamorata, ero rincoglionita!
Uscivo con la speranza di vederlo e quando lo vedevo facevo finta di non averlo visto. (Che tattiche, eh? AltiLivelliMicaCazzi!!)

Fino a che, lui, per palesare il fatto che mi ignorasse davvero, si è messo con un’altra. Da qui partì il dramma. Una tragedia degna di Shakespeare. Un cataclisma, che le mie fidatissime amiche sedicenni, hanno dovuto sopportare, per giorni. Mesi. Anni.

Poi basta. Lui è sparito dai miei pensieri.

Fino a che non è ricomparso per chiedermi di uscire. Ovviamente, un giorno o l’altro, così per temporeggiare ancora un pò.

– Beh, che dire, lusingata del suo invito, ma guardi..è un pò in ritardo! Si..di più o         meno 9 anni.
– Eh, sai, ai tempi mi avevano detto che tu ti bombavi tutti, allora io ti evitavo!
Wow, che uomo di sani principi. Comunque, hai avuto la tua occasione. Ora sono fidanzata. E, se vogliamo essere puntigliosi..tu anche!
– E quindi?
O.o
– Allora?
Allora baby, te lo dico con il cuore, sei stato il mio “primo amore“, quell’amore platonico che si racconta in giro quando si parla di figure di merda, di delirio adolescenziale. Il non-dormo, non-mangio, non-parlo e non-respiro. Quell’amore che finanzia le compagnie telefoniche a forza di messaggini. Eri bello e splendido. E ti avrei donato un rene se ne avessi avuto bisogno, ma adesso non ho più quindici anni, lasciami i ricordi del mio Principe, che di Azzurro non aveva solo gli occhi. E poi, sono contenta che sia andata così..le corna non mi avrebbero donato!

Prontuario degli uomini da non frequentare

Su suggerimento di Alessio Alessandro, su ispirazione sua e in risposta a questo, vi concedo le mie più segrete e profonde riflessioni sull’altro sesso. Da usare in qualsiasi circostanza. A breve disponibile nella versione pocket, da portare comodamente in borsa per una pratica consultazione.

Uomini da evitare, (ma che tassativamente mi trovo a frequentare):

– quelli che si sbarbano tutti i giorni, (in particolare quelli che lo fanno senza tagliuzzarsi), precisini, ci tengono troppo all’estirpazione del pelo. Potrebbero riversare questa mania depilativa su di te. Fanatici del transfert!

– quelli che si incazzano se fuori piove, ed entri in macchina con le scarpe bagnate.

– quelli che ti chiedono di cambiarti la borsa perchè non è lo stesso colore delle scarpe.

– quelli che non preparano mai il caffè. Se non lo fa durante tutta la giornata, non ci sono speranze che la mattina lo preparino al posto tuo!

– quelli prevedibili. Quelli che ti fanno regali sono in determinate occasioni, e ti regalano i fiori solo dopo una litigata.

– quelli che più il regalo è grosso, più si sentono il diritto di incrementare la propria stupidità e incapacità di relazionarsi.

– quelli che “ti passo a prendere alle 9”, alle 9.30, sei pronta e lui non è ancora arrivato, e alle 10 ti trova già mezza ubriaca, perchè in qualche modo il tempo lo dovevi ammazzare. E poi si lamenta. Lui!

– quelli che si fanno le offerte telefoniche per chiamarti, ti chiamano, ti cercano, dicono cose, fanno cose, progettano cose, propongono cose, e poi..smettono. Insomma, quelli che fanno tutto da soli.

– quelli competitivi.

– Babbo Natale.

– quelli che non sanno cosa significa “razionalmente” e che non sanno dell’esistenza dei congiuntivi.

– quelli che continuano a parlare di calcio, pesca, macchine, moto, palestra, playstation, delle condizioni atmosferiche, delle ex, mentre tu gli sbadigli in faccia, concedendogli una panoramica completa delle tue tonsille e dell’insalata incastrata tra i denti.

– quelli che all’improvviso, senza preavviso, si tagliano la barba!

– quelli che non ascoltano quando parli e poi ti fanno domande su quello che hai appena detto.

– quelli che non ridono mai, mentre tu ti scompisci!

– quelli che pensano che tu sia sua sorella, il suo peluches, il suo cane, la sua migliore amica, il suo soprammobile, il suo pezzo di arredamento, la sua animatrice privata, la sua dama di compagnia..(lista in continuo aggiornamento).

– quelli che non cantano, che ti sfruttano, che parlano senza guardarti in faccia.

– quelli astemi, che non fumano, non dicono mai una parolaccia.

– quelli che si sentono simpatici. Ma non lo sono. E non se ne accorgono.

– quelli che tu gli chiedi di vedervi e lui ti invita a cena con gli amici.

– quelli che non prendono mai l’iniziativa per fare qualcosa e non hanno l’improvvisazione nel sangue.

– quelli che non ti assecondano.

– quelli che sono troppo quadrati, impostati, schematici, ordinari..normali!

– quelli che scappano, ti evitano, non affrontano le situazioni, fanno finta di niente.

– quelli che hanno la cervicale..e non per la cervicale!!!

– quelli che pensano di potersi comportare come vogliono solo perchè pensano che tu non ti arrabbieresti mai. Ma non hanno capito che quelle di plastica si chiamano Barbie, tutte le altre, fortunatamente, hanno un carattere.

– quelli che hanno 97 anni, sono dei Mormoni o sono in coma farmacologico!!

– quelli egocentrici, che leggendo questo post si sentiranno chiamati in causa.

Uomini a cui tutto è concesso, (e che sfortunatamente non mi troverò mai a frequentare):

– George Clooney, yes you can! Brizzolato, barba incolta, sorriso affascinante, in più sei il testimonial per le campagne pubblicitarie della Nespresso..in pratica l’uomo perfetto!

– Johnny Deep. Non per te, perchè la tua versione normale, è normale, ordinaria. Amo i tuoi personaggi. Jack Sparrow tu sei stato il rastone dei miei sogni. Johnny, mi hai fatto innamorare del Cappellaio Matto, e sappi che ho quasi odiato Alice quando ti ha lasciato nel Paese delle Meraviglie.

– Elio Germano. Mi hai conquistata a 13 anni quando ti ho visto nel ruolo der pasticca in “Un medico in famiglia”. Forse sei l’unico pensiero coerente della mia vita. Non posso non amarti!

– Fabio Volo. E non mi pare debba aggiungere altro.

Il Marketing è malefico. Io voglio essere malefica. Io voglio essere il Marketing.

Come illustrato in modo eccellente a lezione, un’azienda può decidere di non voler partecipare attivamente su un determinato media, ma non può in nessun modo evitare di controllare le dinamiche che potrebbero scatenarsi al suo interno. Un’azienda potrebbe essere messa in ginocchio, senza avere possibilità di replica, perchè disinteressata a quei canali comunicativi. Facciamo un esempio pratico. Ovviamente, il rifermento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale!

Se ad esempio due persone [x, la donna, y il maschio] si conoscono e decidono di frequentarsi, non c’è niente di strano e tutto fila liscio. Fino a quando il rapporto si gela, per cause inizialmente misteriose. Y scompare dandosi ad una allegra latitanza, sottovalutando totalmente l’elemento x. L’elemento x, in quanto donna, non è così stupida come y pensa. Non passa intere giornate a disperarsi nell’attesa di una comparsa di y, o di un suo segno. L’elemento x, agisce. L’elemento x trova la chiave per risolvere tutti i suoi dubbi. E li risolve brillantemente, nonostante sporadici attacchi di sensi di colpa e rimpianti.

Oggi l’elemento x potrebbe parlare al mondo intero di quanto y sia infantile, potrebbe rendere note le sue insoddisfacenti prestazioni sessuali.
Potrebbe addirittura parlare di quanto fossero banali i diversivi ai quali y si aggrappava per non rispondere a delle precise domande che x gli faceva. Potrebbe parlare dei soggetti, (dalle capacità intellettive compromesse), che y rimorchia sui vari siti.
X potrebbe parlare di tutti i rifermenti che sono stati fatti e commentanti su facebook a questa situazione. Tutti i riferimenti che y non ha colto in quanto incapace di comprenderli. Oggi x potrebbe apertamente dichiarare che le conversazioni in cui y si piangeva addosso lamentandosi della sua vita, senza mai cercare di fare niente per cambiarla, erano davvero patetiche.
X potrebbe parlare di tutte le sue previsioni azzeccate, di tutte le risate che si è fatta e si sta facendo alle sue spalle. X potrebbe distruggere y psicologicamente con delle semplici rivelazioni, e y non replicherebbe, perchè oltre ad essere un senza-palle, non si interessa di questi mezzi di comunicazione.

X potrebbe, ma non lo fa.
X è votata alla fratellanza, gioia e pace.
X non porta rancore.
X è arrivata alla banale conclusione che y aveva una doppia personalità, così può “portare nel suo cuore tutti i fantastici momenti vissuti con te!” [cit.].

Ma i clienti di un’azienda sono tutti come x? Tutti sarebbero disposti a sorvolare sulle prese per il culo di un brand? O qualcuno potrebbe pubblicare un post su un anonimissimo blog e sputtanare così il tutto? Y, per il bene del mondo intero, fatti delle domande, perchè in alternativa, a questo punto, SARESTI FOTTUTO!

Distruzione senza CAPACITA’ di replica. Amen.