Chiudi la porta quand’esci, please!

Stanotte ti ho sognato.
Suonavi alla porta della mia nuova casa e io ti facevo entrare.
Eri arrabbiato con me, come quella volta che mi hai dato della puttana presentandoti a casa mia all’improvviso, un’ora prima del mio esame di inglese.

Nel sogno mi dicevi che quella era casa tua e che io dovevo andarmene, che non volevi più vedermi.
Urlavi e io più di te.
Ad un certo punto ero esausta, come sempre, dopo le nostre discussioni.
Ti ho lasciato da solo in cucina e sono andata in camera mia.
Ero nervosa.
Arrabbiata con te.

Tu sei venuto a cercarmi in camera, in silenzio. Ti sei avvicinato per darmi un bacio ma io mi sono spostata.

Ti sei arrabbiato ancora, ma io ero tranquilla e con tranquillità ti ho detto che nella mia vita ora c’è un’altra persona, una persona che mi fa stare bene davvero.
Una persona a cui porto rispetto, come ho sempre rispettato inutilmente te.
Inutilmente perchè sei sempre stato convinto del contrario e dalle tue convinzioni è sempre stato impossibile distoglierti.

Dopo averti detto questa cosa ti ho lasciato solo nella mia stanza, con quel tuo sguardo perso e quel silenzio assordante che eri così bravo a creare e a mantenere.

Sono andata a farmi la doccia, e mentre l’acqua mi lavava i capelli pensavo alla mia vita lontano da te, e mi sentivo leggera.

citazioni lo stato sociale

And happy new year!

Ho aperto facebook dieci minuti e ho letto ancora di gente che sta facendo tombolate a rotta di collo e gioca a carte come se non ci fosse un domani. Ma sto Natale di merda, quando finisce?!

Io personalmente sono secoli che non gioco a nulla, che poi, pur volendo, quest’anno ho battuto il record mondiale di invisibilità: sono scesa a casa giusto il tempo di mangiare buona parte del cibo che avrebbe potuto salvare decine di villaggi in Zimbabwe.

A parte il mio astio ormai assodato per la festa con le lucine, volevo dire una cosa seria. Da un anno a questa parte, anch’io ho una tradizione da rispettare: svegliami la mattina del 2 gennaio con la febbre a 38.7 e la voglia di morire.

Ma tranquilli, io sopravvivo alle imprecazioni di chiunque, anche alle mie.
Se mi cercate sono quella che al posto delle tonsille ha due palle da bowling.

Fate i bravi questo 2013 e cercate di credere in qualcosa di positivo.
Per volare, basta un pensiero felice. Chiedete a Peter Pan!

Contro il logorio della vita moderna

La conoscete tutti quella pippa sul fatto che i consumi veicolano simboli di appartenenza ad un determinato gruppo sociale? Bene. Anch’io.
Il 35% dei giovani italiani è disoccupato. Ora so perfettamente cosa legge la gente attraverso le mie buste della spesa.

Il badrone di casa mi spellerà anche questo mese quindi, scusatemi ma devo andare. Ho un rene da vendere.

 

MikelAlice, ora disponibile anche nella versione DajeCheCeLaPossoFare.

Oggi è già domani

Che poi a pensarci bene, la vita è un pò una merda.
E’ settembre e io non sono pronta.
Sto qua seduta sul divano da ore. A mangiare qualsiasi cosa si trovi intorno a me e che io riesca a raggiungere con la punta delle dita.
Il mio primo giorno libero dopo un mese. Sono proprio una sfigata del cazzo, non so se mi spiego.

Se ve lo state chiedendo, si, sono sempre pallida come una palla da ping pong.

Ho finito di lavorare.
Spero di aver finito di incazzarmi per almeno 12 ore di fila.
Il lavoro estivo è stressante, ma ti insegna un sacco di cose, ad esempio ho imparato quanto possa essere difficile scegliere un pacco di patatine. Ma se non avete mai lavorato in un bar, non sapete cosa vi perdete. I genitori assecondano i figli come se dietro di loro non ci fosse fila fino al bagnasciuga.
La gente è matta. Ma vabbè, non l’ho scoperto io.

Riguardo la fine delle cose, ho una mia personalissima teoria, che ho appena denominato la teoria del cerotto.

Quando hai un cerotto appiccicato da qualche parte e devi toglierlo, hai due alternative tra cui scegliere:

– strapparlo senza pietà, asportando strati di epidermide e soffrendo in silenzio con le lacrime agli occhi;
– strapparlo lentamente, un millimetro dopo l’altro nell’assurda convinzione che un dolore dilazionato in un arco di tempo più ampio faccia meno male.

Io sono una masochista del primo tipo.
Odio i saluti.
Non sopporto quei momenti in cui ti fermi, ripensi a tutto e ti sembra tutto splendido e perfetto. Quei momenti in cui ti rendi conto che nulla era così importante da rovinare l’umore per giornate intere.
Quei momenti in cui maledici tutte le volte che hai sperato che il tempo passasse in fretta.

Sono ripartita senza concedermi neanche il tempo di salutare tutti.

Ciao mamma e papà.
Ciao sisters e brother.
Ciao Pelikano Beach Club.

Ciao a tutti, sono MikelAlice, oggi ho dormito e sono felice.
Ma che ne sapete voi!

Atac merda

Qual’è il femminile di Controllore?
Controllatrice?
Controllora?
Stronza in divisa?
Boh, fate voi.

Sta di fatto che, l’altro giorno una stronza in divisa mi ha multato sull’autobus, non perchè non avessi l’abbonamento, ma perchè ce l’avevo, ma non avevo nessuna certificazione che mi autorizzasse ad avere quello ridotto. Perchè non sono residente nel Lazio. Perchè mi ero dimenticata le carte della Borsa di Studio a casa.
Sono una cretina, mai detto il contrario.

Vabbè tutto si sarebbe potuto risolvere con un ricorso all’atac di merda. Fotocopiando tutti i documenti in mio possesso compreso l’abbonamento sotto accusa.
Bene. Qual’è il problema.
La vita è semplice, poi arrivo io con le mie cazzate e la complico.

Stamattina la genialata.
Apro il mio portafogli, che contiene di tutto tranne che roba utile. Scontrini, foglie di alloro, biglietti, carte a cazzo, post it e minkie varie. L’unica cosa che tra tutta questa merda attira la mia attenzione, è l’abbonamento di marzo. Ma cosa cazzo me ne faccio di questo misero foglietto?! Sai che ti dico, lo butto. A casa? Ma certo che no. Nel secchio all’angolo della strada.

Torno dallo stage.
Realizzo la cazzata solo quando vedo la multa sulla scrivania.
Impreco.
Impreco.
Impreco.
Torno per strada ad importunare quelli dell’ama che stavano lavando la strada.

– A’ signorì finimo de pulì e te aprimo er secchio.

Bene. Sono ufficialmente una barbona accattona.

– Ma che devi da cercà?
– Stamattina ho buttato la tessera dell’autobus.
– A che ora?
– Alle nove, più o meno.
– No allora nun ce stà più. Svotano i secchi alle dieci e mezza.
– Ma è pieno.
– A signorì stamo a Roma de qua ne passa de gggente.

Ho pensato di elemosinare un abbonamento senza nome, con un annuncio disperato da qualcuno di indefinito.
Sulla multa c’è il numero della tessera che ho buttato.
Sono una rincoglionita di merda.

E non me lo dite, sono consapevole che il problema io l’ho creato, io ho pensato di risolverlo, io l’ho complicato. Ma me ne sbatto. Odio i controllori e le stronze in divisa!

Ah, il mio Controllore non lavora all’atac di merda.
Vado a cercare di capire se è l’ennesima sfiga di merda o una benedizione!

Ps Nel caso doveste provare a chiamarmi per ridermi in faccia, sappiate che non risponderò al telefono fino a settembre.

Tutta la vita davanti

Pensavate che qualcuno mi avesse richiamato, dopo mesi di lancio del curriculum a chicchesssia e che la mia carriera togliesse tempo al blog?! Ebbene no. Sono stata impegnata ad elemosinare lavoro a destra e a manca. Credete che l’abbia trovato e che sia tornata qui per allietarvi con pettegolezzi sui colleghi? Levatevi quel sorriso ebete dalla faccia. Non è successo nulla di tutto ciò, sappiatelo. Sono ancora disoccupata. L’incarnazione della crisi. Ho Tutta la vita davanti, ma nel senso che gli ha dato Virzì.

Ho mandato curriculum per qualsiasi tipo di lavoro. Ho escluso solo le categorie: badante, baby sitter, accompagnatrice, ballerina di lap dance, call center di telemarketing, colf, sicurezza armata, procacciatori di affari per agenzie immobiliari. A quanto pare sono pretenziosa.

Io e la mia inutile laurea ci troviamo a competere sul mercato del non-lavoro con diciannovenni del cazzo, mezze nude, che non sanno parlare italiano, ma strascicano un lessico strano in un romanesco a dir poco grezzo, e non studiano. Perchè oggi ho scoperto che chi studia è penalizzato.
All’ennesimo colloquio-buffonata, mi hanno detto:
“Ah, ma lei studia?! Ma se lavora poi come fa a studiare?!”
Cos’è adesso gli sfruttatori si preoccupano per gli sfruttati? Da quando si prendono in considerazione le esigenze della plebe? E poi, scusate tanto ma secondo voi, io l’affitto come dovrei pagarlo? Vendendo le mutande usate su e-bay?

Quindi niente, alla fine ho avuto una crisi nervosa. Al millesimo lefaremosapere, mi è scesa una lacrima. Forte e chiara. Una sola. Per tirarmi su di morale, sono entrata in una libreria.
Ho vagato senza meta per un pò. Ho trovato un paio di libri che ho nella mia lista dei desideri di Anobii. Mi sono lasciata ipnotizzare dalle foto delle guide turistiche, mentre Charlie Chaplin sorrideva dal muro alle mie spalle. Avevo trovato il mio limbo in cui credevo che nessuno mi avrebbe potuto disturbare. Una stronzata. I coglioni arrivano ovunque.

Mentre guardavo le foto sulla guida per Dubai, sento uno al banco informazioni:
Scusi non riesco a trovare La coscienza di Zeno. Ho un dubbio, ma, è di Pavese?
Io mi giro di scatto.
Il tizio al banco alza la testa.
Lo guarda sconvolto.
Mi guarda sconvolto.
Lo guardo sconvolta.
Mi giro e me ne vado.

Sono tornata a casa con il tram. Un’ora di tram. Non mi sentivo propensa ad imboccare anche il tunnel della metro. Avevo bisogno di vedere che la città non è quella delle cartine del sito dell’atac e che i percorsi non necessariamente sono imposti. Roma me lo doveva! E poi, non ho pagato il biglietto!

Charlie Chaplin

Narcotizzata

La mia coinquilina femmina mi ha appena invitato ad andare con lei a comprare la carta igienica.
Quelli dell’Adecco non mi hanno richiamata neanche oggi.
In compenso mi hanno contattato quelli di questa radio per uno stage. Gratuito.
La mia borsa di studio probabilmente è stata rapita dagli alieni, come la mia vita sociale.
Riesco a studiare con la stessa velocità e motivazione di un criceto obeso che dovrebbe corre nella sua ruota della minchia.
Il momento top della settimana, in quanto ad attività ricreative, l’ho raggiunto ieri pomeriggio pulendo il bagno.
Mi sento morta dentro.
In questi giorni niente esprime meglio il mio stato d’animo, se non questo.
Se non dovessi superare l’esame e non dovessi farmi viva per un pò, sappiate che non sono andata a comprare le sigarette, ma il cianuro per me medesima.

Dalla Sagra della Felicità e della Positività è tutto. Passo e chiudo.

criceto a pezzi

Welcome 2012!

Nel periodo delle feste natalizie, la signora di sotto ha chiamato il mio simpatico Badrone di casa, imprecandogli contro perchè aveva una macchia di umidità sul soffitto.
Il simpatico e allarmato Badrone, ha chiamato un simpatico idraulico che ha tolto le mattonelle del pavimento in bagno, ha controllato i tubi, non ha trovato perdite e ha imprecato contro il Badrone, la signora di sotto e quello sporco lavoro che qualcuno doveva pur fare.
L’altro giorno io sono tornata a casa di corsa perchè dovevo fare pipì, sono entrata in bagno e mentre chiudevo la porta ho spezzato la maniglia. Sono rimasta chiusa dentro venti minuti ad imprecare contro il Badrone, la vita, la casa e il mondo.
Qualche giorno fa, stavo uscendo dal bagno di corsa, ho mollato lo specchio sulla lavatrice. La lavatrice centrifugando ha lanciato lo specchio sul pavimento del bagno (senza mattonelle). La mia coinquilina rientrando ha iniziato ad imprecare contro di me, contro il Badrone che ancora non viene a sistemare il bagno e lo specchio. Rotto.
Oggi ho attraversato la strada senza controllare se arrivassero macchine a 300 all’ora. Fortunatamente non ne arrivavano.
In compenso, arrivava un autobus carico di gente, che ha frenato all’improvviso per scanzarmi. Penso che tutti mi stiano ancora imprecando contro.

A questo punto sperate con me che il meglio debba ancora venire, perchè se è la prima impressione quella che conta, il 2012 già mi sta sul cazzo!

La perla di saggezza numero due

Le insicurezze sono come le sabbie mobili. Una volta che ci sei dentro puoi cercare disperatamente di uscirne, in ogni modo. Puoi provare ad aggrapparti a mille pensieri, ma una volta che ci sei dentro, più ti affanni per cercare di uscirne, più sprofondi inesorabilmente.

La sessione d’esame, il ritorno

Mi svegliai di buon’ora questa mattina, quando il sole era già alto, gli uccelli cinguettavano per rompere i coglioni fuori dalla mia finestra e la gente sotto casa minacciava di accoltellarsi per un parcheggio. Insomma tutto mi sembrò regolare. Niente rapì in modo particolare la mia attenzione.

Con la stessa agilità di un armadillo gravido, o per meglio dire, armadilla, scesi dal mio bellissimo e altissimo letto soppalcato. E per la cronaca, era sempre buon’ora. Guardandomi bene dal salvaguardare la mia persona, ho elargito imprecazioni contro l’orologio, il tempo che va, le ore che passano, la sveglia e il mondo.

Ad un certo punto, nel bel mezzo di questa ridente giornata, quando il mio stomaco iniziò ad emettere gli stessi suoni di una troba bitonale, mi resi conto di non avere benchè nulla di cui cibarmi. Cosicchè mi accinsi ad andare a fare delle compere alimentari.

Acquistai: arance e clementine a volontà, per una questione di dipendenza, nulla di più. Gallette biologiche di farro, niente di meno. Formaggio spalmabile, tassativamente light. Spazzolino da denti, super innovativo. Spuma per i capelli. Il vero investimento della giornata.

Tornai a casa. Sistemai l’infinita mole di acquisti. Varcai affamata la soglia della cucina e mi resi conto di aver fatto veramente una spesa del cazzo! Mangiai minestrone. Che giaceva in casa, inerme ad aspettare di essere scongelato da mesi.

Siori e Siore, decretiamo ufficialmente aperta la sessione d’esame. Sto ricadendo nel solito periodo di stupidità acuta. Se avete pazienza che vi avanza e non sapete che farvene, beh, aiutatemi!

A Natale posso. O almeno così dicono.

Caro Babbo Natale della minkia,

dato che oggi ce l’ho con il mondo, senza un apparente valido motivo, ho deciso di sfogarmi su di te, non si sa mai, mi dovessi sentire meglio e tu dovessi rivelarti utile al mondo!
Allora, ricominciamo.

Caro Babbo Natale della minkia,

innanzitutto benvenuto nell’angolo delle umili richieste di MikelAlice. Ora, noi due dobbiamo parlare di quello che ti ho detto l’anno scorso. Dato che sei palesemente un cretino con problemi di memoria, era questa la mia letterina.
Premesso che sei arrivato con il tuo regalo con quasi un anno di ritardo, quindi sorvoliamo sul fatto che in pratica, me lo sarei potuto partorire da sola un uomo normale. Ti ringrazio per non avermi abbandonata a me stessa e alla mia capacità innata di attirare gente del cazzo.

A questo punto passiamo alle cose serie. Dato che i miei capelli sono indecenti e tu te ne freghi, la mia attuale convivenza è perfetta e per gli esami mi sto sbattendo io, a te non resta che cercare di rendermi normale. Potresti iniziare con queste piccole richieste:

  • un contenitore per la mia curiosità del cazzo che fa più danni che altro;
  • togliermi la facoltà di parola, o in alternativa regalarmi un cervello funzionante (lo so che ci stavi pensando da un pò, ma purtroppo per te, non è contemplata l’opzione smettere di scrivere);
  • sviluppare le mie capacità comunicative, che a quanto pare, in determinati ambiti, lasciano a desiderare;
  • allestire in un angolo a caso della mia stanza, un dispenser di pazienza a cui chiunque, donne, uomini, animali o insetti potranno attingere senza sosta, (con una corsia preferenziale per il Controllore e per le vecchie razziste).

Sappi che per una questione di fiducia smisurata nelle tue capacità, ho quasi smesso di insultare gli alberi di Natale. Infondo, il Natale ha così tanta roba da insultare che non vorrei trovarmi coinvolta nel paradosso della troppa scelta.

Quest’anno sarebbe gradito un intervento più tempestivo. Insomma, non vorrei mai stressarti, lavoratore instancabile che non sei altro, però se muovessi il tuo grasso culo bianco prima di ottobre prossimo, ne sarei contenta. Anche perchè, se continuo di stò passo mi tocca rinviarti la lettera dell’anno scorso, e stiamo sempre allo stesso triste punto!

Vabbè, vado a cercare qualcun altro da insultare. Buone feste a te, renne e folletti vari.

Ps So per certo che il punto 2 attirerà la tua attenzione in modo particolare, ma prima di fare danni, sappi che mi riferisco solo a determinate discorsi collegati a determinati ragionamenti, che a quanto pare sono comprensibili solo a me.  Cerca di non peggiorare le cose. Cretino!

Se una soluzione c’è

In questo buio periodo per l’umanità, mentre i ghiacciai si sciolgono, il mondo è in piena crisi economica, il buco dell’ozono cresce, il Grande Fratello non è ancora stato abolito su questo pianeta io..sono afflitta da un grave problema: non ho idea di cosa regalare per Natale al Controllore.
Il Controllore ha tutto.
Quando dico tutto, intendo tutto.
Anche le cose inutili e un accumulo di cose inutilizzate.

In compenso, so perfettamente cosa gli ruberei.

L’unica soluzione agli atroci mali del nostro tempo, è abolire il Natale, le sue luci dai colori osceni e questa stupida usanza di fare regali.

Questa vita è una puttana

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Se ci fossi stato non avrei saputo cosa dirti. Probabilmente non ti avrei detto niente. Stupidamente niente. I saluti sono tristi.

Ieri sera ho pensato che avrei dovuto iniziare a credere nel destino. Ma poi tu hai detto che il destino deve andare a farsi fottere, e che le tue scelte determinano quello che vuoi davvero. Allora ho iniziato a pensare al mio smalto scrostato.

Stamattina ti ho lasciato l’ultimo biscotto. L’ultimo biscotto. Non te ne sei accorto, o forse non lo volevi e basta. Lasciarti l’ultimo dolce è una delle più grandi dimostrazioni che da me puoi aspettarti. Stupida, inutile, facilmente inosservabile.

Ieri ho decretato che avere la patente, infondo, ha una sua utilità. Se usata. Quindi ho deciso che voglio usarla. In qualche modo. In qualche luogo. In qualche posto.

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Ho salito le scale, lentamente. Piano. Per cercare di sciogliere quel nodo in gola che non mi fa parlare.

La città è un campo di battaglia deserto, pieno zeppo di mine emotive. Questa città. Quella città. Questa casa. Questa stanza. Ci ho pensato mentre andavamo a prendere la macchina. Mentre camminavamo in silenzio e distaccati.

Sto diventando una gallina patetica e stucchevole. Diabetica. Rammollita e stupida. Incapace di razionalizzare. Ancora perfettamente in grado di alzarmi e scappare. Senza voltarmi. Senza parlare.

Sono tornata indietro. Dietro i vetri del portone. Tu non c’eri. Ho salito le scale, lentamente. Piano. Per cercare di sciogliere quel nodo in gola che non mi fa parlare. Ho aperto la porta della mia stanza. Il tuo profumo è ovunque.

Sono crollata. Sotto uno splendido raggio di sole che illumina questa giornata. Questa giornata prevedibile in cui tutto è andato come doveva andare. Tutto secondo il copione. Questa giornata che avevo previsto. Queste reazioni che avevo previsto e ho provato inutilmente a controllare. Sono crollata.

“Sono sicura che mi verrà concesso un minuto per ripensare a tutte le volte che volevo urlare cosa sentivo, ma sono stata zitta per paura di non essere capita, e rimpiangerò gli obiettivi che ho abbandonato perché il timore di fallire mi ha impedito di perseguirli. Questa vita è una puttana e probabilmente mi spezzerà il cuore, ma cazzo, sono innamorata. Va così, rhum e pera, perché ci sono dei momenti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita”.

[C. Bukowski]

Milano-Roma, il ritorno

E fu giorno e fu notte. Eravamo io, il mio livido sul ginocchio, due felpe (che mia sorella la gnocchettosa mi ha proibito di usare), due maglie sporche (che ho elegantemente evitato di usare), un numero indefinito di mutande, (che ho mollato qua e là in giro per casa, per destabilizzare la gnocchettosa), il libro per l’esame di pubblicità, (che aveva il triste compito di placare i miei sensi di colpa galoppanti, ma che ufficialmente aveva voglia di vedere posti nuovi). Abbiamo conquistato Milano.

Nonostante i vani tentativi della gnocchettosa di rendermi femminile, sono riuscita ad uscire vestita da uomo, con una maglia di lana e ad avere freddo. Inutile dirlo, questa è classe, o probabilmente sto con un piede nella fossa, ma ancora non lo so.

Vabbè, a parte questo, ci tengo a mettere le cose in chiaro: Milano mi sta sul cazzo. I barman non ti guardano in faccia mentre li importuni, i milanesi ti chiedono di cantare Venditti perchè vieni da Roma, le cameriere ti ripetono ossessivamente di scendere dalle panche mentre durante il karaoke, urli ubriaca (fuori tempo) frasi inventate di canzoni improbabili. Poi parliamone, a Milano fa UnFreddoDellaMinchia! Avrei passato volentieri il tempo appallottolata sul letto a mangiare biscotti no-stop e a guardare la muffa crescermi intorno, ma non potevo perdermi asssssolutamente lo spettacolo della nebbia di mattina. A ora di pranzo. Il pomeriggio dopo pranzo. La sera. La notte. Si, lo so cosa state pensando: potevo restarmene tra i cumuli e le macerie di Roma, ma poi di cosa mi sarei potuta lamentare? Qua è tutto così bello!

Ok. Pausa. Mi sono appena fermata. Ap-pe-na fer-ma-ta. Ci sto pensando. Milano ha qualcosa di bello. Ha i ricordi delle giornate che ho passato là.
Ha quel ramo del lago di Como (che sta a Como, ma per me non fa differenza).
Ha i nostri discorsi infiniti. Le parole che non bastano mai. Ha le parole che sono incapace di dire.
Il rumore dei nostri passi tra le strade affollate mentre mi perdo, ti chiamo con l’addebito e tu non ti accorgi del telefono che squilla e del fatto che io mi sia persa.
Ha il suono delle risate. Il silenzio dei sorrisi. L’imbarazzo degli sguardi.
Ha le frasi iniziate e lasciate in sospeso. Le frasi che era inutile completare perchè erano già chiare, tutti l’avevano capito tranne me che continuavo a sproloquiare.
Ha le lacrime che non vorrei mai più vedere. Ha i nostri abbracci. Le tue guance.
Ha te. Ha voi. Ha un pò di me.

Che sfiga di merda!

Epilogo

Il viaggio di ritorno è stato suggellato da una tristissima canzone dei Modà che come al solito parla una stronza rara e insensibile che molla da qualche parte un tizio disperato. Insomma la solita solfa. Sia chiaro, stato un processo indotto, io non ascolto queste cose. Indotto dal karaoke, dalla capiroska, e dal tizio che l’ha cantata..(o era una tizia?). In ogni caso, sono fermamente convinta che mi sia rimasta impressa perchè i Modà cantano a scatti e mi era facile seguire le parole. Anche se, le urla dei versi che ho lanciato sui pezzi in inglese non erano da meno! Mah, gli abissi della mente umana..

Vabbè torno alle mie riflessioni, finchè il neurone regge lo sforzo. Allo stato attuale sto ancora cercando di capire che giorno è. Che anno è. E se questo è il tempo di vivere con te.

Dear Cavallino Rampante..

Oggi è quasi il tuo compleanno, più dell’ultima settimana.
Oggi stai andando via.
Niente festeggiamenti nostro style, oggi è giorno di partenze. Giorno di ritorni.
Oggi sono una malinconica con motivazione, il che è già un salto di qualità rispetto alla mia lunaticità.
Prenderei volentieri l’autobus nell’altra direzione.
Le stazioni non mi piacciono.
I saluti sono tristi.

Mi sto rammollendo. Sono più donna di quello che penso!

Ecco, sono più donna di quello che pensi, mio caro Cavallino Rampante!

Metrature d’esistenza

“.. forse non si fa altro che portare a spasso le proprie vite, da un appartamento ad un altro, nell’effimera illusione di essere davvero in movimento, con le proprie scatole di ricordi. Pensi alle stanze che hai occupato nella tua vita, e a chi ci starà adesso. Pensi che forse non si è altro che inquilini che si danno il cambio, nella vita, senza incontrarsi mai. In una domenica così può capitare che ti metti a pensare cos’è rimasto di te, in giro.

[…]

Sei diventato malinconico guardando quell’appartamento privarsi di te. Pensavi: ok, il gas l’ho spento; e ti sei chiuso la porta dietro le spalle, nella convinzione di aver lasciato qualcosa di te in quegli angoli vuoti, in quelle sagome di poster scollati, nel segno giallo dello scotch”.

[M. Floria]

Io sono così

Il mio numero preferito è il 7.
Sono un acquario, ed è un segno che adoro.
I miei ricci mi piacciono, rispecchiano la mia personalità. Li preferisco nettamente ai capelli lisci, piatti e insignificanti.
Credo nel destino solo quando mi conviene.
Abbastanza” è la parola che odio di più in assoluto.
Mi piacciono tutti i colori, quasi indistintamente.
Non ho voglia di studiare.
La mia sister gnocchettosa è partita e io sono triste.
Oggi non so nient’altro. Oggi non ci sono. Oggi non ci dovrei più essere.

Pace, amore e gioia infinita

In un mondo ideale probabilmente il lavoro non sarebbe stressante. Non sarebbe estivo. Non sarebbe a pochi metri dal mare. Probabilmente non ti stancherebbe al punto da non farti fare neanche un bagno per tutta la lunga estate caldissima.

Nel mondo reale, il lavoro estivo è una rottura di coglioni! Ti spinge sull’orlo dell’esaurimento nervoso, mentre il cervello ribolle sotto il sole, sotto stress, sotto i capelli incolti!! I clienti pensano di avere a disposizione degli addomesticatori dei loro figli imbizzarriti! I clienti pensano di avere degli schiavi al loro servizio. I clienti pensano decisamente male!!

Io ho lavorato quest’estate. Ho lavorato abbandonandomi in un oblio di trascuratezza. Ho accentuato fino all’esasperazione la mia lunaticità. Ho costretto gente a sopportarmi. Sono stata costretta a sopportare gente. Ho ingoiato rospi e birra. Ho riso e sorriso. Ho risposto ai sorrisi di chi meno se lo meritava e di chi meritava quel qualcosa in più, che sono stata incapace di dare! Ho respirato il profumo del mare, l’odore della pizza, la puzza del sudore delle giornate infinite. Ho camminato senza arrivare mai da nessuna parte. Ho urlato, parlato, sussurrato e raccontato. A volte troppo, a volte troppo poco. Ho sognato, ho pensato, ho immaginato situazioni differenti. Momenti diversi. Parole migliori. Ho sperato che quei momenti arrivassero, ma tutto è finito e sono rimasta incapace di esprimermi.

Porterò dentro i sorrisi, le parole, gli sguardi e i visi di tutti i giovani (e meno giovani, come lo chef) che hanno lavorato con me. Si..porterò dentro anche l’immagine di Gianpaolo che canta Cocciante in giro per la sala!!

Pelikano Beach Club, stasera brindo a voi e a questa vita, pace, amore e gioia infinita!

PresenzAssenza!

Ho serie difficoltà di espressione, è almeno un’ora che cerco di scrivere una frase di senso compiuto. Questo è il meglio che sono riuscita a partorire. (è in italiano?)

Credo che mi prenderò qualche altro giorno per riattivare i collegamenti con il mio cervello, (ammesso che non sia evaporato!).

Vado a galleggiare al mare. Non fate battute in mia assenza!