Liberamente

Sono a casa da sola, da ieri. I miei coinquilini si sono sparpagliati in giro per l’Italia e io studio ammorbando l’anima alla pianta di basilico.

Dicono che bisogna parlare con le piante, io gli ripeto i primi capitoli del libro di Analisi dell’opinione pubblica. Sono quasi certa che potrebbe essere il primo esemplare di pianta suicida. A tratti si sta seccando, ma ho deciso che deve soffrire con me, quindi continuo imperterrita. La chiamano solidarietà, e lei ne è la vittima.

InZomma la vita procede lenta, come le canzoni di Zarrillo che entrano dalla mia finestra aperta. Come le canzoni della messa che ieri entravano dalla mia finestra aperta. Come la ricerca di qualcuno che mi prepari il caffè.

Sono nel bel mezzo della sessione d’esame. La vita è diventata improvvisamente monotona e merdosa. Io isterica e ansiosa. L’altra sera ho scapocciato. Capita. Lasciatemelo fare!
Sono uscita con due amici. Siamo stati in giro tutta la notte. Sono tornata a casa alle cinque e mezza per prendere un asciugamano ed andare a Torvaianica con loro.
Ci siamo stesi in riva al mare.
L’aria era ancora troppo fredda per togliersi la felpa.
Ci siamo addormentati vestiti. Uno a fianco all’altro.
La testa sull’asciugamano, il corpo nella sabbia.
Il rumore del mare.

Prima di chiudere gli occhi ho fissato il cielo.
Ho respirato a pieni polmoni quel senso di leggerezza. Libera mente. Mente libera.

Mi sono svegliata con la faccia nell’asciugamano, i capelli mi coprivano completamente il viso. Probabilmente vista dall’alto sarò sembrata un mucchio di alghe secche trascinate dalla corrente.
Ero ancora imbacuccata nella felpa e completamente sudata.
Mi sono seduta a mi sono guardata intorno. Il mondo era in spiaggia ad urlare e ungersi sotto il sole delle 9 di mattina. Sono rimasta così, a coccolare la mia autostima mentre affondavo le mani nella sabbia bollente.

– Buongiorno Miky! Che stai facendo?
– Guardo le ragazze!
– Perchè? Guarda un pò quei manzi!
– Ssshhh, sto risollevando la mia autostima!

Abbiamo fatto colazione al lido continuando a parlare di qualsiasi cosa.
Sono stata bene. Sono stata me. Senza compromessi.
Questo è il lato della zitellagine che amo e a cui non ho più intenzione di rinunciare.
Mi sento molto più Clementine, che Alice. Molto di più.

Siamo stati felici tutti e tre, perchè si può essere felici anche solo condividendo qualcosa.

Sono tornata a casa all’una e mezza e ho iniziato a studiare.
Dopo un secchio di caffè.

Clementine: Io non sono solo un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.
Joel: Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.
Clementine: Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

[Eternal Sunshine of the Spotless Mind]

Niente di speciale

Il mio Samsung, quando è scarico, vibra come un frullatore.

Stanotte ha vibrato come un pazzo, mentre io cercavo di dormire senza impegnarmi a cercarlo tra le coperte, per spegnerlo.
Era palesemente scarico.
Avrà avuto le sue buone ragioni, ma secondo me era solo carenza d’attenzioni.
Lo tratto come una sveglia!
Dopo aver esplicato le sue funzioni la mattina, resta in qualche angolo nascosto della borsa fino al giorno dopo. Tassativamente senza suoneria. In pratica, se qualcuno dovesse avere bisogno di me, può anche crepare!

Oggi mi sono svegliata con tante buone intenzioni, del tipo, ricominciare ad usare il Nokia.
Studiare.
Fare la lavatrice.

Mentre preparavo il caffè, ho avviato la lavatrice.
Dopo il caffè mi sono risbattuta a letto. Senza la vibrazione molesta.
Ad un certo punto una voce disumana:
Mikelaaaa!! La lavatrice!!
Bagno e parte del corridoio erano completamente allagati. Mi sono dimenticata di attaccare il tubo di scarico.

Ho passato mezz’ora ad asciugare casa.
Ridendo da sola con le ciabatte inzuppate.

Alla fine mi sono trascinata al parco, vestita da Soldato Jane. Con l’idea di finire il libro di psicologia e di premiarmi con un gelato da 5 euro. Il più grosso esistente, perchè questo è il libro più palloso esistente!

Ma, ovviamente, non l’ho finito! E niente gelato. Per punizione. (Sono una cattiva persona anche con me stessa, ma domani ci riprovo. Io. Voglio. Il. Gelato).

Al parco c’erano quelli sudatissimi che correvano, io sbattuta sull’erba senza neanche il telo sotto il culo, li guardavo con aria di compatimento, più o meno come mi guarderebbero loro se facessi la prova bikini.
E le coppie. Oh, le coppie! Ma io dico, non potete molestarvi a vicenda lontani da me?
E i bimbetti che piangono, che fanno quasi tenerezza. Quasi.

La scena più bella è stata: bimbetto-bimbetta.
Lui teneva un cane per il collare, erano più o meno della stessa altezza.
Lei si avvicina, il cane si avvicina, lei scappa spaventata. Lui tira il cane e le dice No, non ti spaventare lui è bravo.
Ma lei era già partita.
Lui tristissimo abbassa lo sguardo, guarda il cane e sbuffa, quando all’improvviso lei torna e gli porta un biscotto.
Lui si illumina d’immenso e io stavo per piangere, mentre mi chiedevo per quale assurdo motivo crescendo i maschi diventano stupidi.

Inevitabilmente, dopo ore che stavo seduta a fare l’uovo, ho socializzato. Con una vecchia, che ci ha tenuto a raccontarmi la sua vita mentre io starnutivo.
Lei ha due figli, uno studia a casa, l’altra in biblioteca al Quarticciolo. E si signora, la conosco quella biblioteca. Ci sono stata un pomeriggio con il mio coinquilino. Alle due e mezza eravamo quelli al bar con le Tennent’s. Per concentrarci meglio, mica per altro!
La signora ha un cane, quello che già mi aveva sedotta l’altro giorno leccandomi la spalla. All’improvviso, senza preavviso. Forse solo perchè mi trovavo sulla strada che stava percorrendo per andare a pisciare.
Oggi c’ha riprovato. Prendeva la rincorsa e si lanciava sul libro. Non è assolutamente d’accordo sul fatto che io dia quest’esame, è più incline ai giochi. I primi cinque minuti l’ho adorato, poi mi ha scassato il cazzo. La velocità d’urto ha iniziato a spaventarmi!

Stasera solita storia. Il mondo mi ignora, io ignoro il mondo.
Me ne resto a casa da sola, in camera. Con la finestra aperta ad ascoltare i rumori della strada. Le televisioni accese. Gli odori di cucina.
Con i capelli ancora umidi dopo lo shampoo.
Come d’estate.
Come quelle serate tranquille da cui non ti aspetti niente di speciale e che non ti danno niente di speciale. Ma ti lasciano una buona dose di tranquillità.
Quella tranquillità a cui ricorrerai con i pensieri nei momenti peggiori.
Quella che alla fine ti mancherà.

Per fortuna non ho la televisione, a quanto pare il meglio che si possa fare è commentare la De Filippi su twitter.
Mi leggerò ancora un pò di Kundera.

Ho bisogno di leggerezza.

Riflessioni profonde vendesi

Le parole hanno un peso, quindi trattatemele bene.

Ciao, come stai?

Pronunciata con un’espressione ebete. Non significa nulla. E’ una frase fatta, di quelle che ripeti per sport. Da usare per ogni occasione, soprattutto quando non hai nient’altro da dire. Presuppone una risposta standard, che è sempre tutto bene, a te? Infondo a nessuno frega realmente un cazzo di come vanno le cose, altrimenti quel qualcuno sarebbe già al corrente di tutto e non avrebbe bisogno di chiederlo.

Liberamente. Libera mente. Mente libera.

E’ una delle mie preferite. Da comporre e scomporre come ti pare. Mi da un senso di leggerezza estremo. E’ come una poesia da ripetere quando non ti va di pensare e vorresti avere un palloncino ad elio al posto della testa.

Niente.

E’ l’uscita di sicurezza. Un porto sicuro dove rifugiarsi in qualsiasi occasione. Cos’hai? Niente. Che pensi? A niente. Che hai fatto? Niente. Credo che sia una delle più usate. Inflazionata. Bugiarda. Vuota. Insignificante. Irritante. Ha un sacco di sinonimi, ma nessuno suona altrettanto insopportabile. Preferisco un non mi va di parlare. E’ sicuramente più onesto.

Lovvare.

Fa cagare. Non si dice. No, no, no. Ci sono già troppe parole per esprimere i sentimenti che nessuno usa, perchè deformare quelle di altre lingue? Noi italiani siamo cattivi con l’inglese.

Cazzo.

Esprime bene qualsiasi tipo di concetto. Non mi va di fare un cazzo. Che cazzo mangi? Perchè cazzo non mi rispondono alle mail? Che cazzo dici?! E potrei continuare all’infinito. Non esistono sinonimi. E’ univoca e insostituibile. Nel bene e nel male. Da utilizzare con moderazione, ne detengo il copyright!

Quando mi laureerò con 10 anni di ritardo, dite a mia madre che ero impegnata a salvare le balene con Greenpeace, non fatele sapere che passavo il mio tempo a scrivere minchiate!

Oh, a quanto pare, quando non mi va di studiare seguo uno standard ben preciso di degenerazione.

Inizio a diventare prevedibile!

Poco comunicativa

Non sono scappata verso mondi migliori, sono solo più incasinata di prima. La mia vita richiede la mia presenza incessantemente, e io non posso deluderla.

Ricominciamo da dove avevamo lasciato.
La pillow fight.
E’.
Una.
Figata.
Come tutti gli anni, ma io sono uscita di casa disarmata di cuscino perché sembrava che Roma stasse affrontando la stagione dei monsoni, finchè io non sono sbarcata a piazza Santa Maria in Trastevere. Ovvero, quando è uscito (un seppur pallido) sole. Il mio ruolo di soprammobile è stato relegato ad osservare l’uomo fagiolino che se la battagliava con i bimbetti, senza poter reagire!

La mia sister gnocchettosa è sbarcata nella Capitale per qualche giorno di fuoco. Siamo state al concertone. Abbiamo ballato, cantato, urlato per un tempo indefinito. Mentre ci apprestavamo a placare i bollenti spiriti sbattendoci sullo scalino del marciapiede, mi hanno sparato Karma Police, e..for a minute there, I lost myself, I lost myseeeeeelf!

Oggi è la mia giornata della sensibilità. La sister mi ha abbandonata. Ho pianto in stazione prima che salisse sul treno. Mentre saliva. Mentre si allontanava nel corridoio. Mentre partiva. InZomma, la storia si ripete, sempre uguale a se stessa.

E poi ci sono loro che mi rapiscono. Quelli che pinnano come se non ci fosse un domani, che hanno follower che li seguono per strada, che sherano le birre e che mi chiamano MikelAlice quando siamo in diretta in analogico. Quelli che aspettano che io scriva una mia presentazione in 4 righe. Lasciandomi dubbiosa sulla fattibilità dell’accoppiata ‘sensata-senza parolacce’.

Oggi c’ho pensato, io so quello che voglio fare da grande. Esattamente quello che faccio adesso, a MeetingLife.
Cinquenove, goditi questa dichiarazione shock, perché se dovessi richiedermelo, continuerò a risponderti che voglio fare la pianta grassa.

Io non dico cose carine, sbuffo, mi trascino in giro per l’ufficio e sono una lunatica di merda. Poco comunicativa. Non benissimo (cit.)

The experience stage!

La notiziona del mese è che ho uno stage. Che è anche l’unico motivo che mi spinge ad alzare il culo dal letto la mattina. E mi spinge sotto le macchine mentre corro per prendere l’autobus.

E rido in faccia all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Policlinico Umberto I che mi ha contattato per uno stage, e a RDS- Radio Dimensione Suono che mi voleva per fare indagini telefoniche sui gusti e le preferenze musicali degli ascoltatori.

Ho iniziato da tre giorni con MeetingLife.
Qui è un’altra storia. Diversa dalle altre, una situazione più unica che rara. Allo stato attuale ho già scoperto quel grande enigma chiamato Outlook e la magia dei documenti condivisi. Questo non è proprio qualificante per me, ma apprezzate l’onestà delle mie colpe.

Ho iniziato anche ad usare Twitter per qualcosa di più costruttivo che non sia solo diffondere il mio verbo. Adesso ne sono dipendente come una bimbetta con un gioco nuovo. Scusate se è poco.
Ho dovuto cambiare la mia presentazione. Ufficialmente non sono più quella che ha inventato la distrazione, anzi no, una rincoglionita cronica (che, detto tra noi, resta valido).
Ora sono una PR and communications at MeetingLife – The Experience Network. (Scusate vado ad aprire la finestra, io e il mio ego non riusciamo a starci in una sola stanza).
Sto palesemente cercando di darmi un tono, nonostante continui ad usare un linguaggio da camionista disperata.

Quindi si, sono una stagista di MeetingLife.
E me ne vanto, suscito invidie e provoco “Nuuuooo!! beata te!” come se piovesse.
Ma non ditelo ai capi, che loro sono due, poi ci sarebbe una quantità di eghi esaggggerata in giro da queste parti!
Ma se vi capita ditelo a quelli dell’Ufficio Stage dell’università, così almeno mi danno sti altri 3 crediti e magari alla fine dell’anno con tutti questi bollini posso prendermi il mio pezzo di carta!

Allo stato attuale mi sto impegnando anche per realizzare altre grandi ambizioni: iniziare ad usare la parola docente con la stessa classe di Alessandra, fare un corso di cucina con Ilaria e imparare l’inglese, perchè sono di un’ignoranza cavalcante. Ogni giorno di più. Come se involvessi.

Ho deciso di lasciar perdere il lavoro al ristorante. Per conservare un livello minimo di sanità mentale e fisica da investire in questo progetto, che mi piace. Che voglio fare. Che mi coinvolge.
Non è stata una scelta difficile.

Si lo so, ho sbomballato l’anima con la storia che non trovavo lavoro e adesso lo lascio. Sono una brutta persona, che vive di passioni. Insultatemi pure, se ne avete il coraggio.
Al massimo, se mi doveste trovare a vendere accendini e cartine nella piazza di San Lorenzo, capirete perchè.

Se volete saperne di più sul progetto MeetingLife – The experience network sparatevi questo e non esitate a contattate il salumiere vicino l’ufficio, grazie alle spiegazioni che gli ha dato Ernesto tra una fetta di porchetta e l’altra, lui sa tutto!

Allo stato attuale il marketing continua ad essere malefico. Io continuo a voler essere malefica. Io sono sempre più convinta di voler essere il marketing.
Quindi per una questione di karma, la prossima volta che cercano di investirmi mi uccideranno davvero, e rinascerò panda.

Tutta la vita davanti

Pensavate che qualcuno mi avesse richiamato, dopo mesi di lancio del curriculum a chicchesssia e che la mia carriera togliesse tempo al blog?! Ebbene no. Sono stata impegnata ad elemosinare lavoro a destra e a manca. Credete che l’abbia trovato e che sia tornata qui per allietarvi con pettegolezzi sui colleghi? Levatevi quel sorriso ebete dalla faccia. Non è successo nulla di tutto ciò, sappiatelo. Sono ancora disoccupata. L’incarnazione della crisi. Ho Tutta la vita davanti, ma nel senso che gli ha dato Virzì.

Ho mandato curriculum per qualsiasi tipo di lavoro. Ho escluso solo le categorie: badante, baby sitter, accompagnatrice, ballerina di lap dance, call center di telemarketing, colf, sicurezza armata, procacciatori di affari per agenzie immobiliari. A quanto pare sono pretenziosa.

Io e la mia inutile laurea ci troviamo a competere sul mercato del non-lavoro con diciannovenni del cazzo, mezze nude, che non sanno parlare italiano, ma strascicano un lessico strano in un romanesco a dir poco grezzo, e non studiano. Perchè oggi ho scoperto che chi studia è penalizzato.
All’ennesimo colloquio-buffonata, mi hanno detto:
“Ah, ma lei studia?! Ma se lavora poi come fa a studiare?!”
Cos’è adesso gli sfruttatori si preoccupano per gli sfruttati? Da quando si prendono in considerazione le esigenze della plebe? E poi, scusate tanto ma secondo voi, io l’affitto come dovrei pagarlo? Vendendo le mutande usate su e-bay?

Quindi niente, alla fine ho avuto una crisi nervosa. Al millesimo lefaremosapere, mi è scesa una lacrima. Forte e chiara. Una sola. Per tirarmi su di morale, sono entrata in una libreria.
Ho vagato senza meta per un pò. Ho trovato un paio di libri che ho nella mia lista dei desideri di Anobii. Mi sono lasciata ipnotizzare dalle foto delle guide turistiche, mentre Charlie Chaplin sorrideva dal muro alle mie spalle. Avevo trovato il mio limbo in cui credevo che nessuno mi avrebbe potuto disturbare. Una stronzata. I coglioni arrivano ovunque.

Mentre guardavo le foto sulla guida per Dubai, sento uno al banco informazioni:
Scusi non riesco a trovare La coscienza di Zeno. Ho un dubbio, ma, è di Pavese?
Io mi giro di scatto.
Il tizio al banco alza la testa.
Lo guarda sconvolto.
Mi guarda sconvolto.
Lo guardo sconvolta.
Mi giro e me ne vado.

Sono tornata a casa con il tram. Un’ora di tram. Non mi sentivo propensa ad imboccare anche il tunnel della metro. Avevo bisogno di vedere che la città non è quella delle cartine del sito dell’atac e che i percorsi non necessariamente sono imposti. Roma me lo doveva! E poi, non ho pagato il biglietto!

Charlie Chaplin

Narcotizzata

La mia coinquilina femmina mi ha appena invitato ad andare con lei a comprare la carta igienica.
Quelli dell’Adecco non mi hanno richiamata neanche oggi.
In compenso mi hanno contattato quelli di questa radio per uno stage. Gratuito.
La mia borsa di studio probabilmente è stata rapita dagli alieni, come la mia vita sociale.
Riesco a studiare con la stessa velocità e motivazione di un criceto obeso che dovrebbe corre nella sua ruota della minchia.
Il momento top della settimana, in quanto ad attività ricreative, l’ho raggiunto ieri pomeriggio pulendo il bagno.
Mi sento morta dentro.
In questi giorni niente esprime meglio il mio stato d’animo, se non questo.
Se non dovessi superare l’esame e non dovessi farmi viva per un pò, sappiate che non sono andata a comprare le sigarette, ma il cianuro per me medesima.

Dalla Sagra della Felicità e della Positività è tutto. Passo e chiudo.

criceto a pezzi

Partorirai con grande dolore. E ansia.

Gentile Professor Stefano E.,

sono stata una studentessa del suo corso di Tecnologie della comunicazione applicate all’impresa e sono qui a scriverle perchè ieri ho partorito finalmente il suo esame, e questo mi sembra un buon momento per raccontarle una storiaccia. Una di quelle situazioni imbarazzanti e ai limiti dell’incredibile, che quando le racconti in giro la gente ti dice “ma che davero?” con una sola v! Quindi, bando alle ciance, confesso le mie colpe qui, che è un posto confidenziale per pochi intimi.

Avevo prenotato il suo esame all’appello del 14 febbraio scorso. Fin qui tutto bene. Se non fosse che, prima di presentarmi al suo cospetto, mentre minchieggiavo allegramente on line, ho avuto la felice idea di accedere al mio blog e..ho trovato i suoi commenti. Ora, questo sarebbe potuto essere sconvolgente entro certi limiti, se lei non avesse letto e commentato questo!

Sono una cretina. Detto ciò, quando due ore dopo, ha chiamato il mio nome per interrogarmi, io l’ho fissata intensamente negli occhi, mentre Lei guardava tassativamente altrove. Ho valutato accuratamente le possibilità di successo e fallimento secondo il criterio mi umilierà, non mi umilierà, oddio e se mi dovesse umiliare? E da perfetta codarda sono fuggita verso mondi migliori. Ovvero fuori dall’aula a fumarmi la sigaretta.
Sono una cretina. (L’ho già detto?).

Vabbè, oggi ho partorito l’esame e questo è l’importante, no?

Comunque, ieri io e Lei ridendo e scherzando, abbiamo decretato che i blog, tecnologicamente parlando, hanno la possibilità di far iscrivere gli utenti ai feed RSS. Io pè nun sapè nè legge e nè scrive, le ho spiegato cosa sono, ma sinceramente parlando, non ho la più pallida idea di come funzionino. Inoltre, non rientrando nel mio livello base di conoscenza tecnologica, qui non c’erano..ok, non li avevo mai cercati. Vabbè comunque, ora ho appiccicato i link di iscrizione là nella colonna. Lascio al mondo l’arduo compito, o l’onore, di farli funzionare.

Se lo stà pensando, si lo so. Tutta quella solfa non l’abbiamo decretata noi due ieri. Avrei dovuto saperlo io, prima di sedermi su quella sedia a sproloquiare dondolando le gambe a penzoloni. Ma che ci posso fare, c’ho la cretinaggine nel sangue!

Nonostante tutto, ci tengo a dirle che è stato un piacere parlare con Lei.

Saluti, distinti,

MikelAlice

Ps nel caso non l’avesse capito, io sono quella che si è giocata male la domanda per il rialzo. La domanda sui feed RSS, che sono scritti con un linguaggio XML e non HTML. Lo scrivo per condividere e diffondere il sapere. Dato che questo blog pullula di notizie sensate!

La sessione d’esame, il ritorno

Mi svegliai di buon’ora questa mattina, quando il sole era già alto, gli uccelli cinguettavano per rompere i coglioni fuori dalla mia finestra e la gente sotto casa minacciava di accoltellarsi per un parcheggio. Insomma tutto mi sembrò regolare. Niente rapì in modo particolare la mia attenzione.

Con la stessa agilità di un armadillo gravido, o per meglio dire, armadilla, scesi dal mio bellissimo e altissimo letto soppalcato. E per la cronaca, era sempre buon’ora. Guardandomi bene dal salvaguardare la mia persona, ho elargito imprecazioni contro l’orologio, il tempo che va, le ore che passano, la sveglia e il mondo.

Ad un certo punto, nel bel mezzo di questa ridente giornata, quando il mio stomaco iniziò ad emettere gli stessi suoni di una troba bitonale, mi resi conto di non avere benchè nulla di cui cibarmi. Cosicchè mi accinsi ad andare a fare delle compere alimentari.

Acquistai: arance e clementine a volontà, per una questione di dipendenza, nulla di più. Gallette biologiche di farro, niente di meno. Formaggio spalmabile, tassativamente light. Spazzolino da denti, super innovativo. Spuma per i capelli. Il vero investimento della giornata.

Tornai a casa. Sistemai l’infinita mole di acquisti. Varcai affamata la soglia della cucina e mi resi conto di aver fatto veramente una spesa del cazzo! Mangiai minestrone. Che giaceva in casa, inerme ad aspettare di essere scongelato da mesi.

Siori e Siore, decretiamo ufficialmente aperta la sessione d’esame. Sto ricadendo nel solito periodo di stupidità acuta. Se avete pazienza che vi avanza e non sapete che farvene, beh, aiutatemi!

So and so

Ho sonno. La televisione non aiuta. Mi sento come se avessi sbattuto la testa contro il muro alla velocità della luce e non mi fossi più ripresa! Quel bimbetto cretino che al piano di sopra pare che stia cavalcando un bue, nonostante il casino che fa, non aiuta. Ho sonno. Mi sento lamentosa, ma non ho facoltà di parola perchè ho l’elettroencefalogramma piatto, e non ho nessuno con cui lamentarmi facendo versi strani e indecifrabili. Devo assolutamente riprendermi in qualche modo. In qualsiasi modo.

Allora, l’ho letto qui e qui. Non so come sia possibile, ma nella fase rem si riescono a fare tante cose, piuttosto che studiare. Provare per credere. Nel caso si trattasse di una mia capacità esclusiva, includetela pure nalla lista delle cose che so, fare.

Allora, iniziamo con i non so. Non so nuotare, e questo è imbarazzante perchè sono nata e cresciuta in un posto di mare, quindi non commentatelo, potrei odiarvi. Non so cucinare. Sono completamente e totalmente negata. A volte mi chiedo come abbia fatto a sopravvivere fino ad oggi. Non so parlare inglese, francese, spagnolo o tedesco, nonostante nel mio curriculum di studi avrei dovuto studiare tutte queste meravigliose lingue incomprensibili. Ma ho passato gli esami per miracolo o per pietà della corte. Non so dire bugie e trattenere una risata (o uno sbadiglio). Questo non sempre è un bene, ma non ditelo ai bambini. Non so ballare. Neanche i balli di gruppo. Neanche impegnandomi. Non so stirare. Niente. E con niente, intendo niente. Non so fare regali. Non so fingere che vada tutto bene se non va tutto bene. Non so scegliere il prosciutto crudo nel banco degli affettati, oggi ne ho preso uno a caso. Io non lo mangio, non credo che questo meriti di essere preso in considerazione, però vabbè, ammettiamo le colpe in segno di onestà, pace e amore. Non so smettere di mangiare dolci. I dolci devono finire per farmi smettere. Non esistono altri rimedi o soluzioni. Non so dire di no ai venditori ambulanti, quindi compro roba per poi buttarla o regalo spicci come se mi avanzassero.

Occhei. Tiriamoci su di morale. So galleggiare. Con eleganza e disinvoltura. So mangiare con la bocca chiusa, e scusate se è poco! So perdere l’equilibrio stando ferma in piedi e so perdermi guardando i colori del reparto ortofrutta del supermercato. So commuovermi davanti ad un film, mentre leggo un libro, mentre ascolto una canzone. So fissare il Controllore con uno sguardo da stalker assassina. So dare soprannomi e momignoli e sono in grado di dimenticarmi i nomi originali dei soprannominati. So perdere tempo senza sprecare neanche un minuto. So camminare su un tacco 10, anche se questo significa zoppicare. So cos’è un device e so che devo ricordarmelo. So scrivere cose bellissime che i destinatari non leggeranno mai, e so che è perfettamente inutile farlo. So memorizzare dettagli stupidi di ogni situazione, anche la più critica. So che di questo passo non darò l’esame, o almeno non con un minimo dignità. So chiedere scusa, chiedere il permesso per usare il bagno e so dire grazie per una tazza azzurra. Anche se non era prevista. So riconoscere i tuoi passi nel portone e il rumore delle tue chiavi. So che in questo potrei assomigliare al tuo cane. Se tu l’avessi.

Dopo quest’ultima sconvolgente considerazione, mi sono svegliata. Torno a studiare!

A Natale posso. O almeno così dicono.

Caro Babbo Natale della minkia,

dato che oggi ce l’ho con il mondo, senza un apparente valido motivo, ho deciso di sfogarmi su di te, non si sa mai, mi dovessi sentire meglio e tu dovessi rivelarti utile al mondo!
Allora, ricominciamo.

Caro Babbo Natale della minkia,

innanzitutto benvenuto nell’angolo delle umili richieste di MikelAlice. Ora, noi due dobbiamo parlare di quello che ti ho detto l’anno scorso. Dato che sei palesemente un cretino con problemi di memoria, era questa la mia letterina.
Premesso che sei arrivato con il tuo regalo con quasi un anno di ritardo, quindi sorvoliamo sul fatto che in pratica, me lo sarei potuto partorire da sola un uomo normale. Ti ringrazio per non avermi abbandonata a me stessa e alla mia capacità innata di attirare gente del cazzo.

A questo punto passiamo alle cose serie. Dato che i miei capelli sono indecenti e tu te ne freghi, la mia attuale convivenza è perfetta e per gli esami mi sto sbattendo io, a te non resta che cercare di rendermi normale. Potresti iniziare con queste piccole richieste:

  • un contenitore per la mia curiosità del cazzo che fa più danni che altro;
  • togliermi la facoltà di parola, o in alternativa regalarmi un cervello funzionante (lo so che ci stavi pensando da un pò, ma purtroppo per te, non è contemplata l’opzione smettere di scrivere);
  • sviluppare le mie capacità comunicative, che a quanto pare, in determinati ambiti, lasciano a desiderare;
  • allestire in un angolo a caso della mia stanza, un dispenser di pazienza a cui chiunque, donne, uomini, animali o insetti potranno attingere senza sosta, (con una corsia preferenziale per il Controllore e per le vecchie razziste).

Sappi che per una questione di fiducia smisurata nelle tue capacità, ho quasi smesso di insultare gli alberi di Natale. Infondo, il Natale ha così tanta roba da insultare che non vorrei trovarmi coinvolta nel paradosso della troppa scelta.

Quest’anno sarebbe gradito un intervento più tempestivo. Insomma, non vorrei mai stressarti, lavoratore instancabile che non sei altro, però se muovessi il tuo grasso culo bianco prima di ottobre prossimo, ne sarei contenta. Anche perchè, se continuo di stò passo mi tocca rinviarti la lettera dell’anno scorso, e stiamo sempre allo stesso triste punto!

Vabbè, vado a cercare qualcun altro da insultare. Buone feste a te, renne e folletti vari.

Ps So per certo che il punto 2 attirerà la tua attenzione in modo particolare, ma prima di fare danni, sappi che mi riferisco solo a determinate discorsi collegati a determinati ragionamenti, che a quanto pare sono comprensibili solo a me.  Cerca di non peggiorare le cose. Cretino!

Continuavano a chiamarla Doc!

Tralasciando la mia personalissima insofferenza verso l’inutile discussione, siamo qui riuniti per informare il gentil popolo che la primogenita diventa dottoressa. Ancora, e fortunatamente per l’ultima volta. Spero.

Siamo pronti? Siamo carichi??

Il pacchetto gioia e felicità include:
– uno splendido viaggio a/r verso l’Università del Salento (micaPizzaEFichi);
– due giorni a stretto contatto con l’allegra famiglia;
– numero indefinito ed indefinibile di domande del tipo: quando ti laurei, quanti esami ti mancano, quando hai gli esami, perchè non ti stai laureando anche tu oggi?
– numero indefinito ed indefinibile di sguardi complici con l’altra sorella (la gnocchettosa), con conseguente scambio di battute del tipo: ma perchè fa sempre le stesse domande? Ma dobbiamo rispondergli? Ma perchè gli rispondi ancora? Ignoralo, prima o poi smetterà. Cantiamo una canzone?
– una discussione pressochè incomprensibile in Genetica;
– pianti e lacrime a volontà;
– disidratazione;
– invidia per l’ambito secondo pezzo di carta;
– abbabbaggio mosche a volontà per le vie del salento;
– rientro nella sorridente Vieste, (indovina un pò? Ad abbabbare le mosche!);
– festeggiamenti per essere sopravvissuti alla guida spericolata di Ninì e alla simpatia travolgente dello struzzo.

Il quadro della situazione può sembrare inquietante, ma in realtà c’è stato di peggio. Vado ad impegnarmi nella stesura di un biglietto d’auguri, uno dei miei soliti, lungo quanto un rotolone regina, uno di quelli che per essere letti hanno bisogno di una mezza giornata di attenzione. Penso che opterò per decantarlo durante le ore di viaggio, tra un “guida piano”, “quanto manca per arrivare” e “fermati che devo fare pipì”. Quando staremo tutti in macchina e nessuno potrà scappare sfruttando futili scuse. Lo so, è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare! Per fortuna l’allegro coinquilino mi offre questo allegro sottofondo che aiuta a delirare meglio.

Incontri del terzo tipo!

L’esame era: Relazioni istituzionali e gestione della responsabilità sociale d’impresa. Ribattezzato, per abbreviare, Relazioni e Responsabilità. Due parole che insieme, è inutile dirlo, cozzano!

Professor Claudio da una parte della cattedra:
– Rossiii!! Può venire Rossi!
– Salve, mi scusi, il mio cognome inizia con la D penso mi abbiate saltato. Sarebbe meglio che io riesca a fare quest’esame, prima di morire di attacchi d’ansia.
– Ahahahahahahahah! Si, eccola, l’avevo saltata. Si accomodi. Volontaria eh?
– Suicida penso sia più appropriato.
– Ahahhahahahaahahah!!
– Bene , allora..mi parli..
– Bla, bla, bla..(e altri bla che la direzione gentilmente vi risparmia!)
– Bene, si dia un voto!
– O.O
– Quello che lei mi dice io scrivo. Dica, dica!!
– No, ma..ma..io?? Nooo, per favore..
– Ahahahhahaha! Mi dica forza..
– Calcolando i miei livelli di auto-critica..28?
– Bene, lo scrivo, ma sappi che io le avrei dato un meritato 30! Deve credere di più in se stessa!
– Ma davvero! Ma davvero davvero? Ma..ma..ma l’ha scritto davvero?? (Eh ,che cazzo, l’ha scritto davvero!!)

Voci dal pubblico silenziosamente commentarono: “che stupida!”. Un grazie caloroso al supporto di pubblico. La prossima volta statevene a casa!!

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Stefano:
– Prego signorina, se ha finito può passare da me.
– Si, ho finito..
– Allora, mi parli..
– Bla, bla, bla..(vedi sopra).
– Bene. Complimenti, si vede che ha studiato. 29!
– Non può farmi un’altra domanda?
– Eh, no! Mi dispiace!
– (Cosaa?? Mi dispiace?? Ma che risposta è?? Infame! Infame! Infame!!)

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Claudio:
– Signorina, com’è andata con il collega?
– 29 (biascicando).
– Ahahahhaahahah!..penso che oggi avrà imparato la lezione, se la ricordi, deve avere più autostima!
– Certo, come potrei dimenticarla (Dalai Lama dei miei stivali!).

Il pubblico ridacchiò divertito. (Odioso pubblico. Ma chi vi ha invitati??)

– Arrivederci (sadici)!
– Buona giornata!
– Certo vado a casa ad autoflaggellarmi. Buonissima giornata direi!
– (Claudio e Stefano) ahahahhahahahahahaha!!

A La Sapienza ci volgliono Project Management

Gentile professor Habib S.,

sono una studentessa del suo corso di Project Management. Più precisamente sono quella che la mattina, per essere presente alle 8 a lezione, si beveva una caffettiera da 4 tazze come se fosse uno shottino di tequila! Sono quella che, nonostante la sovrabbondanza di caffeina, in aula dormiva.

Sono quella del Gruppo Azzurro, l’amica di quello che le mandava le mail chiamandola per nome, perchè non sapeva distinguerlo dal suo cognome. Sono quella che in sede di revisione è arrivata in ritardo perchè si è persa nei corridoi della facoltà! Insomma, sono quella visibilmente provata dal suo esame!

Le scrivo essenzialmente per un motivo. Volevo ringraziarla. Grazie per avermi riportato sull’orlo dell’esaurimento nervoso, sulla scia dell’esperienza avuta con l’esame di Eduardo S. Certo è, che io non sono una di quelle che imparano dai propri errori. Blah, sarebbe troppo semplice!

Arrivederci e grazie. E’ stato un piacere!

MikelAlice

Ps Quado ha detto che “le parole hanno un peso”, l’ho adorata. La penso come lei 😉

Roma, nun fa la stupida stasera

Cara Roma,

nun fa la stupida stasera.
Della gente dice che potresti tremare, stanotte. Tanta gente continua a ripetere che tremerai. Io ti chiedo di non farlo, se non altro perchè questa volta mi sono messa a dieta davvero, e non vorrei sentirmi responsabile di una tale reazione delle forze della natura. Non vorrei aver esagerato con quella storia della palestra, se la cosa ti spaventa al punto di tremare, giuro che non ci vado!

Per favore, non fa la stupida stasera. Ho passato gli ultimi giorni in biblioteca a studiare per un esame pallosissimo. Sarebbe un epilogo triste per questa mia vita ricca di colpi di scena!

Roma, per favore fammi dormire! Stamattina sono andata a lezione alle 8, sono stata in coma tutta la giornata. Avevo le occhiaie!! Non posso lasciarti un’immagine così distorta di me!

Roma, tu mi piaci davvero. Stasera mi addormenterò con il mio pigiamino rosa a fiori, sul mio cuscino di Pippo, pensandoti. Per favore, ho una reputazione. Cerchiamo di preservarla!

Grazie Roma. Spero collaborerai. Spero, sennò ti prendo a picconate il Colosseo!!

Con affetto, tua per sempre

MikelAlice

Ammmm-mmuuuuu–ffffi-sco!

Gentile Professore Antonio S.,

sono una disperatissima studentessa del suo corso di economia aziendale. La volevo informare dello stato vegetativo in cui mi trovo a causa del suo esame. La mia organizzazione fa schifo, lo ammetto, (anche se  questo è un dettaglio), ma sto cercando di migliorare (e questa la uso come attenuante!), ma in ogni caso devo smettere di addossarmi tutte le colpe, quindi…è colpa sua e del suo esame! Probabilmente a lei non interessa, ma sinceramente, a me non interessa che a lei non interessi! Quindi…tiè!

Ho passato tre giorni consecutivi in pigiama. Sono uscita di casa solo per comprarmi il caffè. Tassativamente in pigiama. Sono quasi completamente sicura che verrò all’esame in pigiama, perchè ormai è parte di me. Io sono parte di lui. O se vogliamo vederla in un modo più romantico, non riusciamo più a vivere l’uno senza l’altra.

La mia stanza produce autonomamente acari della polvere, sicuramente combinando fattori produttivi complementari e strumentali…anche se non ho la più pallida idea di quali potrebbero essere… in ogni caso, mi ricorda tanto quelle fottute aziende dei suoi esercizi. Io sto cercando di stimare quale potrebbe essere il mio utile e il mio profitto se li iniziassi a vendere.

La mattina dell’esame, quando mi presenterò in aula con il mio fottuto pigiama rosa a fiori, e implorerò la pietà della corte, lei deve avere pietà di me. Mi deve fissare intensamente negli occhi, (cercando di non soffermarsi sul mio folto baffo), e deve dire che passerò quest’esame.

E ricordi-di-di-i-i-i..(finga di sentire l’eco della mia voce come se stessi scomparendo), non mi chieda assolutamente in che tipo di scuola mi sono diplomata, perchè in quel caso sarei costretta a mentire spudoratamente, e lei se ne accorgerebbe. Non ho tempo di esercitarmi a dire bugie. Le mie notti le passo a immaginare di essere una protagonista del nuovo film di Paolo Genovese, “Immaturi“. Non so se ho reso l’idea.

Distinti saluti

MikelAlice