That’s all folks

Quella volta che uno dei ragazzi è rimasto chiuso dentro casa e mi ha chiamata per essere liberato. Quando il suo nome era diventato un modo per prenderci in giro tutte le volte che ci succedevano cose strane.
Ora che non ricordo più come si chiamasse.

Quella volta che gli australiani hanno cercato di aprire il cancello del Garden con le chiavi di casa loro e mi hanno chiamata perchè non riuscivano ad entrare.
E anche quella volta che una coppia allarmata mi ha detto che non c’era acqua calda nella doccia, ma avevano girato la manopola dal lato sbagliato. Continua a leggere..

Mollare non è perdere. È ricominciare.

Questa è una storia senza lieto fine perchè è una storia appena iniziata.
La storia di chi sceglie di crederci, di provarci, di continuare a sognare.
Questa è una storia che va contro una realtà che ci vuole razionali ad ogni costo. Continua a leggere..

Il mio numero preferito è il 7, ma il 59 non mi dispiace.

Ciao Sig. Together,
ho letto il tuo annuncio dove dici di cercare stagisti, così ho deciso di scriverti.
Ti do del tu a costo di sembrare eccessiva, ma ti ho visto in così tanti video che mi sembra di conoscerti da anni. Spero la cosa non ti dispiaccia. Continua a leggere..

Estati d’animo

Mi sono arrivati gli auguri di buon ferragosto.
Ma auguri di cosa?!

Io l’estate l’ho sempre vissuta in un altro modo, roba che il 15 agosto non c’è tempo di augurarsi una gran ceppa di minchia! Continua a leggere..

Mi sono perso

In giro ci sono persone straordinarie, che si confondono nella folla tra gente ordinaria, senza obiettivi, senza passioni.
Senza cervello.

Le persone straordinarie sono quelle che ti attraversano dentro, si aprono un varco con un sorriso, il tuo e il loro.

Sono quelle che anche a 34 anni hanno il coraggio di inseguire le proprie passioni su una barca, nonostante tutto e nonostante tutti.
Le persone straordinarie ti lasciano un vuoto quando scappano via e un apribottiglie in un cassetto.

Poi ci sono io, che resto qua a cercare di finire l’università.

I saluti fanno schifo.
Sia messo a verbale.

Nobody said it was easy

Il cambiamento fa paura perchè rompe lo status quo, crea disordine.

Ma certi giorni è come trovarsi sull’orlo di un precipizio ed essere costretti a fare il grande salto, mentre affanni e cerchi di rimettere insieme i cocci di una quotidianità troppo pesante.
Mentre per l’ennesima volta rovisti nei tuoi pensieri cercando dei validi motivi su cui basare l’idea che domani sarà diverso, oggi è stata solo un’altra brutta giornata.
Mentre urli al telefono e ti guardi intorno, vedi tutto quello che c’è e tutto quello che c’è stato, scomparire in dissolvenza.

Allora lo fai.
Fai il grande passo.
Rompi gli schemi, spacchi il vetro che poteva essere rotto solo in caso di emergenza.
Dici quello che pensi, a tutti.
Guardi allontanarsi la sicurezza della quotidianità, quel rifugio da cui nessuno vorrebbe mai uscire.
Uccidi la tranquillità.
Mentre l’aria fredda ti spettina i capelli e ti toglie il respiro, assapori l’adrenalina del cambiamento.

Tutti ti fissano spaventati e aspettano che ti schianti al suolo, ma tu guardali e sorridi.

Le nostre scelte ci rendono vivi.
Questa è la libertà.

Tema: la mia amica del cuore.

Svolgimento:
Ieri, quando ho finito il mio turno a lavoro, Enza Teresa è passata a salutarmi. Appena mi ha vista ha insultato il colore sbiadito dei miei capelli e la mia felpa eccessivamente pigiamosa ed io in quel momento ho deciso che Enza Teresa sarebbe stata la mia nuova amica dal cuore.
Allora gliel’ho detto.
E ho detto: vuoi essere la mia amica del cuore per 10 giorni?
E lei ha detto: ok. Solo per 10 giorni.

Io ed Enza Teresa per festeggiare abbiamo stappato un’imperial ipa del Green Flash ma poi, dato che eravamo tanto tantissimo contente e tutti dovevano saperlo, abbiamo decretato che un’imperial fosse poco e quindi abbiamo bevuto ancora un po’.

Ho urlato e starnazzato come un’oca, e poi, io e la mia nuova amica del cuore con scadenza, siamo andate al ristorante cinese. Noi entravamo e tutti uscivano perchè era un pò tardi.
A mezzanotte e un quarto eravamo ancora sedute a cercare di mangiare gli spaghetti di soia con le bacchette che fanno tanto cinese di sta minchia.

Poi, Enza Teresa è andata a casa. Io avevo l’ansia di cascare ancora dalla scaletta del letto a soppalco, ma c’ho solo quel letto e quindi mi sono arresa e sono andata a casa anch’io.

Non ci siamo scambiate il numero di telefono e neanche il contatto facebook. Non so come nè quando, ma io ed Enza Teresa ci rincontreremo, perchè abbiamo deciso che un giorno ci chiuderemo a casa da sole e faremo tanti pasticci con i colori per i capelli.

Per i prossimi 9 giorni saremo ancora amichissime e se riusciremo a risentirci, continueremo a parlare delle nostre cose come se fossimo amiche di pannolino, mentre invece ieri era la prima volta che uscivamo insieme e sono stata bene.

Ho pensato poco.
Ho bevuto tanto.
Ho parlato troppo.
Ma va bene così.

Dovete restare in silenzio. Tutti quanti.

Avete visto 300 – L’alba di un impero?
Ok, riassumo: il film narra l’eroiche gesta di Leonida, re degli spartani, che rifiuta di sottomettere la sua città al re persiano Serse, e guida un esercito composto da 300 dei migliori guerrieri di Sparta in difesa della sua terra e dei suoi ideali.

Ecco.

Avete presente la scena i cui Leonida gridando “questa è Sparta!” prende a calci il messaggero persiano e lo zittisce dopo che questo non aveva scelto con sufficiente accuratezza le sue parole?

Ecco.
Dai, venite qua. Il pozzo è pronto, aspetta solo voi!

E lo so che il mio livello di stress agli spartani gli fa na’ pippa, ma oggi per quanto mi riguarda l’universo deve morire male.

Se mi fossi candidata alle elezioni il mio motto sarebbe stato: Datemi una clava, e renderò questo mondo un posto migliore.
Onesto. Sincero. Sentito.
Condiviso, perchè infondo l’uomo con quella cazzo di teoria evoluzionistica di Darwin, si è fottuto da solo!

Avevo bisogno di una birra come base per ricominciare

Oggi mi sono svegliata alle otto, con le palle girate e una parola in testa.
Così ho deciso di passare di qua e rendervi partecipi delle frivolezze a cui mi appiglio per distrarmi e dimenticare di odiare il genere umano per qualche minuto.

Quindi per cui, non ho resistito alla tentazione di condividere la mia ultima parola preferita che mi intasa il cervello da qualche mese.
Pronti?

Ca-ter-pil-lar.

Suona bene, sarà l’unione di quelle t e quelle r mi sanno di parola cazzuta e aggressiva del genere che useresti per insultare qualcuno, appena sveglia quando ti girano le palle.

Invece no, in inglese significa bruco. Manco verme. Proprio bruco del cazzo! Che sfiga!

Comunque la Caterpillar oltre ad essere una parola inutile, è una birra.
La mia birra preferita.

Aperta parentesi.

La Caterpillar nasce dalla collaborazione di BrewFist con il birrificio danese Beer Here.
E’ un’American Pale Ale, viene prodotta con luppoli neozelandesi e malto di segale che regala un gusto secco e aromi fruttati e resinosi intensi e persistenti. E’ secca e amara e io nella vita potrei bere solo questa.

Poi non dite che non ho studiato!
In ogni caso, se non l’avete mai provata, dovete farlo, e non accetto scuse.

Chiusa parentesi.

Dopo questa interessantissima sbrodolata, passiamo a cose ancora più interessanti: ho i capelli rossi.
E con rosso intendo rosso fuoco. Senza vie di mezzo.
Extreme!

Il resto lo lascio alla vostra immaginazione.
..

….
Paura, eh? Fate un bel sospiro di sollievo, ho tinteggiato solo le punte, mica volevo diventare la controfigura di IT.

IT

E si, se ve lo state chiedendo, confermo la teoria delle donne che sconvolgono i capelli quando vorrebbero che qualcuno gli sconvolgesse la vita.
In positivo.

Il lavoro non è un diritto

Mi hanno chiamata due settimane fa.

La selezione iniziava con un colloquio di gruppo ed un brainstorming.
Superate queste, un colloquio individuale.

Uno dei selezionatori mi ha detto che sono piaciuta. Hanno trovato brillanti le mie risposte e i miei ragionamenti, ma il punto di perplessità è stato leggere sul mio curriculum che sono una studentessa laureanda.

Il colloquio individuale è stato un’intervista basata esclusivamente sul mio percorso di studi. Motivazioni della scelta del corso di laurea triennale, percorso della magistrale, media dei voti, motivazioni della scelta della tesi.

Un’ora così, per poi arrivare a chiedermi qual è il mio sogno nel cassetto. La mia più grande ambizione. Il fine ultimo di tutto questo sbattimento all’università. A questo punto cosa dovrei dirti se non la verità, lavorare in un’agenzia di pubblicità.

Non sono stata richiamata.
Il colloquio era per un posto in un call center.

Ora io dico, sono a Roma da 7 anni, mi sono laureata alla triennale sudandomi la borsa di studio e lavorando anche tutte le estati. Mi sto laureando alla magistrale alternando lavori, stage, studio e salti mortali, cosa ti aspetti da me? Che ti dica che sono qui perchè la mia più grande ambizione nella vita è rispondere al telefono? No scusami, da quando avere dei sogni è diventato denigrante?

Voi che vi lamentate delle nuove generazioni senza ambizioni, sogni ed obiettivi siete gli stessi che contribuite a smorzare qualsiasi tipo di entusiasmo.
Io sono qui, sarò anche una delle tante e non avrò un futuro, ma per me l’università non è un hobby.
Io almeno ci voglio provare a raggiungere i miei obiettivi, a realizzare le mie aspirazioni.

Non voglio una famiglia e dei figli.
Non voglio un marito che mi paghi la ricostruzione unghie con i brillantini e le borse firmate.
Voglio la mia autonomia, il mio lavoro e i miei sogni.

Se pagare l’affitto per te non è una motivazione sufficiente per darmi il posto, tienitelo il tuo lavoro da 500 euro di merda.
Non siete nessuno per farmi sentire inadeguata e fuori luogo.
Voi, non siete nessuno per giudicare le mie ambizioni.

Contro il logorio della vita moderna

La conoscete tutti quella pippa sul fatto che i consumi veicolano simboli di appartenenza ad un determinato gruppo sociale? Bene. Anch’io.
Il 35% dei giovani italiani è disoccupato. Ora so perfettamente cosa legge la gente attraverso le mie buste della spesa.

Il badrone di casa mi spellerà anche questo mese quindi, scusatemi ma devo andare. Ho un rene da vendere.

 

MikelAlice, ora disponibile anche nella versione DajeCheCeLaPossoFare.

Oggi è già domani

Che poi a pensarci bene, la vita è un pò una merda.
E’ settembre e io non sono pronta.
Sto qua seduta sul divano da ore. A mangiare qualsiasi cosa si trovi intorno a me e che io riesca a raggiungere con la punta delle dita.
Il mio primo giorno libero dopo un mese. Sono proprio una sfigata del cazzo, non so se mi spiego.

Se ve lo state chiedendo, si, sono sempre pallida come una palla da ping pong.

Ho finito di lavorare.
Spero di aver finito di incazzarmi per almeno 12 ore di fila.
Il lavoro estivo è stressante, ma ti insegna un sacco di cose, ad esempio ho imparato quanto possa essere difficile scegliere un pacco di patatine. Ma se non avete mai lavorato in un bar, non sapete cosa vi perdete. I genitori assecondano i figli come se dietro di loro non ci fosse fila fino al bagnasciuga.
La gente è matta. Ma vabbè, non l’ho scoperto io.

Riguardo la fine delle cose, ho una mia personalissima teoria, che ho appena denominato la teoria del cerotto.

Quando hai un cerotto appiccicato da qualche parte e devi toglierlo, hai due alternative tra cui scegliere:

– strapparlo senza pietà, asportando strati di epidermide e soffrendo in silenzio con le lacrime agli occhi;
– strapparlo lentamente, un millimetro dopo l’altro nell’assurda convinzione che un dolore dilazionato in un arco di tempo più ampio faccia meno male.

Io sono una masochista del primo tipo.
Odio i saluti.
Non sopporto quei momenti in cui ti fermi, ripensi a tutto e ti sembra tutto splendido e perfetto. Quei momenti in cui ti rendi conto che nulla era così importante da rovinare l’umore per giornate intere.
Quei momenti in cui maledici tutte le volte che hai sperato che il tempo passasse in fretta.

Sono ripartita senza concedermi neanche il tempo di salutare tutti.

Ciao mamma e papà.
Ciao sisters e brother.
Ciao Pelikano Beach Club.

Ciao a tutti, sono MikelAlice, oggi ho dormito e sono felice.
Ma che ne sapete voi!

Posso avere il tuo deserto?

Andiamo in ordine di priorità.

Punto nuMMero 1.
Mamma, ho deciso che non mangerò più il pesce.
L’ho deciso ieri, dopo essere stata all’Acquario di Genova.
Si mamma, sono stata a Genova.

Punto nuMMero 2.
Tizi dell’Acquario di Genova, ma con tutti i soldi che vi fottete per tenere in mostra i pesci come se stessimo al circo, vasche più grandi no?
Cos’è, compattati sembrano di più e più grandi?
Se vi chiudessi io in una doccia 4×4 a fare la pubblicità del silicone sigillante a vita, con i ragazzini che battono le mani sul vetro e fanno foto al vostro pesce morto, avreste ancora il coraggio di esibire quel sorriso da cazzo?

Punto nuMMero 3.
A giorni scenderò a casa. La famigghia sarà già riunita ad attendermi e vorrei una Raffaella Carrà sulla porta ad annunciare il mio ritorno nel natio borgo, dopo sette mesi.
Vorrei fortissimamente, vorrei.
I fazzoletti li metto io, nel caso dovessero servire.
Comunque vi comunico che sono già pronta con l’etichetta con il nome sulla maglietta, per dare tempo a genitori e prole varia di abituarsi alla mia presenza.

Punto nuMMero 4.
A giorni tornerò a lavorare nella ridente Vieste. Dove tutti sono in vacanza, abbronzati, sorridenti e frustrati perchè c’è vento. Rassegnatevi e non venite a lamentarmi da me perchè se questo è il massimo del vostro dramma, spero vivamente che, per le vostre vacanze, becchiate la settimana più piovosa dell’estate!

Ora, prendete carta e penna e scrivete:
gli abitanti di Vieste, sono viestani, non viestesi o viestini o altre deformazioni che vi vengono in mente. Vie-sta-ni!
E, detto tra noi, viestesi va per la maggiore, quindi non sentitevi fighi a dirlo, non fa più ridere dal 1982.

Detto ciò, nel caso le nostre strade dovessero incrociarsi, sono certa che mi riconoscerete dalla lunaticità, oltre al fatto che la sera, io e il mio colorito da zombie risplenderemo sotto la luce della luna come un catarifrangente. Non voi, tutti abbronzati che vi confonderete al buio!

Ma questo già l’avevo detto.
Buone vacanze bella gente!

Ps Nel caso ve lo stesse chiedendo, il titolo non ha senso. E’ solo la canzone che ho in testa da giorni. La mia personalissima hit dell’estate.

Non sapevo cosa fosse una startup quando ho cominciato..

Io me lo ricordo bene quel giorno. Era lunedì 12 marzo.
E’ stata la prima volta che ho risposto al telefono pur stando a lezione.
A monosillabi, ma fortunatamente ho risposto.

Se la prima impressione è quella che conta, credo di essere passata come una con dei problemi non indifferenti.
Se il destino esiste, quel giorno era chiaramente schierato dalla mia parte!

Al colloquio ero nervosa e cercavo di distogliere l’attenzione ogni volta che Eddy mi chiedeva l’indirizzo del blog.
Come minimo nella prima riga che avrebbero letto ci sarebbero state 10 imprecazioni. Come giocarsela malissimo, inZomma.

Dopo il colloquio avevo pensato che se non mi avessero richiamato ci sarei rimasta male. Davvero.

Era bella l’idea. Era interessante.
Ma soprattutto era bello sentire l’entusiasmo di chi ne stava parlando. Quel fiume di parole di chi vuole spiegarti tutto perchè vuole farti capire tutto, coinvolgerti.
Ecco. Era la sensazione di essere coinvolta, era la sensazione di poter partecipare attivamente ad un progetto.
Erano le parole magiche di chi ha detto che non cerchiamo qualcuno che risponda al telefono o faccia caffè, cerchiamo qualcuno che collabori con noi, davvero.

Il 19 marzo eravamo tutti lì, carta e penna in sala riunioni. Senza computer!
Per giorni non sono riuscita a ricordare neanche un nome, ma non potevo dirlo a nessuno. Per comunicare aspettavo che gli sguardi si incrociassero, e per far incrociare gli sguardi fissavo la gente come una stalker.
Se l’album delle figurine l’avessimo completato prima, avrei studiato a casa!

Poche parolacce.
Poche pause.
Pochi caffè.

Sembravamo gente apposto.

Oggi sono passati tre mesi e io non riesco a crederci.
MeetingLife è diventato l’argomento dominante delle mie conversazioni.
Il posto dove ho voglia di andare quando non supero gli esami.
I sorrisi che voglio vedere la mattina.

Non credevo sarebbe stato così, era uno stage. Ora è qualcosa di più.

Volevo ringraziarvi per questi mesi.
Perchè avete una pazienza disumana.
Sopportate i miei vaffanculo.
La mia lunaticità.
I miei database indecenti.

Perchè lo spirito di MeetingLife è quello che si respira in un ufficio senza gerarchie e senza l’imbarazzo di fare domande anche per la cosa più stupida in assoluto.
Questo è il vero valore aggiunto che non esiste altrove.

Non voglio imparare cose perchè in altre aziende lo richiedono. Voglio imparare cose per continuare a farle con voi!
Anche se..io avevo proposto di fare finta di abbandonarvi all’improvviso, così, solo per vedere se sareste svenuti..

..
..
non è vero, era solo per avere la maglietta!

Grazie Cinquenove. Grazie Festa.

The experience stage!

La notiziona del mese è che ho uno stage. Che è anche l’unico motivo che mi spinge ad alzare il culo dal letto la mattina. E mi spinge sotto le macchine mentre corro per prendere l’autobus.

E rido in faccia all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Policlinico Umberto I che mi ha contattato per uno stage, e a RDS- Radio Dimensione Suono che mi voleva per fare indagini telefoniche sui gusti e le preferenze musicali degli ascoltatori.

Ho iniziato da tre giorni con MeetingLife.
Qui è un’altra storia. Diversa dalle altre, una situazione più unica che rara. Allo stato attuale ho già scoperto quel grande enigma chiamato Outlook e la magia dei documenti condivisi. Questo non è proprio qualificante per me, ma apprezzate l’onestà delle mie colpe.

Ho iniziato anche ad usare Twitter per qualcosa di più costruttivo che non sia solo diffondere il mio verbo. Adesso ne sono dipendente come una bimbetta con un gioco nuovo. Scusate se è poco.
Ho dovuto cambiare la mia presentazione. Ufficialmente non sono più quella che ha inventato la distrazione, anzi no, una rincoglionita cronica (che, detto tra noi, resta valido).
Ora sono una PR and communications at MeetingLife – The Experience Network. (Scusate vado ad aprire la finestra, io e il mio ego non riusciamo a starci in una sola stanza).
Sto palesemente cercando di darmi un tono, nonostante continui ad usare un linguaggio da camionista disperata.

Quindi si, sono una stagista di MeetingLife.
E me ne vanto, suscito invidie e provoco “Nuuuooo!! beata te!” come se piovesse.
Ma non ditelo ai capi, che loro sono due, poi ci sarebbe una quantità di eghi esaggggerata in giro da queste parti!
Ma se vi capita ditelo a quelli dell’Ufficio Stage dell’università, così almeno mi danno sti altri 3 crediti e magari alla fine dell’anno con tutti questi bollini posso prendermi il mio pezzo di carta!

Allo stato attuale mi sto impegnando anche per realizzare altre grandi ambizioni: iniziare ad usare la parola docente con la stessa classe di Alessandra, fare un corso di cucina con Ilaria e imparare l’inglese, perchè sono di un’ignoranza cavalcante. Ogni giorno di più. Come se involvessi.

Ho deciso di lasciar perdere il lavoro al ristorante. Per conservare un livello minimo di sanità mentale e fisica da investire in questo progetto, che mi piace. Che voglio fare. Che mi coinvolge.
Non è stata una scelta difficile.

Si lo so, ho sbomballato l’anima con la storia che non trovavo lavoro e adesso lo lascio. Sono una brutta persona, che vive di passioni. Insultatemi pure, se ne avete il coraggio.
Al massimo, se mi doveste trovare a vendere accendini e cartine nella piazza di San Lorenzo, capirete perchè.

Se volete saperne di più sul progetto MeetingLife – The experience network sparatevi questo e non esitate a contattate il salumiere vicino l’ufficio, grazie alle spiegazioni che gli ha dato Ernesto tra una fetta di porchetta e l’altra, lui sa tutto!

Allo stato attuale il marketing continua ad essere malefico. Io continuo a voler essere malefica. Io sono sempre più convinta di voler essere il marketing.
Quindi per una questione di karma, la prossima volta che cercano di investirmi mi uccideranno davvero, e rinascerò panda.

Tutta la vita davanti

Pensavate che qualcuno mi avesse richiamato, dopo mesi di lancio del curriculum a chicchesssia e che la mia carriera togliesse tempo al blog?! Ebbene no. Sono stata impegnata ad elemosinare lavoro a destra e a manca. Credete che l’abbia trovato e che sia tornata qui per allietarvi con pettegolezzi sui colleghi? Levatevi quel sorriso ebete dalla faccia. Non è successo nulla di tutto ciò, sappiatelo. Sono ancora disoccupata. L’incarnazione della crisi. Ho Tutta la vita davanti, ma nel senso che gli ha dato Virzì.

Ho mandato curriculum per qualsiasi tipo di lavoro. Ho escluso solo le categorie: badante, baby sitter, accompagnatrice, ballerina di lap dance, call center di telemarketing, colf, sicurezza armata, procacciatori di affari per agenzie immobiliari. A quanto pare sono pretenziosa.

Io e la mia inutile laurea ci troviamo a competere sul mercato del non-lavoro con diciannovenni del cazzo, mezze nude, che non sanno parlare italiano, ma strascicano un lessico strano in un romanesco a dir poco grezzo, e non studiano. Perchè oggi ho scoperto che chi studia è penalizzato.
All’ennesimo colloquio-buffonata, mi hanno detto:
“Ah, ma lei studia?! Ma se lavora poi come fa a studiare?!”
Cos’è adesso gli sfruttatori si preoccupano per gli sfruttati? Da quando si prendono in considerazione le esigenze della plebe? E poi, scusate tanto ma secondo voi, io l’affitto come dovrei pagarlo? Vendendo le mutande usate su e-bay?

Quindi niente, alla fine ho avuto una crisi nervosa. Al millesimo lefaremosapere, mi è scesa una lacrima. Forte e chiara. Una sola. Per tirarmi su di morale, sono entrata in una libreria.
Ho vagato senza meta per un pò. Ho trovato un paio di libri che ho nella mia lista dei desideri di Anobii. Mi sono lasciata ipnotizzare dalle foto delle guide turistiche, mentre Charlie Chaplin sorrideva dal muro alle mie spalle. Avevo trovato il mio limbo in cui credevo che nessuno mi avrebbe potuto disturbare. Una stronzata. I coglioni arrivano ovunque.

Mentre guardavo le foto sulla guida per Dubai, sento uno al banco informazioni:
Scusi non riesco a trovare La coscienza di Zeno. Ho un dubbio, ma, è di Pavese?
Io mi giro di scatto.
Il tizio al banco alza la testa.
Lo guarda sconvolto.
Mi guarda sconvolto.
Lo guardo sconvolta.
Mi giro e me ne vado.

Sono tornata a casa con il tram. Un’ora di tram. Non mi sentivo propensa ad imboccare anche il tunnel della metro. Avevo bisogno di vedere che la città non è quella delle cartine del sito dell’atac e che i percorsi non necessariamente sono imposti. Roma me lo doveva! E poi, non ho pagato il biglietto!

Charlie Chaplin

Pace, amore e gioia infinita

In un mondo ideale probabilmente il lavoro non sarebbe stressante. Non sarebbe estivo. Non sarebbe a pochi metri dal mare. Probabilmente non ti stancherebbe al punto da non farti fare neanche un bagno per tutta la lunga estate caldissima.

Nel mondo reale, il lavoro estivo è una rottura di coglioni! Ti spinge sull’orlo dell’esaurimento nervoso, mentre il cervello ribolle sotto il sole, sotto stress, sotto i capelli incolti!! I clienti pensano di avere a disposizione degli addomesticatori dei loro figli imbizzarriti! I clienti pensano di avere degli schiavi al loro servizio. I clienti pensano decisamente male!!

Io ho lavorato quest’estate. Ho lavorato abbandonandomi in un oblio di trascuratezza. Ho accentuato fino all’esasperazione la mia lunaticità. Ho costretto gente a sopportarmi. Sono stata costretta a sopportare gente. Ho ingoiato rospi e birra. Ho riso e sorriso. Ho risposto ai sorrisi di chi meno se lo meritava e di chi meritava quel qualcosa in più, che sono stata incapace di dare! Ho respirato il profumo del mare, l’odore della pizza, la puzza del sudore delle giornate infinite. Ho camminato senza arrivare mai da nessuna parte. Ho urlato, parlato, sussurrato e raccontato. A volte troppo, a volte troppo poco. Ho sognato, ho pensato, ho immaginato situazioni differenti. Momenti diversi. Parole migliori. Ho sperato che quei momenti arrivassero, ma tutto è finito e sono rimasta incapace di esprimermi.

Porterò dentro i sorrisi, le parole, gli sguardi e i visi di tutti i giovani (e meno giovani, come lo chef) che hanno lavorato con me. Si..porterò dentro anche l’immagine di Gianpaolo che canta Cocciante in giro per la sala!!

Pelikano Beach Club, stasera brindo a voi e a questa vita, pace, amore e gioia infinita!