Immagina

Immaginami seduta in camera da sola, con Mannarino che mi canta una serenata lacrimosa in sottofondo.
Immagina la mia testa che ciondola da una parte all’altra tenendo il ritmo, nell’illusione di scrollare i pensieri di dosso.
Una busta di cereali ai frutti rossi dove affondo la mano, anche solo per sentire i fiocchi sulla pelle.
Immaginami con solo la luce sulla scrivania accesa e la finestra spalancata.
Immaginami con i piedi nudi sulla sedia mentre scrivo.
Ti immagino che entri dalla porta e metti le mani sulle mie spalle.
Senza dire una parola.
Senza guardarci.
Immaginami che sorrido mentre chiudo gli occhi.

E tu, mentre leggi sorridi con me, mentre tutto il resto smette di pesare.
Immagina la perfezione di quel silenzio.
Immagina noi.

Partorirai con grande dolore. E ansia.

Gentile Professor Stefano E.,

sono stata una studentessa del suo corso di Tecnologie della comunicazione applicate all’impresa e sono qui a scriverle perchè ieri ho partorito finalmente il suo esame, e questo mi sembra un buon momento per raccontarle una storiaccia. Una di quelle situazioni imbarazzanti e ai limiti dell’incredibile, che quando le racconti in giro la gente ti dice “ma che davero?” con una sola v! Quindi, bando alle ciance, confesso le mie colpe qui, che è un posto confidenziale per pochi intimi.

Avevo prenotato il suo esame all’appello del 14 febbraio scorso. Fin qui tutto bene. Se non fosse che, prima di presentarmi al suo cospetto, mentre minchieggiavo allegramente on line, ho avuto la felice idea di accedere al mio blog e..ho trovato i suoi commenti. Ora, questo sarebbe potuto essere sconvolgente entro certi limiti, se lei non avesse letto e commentato questo!

Sono una cretina. Detto ciò, quando due ore dopo, ha chiamato il mio nome per interrogarmi, io l’ho fissata intensamente negli occhi, mentre Lei guardava tassativamente altrove. Ho valutato accuratamente le possibilità di successo e fallimento secondo il criterio mi umilierà, non mi umilierà, oddio e se mi dovesse umiliare? E da perfetta codarda sono fuggita verso mondi migliori. Ovvero fuori dall’aula a fumarmi la sigaretta.
Sono una cretina. (L’ho già detto?).

Vabbè, oggi ho partorito l’esame e questo è l’importante, no?

Comunque, ieri io e Lei ridendo e scherzando, abbiamo decretato che i blog, tecnologicamente parlando, hanno la possibilità di far iscrivere gli utenti ai feed RSS. Io pè nun sapè nè legge e nè scrive, le ho spiegato cosa sono, ma sinceramente parlando, non ho la più pallida idea di come funzionino. Inoltre, non rientrando nel mio livello base di conoscenza tecnologica, qui non c’erano..ok, non li avevo mai cercati. Vabbè comunque, ora ho appiccicato i link di iscrizione là nella colonna. Lascio al mondo l’arduo compito, o l’onore, di farli funzionare.

Se lo stà pensando, si lo so. Tutta quella solfa non l’abbiamo decretata noi due ieri. Avrei dovuto saperlo io, prima di sedermi su quella sedia a sproloquiare dondolando le gambe a penzoloni. Ma che ci posso fare, c’ho la cretinaggine nel sangue!

Nonostante tutto, ci tengo a dirle che è stato un piacere parlare con Lei.

Saluti, distinti,

MikelAlice

Ps nel caso non l’avesse capito, io sono quella che si è giocata male la domanda per il rialzo. La domanda sui feed RSS, che sono scritti con un linguaggio XML e non HTML. Lo scrivo per condividere e diffondere il sapere. Dato che questo blog pullula di notizie sensate!

Incontri del terzo tipo!

L’esame era: Relazioni istituzionali e gestione della responsabilità sociale d’impresa. Ribattezzato, per abbreviare, Relazioni e Responsabilità. Due parole che insieme, è inutile dirlo, cozzano!

Professor Claudio da una parte della cattedra:
– Rossiii!! Può venire Rossi!
– Salve, mi scusi, il mio cognome inizia con la D penso mi abbiate saltato. Sarebbe meglio che io riesca a fare quest’esame, prima di morire di attacchi d’ansia.
– Ahahahahahahahah! Si, eccola, l’avevo saltata. Si accomodi. Volontaria eh?
– Suicida penso sia più appropriato.
– Ahahhahahahaahahah!!
– Bene , allora..mi parli..
– Bla, bla, bla..(e altri bla che la direzione gentilmente vi risparmia!)
– Bene, si dia un voto!
– O.O
– Quello che lei mi dice io scrivo. Dica, dica!!
– No, ma..ma..io?? Nooo, per favore..
– Ahahahhahaha! Mi dica forza..
– Calcolando i miei livelli di auto-critica..28?
– Bene, lo scrivo, ma sappi che io le avrei dato un meritato 30! Deve credere di più in se stessa!
– Ma davvero! Ma davvero davvero? Ma..ma..ma l’ha scritto davvero?? (Eh ,che cazzo, l’ha scritto davvero!!)

Voci dal pubblico silenziosamente commentarono: “che stupida!”. Un grazie caloroso al supporto di pubblico. La prossima volta statevene a casa!!

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Stefano:
– Prego signorina, se ha finito può passare da me.
– Si, ho finito..
– Allora, mi parli..
– Bla, bla, bla..(vedi sopra).
– Bene. Complimenti, si vede che ha studiato. 29!
– Non può farmi un’altra domanda?
– Eh, no! Mi dispiace!
– (Cosaa?? Mi dispiace?? Ma che risposta è?? Infame! Infame! Infame!!)

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Claudio:
– Signorina, com’è andata con il collega?
– 29 (biascicando).
– Ahahahhaahahah!..penso che oggi avrà imparato la lezione, se la ricordi, deve avere più autostima!
– Certo, come potrei dimenticarla (Dalai Lama dei miei stivali!).

Il pubblico ridacchiò divertito. (Odioso pubblico. Ma chi vi ha invitati??)

– Arrivederci (sadici)!
– Buona giornata!
– Certo vado a casa ad autoflaggellarmi. Buonissima giornata direi!
– (Claudio e Stefano) ahahahhahahahahahaha!!

A La Sapienza ci volgliono Project Management

Gentile professor Habib S.,

sono una studentessa del suo corso di Project Management. Più precisamente sono quella che la mattina, per essere presente alle 8 a lezione, si beveva una caffettiera da 4 tazze come se fosse uno shottino di tequila! Sono quella che, nonostante la sovrabbondanza di caffeina, in aula dormiva.

Sono quella del Gruppo Azzurro, l’amica di quello che le mandava le mail chiamandola per nome, perchè non sapeva distinguerlo dal suo cognome. Sono quella che in sede di revisione è arrivata in ritardo perchè si è persa nei corridoi della facoltà! Insomma, sono quella visibilmente provata dal suo esame!

Le scrivo essenzialmente per un motivo. Volevo ringraziarla. Grazie per avermi riportato sull’orlo dell’esaurimento nervoso, sulla scia dell’esperienza avuta con l’esame di Eduardo S. Certo è, che io non sono una di quelle che imparano dai propri errori. Blah, sarebbe troppo semplice!

Arrivederci e grazie. E’ stato un piacere!

MikelAlice

Ps Quado ha detto che “le parole hanno un peso”, l’ho adorata. La penso come lei 😉

L’A, Bi, Ci della comunicazione

Tratto dalla raccolta “Le Favole di MikelAlice“. Prima di leggere siete pregati di armarvi di fantasia e capacità interpretativa.

Un’organizzazione che intende promuovere una campagna di comunicazione deve rispettare delle regole basilari. Poche e semplici regole. Un’azienda deve avere un messaggio forte, chiaro e sensato da esprimere. Deve scegliere i suoi destinatari sulla base di determinate caratteristiche specifiche, in base agli obiettivi da raggiungere. Successivamente, deve decidere il migliore e più efficace mezzo di comunicazione per raggiungere il target di riferimento. Deve far in modo di attirare la sua attenzione senza infastidirlo, innervosirlo o offenderlo. Senza turbare la sua sensibilità.

Un’azienda cerca di guidare le scelte dei suoi potenziali clienti, cerca di rendersi comprensibile. Cerca di comunicare. A volte però le campagne di comunicazione, possono sbagliare qualche fase del processo. Magari il messaggio era giusto, ma vengono sbagliate le modalità o i mezzi con cui è stato veicolato. Magari il messaggio non era chiaro e il suo target non l’ha compreso fino in fondo.

Il problema della comunicazione del nuovo millennio, consiste sostanzialmente in un cambiamento del punto di vista dei comunicatori. I moderni mezzi di comunicazione, hanno messo gli esperti del settore di fronte ad uno scenario nuovo. Questi, fino ad allora abituati a lavorare secondo un modello comunicativo unidirezionale, in cui l’azienda parlava, il pubblico ascoltava, oggi, si trovano di fronte un pubblico più consapevole delle proprie scelte. Un pubblico critico. Un pubblico che ha bisogno di confrontarsi con le aziende, che non è più disposto ad accettare passivamente ciò che gli viene proposto. Insomma, un destinatario che non sempre ha un atteggiamento positivo nei suoi confronti. Un destinatario sfuggevole, disinteressato. Un destinatario che si sente libero di compiere le sue scelte e di affrontarne le conseguenze.

Le aziende devono essere pronte al confronto. Il pubblico deve essere predisposto al confronto. Bisogna trovare il modo, il mezzo e i messaggi giusti per mettere in collegamento due mondi apparentemente molto distanti, ma che in realtà vivono parallelamente la stessa realtà senza sfiorarsi. Entrambi devono trovare il modo di comunicare e capirsi, perchè oggi, l’unico modo per far funzionare i rapporti tra un’azienda e il suo pubblico è parlarsi, altrimenti questi potrebbero perdersi.

E come mi disse qualcuno, potrebbe non esserci un domani per arrivare finalmente a capirsi. Se il consumatore ha un rapporto d’amore con l’azienda, non può allontanarla in eterno.

Morale: i rapporti tra azienda e pubblici, non sono altro che lo specchio dei rapporti umani. Traete le vostre conclusioni, io mi sparo una puntata di Sex and the City!

A Lei che ha bocciato l’idea del Feliciometro

Gentile Professor Eduardo S.,

sono stata una sua studentessa del corso di Brand Design. Probabilmente non si ricorderà di me, ma si fidi, io non mi dimenticherò mai di lei!! Le scrivo solo ora, perchè ho deciso che meglio smettere di complicarsi la vita. Non si sa mai la mattina dell’esame avessi trovato anche un suo commento, sarei potuta morire!!

Quindi, eccoci qua. Mi sono sbomballata il cervello con questa iniziativa di Pesaro-Urbino, con questa “ricerca della felicità”. Ho insultato gente che mi prendeva in giro, dicendo che non fosse un esame serio. Beh, a questo punto, nonostante tutto, posso dire con totale consapevolezza, che è stato forse uno dei pochi esami in cui ho imparato davvero qualcosa. Se sia stato merito del progetto, o del terrorismo psicologico a cui Lei ci ha sottoposti, ancora non lo so, però ho imparato.

Detto ciò, passiamo alle cose serie. Lei non può saperlo, ma ci sarebbe un conto da pagare. Glielo lascio qui di seguito:

– la multa dell’atac, (non ho timbrato il biglietto perchè ero intenta a pensare all’intervista che stavo andando a fare per il progetto), 101E;
– le brouchore che lei ha gentilmente schifato, 2E;
– il power point stampato a colori che non ha degnato di uno sguardo, 3,40E;
– colazioni, pranzi, spuntini e litri di caffè (il bar della facoltà ringrazia) 30/35E;

Accetto tutti i tipi di pagamento.

E’ stato un piacere.

Distinti saluti (anche alla sua ombra Federica)

MikelAlice

PS In ogni caso, come ho detto dopo la Sua proclamazione della sentenza di giudizio, Lei mi ha reso FELICE..ancora di più!! Grazie. =)

Ammmm-mmuuuuu–ffffi-sco!

Gentile Professore Antonio S.,

sono una disperatissima studentessa del suo corso di economia aziendale. La volevo informare dello stato vegetativo in cui mi trovo a causa del suo esame. La mia organizzazione fa schifo, lo ammetto, (anche se  questo è un dettaglio), ma sto cercando di migliorare (e questa la uso come attenuante!), ma in ogni caso devo smettere di addossarmi tutte le colpe, quindi…è colpa sua e del suo esame! Probabilmente a lei non interessa, ma sinceramente, a me non interessa che a lei non interessi! Quindi…tiè!

Ho passato tre giorni consecutivi in pigiama. Sono uscita di casa solo per comprarmi il caffè. Tassativamente in pigiama. Sono quasi completamente sicura che verrò all’esame in pigiama, perchè ormai è parte di me. Io sono parte di lui. O se vogliamo vederla in un modo più romantico, non riusciamo più a vivere l’uno senza l’altra.

La mia stanza produce autonomamente acari della polvere, sicuramente combinando fattori produttivi complementari e strumentali…anche se non ho la più pallida idea di quali potrebbero essere… in ogni caso, mi ricorda tanto quelle fottute aziende dei suoi esercizi. Io sto cercando di stimare quale potrebbe essere il mio utile e il mio profitto se li iniziassi a vendere.

La mattina dell’esame, quando mi presenterò in aula con il mio fottuto pigiama rosa a fiori, e implorerò la pietà della corte, lei deve avere pietà di me. Mi deve fissare intensamente negli occhi, (cercando di non soffermarsi sul mio folto baffo), e deve dire che passerò quest’esame.

E ricordi-di-di-i-i-i..(finga di sentire l’eco della mia voce come se stessi scomparendo), non mi chieda assolutamente in che tipo di scuola mi sono diplomata, perchè in quel caso sarei costretta a mentire spudoratamente, e lei se ne accorgerebbe. Non ho tempo di esercitarmi a dire bugie. Le mie notti le passo a immaginare di essere una protagonista del nuovo film di Paolo Genovese, “Immaturi“. Non so se ho reso l’idea.

Distinti saluti

MikelAlice