Arriverà l’estate anche per te, è solo una questione di stagioni e di tempo. O di persone.

Giusto il tempo di uno sguardo complice con papà, di un sorriso per mamma.

Qualche litrozzo di birrozza con sister, le chiacchiere per recuperare il tempo perso, le telefonate mai fatte, i segreti mai confidati.

Qualche pomeriggio passato in spiaggia da sola a riflettere con il rumore del mare di sottofondo.

Giusto il tempo di una notte passata a ballare sotto le stelle, con i piedi che ad ogni movimento sprofondano nella sabbia fredda, i sorrisi che non si spengono per tutto il tempo, le grida di frasi sbagliate di canzoni improbabili.

Giusto il tempo di salutare tutti e sentirsi chiedere ‘quando ci rivediamo?’ senza saper rispondere.

Le persone viaggiano verso posti lontani per osservare, affascinati, persone che normalmente ignorano a casa. 

[Dagobert D. Runes]

Faro di vieste

Continuavano a chiamarla Doc!

Tralasciando la mia personalissima insofferenza verso l’inutile discussione, siamo qui riuniti per informare il gentil popolo che la primogenita diventa dottoressa. Ancora, e fortunatamente per l’ultima volta. Spero.

Siamo pronti? Siamo carichi??

Il pacchetto gioia e felicità include:
– uno splendido viaggio a/r verso l’Università del Salento (micaPizzaEFichi);
– due giorni a stretto contatto con l’allegra famiglia;
– numero indefinito ed indefinibile di domande del tipo: quando ti laurei, quanti esami ti mancano, quando hai gli esami, perchè non ti stai laureando anche tu oggi?
– numero indefinito ed indefinibile di sguardi complici con l’altra sorella (la gnocchettosa), con conseguente scambio di battute del tipo: ma perchè fa sempre le stesse domande? Ma dobbiamo rispondergli? Ma perchè gli rispondi ancora? Ignoralo, prima o poi smetterà. Cantiamo una canzone?
– una discussione pressochè incomprensibile in Genetica;
– pianti e lacrime a volontà;
– disidratazione;
– invidia per l’ambito secondo pezzo di carta;
– abbabbaggio mosche a volontà per le vie del salento;
– rientro nella sorridente Vieste, (indovina un pò? Ad abbabbare le mosche!);
– festeggiamenti per essere sopravvissuti alla guida spericolata di Ninì e alla simpatia travolgente dello struzzo.

Il quadro della situazione può sembrare inquietante, ma in realtà c’è stato di peggio. Vado ad impegnarmi nella stesura di un biglietto d’auguri, uno dei miei soliti, lungo quanto un rotolone regina, uno di quelli che per essere letti hanno bisogno di una mezza giornata di attenzione. Penso che opterò per decantarlo durante le ore di viaggio, tra un “guida piano”, “quanto manca per arrivare” e “fermati che devo fare pipì”. Quando staremo tutti in macchina e nessuno potrà scappare sfruttando futili scuse. Lo so, è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare! Per fortuna l’allegro coinquilino mi offre questo allegro sottofondo che aiuta a delirare meglio.

Anche i fratellini crescono

Ho due sorelle.

Una di loro è PIU’ PICCOLA. Ora, parliamone. Più piccola, è un aggettivo comparativo di minoranza, quindi diciamo che la stiamo paragonando a me, alla mia età, ai miei 2 anni di grandezza in più. Lei, da sempre si trascina dietro questo attributo affiancato al suo nome, anche se generalmente, lei è Vivianona o polpetta di riso, che tutto evoca tranne qualcosa di piccolo.

L’altra di loro, è la sorella GRANDE. Ha la stessa corporatura di un nano da giardino. Solo gli amici e la famiglia sanno che lei è la primogenita, il resto del mondo si mortifica vedendola lavorare pensando che sia minorenne. Non mi pare debba aggiungere altro.

Ho un fratello. PICCOLO. Questo aggettivo lo accompagna amorevolmente dalla nascita, alternato a fantastici e altrettanto amorevoli (nonchè imbarazzanti) diminutivi del tipo: fratellino o nei momenti peggiori, Mariannino, MarianoPiccolo.

Lui è arrivato dopo. E’ arrivato quando la casa, il camper, e le amiche di Barbie avevano già invaso la cameretta da anni, lui è arrivato dopo anni di giochi di ruolo del tipo “mamma, figlia e schiava” (personaggio creato ad hoc per dare un ruolo alla “più piccola”). E’ arrivato quando noi, i cartoni della Disney, li sapevamo già a memoria!! Lui è quello PICCOLO!

Ora che ho superato il trauma di quella volta che al telefono non ti ho riconosciuto perchè avevi cambiato la voce, ora che so distinguere i rasoi della tua barba, da quelli che uso per depilarmi le gambe, ora che ho escogitato la tecnica migliore per parlare con te senza farmi venire il torcicollo per quanto sei alto..proprio ora..tu mi diventi maggiorenne! Ma chi ti ha dato il permesso di crescere? Quando è successo, e soprattutto io dov’ero? Tu sei quello piccolo, fai il PICCOLO, attieniti al tuo ruolo!!

Torna a giocare con i Lego, vai a piangere da mamma quando ti chiudiamo fuori dalla cameretta, fatti cambiare il pannolino da Maria, vai a dormire alle 20.30, non vederti Dowson’s Creek perchè sei troppo piccolo! Smettila di crescere!

Adesso rimediamo a questo errore. Ripeti insieme a me, fino a quando non ti senti completamente convinto. A costo di dimenticare il resto del vocabolario di italiano:

Io ho 14 anni, non prenderò la patente, continuerò ad amare follemente le donne di casa che saranno le uniche per cui avrò occhi e attenzioni. Io ho 14 anni, non prenderò la patente, continuerò ad amare follemente…

Io odio il Natale

IO ODIO IL NATALE. Nessuno può farmi cambiare idea.
Il Natale è una festa triste! Tutte quelle lucette accese in ogni angolo della casa, la canzone della pubblicità del panettone che riecheggia come l’inno nazionale ai tempi dei mondiali, tutti quegli alberi stracolmi di pallette colorate che stonano l’una con l’altra!
Io non sopporto quelle spedizioni di cortesia a casa della gente, dove forzatamente ti metti a sedere davanti a questo michia di albero psichedelico che ti flescia lucette a tutti i migliori ritmi dell’estate, davanti a un’enorme fetta di panettone stracolmo di canditi e uvetta passa, mentre strani soggetti, dopo quattro anni che vivo a Roma, hanno ancora il coraggio di chiedermi com’è vivere nella Capitale!
Ma non vi sembra un argomento superato? Se dobbiamo fingere interesse reciproco, almeno facciamolo con stile!

E poi i regali. Che palle i regali!! Passi giornate intere ad impazzire per trovare quello giusto, a piangere abbracciata al tuo portafogli vuoto, senza renderti conto che in ogni caso avrai comprato la cosa sbagliata.
Il modello sbagliato.
La taglia sbagliata.
Il colore sbagliato!

Poi però, ci sono loro. La mia fantastica famigliola. Meno male che scendo a casa, così almeno possiamo incrociarci sulla soglia della porta di ingresso un paio di volte al giorno, ed essere consapevoli che, c’è un volto familiare dietro la voce amica che sento al telefono il resto dell’anno!

Il Natale è triste, ma per quanto ci provi non riesco a scapparne! Il simpatico portiere ha allestito un simpatico abete, simpaticamente alto quanto me, nell’atrio del simpatico portone! Sono triste, devo traslocare. Al più presto.