Immagina

Immaginami seduta in camera da sola, con Mannarino che mi canta una serenata lacrimosa in sottofondo.
Immagina la mia testa che ciondola da una parte all’altra tenendo il ritmo, nell’illusione di scrollare i pensieri di dosso.
Una busta di cereali ai frutti rossi dove affondo la mano, anche solo per sentire i fiocchi sulla pelle.
Immaginami con solo la luce sulla scrivania accesa e la finestra spalancata.
Immaginami con i piedi nudi sulla sedia mentre scrivo.
Ti immagino che entri dalla porta e metti le mani sulle mie spalle.
Senza dire una parola.
Senza guardarci.
Immaginami che sorrido mentre chiudo gli occhi.

E tu, mentre leggi sorridi con me, mentre tutto il resto smette di pesare.
Immagina la perfezione di quel silenzio.
Immagina noi.

Liberamente

Sono a casa da sola, da ieri. I miei coinquilini si sono sparpagliati in giro per l’Italia e io studio ammorbando l’anima alla pianta di basilico.

Dicono che bisogna parlare con le piante, io gli ripeto i primi capitoli del libro di Analisi dell’opinione pubblica. Sono quasi certa che potrebbe essere il primo esemplare di pianta suicida. A tratti si sta seccando, ma ho deciso che deve soffrire con me, quindi continuo imperterrita. La chiamano solidarietà, e lei ne è la vittima.

InZomma la vita procede lenta, come le canzoni di Zarrillo che entrano dalla mia finestra aperta. Come le canzoni della messa che ieri entravano dalla mia finestra aperta. Come la ricerca di qualcuno che mi prepari il caffè.

Sono nel bel mezzo della sessione d’esame. La vita è diventata improvvisamente monotona e merdosa. Io isterica e ansiosa. L’altra sera ho scapocciato. Capita. Lasciatemelo fare!
Sono uscita con due amici. Siamo stati in giro tutta la notte. Sono tornata a casa alle cinque e mezza per prendere un asciugamano ed andare a Torvaianica con loro.
Ci siamo stesi in riva al mare.
L’aria era ancora troppo fredda per togliersi la felpa.
Ci siamo addormentati vestiti. Uno a fianco all’altro.
La testa sull’asciugamano, il corpo nella sabbia.
Il rumore del mare.

Prima di chiudere gli occhi ho fissato il cielo.
Ho respirato a pieni polmoni quel senso di leggerezza. Libera mente. Mente libera.

Mi sono svegliata con la faccia nell’asciugamano, i capelli mi coprivano completamente il viso. Probabilmente vista dall’alto sarò sembrata un mucchio di alghe secche trascinate dalla corrente.
Ero ancora imbacuccata nella felpa e completamente sudata.
Mi sono seduta a mi sono guardata intorno. Il mondo era in spiaggia ad urlare e ungersi sotto il sole delle 9 di mattina. Sono rimasta così, a coccolare la mia autostima mentre affondavo le mani nella sabbia bollente.

– Buongiorno Miky! Che stai facendo?
– Guardo le ragazze!
– Perchè? Guarda un pò quei manzi!
– Ssshhh, sto risollevando la mia autostima!

Abbiamo fatto colazione al lido continuando a parlare di qualsiasi cosa.
Sono stata bene. Sono stata me. Senza compromessi.
Questo è il lato della zitellagine che amo e a cui non ho più intenzione di rinunciare.
Mi sento molto più Clementine, che Alice. Molto di più.

Siamo stati felici tutti e tre, perchè si può essere felici anche solo condividendo qualcosa.

Sono tornata a casa all’una e mezza e ho iniziato a studiare.
Dopo un secchio di caffè.

Clementine: Io non sono solo un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.
Joel: Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.
Clementine: Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

[Eternal Sunshine of the Spotless Mind]

Riflessioni profonde vendesi

Le parole hanno un peso, quindi trattatemele bene.

Ciao, come stai?

Pronunciata con un’espressione ebete. Non significa nulla. E’ una frase fatta, di quelle che ripeti per sport. Da usare per ogni occasione, soprattutto quando non hai nient’altro da dire. Presuppone una risposta standard, che è sempre tutto bene, a te? Infondo a nessuno frega realmente un cazzo di come vanno le cose, altrimenti quel qualcuno sarebbe già al corrente di tutto e non avrebbe bisogno di chiederlo.

Liberamente. Libera mente. Mente libera.

E’ una delle mie preferite. Da comporre e scomporre come ti pare. Mi da un senso di leggerezza estremo. E’ come una poesia da ripetere quando non ti va di pensare e vorresti avere un palloncino ad elio al posto della testa.

Niente.

E’ l’uscita di sicurezza. Un porto sicuro dove rifugiarsi in qualsiasi occasione. Cos’hai? Niente. Che pensi? A niente. Che hai fatto? Niente. Credo che sia una delle più usate. Inflazionata. Bugiarda. Vuota. Insignificante. Irritante. Ha un sacco di sinonimi, ma nessuno suona altrettanto insopportabile. Preferisco un non mi va di parlare. E’ sicuramente più onesto.

Lovvare.

Fa cagare. Non si dice. No, no, no. Ci sono già troppe parole per esprimere i sentimenti che nessuno usa, perchè deformare quelle di altre lingue? Noi italiani siamo cattivi con l’inglese.

Cazzo.

Esprime bene qualsiasi tipo di concetto. Non mi va di fare un cazzo. Che cazzo mangi? Perchè cazzo non mi rispondono alle mail? Che cazzo dici?! E potrei continuare all’infinito. Non esistono sinonimi. E’ univoca e insostituibile. Nel bene e nel male. Da utilizzare con moderazione, ne detengo il copyright!

Quando mi laureerò con 10 anni di ritardo, dite a mia madre che ero impegnata a salvare le balene con Greenpeace, non fatele sapere che passavo il mio tempo a scrivere minchiate!

Oh, a quanto pare, quando non mi va di studiare seguo uno standard ben preciso di degenerazione.

Inizio a diventare prevedibile!

Narcotizzata

La mia coinquilina femmina mi ha appena invitato ad andare con lei a comprare la carta igienica.
Quelli dell’Adecco non mi hanno richiamata neanche oggi.
In compenso mi hanno contattato quelli di questa radio per uno stage. Gratuito.
La mia borsa di studio probabilmente è stata rapita dagli alieni, come la mia vita sociale.
Riesco a studiare con la stessa velocità e motivazione di un criceto obeso che dovrebbe corre nella sua ruota della minchia.
Il momento top della settimana, in quanto ad attività ricreative, l’ho raggiunto ieri pomeriggio pulendo il bagno.
Mi sento morta dentro.
In questi giorni niente esprime meglio il mio stato d’animo, se non questo.
Se non dovessi superare l’esame e non dovessi farmi viva per un pò, sappiate che non sono andata a comprare le sigarette, ma il cianuro per me medesima.

Dalla Sagra della Felicità e della Positività è tutto. Passo e chiudo.

criceto a pezzi

Partorirai con grande dolore. E ansia.

Gentile Professor Stefano E.,

sono stata una studentessa del suo corso di Tecnologie della comunicazione applicate all’impresa e sono qui a scriverle perchè ieri ho partorito finalmente il suo esame, e questo mi sembra un buon momento per raccontarle una storiaccia. Una di quelle situazioni imbarazzanti e ai limiti dell’incredibile, che quando le racconti in giro la gente ti dice “ma che davero?” con una sola v! Quindi, bando alle ciance, confesso le mie colpe qui, che è un posto confidenziale per pochi intimi.

Avevo prenotato il suo esame all’appello del 14 febbraio scorso. Fin qui tutto bene. Se non fosse che, prima di presentarmi al suo cospetto, mentre minchieggiavo allegramente on line, ho avuto la felice idea di accedere al mio blog e..ho trovato i suoi commenti. Ora, questo sarebbe potuto essere sconvolgente entro certi limiti, se lei non avesse letto e commentato questo!

Sono una cretina. Detto ciò, quando due ore dopo, ha chiamato il mio nome per interrogarmi, io l’ho fissata intensamente negli occhi, mentre Lei guardava tassativamente altrove. Ho valutato accuratamente le possibilità di successo e fallimento secondo il criterio mi umilierà, non mi umilierà, oddio e se mi dovesse umiliare? E da perfetta codarda sono fuggita verso mondi migliori. Ovvero fuori dall’aula a fumarmi la sigaretta.
Sono una cretina. (L’ho già detto?).

Vabbè, oggi ho partorito l’esame e questo è l’importante, no?

Comunque, ieri io e Lei ridendo e scherzando, abbiamo decretato che i blog, tecnologicamente parlando, hanno la possibilità di far iscrivere gli utenti ai feed RSS. Io pè nun sapè nè legge e nè scrive, le ho spiegato cosa sono, ma sinceramente parlando, non ho la più pallida idea di come funzionino. Inoltre, non rientrando nel mio livello base di conoscenza tecnologica, qui non c’erano..ok, non li avevo mai cercati. Vabbè comunque, ora ho appiccicato i link di iscrizione là nella colonna. Lascio al mondo l’arduo compito, o l’onore, di farli funzionare.

Se lo stà pensando, si lo so. Tutta quella solfa non l’abbiamo decretata noi due ieri. Avrei dovuto saperlo io, prima di sedermi su quella sedia a sproloquiare dondolando le gambe a penzoloni. Ma che ci posso fare, c’ho la cretinaggine nel sangue!

Nonostante tutto, ci tengo a dirle che è stato un piacere parlare con Lei.

Saluti, distinti,

MikelAlice

Ps nel caso non l’avesse capito, io sono quella che si è giocata male la domanda per il rialzo. La domanda sui feed RSS, che sono scritti con un linguaggio XML e non HTML. Lo scrivo per condividere e diffondere il sapere. Dato che questo blog pullula di notizie sensate!

La sessione d’esame, il ritorno

Mi svegliai di buon’ora questa mattina, quando il sole era già alto, gli uccelli cinguettavano per rompere i coglioni fuori dalla mia finestra e la gente sotto casa minacciava di accoltellarsi per un parcheggio. Insomma tutto mi sembrò regolare. Niente rapì in modo particolare la mia attenzione.

Con la stessa agilità di un armadillo gravido, o per meglio dire, armadilla, scesi dal mio bellissimo e altissimo letto soppalcato. E per la cronaca, era sempre buon’ora. Guardandomi bene dal salvaguardare la mia persona, ho elargito imprecazioni contro l’orologio, il tempo che va, le ore che passano, la sveglia e il mondo.

Ad un certo punto, nel bel mezzo di questa ridente giornata, quando il mio stomaco iniziò ad emettere gli stessi suoni di una troba bitonale, mi resi conto di non avere benchè nulla di cui cibarmi. Cosicchè mi accinsi ad andare a fare delle compere alimentari.

Acquistai: arance e clementine a volontà, per una questione di dipendenza, nulla di più. Gallette biologiche di farro, niente di meno. Formaggio spalmabile, tassativamente light. Spazzolino da denti, super innovativo. Spuma per i capelli. Il vero investimento della giornata.

Tornai a casa. Sistemai l’infinita mole di acquisti. Varcai affamata la soglia della cucina e mi resi conto di aver fatto veramente una spesa del cazzo! Mangiai minestrone. Che giaceva in casa, inerme ad aspettare di essere scongelato da mesi.

Siori e Siore, decretiamo ufficialmente aperta la sessione d’esame. Sto ricadendo nel solito periodo di stupidità acuta. Se avete pazienza che vi avanza e non sapete che farvene, beh, aiutatemi!

Incontri del terzo tipo!

L’esame era: Relazioni istituzionali e gestione della responsabilità sociale d’impresa. Ribattezzato, per abbreviare, Relazioni e Responsabilità. Due parole che insieme, è inutile dirlo, cozzano!

Professor Claudio da una parte della cattedra:
– Rossiii!! Può venire Rossi!
– Salve, mi scusi, il mio cognome inizia con la D penso mi abbiate saltato. Sarebbe meglio che io riesca a fare quest’esame, prima di morire di attacchi d’ansia.
– Ahahahahahahahah! Si, eccola, l’avevo saltata. Si accomodi. Volontaria eh?
– Suicida penso sia più appropriato.
– Ahahhahahahaahahah!!
– Bene , allora..mi parli..
– Bla, bla, bla..(e altri bla che la direzione gentilmente vi risparmia!)
– Bene, si dia un voto!
– O.O
– Quello che lei mi dice io scrivo. Dica, dica!!
– No, ma..ma..io?? Nooo, per favore..
– Ahahahhahaha! Mi dica forza..
– Calcolando i miei livelli di auto-critica..28?
– Bene, lo scrivo, ma sappi che io le avrei dato un meritato 30! Deve credere di più in se stessa!
– Ma davvero! Ma davvero davvero? Ma..ma..ma l’ha scritto davvero?? (Eh ,che cazzo, l’ha scritto davvero!!)

Voci dal pubblico silenziosamente commentarono: “che stupida!”. Un grazie caloroso al supporto di pubblico. La prossima volta statevene a casa!!

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Stefano:
– Prego signorina, se ha finito può passare da me.
– Si, ho finito..
– Allora, mi parli..
– Bla, bla, bla..(vedi sopra).
– Bene. Complimenti, si vede che ha studiato. 29!
– Non può farmi un’altra domanda?
– Eh, no! Mi dispiace!
– (Cosaa?? Mi dispiace?? Ma che risposta è?? Infame! Infame! Infame!!)

Dall’altra parte della cattedra, si udì la voce del Professor Claudio:
– Signorina, com’è andata con il collega?
– 29 (biascicando).
– Ahahahhaahahah!..penso che oggi avrà imparato la lezione, se la ricordi, deve avere più autostima!
– Certo, come potrei dimenticarla (Dalai Lama dei miei stivali!).

Il pubblico ridacchiò divertito. (Odioso pubblico. Ma chi vi ha invitati??)

– Arrivederci (sadici)!
– Buona giornata!
– Certo vado a casa ad autoflaggellarmi. Buonissima giornata direi!
– (Claudio e Stefano) ahahahhahahahahahaha!!

A La Sapienza ci volgliono Project Management

Gentile professor Habib S.,

sono una studentessa del suo corso di Project Management. Più precisamente sono quella che la mattina, per essere presente alle 8 a lezione, si beveva una caffettiera da 4 tazze come se fosse uno shottino di tequila! Sono quella che, nonostante la sovrabbondanza di caffeina, in aula dormiva.

Sono quella del Gruppo Azzurro, l’amica di quello che le mandava le mail chiamandola per nome, perchè non sapeva distinguerlo dal suo cognome. Sono quella che in sede di revisione è arrivata in ritardo perchè si è persa nei corridoi della facoltà! Insomma, sono quella visibilmente provata dal suo esame!

Le scrivo essenzialmente per un motivo. Volevo ringraziarla. Grazie per avermi riportato sull’orlo dell’esaurimento nervoso, sulla scia dell’esperienza avuta con l’esame di Eduardo S. Certo è, che io non sono una di quelle che imparano dai propri errori. Blah, sarebbe troppo semplice!

Arrivederci e grazie. E’ stato un piacere!

MikelAlice

Ps Quado ha detto che “le parole hanno un peso”, l’ho adorata. La penso come lei 😉

Roma, nun fa la stupida stasera

Cara Roma,

nun fa la stupida stasera.
Della gente dice che potresti tremare, stanotte. Tanta gente continua a ripetere che tremerai. Io ti chiedo di non farlo, se non altro perchè questa volta mi sono messa a dieta davvero, e non vorrei sentirmi responsabile di una tale reazione delle forze della natura. Non vorrei aver esagerato con quella storia della palestra, se la cosa ti spaventa al punto di tremare, giuro che non ci vado!

Per favore, non fa la stupida stasera. Ho passato gli ultimi giorni in biblioteca a studiare per un esame pallosissimo. Sarebbe un epilogo triste per questa mia vita ricca di colpi di scena!

Roma, per favore fammi dormire! Stamattina sono andata a lezione alle 8, sono stata in coma tutta la giornata. Avevo le occhiaie!! Non posso lasciarti un’immagine così distorta di me!

Roma, tu mi piaci davvero. Stasera mi addormenterò con il mio pigiamino rosa a fiori, sul mio cuscino di Pippo, pensandoti. Per favore, ho una reputazione. Cerchiamo di preservarla!

Grazie Roma. Spero collaborerai. Spero, sennò ti prendo a picconate il Colosseo!!

Con affetto, tua per sempre

MikelAlice

A Lei che ha bocciato l’idea del Feliciometro

Gentile Professor Eduardo S.,

sono stata una sua studentessa del corso di Brand Design. Probabilmente non si ricorderà di me, ma si fidi, io non mi dimenticherò mai di lei!! Le scrivo solo ora, perchè ho deciso che meglio smettere di complicarsi la vita. Non si sa mai la mattina dell’esame avessi trovato anche un suo commento, sarei potuta morire!!

Quindi, eccoci qua. Mi sono sbomballata il cervello con questa iniziativa di Pesaro-Urbino, con questa “ricerca della felicità”. Ho insultato gente che mi prendeva in giro, dicendo che non fosse un esame serio. Beh, a questo punto, nonostante tutto, posso dire con totale consapevolezza, che è stato forse uno dei pochi esami in cui ho imparato davvero qualcosa. Se sia stato merito del progetto, o del terrorismo psicologico a cui Lei ci ha sottoposti, ancora non lo so, però ho imparato.

Detto ciò, passiamo alle cose serie. Lei non può saperlo, ma ci sarebbe un conto da pagare. Glielo lascio qui di seguito:

– la multa dell’atac, (non ho timbrato il biglietto perchè ero intenta a pensare all’intervista che stavo andando a fare per il progetto), 101E;
– le brouchore che lei ha gentilmente schifato, 2E;
– il power point stampato a colori che non ha degnato di uno sguardo, 3,40E;
– colazioni, pranzi, spuntini e litri di caffè (il bar della facoltà ringrazia) 30/35E;

Accetto tutti i tipi di pagamento.

E’ stato un piacere.

Distinti saluti (anche alla sua ombra Federica)

MikelAlice

PS In ogni caso, come ho detto dopo la Sua proclamazione della sentenza di giudizio, Lei mi ha reso FELICE..ancora di più!! Grazie. =)

Felice, non contenta. Questa è la differenza!

Nel bel mezzo della serata, iniziai a piangere. La famigghia sconvolta mi chiese cosa fosse successo. Io, tra le lacrime silenziose risposi:

“Se Eduardo mi chiedesse adesso cos’è la felicità, io saprei cosa rispondergli!”.

Ho pianto di felicità come non avevo mai fatto! E per un tempo impensabile! A fine serata avevo due occhi a palla da fare paura!

Sono imbarazzante, lo so. Il mio autocontrollo fa schifo. So anche questo. Eduardo mi ha già fatto quella domanda, quindi ho una risposta pronta per una conversazione già avvenuta, che non si ripeterà. Ne sono consapevole.

Però..che serata!!

=D

Ammmm-mmuuuuu–ffffi-sco!

Gentile Professore Antonio S.,

sono una disperatissima studentessa del suo corso di economia aziendale. La volevo informare dello stato vegetativo in cui mi trovo a causa del suo esame. La mia organizzazione fa schifo, lo ammetto, (anche se  questo è un dettaglio), ma sto cercando di migliorare (e questa la uso come attenuante!), ma in ogni caso devo smettere di addossarmi tutte le colpe, quindi…è colpa sua e del suo esame! Probabilmente a lei non interessa, ma sinceramente, a me non interessa che a lei non interessi! Quindi…tiè!

Ho passato tre giorni consecutivi in pigiama. Sono uscita di casa solo per comprarmi il caffè. Tassativamente in pigiama. Sono quasi completamente sicura che verrò all’esame in pigiama, perchè ormai è parte di me. Io sono parte di lui. O se vogliamo vederla in un modo più romantico, non riusciamo più a vivere l’uno senza l’altra.

La mia stanza produce autonomamente acari della polvere, sicuramente combinando fattori produttivi complementari e strumentali…anche se non ho la più pallida idea di quali potrebbero essere… in ogni caso, mi ricorda tanto quelle fottute aziende dei suoi esercizi. Io sto cercando di stimare quale potrebbe essere il mio utile e il mio profitto se li iniziassi a vendere.

La mattina dell’esame, quando mi presenterò in aula con il mio fottuto pigiama rosa a fiori, e implorerò la pietà della corte, lei deve avere pietà di me. Mi deve fissare intensamente negli occhi, (cercando di non soffermarsi sul mio folto baffo), e deve dire che passerò quest’esame.

E ricordi-di-di-i-i-i..(finga di sentire l’eco della mia voce come se stessi scomparendo), non mi chieda assolutamente in che tipo di scuola mi sono diplomata, perchè in quel caso sarei costretta a mentire spudoratamente, e lei se ne accorgerebbe. Non ho tempo di esercitarmi a dire bugie. Le mie notti le passo a immaginare di essere una protagonista del nuovo film di Paolo Genovese, “Immaturi“. Non so se ho reso l’idea.

Distinti saluti

MikelAlice

Il Marketing è malefico. Io voglio essere malefica. Io voglio essere il Marketing.

Come illustrato in modo eccellente a lezione, un’azienda può decidere di non voler partecipare attivamente su un determinato media, ma non può in nessun modo evitare di controllare le dinamiche che potrebbero scatenarsi al suo interno. Un’azienda potrebbe essere messa in ginocchio, senza avere possibilità di replica, perchè disinteressata a quei canali comunicativi. Facciamo un esempio pratico. Ovviamente, il rifermento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale!

Se ad esempio due persone [x, la donna, y il maschio] si conoscono e decidono di frequentarsi, non c’è niente di strano e tutto fila liscio. Fino a quando il rapporto si gela, per cause inizialmente misteriose. Y scompare dandosi ad una allegra latitanza, sottovalutando totalmente l’elemento x. L’elemento x, in quanto donna, non è così stupida come y pensa. Non passa intere giornate a disperarsi nell’attesa di una comparsa di y, o di un suo segno. L’elemento x, agisce. L’elemento x trova la chiave per risolvere tutti i suoi dubbi. E li risolve brillantemente, nonostante sporadici attacchi di sensi di colpa e rimpianti.

Oggi l’elemento x potrebbe parlare al mondo intero di quanto y sia infantile, potrebbe rendere note le sue insoddisfacenti prestazioni sessuali.
Potrebbe addirittura parlare di quanto fossero banali i diversivi ai quali y si aggrappava per non rispondere a delle precise domande che x gli faceva. Potrebbe parlare dei soggetti, (dalle capacità intellettive compromesse), che y rimorchia sui vari siti.
X potrebbe parlare di tutti i rifermenti che sono stati fatti e commentanti su facebook a questa situazione. Tutti i riferimenti che y non ha colto in quanto incapace di comprenderli. Oggi x potrebbe apertamente dichiarare che le conversazioni in cui y si piangeva addosso lamentandosi della sua vita, senza mai cercare di fare niente per cambiarla, erano davvero patetiche.
X potrebbe parlare di tutte le sue previsioni azzeccate, di tutte le risate che si è fatta e si sta facendo alle sue spalle. X potrebbe distruggere y psicologicamente con delle semplici rivelazioni, e y non replicherebbe, perchè oltre ad essere un senza-palle, non si interessa di questi mezzi di comunicazione.

X potrebbe, ma non lo fa.
X è votata alla fratellanza, gioia e pace.
X non porta rancore.
X è arrivata alla banale conclusione che y aveva una doppia personalità, così può “portare nel suo cuore tutti i fantastici momenti vissuti con te!” [cit.].

Ma i clienti di un’azienda sono tutti come x? Tutti sarebbero disposti a sorvolare sulle prese per il culo di un brand? O qualcuno potrebbe pubblicare un post su un anonimissimo blog e sputtanare così il tutto? Y, per il bene del mondo intero, fatti delle domande, perchè in alternativa, a questo punto, SARESTI FOTTUTO!

Distruzione senza CAPACITA’ di replica. Amen.