Wind Of Change

La prima volta che ho fatto un viaggio con BlaBlaCar è stato per andare a Milano, qualche anno fa.

L’idea era quella di raggiungere una destinazione, ma in realtà volevo solo fare un viaggio.
Avevo voglia di stare con gente diversa, e me la sono andata a cercare così. Continua a leggere..

Mi sono perso

In giro ci sono persone straordinarie, che si confondono nella folla tra gente ordinaria, senza obiettivi, senza passioni.
Senza cervello.

Le persone straordinarie sono quelle che ti attraversano dentro, si aprono un varco con un sorriso, il tuo e il loro.

Sono quelle che anche a 34 anni hanno il coraggio di inseguire le proprie passioni su una barca, nonostante tutto e nonostante tutti.
Le persone straordinarie ti lasciano un vuoto quando scappano via e un apribottiglie in un cassetto.

Poi ci sono io, che resto qua a cercare di finire l’università.

I saluti fanno schifo.
Sia messo a verbale.

Take a smile

Quando un messaggio viene scritto di getto, sulla prima cosa che si trova a portata di mano, è perchè le parole sono autentiche, vere, sentite.

Sono parole che vogliono esistere ad ogni costo.

Vogliono essere lì e guardati dal frigo tutte le mattine, quando con i capelli in disordine prepari il caffè.
Voglio esserci anche loro, con noi. Together.

Ovviamente poi ci sono le eccezioni che confermano la regola, e solitamente si trovano attaccate sul frigo di casa mia.
Supportate da calamite dementi.

messaggio sul frigorifero

Momenti di trascurabile felicità

Quella volta che in macchina all’improvviso il sedile ha fatto uno scatto in avanti perchè non era fissato bene e ci siamo guardati in silenzio prima di strillare e ridere dallo spavento.

Il giorno che sei tornato a casa di mattina e ti sei sentito in colpa per avermi svegliata e mi hai confessato che volevi un pesce rosso di nome Shark.

I litri di Chimera del Birrificio del Ducato che mi sono inspiegabilmente bevuta un anno fa.
Il Cotral.
L’Intifada.
Il concerto dei Sud Sound System di cui non ce n’è fregata una beata minchia.

Tutte le nostre foto sfocate e tutte le foto che avremmo potuto farci se avessimo avuto qualcosa con cui scattare.

Quando rotoli in giro e inspiegabilmente non sei ricoperto di lividi.

L’attesa del primo sorso, mentre tu analizzi schiuma, colore, aroma e gusto ogni volta che decidiamo di berci una birra.

Via Zanzur.

Il momento in cui guardo l’orologio e realizzo che c’è tempo e non devo affannarmi.

Tutte le mattine in cui mi sveglio e il caffè è pronto.

La tranquillità con la quale gestisci tutto, compresa la mia isteria.

Quella mattina di dicembre che mi hai svegliata presto per portarmi a pattinare sul ghiaccio e giravi, giravi, giravi e mi sorridevi felice, per te, per me, per noi.

Quando mi fermo un attimo, mi guardo intorno ed è tutto lì, dove vorrei che fosse.

Quando immagino infiniti altri momenti di trascurabile felicità con te.

Prendi i Big Foot, ad esempio..

Scusatemi un attimo, oggi devo parlare di una cosa.

Io sono di Vieste. 14.200 splendide anime agitate che vivono sulle rive Gargano.
Vieste, ridente località turistica d’estate, cittadina del cazzo d’inverno.

Arriviamo al punto.

I paesi esistono da sempre, piccole comunità, villaggi primitivi, non so se ho reso l’idea.
La mentalità da paese è unica e inconfondibile ovunque!

Ci sono i pettegolezzi, i pregiudizi, i ricchi che sperperano, gli onesti che arrancano sperperando e gli onesti che arrancano e basta. La politica che non va.

I rivoluzionari esistono da sempre. E con ciò non mi riferisco a quelli che impugnano un machete urlando contro il cielo. Intendo quelli che hanno la determinazione di seguire i propri ideali, le proprie convinzioni fino a realizzare i propri progetti.

Prendi i Big Foot, ad esempio, giovani rampanti che hanno creduto nei loro sogni e nelle loro idee per arrivare a fare una vera e propria rivoluzione. Dapprima un programma su OndaRadio, poi, sbandierando le loro convinzioni attraverso quello che è il proprio talento musicale.

big foot sound - vieste

Hanno portato buonumore, festa nell’estate garganica, oltre ad aver organizzato serate con belle personalità musicali. Hanno avuto l’appoggio di alcune attività commerciali per riuscire nell’organizzazione. Come pensiate abbiamo guadagnato la loro fiducia?

I Big Foot sono stati i primi? Saranno gli ultimi?
Voi dove siete?
In cosa credete?

Riuscite ad agire senza essere polemici o ridondanti, senza stare a ribadire ogni cazzo di giorno quanto duro sia combattere la mentalità paesana?
Avete deciso di riportare le chiappe al sud dopo l’università, dopo l’erasmus, dopo i viaggi in America, per fare la lagna tutti i giorni?

Invece, se riuscite a credere ancora in qualcosa, fatelo.

Alzatevi la mattina, armatevi di buona volontà, del vostro sogno nel cassetto, di dialettica, e fate quello che vi riesce meglio.
Fatelo con ardore, con passione, con amore. Un passo alla volta, perchè nessuno è mai cambiato dall’oggi al domani, e se pensate di essere soli a combattere questa battaglia, guardatevi intorno. Cercatevi. Trovatevi.

Il problema più grande dei vecchi, dei vecchi di Vieste, è proprio quello di guardare nel proprio piatto cercando di riempirlo a discapito di tutti.
Fate la differenza, siate uniti.
Siete più di quanti pensiate.

Una volta un vecchio che ha detto “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
E tu? Dove vai a cambiare?

Arriverà l’estate anche per te, è solo una questione di stagioni e di tempo. O di persone.

Giusto il tempo di uno sguardo complice con papà, di un sorriso per mamma.

Qualche litrozzo di birrozza con sister, le chiacchiere per recuperare il tempo perso, le telefonate mai fatte, i segreti mai confidati.

Qualche pomeriggio passato in spiaggia da sola a riflettere con il rumore del mare di sottofondo.

Giusto il tempo di una notte passata a ballare sotto le stelle, con i piedi che ad ogni movimento sprofondano nella sabbia fredda, i sorrisi che non si spengono per tutto il tempo, le grida di frasi sbagliate di canzoni improbabili.

Giusto il tempo di salutare tutti e sentirsi chiedere ‘quando ci rivediamo?’ senza saper rispondere.

Le persone viaggiano verso posti lontani per osservare, affascinati, persone che normalmente ignorano a casa. 

[Dagobert D. Runes]

Faro di vieste

Chiudi la porta quand’esci, please!

Stanotte ti ho sognato.
Suonavi alla porta della mia nuova casa e io ti facevo entrare.
Eri arrabbiato con me, come quella volta che mi hai dato della puttana presentandoti a casa mia all’improvviso, un’ora prima del mio esame di inglese.

Nel sogno mi dicevi che quella era casa tua e che io dovevo andarmene, che non volevi più vedermi.
Urlavi e io più di te.
Ad un certo punto ero esausta, come sempre, dopo le nostre discussioni.
Ti ho lasciato da solo in cucina e sono andata in camera mia.
Ero nervosa.
Arrabbiata con te.

Tu sei venuto a cercarmi in camera, in silenzio. Ti sei avvicinato per darmi un bacio ma io mi sono spostata.

Ti sei arrabbiato ancora, ma io ero tranquilla e con tranquillità ti ho detto che nella mia vita ora c’è un’altra persona, una persona che mi fa stare bene davvero.
Una persona a cui porto rispetto, come ho sempre rispettato inutilmente te.
Inutilmente perchè sei sempre stato convinto del contrario e dalle tue convinzioni è sempre stato impossibile distoglierti.

Dopo averti detto questa cosa ti ho lasciato solo nella mia stanza, con quel tuo sguardo perso e quel silenzio assordante che eri così bravo a creare e a mantenere.

Sono andata a farmi la doccia, e mentre l’acqua mi lavava i capelli pensavo alla mia vita lontano da te, e mi sentivo leggera.

citazioni lo stato sociale

Io ero il caos che mi circondava

Ieri sera ho staccato da lavoro alle 2, sono arrivata a casa e mi sono fiondata nel tunnel dello streaming estremo. Tre puntate di Dexter.
Tre.
Ognuna da 50 minuti, come se non ci fosse un domani.
Invece, puttana Eva se il domani c’era!

Mi ha svegliata la badrona di casa. Alle 9 e mezza.

Da oggi ci sarà una new entry a casa.
Con questo siamo a quota due ragazzi e un cane.
Se un giorno dovessi dimenticarmi di comprare gli assorbenti sarei spacciata!

Ma la questione più astrusa sarà identificare i miei coinquilini che hanno lo stesso nome.
Le proposte sono:

* Franceschi
* Frank & Francy
* Francesco 1-2
* Fra (generico)
* Francesco tu e Francesco l’altro
* Il vecchio e il nuovo
* Ao!
* Uomini!
* Ehi voi due!

Chiedo l’aiuto del pubblico.
Apriamo il televoto.

Anni di lotte femministe per la parità dei diritti e io rivendico i miei piazzando un secchio per la spazzatura in bagno, per le salviettine struccanti.

“Il mio coinquilino Evan mi racconta di un suo coinquilino che aveva comprato tutta una serie di quelle lettere magnetiche da attaccare sul frigo per lasciare messaggi a quelli che abitavano con lui. Roba come “Ehi ragazzi. Cerchiamo di mantenere pulito”.  Ma gli altri li ricomponevano scrivendo cose tipo “Dite di no ai coinquilini rompicazzo”.

[E morì con un felafel in mano, J. Birmingham]

E morì con un felafel in mano - He Died with a Felafel in His Hand

Dovete restare in silenzio. Tutti quanti.

Avete visto 300 – L’alba di un impero?
Ok, riassumo: il film narra l’eroiche gesta di Leonida, re degli spartani, che rifiuta di sottomettere la sua città al re persiano Serse, e guida un esercito composto da 300 dei migliori guerrieri di Sparta in difesa della sua terra e dei suoi ideali.

Ecco.

Avete presente la scena i cui Leonida gridando “questa è Sparta!” prende a calci il messaggero persiano e lo zittisce dopo che questo non aveva scelto con sufficiente accuratezza le sue parole?

Ecco.
Dai, venite qua. Il pozzo è pronto, aspetta solo voi!

E lo so che il mio livello di stress agli spartani gli fa na’ pippa, ma oggi per quanto mi riguarda l’universo deve morire male.

Se mi fossi candidata alle elezioni il mio motto sarebbe stato: Datemi una clava, e renderò questo mondo un posto migliore.
Onesto. Sincero. Sentito.
Condiviso, perchè infondo l’uomo con quella cazzo di teoria evoluzionistica di Darwin, si è fottuto da solo!

And happy new year!

Ho aperto facebook dieci minuti e ho letto ancora di gente che sta facendo tombolate a rotta di collo e gioca a carte come se non ci fosse un domani. Ma sto Natale di merda, quando finisce?!

Io personalmente sono secoli che non gioco a nulla, che poi, pur volendo, quest’anno ho battuto il record mondiale di invisibilità: sono scesa a casa giusto il tempo di mangiare buona parte del cibo che avrebbe potuto salvare decine di villaggi in Zimbabwe.

A parte il mio astio ormai assodato per la festa con le lucine, volevo dire una cosa seria. Da un anno a questa parte, anch’io ho una tradizione da rispettare: svegliami la mattina del 2 gennaio con la febbre a 38.7 e la voglia di morire.

Ma tranquilli, io sopravvivo alle imprecazioni di chiunque, anche alle mie.
Se mi cercate sono quella che al posto delle tonsille ha due palle da bowling.

Fate i bravi questo 2013 e cercate di credere in qualcosa di positivo.
Per volare, basta un pensiero felice. Chiedete a Peter Pan!

Because the night

La notte è più bello.
La città è vuota, deserta. Ha un altro respiro, si muove in maniera diversa. Non corre, passeggia e si gode il suo panorama.

Da sola sull’autobus che non fa fermate tranne la mia, mi sento quasi importante.
Tutto scorre, i pensieri, le strade, la musica.
La città è mia e nessuno può togliermela.

La notte è più bello.
C’è gente che sale sugli autobus e sorridendo urla buonasera.
C’è chi alla fermata ha le patatine fritte nella tasca del cappotto e seduti allo scalino del marciapiede cena con gli amici.
C’è la luna piena che illumina ogni cosa.
Ci sono io che canto per strada con le cuffie sulla testa.

Di notte siamo tutti un po’ diversi, forse nell’illusione che l’oscurità nasconda un po’ della follia che abita in ognuno di noi.
Allora si, siamo quello che siamo e per un po’ nessuno vuole negarlo.

“Non c’è niente di male a finire come i barboni. Si passa un’intera vita a non interferire con i desideri degli altri, [..] senza scocciature, e si tira avanti e si fa come si vuole [..] Qual è la tua strada, amico?…La strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada del pesce piccolo, una strada qualunque. E’ una strada che porta chiunque dovunque comunque. Chi dove come?”

[On the road, J. Kerouac]

Contro il logorio della vita moderna

La conoscete tutti quella pippa sul fatto che i consumi veicolano simboli di appartenenza ad un determinato gruppo sociale? Bene. Anch’io.
Il 35% dei giovani italiani è disoccupato. Ora so perfettamente cosa legge la gente attraverso le mie buste della spesa.

Il badrone di casa mi spellerà anche questo mese quindi, scusatemi ma devo andare. Ho un rene da vendere.

 

MikelAlice, ora disponibile anche nella versione DajeCheCeLaPossoFare.

Liberamente

Sono a casa da sola, da ieri. I miei coinquilini si sono sparpagliati in giro per l’Italia e io studio ammorbando l’anima alla pianta di basilico.

Dicono che bisogna parlare con le piante, io gli ripeto i primi capitoli del libro di Analisi dell’opinione pubblica. Sono quasi certa che potrebbe essere il primo esemplare di pianta suicida. A tratti si sta seccando, ma ho deciso che deve soffrire con me, quindi continuo imperterrita. La chiamano solidarietà, e lei ne è la vittima.

InZomma la vita procede lenta, come le canzoni di Zarrillo che entrano dalla mia finestra aperta. Come le canzoni della messa che ieri entravano dalla mia finestra aperta. Come la ricerca di qualcuno che mi prepari il caffè.

Sono nel bel mezzo della sessione d’esame. La vita è diventata improvvisamente monotona e merdosa. Io isterica e ansiosa. L’altra sera ho scapocciato. Capita. Lasciatemelo fare!
Sono uscita con due amici. Siamo stati in giro tutta la notte. Sono tornata a casa alle cinque e mezza per prendere un asciugamano ed andare a Torvaianica con loro.
Ci siamo stesi in riva al mare.
L’aria era ancora troppo fredda per togliersi la felpa.
Ci siamo addormentati vestiti. Uno a fianco all’altro.
La testa sull’asciugamano, il corpo nella sabbia.
Il rumore del mare.

Prima di chiudere gli occhi ho fissato il cielo.
Ho respirato a pieni polmoni quel senso di leggerezza. Libera mente. Mente libera.

Mi sono svegliata con la faccia nell’asciugamano, i capelli mi coprivano completamente il viso. Probabilmente vista dall’alto sarò sembrata un mucchio di alghe secche trascinate dalla corrente.
Ero ancora imbacuccata nella felpa e completamente sudata.
Mi sono seduta a mi sono guardata intorno. Il mondo era in spiaggia ad urlare e ungersi sotto il sole delle 9 di mattina. Sono rimasta così, a coccolare la mia autostima mentre affondavo le mani nella sabbia bollente.

– Buongiorno Miky! Che stai facendo?
– Guardo le ragazze!
– Perchè? Guarda un pò quei manzi!
– Ssshhh, sto risollevando la mia autostima!

Abbiamo fatto colazione al lido continuando a parlare di qualsiasi cosa.
Sono stata bene. Sono stata me. Senza compromessi.
Questo è il lato della zitellagine che amo e a cui non ho più intenzione di rinunciare.
Mi sento molto più Clementine, che Alice. Molto di più.

Siamo stati felici tutti e tre, perchè si può essere felici anche solo condividendo qualcosa.

Sono tornata a casa all’una e mezza e ho iniziato a studiare.
Dopo un secchio di caffè.

Clementine: Io non sono solo un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.
Joel: Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.
Clementine: Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

[Eternal Sunshine of the Spotless Mind]

Poco comunicativa

Non sono scappata verso mondi migliori, sono solo più incasinata di prima. La mia vita richiede la mia presenza incessantemente, e io non posso deluderla.

Ricominciamo da dove avevamo lasciato.
La pillow fight.
E’.
Una.
Figata.
Come tutti gli anni, ma io sono uscita di casa disarmata di cuscino perché sembrava che Roma stasse affrontando la stagione dei monsoni, finchè io non sono sbarcata a piazza Santa Maria in Trastevere. Ovvero, quando è uscito (un seppur pallido) sole. Il mio ruolo di soprammobile è stato relegato ad osservare l’uomo fagiolino che se la battagliava con i bimbetti, senza poter reagire!

La mia sister gnocchettosa è sbarcata nella Capitale per qualche giorno di fuoco. Siamo state al concertone. Abbiamo ballato, cantato, urlato per un tempo indefinito. Mentre ci apprestavamo a placare i bollenti spiriti sbattendoci sullo scalino del marciapiede, mi hanno sparato Karma Police, e..for a minute there, I lost myself, I lost myseeeeeelf!

Oggi è la mia giornata della sensibilità. La sister mi ha abbandonata. Ho pianto in stazione prima che salisse sul treno. Mentre saliva. Mentre si allontanava nel corridoio. Mentre partiva. InZomma, la storia si ripete, sempre uguale a se stessa.

E poi ci sono loro che mi rapiscono. Quelli che pinnano come se non ci fosse un domani, che hanno follower che li seguono per strada, che sherano le birre e che mi chiamano MikelAlice quando siamo in diretta in analogico. Quelli che aspettano che io scriva una mia presentazione in 4 righe. Lasciandomi dubbiosa sulla fattibilità dell’accoppiata ‘sensata-senza parolacce’.

Oggi c’ho pensato, io so quello che voglio fare da grande. Esattamente quello che faccio adesso, a MeetingLife.
Cinquenove, goditi questa dichiarazione shock, perché se dovessi richiedermelo, continuerò a risponderti che voglio fare la pianta grassa.

Io non dico cose carine, sbuffo, mi trascino in giro per l’ufficio e sono una lunatica di merda. Poco comunicativa. Non benissimo (cit.)

Atac merda

Qual’è il femminile di Controllore?
Controllatrice?
Controllora?
Stronza in divisa?
Boh, fate voi.

Sta di fatto che, l’altro giorno una stronza in divisa mi ha multato sull’autobus, non perchè non avessi l’abbonamento, ma perchè ce l’avevo, ma non avevo nessuna certificazione che mi autorizzasse ad avere quello ridotto. Perchè non sono residente nel Lazio. Perchè mi ero dimenticata le carte della Borsa di Studio a casa.
Sono una cretina, mai detto il contrario.

Vabbè tutto si sarebbe potuto risolvere con un ricorso all’atac di merda. Fotocopiando tutti i documenti in mio possesso compreso l’abbonamento sotto accusa.
Bene. Qual’è il problema.
La vita è semplice, poi arrivo io con le mie cazzate e la complico.

Stamattina la genialata.
Apro il mio portafogli, che contiene di tutto tranne che roba utile. Scontrini, foglie di alloro, biglietti, carte a cazzo, post it e minkie varie. L’unica cosa che tra tutta questa merda attira la mia attenzione, è l’abbonamento di marzo. Ma cosa cazzo me ne faccio di questo misero foglietto?! Sai che ti dico, lo butto. A casa? Ma certo che no. Nel secchio all’angolo della strada.

Torno dallo stage.
Realizzo la cazzata solo quando vedo la multa sulla scrivania.
Impreco.
Impreco.
Impreco.
Torno per strada ad importunare quelli dell’ama che stavano lavando la strada.

– A’ signorì finimo de pulì e te aprimo er secchio.

Bene. Sono ufficialmente una barbona accattona.

– Ma che devi da cercà?
– Stamattina ho buttato la tessera dell’autobus.
– A che ora?
– Alle nove, più o meno.
– No allora nun ce stà più. Svotano i secchi alle dieci e mezza.
– Ma è pieno.
– A signorì stamo a Roma de qua ne passa de gggente.

Ho pensato di elemosinare un abbonamento senza nome, con un annuncio disperato da qualcuno di indefinito.
Sulla multa c’è il numero della tessera che ho buttato.
Sono una rincoglionita di merda.

E non me lo dite, sono consapevole che il problema io l’ho creato, io ho pensato di risolverlo, io l’ho complicato. Ma me ne sbatto. Odio i controllori e le stronze in divisa!

Ah, il mio Controllore non lavora all’atac di merda.
Vado a cercare di capire se è l’ennesima sfiga di merda o una benedizione!

Ps Nel caso doveste provare a chiamarmi per ridermi in faccia, sappiate che non risponderò al telefono fino a settembre.

Momento pesantezza

Parentesi culinaria.
Oggi, su Radio 105, dibattevano sul fatto che passano più tempo ai fornelli gli uomini rispetto alle donne. Un ascoltatore ha chiamato in diretta per dire che la moglie torna a casa da lavoro, si butta sul divano, accende la televisione e chiede al marito cosa c’è per cena.
Io alle nove di questa mattina ho scoperto da grande cosa voglio fare. La viziata. In più però, prima di sbattermi sul divano, voglio una birra. E adesso gli uomini non mi venissero a dire che è ingiusto e che si sentono sfruttati. Non si lamentassero, non è niente di sconvolgente, è solo un ribaltamento di ruoli! Prima o poi si arriverà alla parità. Ne sono certa. Per ora siamo nella fase vendetta, abbiamo secoli di pasti da riscattare.

Ad ogni modo, il punto non è che in questo periodo del mese odio il genere maschile. Mi pare scontato. Il punto è che, un giorno (non altrimenti definibile) ho deciso di comprare la verza. (Ebbene si, folli spese).
Ieri, ho sentito che era arrivato il giorno propizio per cucinarla.
Ho trovato una ricetta.
L’ho letta accuratamente.
L’ho ignorata.
Ho fatto come minkia mi pareva.
Ho creato una roba immangiabile.

Se dovessi prendere altre iniziative del genere, abbattetemi prima che mi avveleni da sola!

Per riparare al danno fatto, oggi sono andata a svaligiare il reparto ‘verdure’ del supermercato (qua sono tutti carnivori, qualcuno lo deve pur fare). Ho beccato una massa di adolescenti del cazzo che strillavano dal reparto surgelati al reparto dolci..cafoni! Il sublime dialogo recitava:

Principe: Daje amò! Ma pure er dolce voi! Sbrigate che se scongela a’rrobba!
Principessa: Aò ma che voi? Mì madre ha detto de prendeme quello che me pare! E poi che voi di? Che me stò angrassà?
Principe: C’è, ma tu non stai bbbene! Mica te stò a di gnente, magna quanto te pare ma sbrigae a sceglie che poi, se famo tardi tu madre rompe er cazzo a mme. Daje!

A parte che, l’italiano non è letale, se lo usi al massimo ti civilizzi e poi..perchè a quell’età hanno l’usanza di marchiarsi come vacche con dei succhiotti dalle dimensioni improponibili? Per testimoniare l’esistenza della dolce metà? Non mi pare sia necessario, si distinguerebbe tranquillamente per grazia e femminilità anche in piazza San Giovanni nel bel mezzo del concerto del 1 maggio!

Io non mi sono fatta mai marchiare da nessuno. Mi sa che sono sempre stata out. Terribilmente. Fortunatamente.
Ah, e non ho mai sparato musica house sull’autobus con il cellulare. Si lo so, ho avuto un’adolescenza triste. Terribilmente. Fortunatamente.
Ah, non ho mai limonato sull’autobus rischiando di farmi strozzare dalla lingua della mia dolce metà. Che ci posso fare, mi è sempre piaciuto respirare!

Non avrò figli. Se dovesse succedere, li farei sopravvivere all’infanzia solo per schiaffeggiarli nell’adolescenza.

Si. Se ve lo state chiedendo, sono in balia degli ormoni impazziti. La chiamano fase pre-mestruale, io la definirei solo “la mia versione più acida e nevrotica”. Ieri ho iniziato una conversazione con il Controllore introducendo il momento pesantezza. Del tipo: Buonasera. Che fai? Sei pronto per il momento pesantezza? Penso abbia tremato e abbia provato l’istinto di mangiarsi il telefono, tasto dopo tasto. Non uno alla volta tutti insieme, nella speranza che il cancelletto lo strozzasse. Ma non posso dirlo con certezza. Però, ha cercato elegantemente di cambiare discorso, di distrarmi, ma non può fuggire al momento pesantezza. E’ la regola.
Una volta al mese gli tocca. (Almeno una volta al mese).
E tocca anche a voi.

Niente

“Comunicare. E’ la prima cosa che impariamo davvero nella vita. La cosa buffa è che più noi cresciamo, impariamo le parole e cominciamo a parlare, e più diventa difficile sapere cosa dire o peggio, ottenere quello che davvero vogliamo”.

Sono una persona naturalmente votata alla non violenza. In anni di duro lavoro per mantenere attivo questo proposito pacifista, ho sviluppato la capacità di sopportare. Una grande capacità. Grandissima.

Sopporto le conversazioni basate sul niente.
Riesco a fingere di crederci.
Fingo di farmi prendere per culo.
Posso fingere di non capire.
Ma pensa..che persona non-belligerante che sono!
Non cerco discussioni, certe giornate fanno abbastanza schifo senza nessun bisogno di un apporto extra.

Io sorrido cortesemente e ingoio il rospo anche quando mi prospettano un futuro ricco di corna, degne del più popoloso cesto di lumache in circolazione.
Al massimo spero che ti strozzi mentre mangi.
Continuo a fingere di non capire.
Passo per stupida.
E’ l’unica finzione che mi riesce bene.
La sfrutto al massimo.
Do il meglio di me.

E poi ci sono quei giorni in cui mi rompo il cazzo di fingere, di passare per stupida e di sopportare. Sono esattamente quei giorni in cui vorrei solo avere una mazza chiodata per spaccare i denti a qualcuno. A chi sbraita perchè il suo finto niente lo deve urlare, pensando di essere più convincente.
Ma non posso.
Purtroppo.

Allora vi chiedo una cosa. Solo una.
Fate un favore all’umanità.
Ammazzatevi da soli! Tutti quanti!