Roma Mon Amour

Per un certo periodo mi sono frequentata con un ragazzo.
Non uno di quelli che ti gireresti a guardare per strada, uno di quelli che quando sorride ha una piccola ruga che si forma al lato degli occhi.
A me piaceva fissarla in silenzio, mentre lui la mostrava in mezzo alla gente. Continua a leggere..

Mollare non è perdere. È ricominciare.

Questa è una storia senza lieto fine perchè è una storia appena iniziata.
La storia di chi sceglie di crederci, di provarci, di continuare a sognare.
Questa è una storia che va contro una realtà che ci vuole razionali ad ogni costo. Continua a leggere..

Estati d’animo

Mi sono arrivati gli auguri di buon ferragosto.
Ma auguri di cosa?!

Io l’estate l’ho sempre vissuta in un altro modo, roba che il 15 agosto non c’è tempo di augurarsi una gran ceppa di minchia! Continua a leggere..

Mi sono perso

In giro ci sono persone straordinarie, che si confondono nella folla tra gente ordinaria, senza obiettivi, senza passioni.
Senza cervello.

Le persone straordinarie sono quelle che ti attraversano dentro, si aprono un varco con un sorriso, il tuo e il loro.

Sono quelle che anche a 34 anni hanno il coraggio di inseguire le proprie passioni su una barca, nonostante tutto e nonostante tutti.
Le persone straordinarie ti lasciano un vuoto quando scappano via e un apribottiglie in un cassetto.

Poi ci sono io, che resto qua a cercare di finire l’università.

I saluti fanno schifo.
Sia messo a verbale.

Prendi i Big Foot, ad esempio..

Scusatemi un attimo, oggi devo parlare di una cosa.

Io sono di Vieste. 14.200 splendide anime agitate che vivono sulle rive Gargano.
Vieste, ridente località turistica d’estate, cittadina del cazzo d’inverno.

Arriviamo al punto.

I paesi esistono da sempre, piccole comunità, villaggi primitivi, non so se ho reso l’idea.
La mentalità da paese è unica e inconfondibile ovunque!

Ci sono i pettegolezzi, i pregiudizi, i ricchi che sperperano, gli onesti che arrancano sperperando e gli onesti che arrancano e basta. La politica che non va.

I rivoluzionari esistono da sempre. E con ciò non mi riferisco a quelli che impugnano un machete urlando contro il cielo. Intendo quelli che hanno la determinazione di seguire i propri ideali, le proprie convinzioni fino a realizzare i propri progetti.

Prendi i Big Foot, ad esempio, giovani rampanti che hanno creduto nei loro sogni e nelle loro idee per arrivare a fare una vera e propria rivoluzione. Dapprima un programma su OndaRadio, poi, sbandierando le loro convinzioni attraverso quello che è il proprio talento musicale.

big foot sound - vieste

Hanno portato buonumore, festa nell’estate garganica, oltre ad aver organizzato serate con belle personalità musicali. Hanno avuto l’appoggio di alcune attività commerciali per riuscire nell’organizzazione. Come pensiate abbiamo guadagnato la loro fiducia?

I Big Foot sono stati i primi? Saranno gli ultimi?
Voi dove siete?
In cosa credete?

Riuscite ad agire senza essere polemici o ridondanti, senza stare a ribadire ogni cazzo di giorno quanto duro sia combattere la mentalità paesana?
Avete deciso di riportare le chiappe al sud dopo l’università, dopo l’erasmus, dopo i viaggi in America, per fare la lagna tutti i giorni?

Invece, se riuscite a credere ancora in qualcosa, fatelo.

Alzatevi la mattina, armatevi di buona volontà, del vostro sogno nel cassetto, di dialettica, e fate quello che vi riesce meglio.
Fatelo con ardore, con passione, con amore. Un passo alla volta, perchè nessuno è mai cambiato dall’oggi al domani, e se pensate di essere soli a combattere questa battaglia, guardatevi intorno. Cercatevi. Trovatevi.

Il problema più grande dei vecchi, dei vecchi di Vieste, è proprio quello di guardare nel proprio piatto cercando di riempirlo a discapito di tutti.
Fate la differenza, siate uniti.
Siete più di quanti pensiate.

Una volta un vecchio che ha detto “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
E tu? Dove vai a cambiare?

Arriverà l’estate anche per te, è solo una questione di stagioni e di tempo. O di persone.

Giusto il tempo di uno sguardo complice con papà, di un sorriso per mamma.

Qualche litrozzo di birrozza con sister, le chiacchiere per recuperare il tempo perso, le telefonate mai fatte, i segreti mai confidati.

Qualche pomeriggio passato in spiaggia da sola a riflettere con il rumore del mare di sottofondo.

Giusto il tempo di una notte passata a ballare sotto le stelle, con i piedi che ad ogni movimento sprofondano nella sabbia fredda, i sorrisi che non si spengono per tutto il tempo, le grida di frasi sbagliate di canzoni improbabili.

Giusto il tempo di salutare tutti e sentirsi chiedere ‘quando ci rivediamo?’ senza saper rispondere.

Le persone viaggiano verso posti lontani per osservare, affascinati, persone che normalmente ignorano a casa. 

[Dagobert D. Runes]

Faro di vieste

Chiudi la porta quand’esci, please!

Stanotte ti ho sognato.
Suonavi alla porta della mia nuova casa e io ti facevo entrare.
Eri arrabbiato con me, come quella volta che mi hai dato della puttana presentandoti a casa mia all’improvviso, un’ora prima del mio esame di inglese.

Nel sogno mi dicevi che quella era casa tua e che io dovevo andarmene, che non volevi più vedermi.
Urlavi e io più di te.
Ad un certo punto ero esausta, come sempre, dopo le nostre discussioni.
Ti ho lasciato da solo in cucina e sono andata in camera mia.
Ero nervosa.
Arrabbiata con te.

Tu sei venuto a cercarmi in camera, in silenzio. Ti sei avvicinato per darmi un bacio ma io mi sono spostata.

Ti sei arrabbiato ancora, ma io ero tranquilla e con tranquillità ti ho detto che nella mia vita ora c’è un’altra persona, una persona che mi fa stare bene davvero.
Una persona a cui porto rispetto, come ho sempre rispettato inutilmente te.
Inutilmente perchè sei sempre stato convinto del contrario e dalle tue convinzioni è sempre stato impossibile distoglierti.

Dopo averti detto questa cosa ti ho lasciato solo nella mia stanza, con quel tuo sguardo perso e quel silenzio assordante che eri così bravo a creare e a mantenere.

Sono andata a farmi la doccia, e mentre l’acqua mi lavava i capelli pensavo alla mia vita lontano da te, e mi sentivo leggera.

citazioni lo stato sociale

Tema: la mia amica del cuore.

Svolgimento:
Ieri, quando ho finito il mio turno a lavoro, Enza Teresa è passata a salutarmi. Appena mi ha vista ha insultato il colore sbiadito dei miei capelli e la mia felpa eccessivamente pigiamosa ed io in quel momento ho deciso che Enza Teresa sarebbe stata la mia nuova amica dal cuore.
Allora gliel’ho detto.
E ho detto: vuoi essere la mia amica del cuore per 10 giorni?
E lei ha detto: ok. Solo per 10 giorni.

Io ed Enza Teresa per festeggiare abbiamo stappato un’imperial ipa del Green Flash ma poi, dato che eravamo tanto tantissimo contente e tutti dovevano saperlo, abbiamo decretato che un’imperial fosse poco e quindi abbiamo bevuto ancora un po’.

Ho urlato e starnazzato come un’oca, e poi, io e la mia nuova amica del cuore con scadenza, siamo andate al ristorante cinese. Noi entravamo e tutti uscivano perchè era un pò tardi.
A mezzanotte e un quarto eravamo ancora sedute a cercare di mangiare gli spaghetti di soia con le bacchette che fanno tanto cinese di sta minchia.

Poi, Enza Teresa è andata a casa. Io avevo l’ansia di cascare ancora dalla scaletta del letto a soppalco, ma c’ho solo quel letto e quindi mi sono arresa e sono andata a casa anch’io.

Non ci siamo scambiate il numero di telefono e neanche il contatto facebook. Non so come nè quando, ma io ed Enza Teresa ci rincontreremo, perchè abbiamo deciso che un giorno ci chiuderemo a casa da sole e faremo tanti pasticci con i colori per i capelli.

Per i prossimi 9 giorni saremo ancora amichissime e se riusciremo a risentirci, continueremo a parlare delle nostre cose come se fossimo amiche di pannolino, mentre invece ieri era la prima volta che uscivamo insieme e sono stata bene.

Ho pensato poco.
Ho bevuto tanto.
Ho parlato troppo.
Ma va bene così.

Dovete restare in silenzio. Tutti quanti.

Avete visto 300 – L’alba di un impero?
Ok, riassumo: il film narra l’eroiche gesta di Leonida, re degli spartani, che rifiuta di sottomettere la sua città al re persiano Serse, e guida un esercito composto da 300 dei migliori guerrieri di Sparta in difesa della sua terra e dei suoi ideali.

Ecco.

Avete presente la scena i cui Leonida gridando “questa è Sparta!” prende a calci il messaggero persiano e lo zittisce dopo che questo non aveva scelto con sufficiente accuratezza le sue parole?

Ecco.
Dai, venite qua. Il pozzo è pronto, aspetta solo voi!

E lo so che il mio livello di stress agli spartani gli fa na’ pippa, ma oggi per quanto mi riguarda l’universo deve morire male.

Se mi fossi candidata alle elezioni il mio motto sarebbe stato: Datemi una clava, e renderò questo mondo un posto migliore.
Onesto. Sincero. Sentito.
Condiviso, perchè infondo l’uomo con quella cazzo di teoria evoluzionistica di Darwin, si è fottuto da solo!

Avevo bisogno di una birra come base per ricominciare

Oggi mi sono svegliata alle otto, con le palle girate e una parola in testa.
Così ho deciso di passare di qua e rendervi partecipi delle frivolezze a cui mi appiglio per distrarmi e dimenticare di odiare il genere umano per qualche minuto.

Quindi per cui, non ho resistito alla tentazione di condividere la mia ultima parola preferita che mi intasa il cervello da qualche mese.
Pronti?

Ca-ter-pil-lar.

Suona bene, sarà l’unione di quelle t e quelle r mi sanno di parola cazzuta e aggressiva del genere che useresti per insultare qualcuno, appena sveglia quando ti girano le palle.

Invece no, in inglese significa bruco. Manco verme. Proprio bruco del cazzo! Che sfiga!

Comunque la Caterpillar oltre ad essere una parola inutile, è una birra.
La mia birra preferita.

Aperta parentesi.

La Caterpillar nasce dalla collaborazione di BrewFist con il birrificio danese Beer Here.
E’ un’American Pale Ale, viene prodotta con luppoli neozelandesi e malto di segale che regala un gusto secco e aromi fruttati e resinosi intensi e persistenti. E’ secca e amara e io nella vita potrei bere solo questa.

Poi non dite che non ho studiato!
In ogni caso, se non l’avete mai provata, dovete farlo, e non accetto scuse.

Chiusa parentesi.

Dopo questa interessantissima sbrodolata, passiamo a cose ancora più interessanti: ho i capelli rossi.
E con rosso intendo rosso fuoco. Senza vie di mezzo.
Extreme!

Il resto lo lascio alla vostra immaginazione.
..

….
Paura, eh? Fate un bel sospiro di sollievo, ho tinteggiato solo le punte, mica volevo diventare la controfigura di IT.

IT

E si, se ve lo state chiedendo, confermo la teoria delle donne che sconvolgono i capelli quando vorrebbero che qualcuno gli sconvolgesse la vita.
In positivo.

And happy new year!

Ho aperto facebook dieci minuti e ho letto ancora di gente che sta facendo tombolate a rotta di collo e gioca a carte come se non ci fosse un domani. Ma sto Natale di merda, quando finisce?!

Io personalmente sono secoli che non gioco a nulla, che poi, pur volendo, quest’anno ho battuto il record mondiale di invisibilità: sono scesa a casa giusto il tempo di mangiare buona parte del cibo che avrebbe potuto salvare decine di villaggi in Zimbabwe.

A parte il mio astio ormai assodato per la festa con le lucine, volevo dire una cosa seria. Da un anno a questa parte, anch’io ho una tradizione da rispettare: svegliami la mattina del 2 gennaio con la febbre a 38.7 e la voglia di morire.

Ma tranquilli, io sopravvivo alle imprecazioni di chiunque, anche alle mie.
Se mi cercate sono quella che al posto delle tonsille ha due palle da bowling.

Fate i bravi questo 2013 e cercate di credere in qualcosa di positivo.
Per volare, basta un pensiero felice. Chiedete a Peter Pan!

Because the night

La notte è più bello.
La città è vuota, deserta. Ha un altro respiro, si muove in maniera diversa. Non corre, passeggia e si gode il suo panorama.

Da sola sull’autobus che non fa fermate tranne la mia, mi sento quasi importante.
Tutto scorre, i pensieri, le strade, la musica.
La città è mia e nessuno può togliermela.

La notte è più bello.
C’è gente che sale sugli autobus e sorridendo urla buonasera.
C’è chi alla fermata ha le patatine fritte nella tasca del cappotto e seduti allo scalino del marciapiede cena con gli amici.
C’è la luna piena che illumina ogni cosa.
Ci sono io che canto per strada con le cuffie sulla testa.

Di notte siamo tutti un po’ diversi, forse nell’illusione che l’oscurità nasconda un po’ della follia che abita in ognuno di noi.
Allora si, siamo quello che siamo e per un po’ nessuno vuole negarlo.

“Non c’è niente di male a finire come i barboni. Si passa un’intera vita a non interferire con i desideri degli altri, [..] senza scocciature, e si tira avanti e si fa come si vuole [..] Qual è la tua strada, amico?…La strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada del pesce piccolo, una strada qualunque. E’ una strada che porta chiunque dovunque comunque. Chi dove come?”

[On the road, J. Kerouac]

Il lavoro non è un diritto

Mi hanno chiamata due settimane fa.

La selezione iniziava con un colloquio di gruppo ed un brainstorming.
Superate queste, un colloquio individuale.

Uno dei selezionatori mi ha detto che sono piaciuta. Hanno trovato brillanti le mie risposte e i miei ragionamenti, ma il punto di perplessità è stato leggere sul mio curriculum che sono una studentessa laureanda.

Il colloquio individuale è stato un’intervista basata esclusivamente sul mio percorso di studi. Motivazioni della scelta del corso di laurea triennale, percorso della magistrale, media dei voti, motivazioni della scelta della tesi.

Un’ora così, per poi arrivare a chiedermi qual è il mio sogno nel cassetto. La mia più grande ambizione. Il fine ultimo di tutto questo sbattimento all’università. A questo punto cosa dovrei dirti se non la verità, lavorare in un’agenzia di pubblicità.

Non sono stata richiamata.
Il colloquio era per un posto in un call center.

Ora io dico, sono a Roma da 7 anni, mi sono laureata alla triennale sudandomi la borsa di studio e lavorando anche tutte le estati. Mi sto laureando alla magistrale alternando lavori, stage, studio e salti mortali, cosa ti aspetti da me? Che ti dica che sono qui perchè la mia più grande ambizione nella vita è rispondere al telefono? No scusami, da quando avere dei sogni è diventato denigrante?

Voi che vi lamentate delle nuove generazioni senza ambizioni, sogni ed obiettivi siete gli stessi che contribuite a smorzare qualsiasi tipo di entusiasmo.
Io sono qui, sarò anche una delle tante e non avrò un futuro, ma per me l’università non è un hobby.
Io almeno ci voglio provare a raggiungere i miei obiettivi, a realizzare le mie aspirazioni.

Non voglio una famiglia e dei figli.
Non voglio un marito che mi paghi la ricostruzione unghie con i brillantini e le borse firmate.
Voglio la mia autonomia, il mio lavoro e i miei sogni.

Se pagare l’affitto per te non è una motivazione sufficiente per darmi il posto, tienitelo il tuo lavoro da 500 euro di merda.
Non siete nessuno per farmi sentire inadeguata e fuori luogo.
Voi, non siete nessuno per giudicare le mie ambizioni.

Contro il logorio della vita moderna

La conoscete tutti quella pippa sul fatto che i consumi veicolano simboli di appartenenza ad un determinato gruppo sociale? Bene. Anch’io.
Il 35% dei giovani italiani è disoccupato. Ora so perfettamente cosa legge la gente attraverso le mie buste della spesa.

Il badrone di casa mi spellerà anche questo mese quindi, scusatemi ma devo andare. Ho un rene da vendere.

 

MikelAlice, ora disponibile anche nella versione DajeCheCeLaPossoFare.

Immagina

Immaginami seduta in camera da sola, con Mannarino che mi canta una serenata lacrimosa in sottofondo.
Immagina la mia testa che ciondola da una parte all’altra tenendo il ritmo, nell’illusione di scrollare i pensieri di dosso.
Una busta di cereali ai frutti rossi dove affondo la mano, anche solo per sentire i fiocchi sulla pelle.
Immaginami con solo la luce sulla scrivania accesa e la finestra spalancata.
Immaginami con i piedi nudi sulla sedia mentre scrivo.
Ti immagino che entri dalla porta e metti le mani sulle mie spalle.
Senza dire una parola.
Senza guardarci.
Immaginami che sorrido mentre chiudo gli occhi.

E tu, mentre leggi sorridi con me, mentre tutto il resto smette di pesare.
Immagina la perfezione di quel silenzio.
Immagina noi.

Oggi è già domani

Che poi a pensarci bene, la vita è un pò una merda.
E’ settembre e io non sono pronta.
Sto qua seduta sul divano da ore. A mangiare qualsiasi cosa si trovi intorno a me e che io riesca a raggiungere con la punta delle dita.
Il mio primo giorno libero dopo un mese. Sono proprio una sfigata del cazzo, non so se mi spiego.

Se ve lo state chiedendo, si, sono sempre pallida come una palla da ping pong.

Ho finito di lavorare.
Spero di aver finito di incazzarmi per almeno 12 ore di fila.
Il lavoro estivo è stressante, ma ti insegna un sacco di cose, ad esempio ho imparato quanto possa essere difficile scegliere un pacco di patatine. Ma se non avete mai lavorato in un bar, non sapete cosa vi perdete. I genitori assecondano i figli come se dietro di loro non ci fosse fila fino al bagnasciuga.
La gente è matta. Ma vabbè, non l’ho scoperto io.

Riguardo la fine delle cose, ho una mia personalissima teoria, che ho appena denominato la teoria del cerotto.

Quando hai un cerotto appiccicato da qualche parte e devi toglierlo, hai due alternative tra cui scegliere:

– strapparlo senza pietà, asportando strati di epidermide e soffrendo in silenzio con le lacrime agli occhi;
– strapparlo lentamente, un millimetro dopo l’altro nell’assurda convinzione che un dolore dilazionato in un arco di tempo più ampio faccia meno male.

Io sono una masochista del primo tipo.
Odio i saluti.
Non sopporto quei momenti in cui ti fermi, ripensi a tutto e ti sembra tutto splendido e perfetto. Quei momenti in cui ti rendi conto che nulla era così importante da rovinare l’umore per giornate intere.
Quei momenti in cui maledici tutte le volte che hai sperato che il tempo passasse in fretta.

Sono ripartita senza concedermi neanche il tempo di salutare tutti.

Ciao mamma e papà.
Ciao sisters e brother.
Ciao Pelikano Beach Club.

Ciao a tutti, sono MikelAlice, oggi ho dormito e sono felice.
Ma che ne sapete voi!