Roma Mon Amour

Per un certo periodo mi sono frequentata con un ragazzo.
Non uno di quelli che ti gireresti a guardare per strada, uno di quelli che quando sorride ha una piccola ruga che si forma al lato degli occhi.
A me piaceva fissarla in silenzio, mentre lui la mostrava in mezzo alla gente. Continua a leggere..

Because the night

La notte è più bello.
La città è vuota, deserta. Ha un altro respiro, si muove in maniera diversa. Non corre, passeggia e si gode il suo panorama.

Da sola sull’autobus che non fa fermate tranne la mia, mi sento quasi importante.
Tutto scorre, i pensieri, le strade, la musica.
La città è mia e nessuno può togliermela.

La notte è più bello.
C’è gente che sale sugli autobus e sorridendo urla buonasera.
C’è chi alla fermata ha le patatine fritte nella tasca del cappotto e seduti allo scalino del marciapiede cena con gli amici.
C’è la luna piena che illumina ogni cosa.
Ci sono io che canto per strada con le cuffie sulla testa.

Di notte siamo tutti un po’ diversi, forse nell’illusione che l’oscurità nasconda un po’ della follia che abita in ognuno di noi.
Allora si, siamo quello che siamo e per un po’ nessuno vuole negarlo.

“Non c’è niente di male a finire come i barboni. Si passa un’intera vita a non interferire con i desideri degli altri, [..] senza scocciature, e si tira avanti e si fa come si vuole [..] Qual è la tua strada, amico?…La strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada del pesce piccolo, una strada qualunque. E’ una strada che porta chiunque dovunque comunque. Chi dove come?”

[On the road, J. Kerouac]

Atac merda

Qual’è il femminile di Controllore?
Controllatrice?
Controllora?
Stronza in divisa?
Boh, fate voi.

Sta di fatto che, l’altro giorno una stronza in divisa mi ha multato sull’autobus, non perchè non avessi l’abbonamento, ma perchè ce l’avevo, ma non avevo nessuna certificazione che mi autorizzasse ad avere quello ridotto. Perchè non sono residente nel Lazio. Perchè mi ero dimenticata le carte della Borsa di Studio a casa.
Sono una cretina, mai detto il contrario.

Vabbè tutto si sarebbe potuto risolvere con un ricorso all’atac di merda. Fotocopiando tutti i documenti in mio possesso compreso l’abbonamento sotto accusa.
Bene. Qual’è il problema.
La vita è semplice, poi arrivo io con le mie cazzate e la complico.

Stamattina la genialata.
Apro il mio portafogli, che contiene di tutto tranne che roba utile. Scontrini, foglie di alloro, biglietti, carte a cazzo, post it e minkie varie. L’unica cosa che tra tutta questa merda attira la mia attenzione, è l’abbonamento di marzo. Ma cosa cazzo me ne faccio di questo misero foglietto?! Sai che ti dico, lo butto. A casa? Ma certo che no. Nel secchio all’angolo della strada.

Torno dallo stage.
Realizzo la cazzata solo quando vedo la multa sulla scrivania.
Impreco.
Impreco.
Impreco.
Torno per strada ad importunare quelli dell’ama che stavano lavando la strada.

– A’ signorì finimo de pulì e te aprimo er secchio.

Bene. Sono ufficialmente una barbona accattona.

– Ma che devi da cercà?
– Stamattina ho buttato la tessera dell’autobus.
– A che ora?
– Alle nove, più o meno.
– No allora nun ce stà più. Svotano i secchi alle dieci e mezza.
– Ma è pieno.
– A signorì stamo a Roma de qua ne passa de gggente.

Ho pensato di elemosinare un abbonamento senza nome, con un annuncio disperato da qualcuno di indefinito.
Sulla multa c’è il numero della tessera che ho buttato.
Sono una rincoglionita di merda.

E non me lo dite, sono consapevole che il problema io l’ho creato, io ho pensato di risolverlo, io l’ho complicato. Ma me ne sbatto. Odio i controllori e le stronze in divisa!

Ah, il mio Controllore non lavora all’atac di merda.
Vado a cercare di capire se è l’ennesima sfiga di merda o una benedizione!

Ps Nel caso doveste provare a chiamarmi per ridermi in faccia, sappiate che non risponderò al telefono fino a settembre.

Tutta la vita davanti

Pensavate che qualcuno mi avesse richiamato, dopo mesi di lancio del curriculum a chicchesssia e che la mia carriera togliesse tempo al blog?! Ebbene no. Sono stata impegnata ad elemosinare lavoro a destra e a manca. Credete che l’abbia trovato e che sia tornata qui per allietarvi con pettegolezzi sui colleghi? Levatevi quel sorriso ebete dalla faccia. Non è successo nulla di tutto ciò, sappiatelo. Sono ancora disoccupata. L’incarnazione della crisi. Ho Tutta la vita davanti, ma nel senso che gli ha dato Virzì.

Ho mandato curriculum per qualsiasi tipo di lavoro. Ho escluso solo le categorie: badante, baby sitter, accompagnatrice, ballerina di lap dance, call center di telemarketing, colf, sicurezza armata, procacciatori di affari per agenzie immobiliari. A quanto pare sono pretenziosa.

Io e la mia inutile laurea ci troviamo a competere sul mercato del non-lavoro con diciannovenni del cazzo, mezze nude, che non sanno parlare italiano, ma strascicano un lessico strano in un romanesco a dir poco grezzo, e non studiano. Perchè oggi ho scoperto che chi studia è penalizzato.
All’ennesimo colloquio-buffonata, mi hanno detto:
“Ah, ma lei studia?! Ma se lavora poi come fa a studiare?!”
Cos’è adesso gli sfruttatori si preoccupano per gli sfruttati? Da quando si prendono in considerazione le esigenze della plebe? E poi, scusate tanto ma secondo voi, io l’affitto come dovrei pagarlo? Vendendo le mutande usate su e-bay?

Quindi niente, alla fine ho avuto una crisi nervosa. Al millesimo lefaremosapere, mi è scesa una lacrima. Forte e chiara. Una sola. Per tirarmi su di morale, sono entrata in una libreria.
Ho vagato senza meta per un pò. Ho trovato un paio di libri che ho nella mia lista dei desideri di Anobii. Mi sono lasciata ipnotizzare dalle foto delle guide turistiche, mentre Charlie Chaplin sorrideva dal muro alle mie spalle. Avevo trovato il mio limbo in cui credevo che nessuno mi avrebbe potuto disturbare. Una stronzata. I coglioni arrivano ovunque.

Mentre guardavo le foto sulla guida per Dubai, sento uno al banco informazioni:
Scusi non riesco a trovare La coscienza di Zeno. Ho un dubbio, ma, è di Pavese?
Io mi giro di scatto.
Il tizio al banco alza la testa.
Lo guarda sconvolto.
Mi guarda sconvolto.
Lo guardo sconvolta.
Mi giro e me ne vado.

Sono tornata a casa con il tram. Un’ora di tram. Non mi sentivo propensa ad imboccare anche il tunnel della metro. Avevo bisogno di vedere che la città non è quella delle cartine del sito dell’atac e che i percorsi non necessariamente sono imposti. Roma me lo doveva! E poi, non ho pagato il biglietto!

Charlie Chaplin

A Lei che ha bocciato l’idea del Feliciometro

Gentile Professor Eduardo S.,

sono stata una sua studentessa del corso di Brand Design. Probabilmente non si ricorderà di me, ma si fidi, io non mi dimenticherò mai di lei!! Le scrivo solo ora, perchè ho deciso che meglio smettere di complicarsi la vita. Non si sa mai la mattina dell’esame avessi trovato anche un suo commento, sarei potuta morire!!

Quindi, eccoci qua. Mi sono sbomballata il cervello con questa iniziativa di Pesaro-Urbino, con questa “ricerca della felicità”. Ho insultato gente che mi prendeva in giro, dicendo che non fosse un esame serio. Beh, a questo punto, nonostante tutto, posso dire con totale consapevolezza, che è stato forse uno dei pochi esami in cui ho imparato davvero qualcosa. Se sia stato merito del progetto, o del terrorismo psicologico a cui Lei ci ha sottoposti, ancora non lo so, però ho imparato.

Detto ciò, passiamo alle cose serie. Lei non può saperlo, ma ci sarebbe un conto da pagare. Glielo lascio qui di seguito:

– la multa dell’atac, (non ho timbrato il biglietto perchè ero intenta a pensare all’intervista che stavo andando a fare per il progetto), 101E;
– le brouchore che lei ha gentilmente schifato, 2E;
– il power point stampato a colori che non ha degnato di uno sguardo, 3,40E;
– colazioni, pranzi, spuntini e litri di caffè (il bar della facoltà ringrazia) 30/35E;

Accetto tutti i tipi di pagamento.

E’ stato un piacere.

Distinti saluti (anche alla sua ombra Federica)

MikelAlice

PS In ogni caso, come ho detto dopo la Sua proclamazione della sentenza di giudizio, Lei mi ha reso FELICE..ancora di più!! Grazie. =)