Cose che dimentico

Il mio modo di spostarti i capelli dal viso.
Il tuo di affondarci le mani dentro.

Il tuo modo di dare baci morbidi che non sapevi di avere.
Il mio, di girarmi dall’altra parte e lasciarti il vuoto davanti, prima di iniziare a ridere con te.

Il tuo modo di rifare il letto tutte le mattine. L’attenzione, la costanza.
Il mio, di lasciare sempre tutto in disordine.

Il mio modo di parlarti di cose serie, dall’alto di uno scalino, sennò non ci vediamo.
Il tuo di avvicinarti “sennò non mi sento”. Continua a leggere..

Roma Mon Amour

Per un certo periodo mi sono frequentata con un ragazzo.
Non uno di quelli che ti gireresti a guardare per strada, uno di quelli che quando sorride ha una piccola ruga che si forma al lato degli occhi.
A me piaceva fissarla in silenzio, mentre lui la mostrava in mezzo alla gente. Continua a leggere..

Mollare non è perdere. È ricominciare.

Questa è una storia senza lieto fine perchè è una storia appena iniziata.
La storia di chi sceglie di crederci, di provarci, di continuare a sognare.
Questa è una storia che va contro una realtà che ci vuole razionali ad ogni costo. Continua a leggere..

Momenti di trascurabile felicità

Quella volta che in macchina all’improvviso il sedile ha fatto uno scatto in avanti perchè non era fissato bene e ci siamo guardati in silenzio prima di strillare e ridere dallo spavento.

Il giorno che sei tornato a casa di mattina e ti sei sentito in colpa per avermi svegliata e mi hai confessato che volevi un pesce rosso di nome Shark.

I litri di Chimera del Birrificio del Ducato che mi sono inspiegabilmente bevuta un anno fa.
Il Cotral.
L’Intifada.
Il concerto dei Sud Sound System di cui non ce n’è fregata una beata minchia.

Tutte le nostre foto sfocate e tutte le foto che avremmo potuto farci se avessimo avuto qualcosa con cui scattare.

Quando rotoli in giro e inspiegabilmente non sei ricoperto di lividi.

L’attesa del primo sorso, mentre tu analizzi schiuma, colore, aroma e gusto ogni volta che decidiamo di berci una birra.

Via Zanzur.

Il momento in cui guardo l’orologio e realizzo che c’è tempo e non devo affannarmi.

Tutte le mattine in cui mi sveglio e il caffè è pronto.

La tranquillità con la quale gestisci tutto, compresa la mia isteria.

Quella mattina di dicembre che mi hai svegliata presto per portarmi a pattinare sul ghiaccio e giravi, giravi, giravi e mi sorridevi felice, per te, per me, per noi.

Quando mi fermo un attimo, mi guardo intorno ed è tutto lì, dove vorrei che fosse.

Quando immagino infiniti altri momenti di trascurabile felicità con te.

Chiudi la porta quand’esci, please!

Stanotte ti ho sognato.
Suonavi alla porta della mia nuova casa e io ti facevo entrare.
Eri arrabbiato con me, come quella volta che mi hai dato della puttana presentandoti a casa mia all’improvviso, un’ora prima del mio esame di inglese.

Nel sogno mi dicevi che quella era casa tua e che io dovevo andarmene, che non volevi più vedermi.
Urlavi e io più di te.
Ad un certo punto ero esausta, come sempre, dopo le nostre discussioni.
Ti ho lasciato da solo in cucina e sono andata in camera mia.
Ero nervosa.
Arrabbiata con te.

Tu sei venuto a cercarmi in camera, in silenzio. Ti sei avvicinato per darmi un bacio ma io mi sono spostata.

Ti sei arrabbiato ancora, ma io ero tranquilla e con tranquillità ti ho detto che nella mia vita ora c’è un’altra persona, una persona che mi fa stare bene davvero.
Una persona a cui porto rispetto, come ho sempre rispettato inutilmente te.
Inutilmente perchè sei sempre stato convinto del contrario e dalle tue convinzioni è sempre stato impossibile distoglierti.

Dopo averti detto questa cosa ti ho lasciato solo nella mia stanza, con quel tuo sguardo perso e quel silenzio assordante che eri così bravo a creare e a mantenere.

Sono andata a farmi la doccia, e mentre l’acqua mi lavava i capelli pensavo alla mia vita lontano da te, e mi sentivo leggera.

citazioni lo stato sociale

Liberamente

Sono a casa da sola, da ieri. I miei coinquilini si sono sparpagliati in giro per l’Italia e io studio ammorbando l’anima alla pianta di basilico.

Dicono che bisogna parlare con le piante, io gli ripeto i primi capitoli del libro di Analisi dell’opinione pubblica. Sono quasi certa che potrebbe essere il primo esemplare di pianta suicida. A tratti si sta seccando, ma ho deciso che deve soffrire con me, quindi continuo imperterrita. La chiamano solidarietà, e lei ne è la vittima.

InZomma la vita procede lenta, come le canzoni di Zarrillo che entrano dalla mia finestra aperta. Come le canzoni della messa che ieri entravano dalla mia finestra aperta. Come la ricerca di qualcuno che mi prepari il caffè.

Sono nel bel mezzo della sessione d’esame. La vita è diventata improvvisamente monotona e merdosa. Io isterica e ansiosa. L’altra sera ho scapocciato. Capita. Lasciatemelo fare!
Sono uscita con due amici. Siamo stati in giro tutta la notte. Sono tornata a casa alle cinque e mezza per prendere un asciugamano ed andare a Torvaianica con loro.
Ci siamo stesi in riva al mare.
L’aria era ancora troppo fredda per togliersi la felpa.
Ci siamo addormentati vestiti. Uno a fianco all’altro.
La testa sull’asciugamano, il corpo nella sabbia.
Il rumore del mare.

Prima di chiudere gli occhi ho fissato il cielo.
Ho respirato a pieni polmoni quel senso di leggerezza. Libera mente. Mente libera.

Mi sono svegliata con la faccia nell’asciugamano, i capelli mi coprivano completamente il viso. Probabilmente vista dall’alto sarò sembrata un mucchio di alghe secche trascinate dalla corrente.
Ero ancora imbacuccata nella felpa e completamente sudata.
Mi sono seduta a mi sono guardata intorno. Il mondo era in spiaggia ad urlare e ungersi sotto il sole delle 9 di mattina. Sono rimasta così, a coccolare la mia autostima mentre affondavo le mani nella sabbia bollente.

– Buongiorno Miky! Che stai facendo?
– Guardo le ragazze!
– Perchè? Guarda un pò quei manzi!
– Ssshhh, sto risollevando la mia autostima!

Abbiamo fatto colazione al lido continuando a parlare di qualsiasi cosa.
Sono stata bene. Sono stata me. Senza compromessi.
Questo è il lato della zitellagine che amo e a cui non ho più intenzione di rinunciare.
Mi sento molto più Clementine, che Alice. Molto di più.

Siamo stati felici tutti e tre, perchè si può essere felici anche solo condividendo qualcosa.

Sono tornata a casa all’una e mezza e ho iniziato a studiare.
Dopo un secchio di caffè.

Clementine: Io non sono solo un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.
Joel: Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.
Clementine: Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

[Eternal Sunshine of the Spotless Mind]

Niente di speciale

Il mio Samsung, quando è scarico, vibra come un frullatore.

Stanotte ha vibrato come un pazzo, mentre io cercavo di dormire senza impegnarmi a cercarlo tra le coperte, per spegnerlo.
Era palesemente scarico.
Avrà avuto le sue buone ragioni, ma secondo me era solo carenza d’attenzioni.
Lo tratto come una sveglia!
Dopo aver esplicato le sue funzioni la mattina, resta in qualche angolo nascosto della borsa fino al giorno dopo. Tassativamente senza suoneria. In pratica, se qualcuno dovesse avere bisogno di me, può anche crepare!

Oggi mi sono svegliata con tante buone intenzioni, del tipo, ricominciare ad usare il Nokia.
Studiare.
Fare la lavatrice.

Mentre preparavo il caffè, ho avviato la lavatrice.
Dopo il caffè mi sono risbattuta a letto. Senza la vibrazione molesta.
Ad un certo punto una voce disumana:
Mikelaaaa!! La lavatrice!!
Bagno e parte del corridoio erano completamente allagati. Mi sono dimenticata di attaccare il tubo di scarico.

Ho passato mezz’ora ad asciugare casa.
Ridendo da sola con le ciabatte inzuppate.

Alla fine mi sono trascinata al parco, vestita da Soldato Jane. Con l’idea di finire il libro di psicologia e di premiarmi con un gelato da 5 euro. Il più grosso esistente, perchè questo è il libro più palloso esistente!

Ma, ovviamente, non l’ho finito! E niente gelato. Per punizione. (Sono una cattiva persona anche con me stessa, ma domani ci riprovo. Io. Voglio. Il. Gelato).

Al parco c’erano quelli sudatissimi che correvano, io sbattuta sull’erba senza neanche il telo sotto il culo, li guardavo con aria di compatimento, più o meno come mi guarderebbero loro se facessi la prova bikini.
E le coppie. Oh, le coppie! Ma io dico, non potete molestarvi a vicenda lontani da me?
E i bimbetti che piangono, che fanno quasi tenerezza. Quasi.

La scena più bella è stata: bimbetto-bimbetta.
Lui teneva un cane per il collare, erano più o meno della stessa altezza.
Lei si avvicina, il cane si avvicina, lei scappa spaventata. Lui tira il cane e le dice No, non ti spaventare lui è bravo.
Ma lei era già partita.
Lui tristissimo abbassa lo sguardo, guarda il cane e sbuffa, quando all’improvviso lei torna e gli porta un biscotto.
Lui si illumina d’immenso e io stavo per piangere, mentre mi chiedevo per quale assurdo motivo crescendo i maschi diventano stupidi.

Inevitabilmente, dopo ore che stavo seduta a fare l’uovo, ho socializzato. Con una vecchia, che ci ha tenuto a raccontarmi la sua vita mentre io starnutivo.
Lei ha due figli, uno studia a casa, l’altra in biblioteca al Quarticciolo. E si signora, la conosco quella biblioteca. Ci sono stata un pomeriggio con il mio coinquilino. Alle due e mezza eravamo quelli al bar con le Tennent’s. Per concentrarci meglio, mica per altro!
La signora ha un cane, quello che già mi aveva sedotta l’altro giorno leccandomi la spalla. All’improvviso, senza preavviso. Forse solo perchè mi trovavo sulla strada che stava percorrendo per andare a pisciare.
Oggi c’ha riprovato. Prendeva la rincorsa e si lanciava sul libro. Non è assolutamente d’accordo sul fatto che io dia quest’esame, è più incline ai giochi. I primi cinque minuti l’ho adorato, poi mi ha scassato il cazzo. La velocità d’urto ha iniziato a spaventarmi!

Stasera solita storia. Il mondo mi ignora, io ignoro il mondo.
Me ne resto a casa da sola, in camera. Con la finestra aperta ad ascoltare i rumori della strada. Le televisioni accese. Gli odori di cucina.
Con i capelli ancora umidi dopo lo shampoo.
Come d’estate.
Come quelle serate tranquille da cui non ti aspetti niente di speciale e che non ti danno niente di speciale. Ma ti lasciano una buona dose di tranquillità.
Quella tranquillità a cui ricorrerai con i pensieri nei momenti peggiori.
Quella che alla fine ti mancherà.

Per fortuna non ho la televisione, a quanto pare il meglio che si possa fare è commentare la De Filippi su twitter.
Mi leggerò ancora un pò di Kundera.

Ho bisogno di leggerezza.

Luna per me

L’amore è un sentimento che si muove in punta di piedi. L’amore vero è quello di cui non riesco a parlare. E’ pensarti e sapere che ci sei. Che mi cercherai, anche se so che forse ti dimenticherai di farlo, ma mai di pensarlo.

L’amore è ridere dei ricordi. Di quando ti ho morso le guance di notte, delle serate estive, dei discorsi senza un inizio e senza mai una fine. E’ vederti ridere sputando all’aria qualsiasi cosa tu stia mangiando, ed essere felice della tua serenità. E’ guardare la Luna e pensarti.

L’amore è il pensiero di volerti dire qualcosa che non so dire. Ma guardarti dal divano e sapere che hai capito. E’ il tuo Mi, mi aiuti a cercare una cosa, per stare in camera con me e dirmi a parole quello che hai già detto con lo sguardo.

L’amore è senso di protezione. E’ la voglia di dare fuoco al quarto piano. Tutto, indistintamente. E’ volerti vicina per poterti abbracciare.

L’amore è incazzarmi con te perchè non rispondi mai al telefono, perchè ti dimentichi tutto, perchè perdi tutto. E ritrovarmi nei tuoi gesti, sentirti urlare che ti ho attaccato la Michelite!

E’ il pensiero che qualcosa possa farti stare male. Qualcuno possa ferirti. E’ la paura che tu non mi renda partecipe. E’ un pensiero che riconosco in uno sguardo perso a fissare una foto.

L’amore è vedere i tuoi occhi a palla mentre mi speli le sopracciglia insultandomi di non essere in grado di farle pur ostinandomi. E’ lasciare questo post a metà per andare a farmi la doccia e ridere con lo shampoo negli occhi ripensando a questi momenti.

L’amore è che in questi giorni volevo essere con te. Come un anno fa. E tu lo sapevi, senza che nessuna delle due dicesse niente.

L’amore è sentirti dire che il tuo letto mezzo vuoto era troppo grande senza la mia presenza e per occuparlo tutto hai dormito a 4 di spade. E’ vederti mentre ti svegli alle 5 di mattina per accompagnarmi in stazione. Prepararti il caffè. Ascoltare i tuoi discordi in silenzio mentre cerchi di farmi sorridere. Mentre sorridi.

L’amore è sentire quello che senti, sapere quello che pensi. E’ sentirti urlare mentre ti infili i collant nuovi e li strappi. E’ la tua paura che io possa perdermi per strada, dal supermercato a casa.

E’ un messaggio, una chiamata, un viaggio per stare con me. E’ una foto sulla mia scrivania. E’ ballare con te, come se ci fossimo solo noi due. E’ sentire il tuo tono di voce abbassarsi ad ogni congiuntivo perchè hai paura che io ti corregga.

Il mio amore sei tu. E’ riconoscere quanto di speciale c’è nel nostro rapporto. E’ sorvolare sulle parole non dette, i gesti non compiuti, le telefonate non fatte, i viaggi rimasti progetti. E’ andare oltre i legami di sangue, oltre le discussioni, oltre la distanza. Sono le lacrime ad ogni partenza, prima di ogni arrivo. Sono le parole che non sono capace di dirti. E’ quello che ti scrivo, per fare meno rumore.

Momento pesantezza

Parentesi culinaria.
Oggi, su Radio 105, dibattevano sul fatto che passano più tempo ai fornelli gli uomini rispetto alle donne. Un ascoltatore ha chiamato in diretta per dire che la moglie torna a casa da lavoro, si butta sul divano, accende la televisione e chiede al marito cosa c’è per cena.
Io alle nove di questa mattina ho scoperto da grande cosa voglio fare. La viziata. In più però, prima di sbattermi sul divano, voglio una birra. E adesso gli uomini non mi venissero a dire che è ingiusto e che si sentono sfruttati. Non si lamentassero, non è niente di sconvolgente, è solo un ribaltamento di ruoli! Prima o poi si arriverà alla parità. Ne sono certa. Per ora siamo nella fase vendetta, abbiamo secoli di pasti da riscattare.

Ad ogni modo, il punto non è che in questo periodo del mese odio il genere maschile. Mi pare scontato. Il punto è che, un giorno (non altrimenti definibile) ho deciso di comprare la verza. (Ebbene si, folli spese).
Ieri, ho sentito che era arrivato il giorno propizio per cucinarla.
Ho trovato una ricetta.
L’ho letta accuratamente.
L’ho ignorata.
Ho fatto come minkia mi pareva.
Ho creato una roba immangiabile.

Se dovessi prendere altre iniziative del genere, abbattetemi prima che mi avveleni da sola!

Per riparare al danno fatto, oggi sono andata a svaligiare il reparto ‘verdure’ del supermercato (qua sono tutti carnivori, qualcuno lo deve pur fare). Ho beccato una massa di adolescenti del cazzo che strillavano dal reparto surgelati al reparto dolci..cafoni! Il sublime dialogo recitava:

Principe: Daje amò! Ma pure er dolce voi! Sbrigate che se scongela a’rrobba!
Principessa: Aò ma che voi? Mì madre ha detto de prendeme quello che me pare! E poi che voi di? Che me stò angrassà?
Principe: C’è, ma tu non stai bbbene! Mica te stò a di gnente, magna quanto te pare ma sbrigae a sceglie che poi, se famo tardi tu madre rompe er cazzo a mme. Daje!

A parte che, l’italiano non è letale, se lo usi al massimo ti civilizzi e poi..perchè a quell’età hanno l’usanza di marchiarsi come vacche con dei succhiotti dalle dimensioni improponibili? Per testimoniare l’esistenza della dolce metà? Non mi pare sia necessario, si distinguerebbe tranquillamente per grazia e femminilità anche in piazza San Giovanni nel bel mezzo del concerto del 1 maggio!

Io non mi sono fatta mai marchiare da nessuno. Mi sa che sono sempre stata out. Terribilmente. Fortunatamente.
Ah, e non ho mai sparato musica house sull’autobus con il cellulare. Si lo so, ho avuto un’adolescenza triste. Terribilmente. Fortunatamente.
Ah, non ho mai limonato sull’autobus rischiando di farmi strozzare dalla lingua della mia dolce metà. Che ci posso fare, mi è sempre piaciuto respirare!

Non avrò figli. Se dovesse succedere, li farei sopravvivere all’infanzia solo per schiaffeggiarli nell’adolescenza.

Si. Se ve lo state chiedendo, sono in balia degli ormoni impazziti. La chiamano fase pre-mestruale, io la definirei solo “la mia versione più acida e nevrotica”. Ieri ho iniziato una conversazione con il Controllore introducendo il momento pesantezza. Del tipo: Buonasera. Che fai? Sei pronto per il momento pesantezza? Penso abbia tremato e abbia provato l’istinto di mangiarsi il telefono, tasto dopo tasto. Non uno alla volta tutti insieme, nella speranza che il cancelletto lo strozzasse. Ma non posso dirlo con certezza. Però, ha cercato elegantemente di cambiare discorso, di distrarmi, ma non può fuggire al momento pesantezza. E’ la regola.
Una volta al mese gli tocca. (Almeno una volta al mese).
E tocca anche a voi.

Niente

“Comunicare. E’ la prima cosa che impariamo davvero nella vita. La cosa buffa è che più noi cresciamo, impariamo le parole e cominciamo a parlare, e più diventa difficile sapere cosa dire o peggio, ottenere quello che davvero vogliamo”.

Sono una persona naturalmente votata alla non violenza. In anni di duro lavoro per mantenere attivo questo proposito pacifista, ho sviluppato la capacità di sopportare. Una grande capacità. Grandissima.

Sopporto le conversazioni basate sul niente.
Riesco a fingere di crederci.
Fingo di farmi prendere per culo.
Posso fingere di non capire.
Ma pensa..che persona non-belligerante che sono!
Non cerco discussioni, certe giornate fanno abbastanza schifo senza nessun bisogno di un apporto extra.

Io sorrido cortesemente e ingoio il rospo anche quando mi prospettano un futuro ricco di corna, degne del più popoloso cesto di lumache in circolazione.
Al massimo spero che ti strozzi mentre mangi.
Continuo a fingere di non capire.
Passo per stupida.
E’ l’unica finzione che mi riesce bene.
La sfrutto al massimo.
Do il meglio di me.

E poi ci sono quei giorni in cui mi rompo il cazzo di fingere, di passare per stupida e di sopportare. Sono esattamente quei giorni in cui vorrei solo avere una mazza chiodata per spaccare i denti a qualcuno. A chi sbraita perchè il suo finto niente lo deve urlare, pensando di essere più convincente.
Ma non posso.
Purtroppo.

Allora vi chiedo una cosa. Solo una.
Fate un favore all’umanità.
Ammazzatevi da soli! Tutti quanti!

Il gioco dell’oca

Ultimamente ho bisogno di distrazioni.
Per mettere in atto questa diabolica intuizione, mi sono data all’arredamento di interni. E per interni, intendo la mia stanzabucodiculo. Non c’è molto da arredare, perchè semplicemente non c’è neanche spazio per respirare, ma le sfide impossibili mi affascinano.

Il Controllore mi ha regalato un numero indefinito di metri di sughero. (Ovviamente indefinito solo ai miei occhi). L’ho inchiodato al muro, con la rinomata capacità di una donna con il martello in mano, in piedi su una sedia, con problemi di equilibrio. Ho piantato chiodi amminkia dove capitava. Ho pensato che nessuno li vedrà mai e che se reggono potrei essere la nuova testimonial delle campagne Leroy Merlin! La rivincita delle donne. Poi mi mancherebbe solo di guidare da dddio e olè sfatati i miti del maschilismo. (Sottolineerei il solo).

Quindi niente, ho piazzato il sughero e l’ho tappezzato di foto. Tante. Di tutti di più. Un pò di serate, un pò di compleanni, un pò di amici, un pò di famiglia, un pò di Controllore.

Ieri sono andata a mangiare minestrone frullato a cena dalle mie amiche storiche. Ci siamo aggiornate sulle nostre eccitanti vite. Abbiamo parlato anche delle foto, oltre che di problemi di calvizia!

Oggi ho insultato mia sorella la gnocchettosa. Su skype. Un’esperienza da provare, soprattutto se lei non accende la webcam e a me sembra di parlare tutto il tempo davanti allo specchio. La notizia principale è che sono riuscita finalmente ad attirare la sua attenzione. E’ bastato un messaggio privato su facebook al momento giusto, che con le parole giuste enunciava la mia volontà di staccarle la testa come se fosse una gallina e il mio ammOOre racchiuso in un ‘ti lovvo stronzissima latitante’. Ebbene si, le minacce portano ai risultati.

Ultimamente mi sento come se stessi lievitando. Tutta colpa della quantità disumana di chili che sto accumulando e del periodo mestruale cavalcante. Il Controllore dice di non notare il fatto che sto assumendo le sembianze di cactus basso e chiatto. E’ la cosa più bella che un maschio possa dire ad una femmina lanciata sulla strada dell’intacchinamento sfrenato! Sono consapevole che non lo dirà per sempre, quindi sto cercando di placare i miei attacchi di fame, dato che non so come fare per prendere a calci in culo il mio metabolismo morto.

E da qui torniamo alla prima riga.

Welcome 2012!

Nel periodo delle feste natalizie, la signora di sotto ha chiamato il mio simpatico Badrone di casa, imprecandogli contro perchè aveva una macchia di umidità sul soffitto.
Il simpatico e allarmato Badrone, ha chiamato un simpatico idraulico che ha tolto le mattonelle del pavimento in bagno, ha controllato i tubi, non ha trovato perdite e ha imprecato contro il Badrone, la signora di sotto e quello sporco lavoro che qualcuno doveva pur fare.
L’altro giorno io sono tornata a casa di corsa perchè dovevo fare pipì, sono entrata in bagno e mentre chiudevo la porta ho spezzato la maniglia. Sono rimasta chiusa dentro venti minuti ad imprecare contro il Badrone, la vita, la casa e il mondo.
Qualche giorno fa, stavo uscendo dal bagno di corsa, ho mollato lo specchio sulla lavatrice. La lavatrice centrifugando ha lanciato lo specchio sul pavimento del bagno (senza mattonelle). La mia coinquilina rientrando ha iniziato ad imprecare contro di me, contro il Badrone che ancora non viene a sistemare il bagno e lo specchio. Rotto.
Oggi ho attraversato la strada senza controllare se arrivassero macchine a 300 all’ora. Fortunatamente non ne arrivavano.
In compenso, arrivava un autobus carico di gente, che ha frenato all’improvviso per scanzarmi. Penso che tutti mi stiano ancora imprecando contro.

A questo punto sperate con me che il meglio debba ancora venire, perchè se è la prima impressione quella che conta, il 2012 già mi sta sul cazzo!

La perla di saggezza numero due

Le insicurezze sono come le sabbie mobili. Una volta che ci sei dentro puoi cercare disperatamente di uscirne, in ogni modo. Puoi provare ad aggrapparti a mille pensieri, ma una volta che ci sei dentro, più ti affanni per cercare di uscirne, più sprofondi inesorabilmente.