Oggi è già domani

Oggi è già domani

Che poi a pensarci bene, la vita è un pò una merda.
E’ settembre e io non sono pronta.
Sto qua seduta sul divano da ore. A mangiare qualsiasi cosa si trovi intorno a me e che io riesca a raggiungere con la punta delle dita.
Il mio primo giorno libero dopo un mese. Sono proprio una sfigata del cazzo, non so se mi spiego.

Se ve lo state chiedendo, si, sono sempre pallida come una palla da ping pong.

Ho finito di lavorare.
Spero di aver finito di incazzarmi per almeno 12 ore di fila.
Il lavoro estivo è stressante, ma ti insegna un sacco di cose, ad esempio ho imparato quanto possa essere difficile scegliere un pacco di patatine. Ma se non avete mai lavorato in un bar, non sapete cosa vi perdete. I genitori assecondano i figli come se dietro di loro non ci fosse fila fino al bagnasciuga.
La gente è matta. Ma vabbè, non l’ho scoperto io.

Riguardo la fine delle cose, ho una mia personalissima teoria, che ho appena denominato la teoria del cerotto.

Quando hai un cerotto appiccicato da qualche parte e devi toglierlo, hai due alternative tra cui scegliere:

– strapparlo senza pietà, asportando strati di epidermide e soffrendo in silenzio con le lacrime agli occhi;
– strapparlo lentamente, un millimetro dopo l’altro nell’assurda convinzione che un dolore dilazionato in un arco di tempo più ampio faccia meno male.

Io sono una masochista del primo tipo.
Odio i saluti.
Non sopporto quei momenti in cui ti fermi, ripensi a tutto e ti sembra tutto splendido e perfetto. Quei momenti in cui ti rendi conto che nulla era così importante da rovinare l’umore per giornate intere.
Quei momenti in cui maledici tutte le volte che hai sperato che il tempo passasse in fretta.

Sono ripartita senza concedermi neanche il tempo di salutare tutti.

Ciao mamma e papà.
Ciao sisters e brother.
Ciao Pelikano Beach Club.

Ciao a tutti, sono MikelAlice, oggi ho dormito e sono felice.
Ma che ne sapete voi!

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Non sapevo cosa fosse una startup quando ho cominciato..

Non sapevo cosa fosse una startup quando ho cominciato..

Io me lo ricordo bene quel giorno. Era lunedì 12 marzo.
E’ stata la prima volta che ho risposto al telefono pur stando a lezione.
A monosillabi, ma fortunatamente ho risposto.

Se la prima impressione è quella che conta, credo di essere passata come una con dei problemi non indifferenti.
Se il destino esiste, quel giorno era chiaramente schierato dalla mia parte!

Al colloquio ero nervosa e cercavo di distogliere l’attenzione ogni volta che Eddy mi chiedeva l’indirizzo del blog.
Come minimo nella prima riga che avrebbero letto ci sarebbero state 10 imprecazioni. Come giocarsela malissimo, inZomma.

Dopo il colloquio avevo pensato che se non mi avessero richiamato ci sarei rimasta male. Davvero.

Era bella l’idea. Era interessante.
Ma soprattutto era bello sentire l’entusiasmo di chi ne stava parlando. Quel fiume di parole di chi vuole spiegarti tutto perchè vuole farti capire tutto, coinvolgerti.
Ecco. Era la sensazione di essere coinvolta, era la sensazione di poter partecipare attivamente ad un progetto.
Erano le parole magiche di chi ha detto che non cerchiamo qualcuno che risponda al telefono o faccia caffè, cerchiamo qualcuno che collabori con noi, davvero.

Il 19 marzo eravamo tutti lì, carta e penna in sala riunioni. Senza computer!
Per giorni non sono riuscita a ricordare neanche un nome, ma non potevo dirlo a nessuno. Per comunicare aspettavo che gli sguardi si incrociassero, e per far incrociare gli sguardi fissavo la gente come una stalker.
Se l’album delle figurine l’avessimo completato prima, avrei studiato a casa!

Poche parolacce.
Poche pause.
Pochi caffè.

Sembravamo gente apposto.

Oggi sono passati tre mesi e io non riesco a crederci.
MeetingLife è diventato l’argomento dominante delle mie conversazioni.
Il posto dove ho voglia di andare quando non supero gli esami.
I sorrisi che voglio vedere la mattina.

Non credevo sarebbe stato così, era uno stage. Ora è qualcosa di più.

Volevo ringraziarvi per questi mesi.
Perchè avete una pazienza disumana.
Sopportate i miei vaffanculo.
La mia lunaticità.
I miei database indecenti.

Perchè lo spirito di MeetingLife è quello che si respira in un ufficio senza gerarchie e senza l’imbarazzo di fare domande anche per la cosa più stupida in assoluto.
Questo è il vero valore aggiunto che non esiste altrove.

Non voglio imparare cose perchè in altre aziende lo richiedono. Voglio imparare cose per continuare a farle con voi!
Anche se..io avevo proposto di fare finta di abbandonarvi all’improvviso, così, solo per vedere se sareste svenuti..

..
..
non è vero, era solo per avere la maglietta!

Grazie Cinquenove. Grazie Festa.

The experience stage!

The experience stage!

La notiziona del mese è che ho uno stage. Che è anche l’unico motivo che mi spinge ad alzare il culo dal letto la mattina. E mi spinge sotto le macchine mentre corro per prendere l’autobus.

E rido in faccia all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Policlinico Umberto I che mi ha contattato per uno stage, e a RDS- Radio Dimensione Suono che mi voleva per fare indagini telefoniche sui gusti e le preferenze musicali degli ascoltatori.

Ho iniziato da tre giorni con MeetingLife.
Qui è un’altra storia. Diversa dalle altre, una situazione più unica che rara. Allo stato attuale ho già scoperto quel grande enigma chiamato Outlook e la magia dei documenti condivisi. Questo non è proprio qualificante per me, ma apprezzate l’onestà delle mie colpe.

Ho iniziato anche ad usare Twitter per qualcosa di più costruttivo che non sia solo diffondere il mio verbo. Adesso ne sono dipendente come una bimbetta con un gioco nuovo. Scusate se è poco.
Ho dovuto cambiare la mia presentazione. Ufficialmente non sono più quella che ha inventato la distrazione, anzi no, una rincoglionita cronica (che, detto tra noi, resta valido).
Ora sono una PR and communications at MeetingLife – The Experience Network. (Scusate vado ad aprire la finestra, io e il mio ego non riusciamo a starci in una sola stanza).
Sto palesemente cercando di darmi un tono, nonostante continui ad usare un linguaggio da camionista disperata.

Quindi si, sono una stagista di MeetingLife.
E me ne vanto, suscito invidie e provoco “Nuuuooo!! beata te!” come se piovesse.
Ma non ditelo ai capi, che loro sono due, poi ci sarebbe una quantità di eghi esaggggerata in giro da queste parti!
Ma se vi capita ditelo a quelli dell’Ufficio Stage dell’università, così almeno mi danno sti altri 3 crediti e magari alla fine dell’anno con tutti questi bollini posso prendermi il mio pezzo di carta!

Allo stato attuale mi sto impegnando anche per realizzare altre grandi ambizioni: iniziare ad usare la parola docente con la stessa classe di Alessandra, fare un corso di cucina con Ilaria e imparare l’inglese, perchè sono di un’ignoranza cavalcante. Ogni giorno di più. Come se involvessi.

Ho deciso di lasciar perdere il lavoro al ristorante. Per conservare un livello minimo di sanità mentale e fisica da investire in questo progetto, che mi piace. Che voglio fare. Che mi coinvolge.
Non è stata una scelta difficile.

Si lo so, ho sbomballato l’anima con la storia che non trovavo lavoro e adesso lo lascio. Sono una brutta persona, che vive di passioni. Insultatemi pure, se ne avete il coraggio.
Al massimo, se mi doveste trovare a vendere accendini e cartine nella piazza di San Lorenzo, capirete perchè.

Se volete saperne di più sul progetto MeetingLife – The experience network sparatevi questo e non esitate a contattate il salumiere vicino l’ufficio, grazie alle spiegazioni che gli ha dato Ernesto tra una fetta di porchetta e l’altra, lui sa tutto!

Allo stato attuale il marketing continua ad essere malefico. Io continuo a voler essere malefica. Io sono sempre più convinta di voler essere il marketing.
Quindi per una questione di karma, la prossima volta che cercano di investirmi mi uccideranno davvero, e rinascerò panda.

Tutta la vita davanti

Pensavate che qualcuno mi avesse richiamato, dopo mesi di lancio del curriculum a chicchesssia e che la mia carriera togliesse tempo al blog?! Ebbene no. Sono stata impegnata ad elemosinare lavoro a destra e a manca. Credete che l’abbia trovato e che sia tornata qui per allietarvi con pettegolezzi sui colleghi? Levatevi quel sorriso ebete dalla faccia. Non è successo nulla di tutto ciò, sappiatelo. Sono ancora disoccupata. L’incarnazione della crisi. Ho Tutta la vita davanti, ma nel senso che gli ha dato Virzì.

Ho mandato curriculum per qualsiasi tipo di lavoro. Ho escluso solo le categorie: badante, baby sitter, accompagnatrice, ballerina di lap dance, call center di telemarketing, colf, sicurezza armata, procacciatori di affari per agenzie immobiliari. A quanto pare sono pretenziosa.

Io e la mia inutile laurea ci troviamo a competere sul mercato del non-lavoro con diciannovenni del cazzo, mezze nude, che non sanno parlare italiano, ma strascicano un lessico strano in un romanesco a dir poco grezzo, e non studiano. Perchè oggi ho scoperto che chi studia è penalizzato.
All’ennesimo colloquio-buffonata, mi hanno detto:
“Ah, ma lei studia?! Ma se lavora poi come fa a studiare?!”
Cos’è adesso gli sfruttatori si preoccupano per gli sfruttati? Da quando si prendono in considerazione le esigenze della plebe? E poi, scusate tanto ma secondo voi, io l’affitto come dovrei pagarlo? Vendendo le mutande usate su e-bay?

Quindi niente, alla fine ho avuto una crisi nervosa. Al millesimo lefaremosapere, mi è scesa una lacrima. Forte e chiara. Una sola. Per tirarmi su di morale, sono entrata in una libreria.
Ho vagato senza meta per un pò. Ho trovato un paio di libri che ho nella mia lista dei desideri di Anobii. Mi sono lasciata ipnotizzare dalle foto delle guide turistiche, mentre Charlie Chaplin sorrideva dal muro alle mie spalle. Avevo trovato il mio limbo in cui credevo che nessuno mi avrebbe potuto disturbare. Una stronzata. I coglioni arrivano ovunque.

Mentre guardavo le foto sulla guida per Dubai, sento uno al banco informazioni:
Scusi non riesco a trovare La coscienza di Zeno. Ho un dubbio, ma, è di Pavese?
Io mi giro di scatto.
Il tizio al banco alza la testa.
Lo guarda sconvolto.
Mi guarda sconvolto.
Lo guardo sconvolta.
Mi giro e me ne vado.

Sono tornata a casa con il tram. Un’ora di tram. Non mi sentivo propensa ad imboccare anche il tunnel della metro. Avevo bisogno di vedere che la città non è quella delle cartine del sito dell’atac e che i percorsi non necessariamente sono imposti. Roma me lo doveva! E poi, non ho pagato il biglietto!

Charlie Chaplin

Pace, amore e gioia infinita

Pace, amore e gioia infinita

In un mondo ideale probabilmente il lavoro non sarebbe stressante. Non sarebbe estivo. Non sarebbe a pochi metri dal mare. Probabilmente non ti stancherebbe al punto da non farti fare neanche un bagno per tutta la lunga estate caldissima.

Nel mondo reale, il lavoro estivo è una rottura di coglioni! Ti spinge sull’orlo dell’esaurimento nervoso, mentre il cervello ribolle sotto il sole, sotto stress, sotto i capelli incolti!! I clienti pensano di avere a disposizione degli addomesticatori dei loro figli imbizzarriti! I clienti pensano di avere degli schiavi al loro servizio. I clienti pensano decisamente male!!

Io ho lavorato quest’estate. Ho lavorato abbandonandomi in un oblio di trascuratezza. Ho accentuato fino all’esasperazione la mia lunaticità. Ho costretto gente a sopportarmi. Sono stata costretta a sopportare gente. Ho ingoiato rospi e birra. Ho riso e sorriso. Ho risposto ai sorrisi di chi meno se lo meritava e di chi meritava quel qualcosa in più, che sono stata incapace di dare! Ho respirato il profumo del mare, l’odore della pizza, la puzza del sudore delle giornate infinite. Ho camminato senza arrivare mai da nessuna parte. Ho urlato, parlato, sussurrato e raccontato. A volte troppo, a volte troppo poco. Ho sognato, ho pensato, ho immaginato situazioni differenti. Momenti diversi. Parole migliori. Ho sperato che quei momenti arrivassero, ma tutto è finito e sono rimasta incapace di esprimermi.

Porterò dentro i sorrisi, le parole, gli sguardi e i visi di tutti i giovani (e meno giovani, come lo chef) che hanno lavorato con me. Si..porterò dentro anche l’immagine di Gianpaolo che canta Cocciante in giro per la sala!!

Pelikano Beach Club, stasera brindo a voi e a questa vita, pace, amore e gioia infinita!

Adesso ci vorrebbe una ricarica!

Adesso ci vorrebbe una ricarica!

C’era una volta, in un paese piccolo e lontano, un’estate. C’era il sole, c’era il mare, c’era un villaggio turistico e nel villaggio c’era un ristorante. Era un ristorante arredato tutto di bianco, con un’enorme vetrata che dava sulla spiaggia. In questo bel posto c’era chi lavorava. C’era una maitre, c’era un pizzation, c’era chi lavorava in cucina. C’era chi per caso si era trovato a lavorare lì. I giorni passavano in fretta, uno dopo l’altro, finchè finirono. Un bel giorno, era l’ultimo che avrebbero lavorato, mangiato, riso e discusso. Era l’ultimo giorno che sarebbero stati insieme. Quel giorno qualcuno scrisse una lista di cose che non le sarebbero mancate, una lista per razionalizzare. Fu un tentativo inutile di accantonare le emozioni.
A volte, di tutto quello che abbiamo passato, vale la pena di ricordare solo ciò che è stato positivo. E’ bello ricordare con un sorriso.

Razionalissima lista delle cose che non mi mancheranno dell’Ebbrodiblu Restaurant:

  1. lo chef innamorato di Daniela
  2. pulire i bagni la mattina
  3. la guerra continua di tutti contro tutti
  4. pulire i vetri della cantina
  5. fare il carico dell’acqua
  6. la puzza di aceto dopo aver asciugato le posate
  7. il grembiule da involtino primavera
  8. la cravatta
  9. i clienti abbronzati, sorridenti e spensierati
  10. la sveglia alle 8 e alle 17
  11. la caprese di Roberto
  12. la musica di Gianni
  13. “Piccole Donne” che si prepara in una sola ora
  14. il pane da tagliare alle 8 di sera
  15. l’internet point all’M5
  16. l’asciugamano delle bariste
  17. ricordarmi l’acqua e i vini dei clienti
  18. i piatti. Puliti, sporchi, pesanti e caldi
  19. i discorsi indecifrabili dello chef
  20. l’inutile lista della spesa fatta dalle ragazze del bar
  21. contare la biancheria
  22. le urla di Daniela
  23. la cucina che non si è data fuoco
  24. il brodo della “Fantasia in cartoccio”
  25. la caccia al tesoro per trovare le penne
  26. i caffè della cucina
  27. i bambini in sala e quelli che lavorano in cucina
  28. le discussioni e lamentele della cucina ad ogni richiesta di dessert
  29. Gianni che ci fa pulire le cose inutili e inutilizzate
  30. guardare il mare senza poter mai fare il bagno, di giorno e di notte
  31. i vani tentativi di sistemarmi i capelli per essere più presentabile
  32. i racconti sulla moglie, Alessio e Flavio
  33. i tour del ristorante per andare in magazzino senza passare in cucina
  34. le figure di merda ai tavoli
  35. il VIA!