Quella volta che uno dei ragazzi è rimasto chiuso dentro casa e mi ha chiamata per essere liberato. Quando il suo nome era diventato un modo per prenderci in giro tutte le volte che ci succedevano cose strane.
Ora che non ricordo più come si chiamasse.

Quella volta che gli australiani hanno cercato di aprire il cancello del Garden con le chiavi di casa loro e mi hanno chiamata perchè non riuscivano ad entrare.
E anche quella volta che una coppia allarmata mi ha detto che non c’era acqua calda nella doccia, ma avevano girato la manopola dal lato sbagliato.

Quando gli spagnoli sono rientrati a casa alle 8 di sera con la bottiglia di rum, la coca cola, un sacchetto pieno di ghiaccio e patatine. Quando mi hanno chiamata niña tutta la sera, prima che li portassi a cantare la lirica a San Calisto.

Le notti a Trastevere.
Le storie che ci siamo raccontati in un inglese improbabile, inventato, sbagliato. Mentre ridevamo sorpresi di riuscire a capirci, senza smettere di chiacchierare.

Quando la sera rientravo al Garden e andavo in giardino al buio a godermi la pace di un momento irreale.

Tutte le volte che abbiamo litigato per la disorganizzazione.
Tutte le volte che ci siamo ripromessi di cambiare.

Le partenze, gli arrivi, i ritardi, le attese.
Le volte che I tuoi sono arrivati?
Quando eravamo online in contemporanea su Drive e ci cancellavamo le cose a vicenda.

Le cene, le birre, i sorrisi.
Il suono delle risate che copre i pensieri, la stanchezza.

Olga.

I pomeriggi in giardino a lavorare, nonostante l’allergia. Nonostante le interruzioni. Nonostante tutto.
Il mio uccello che mi ha seguita in cucina prima di spaventarsi e scappare.
Lui che è tornato in questi giorni. Sempre nella stessa aiuola. Con le stesse movenze.

I saluti, tutte le volte che ci siamo promessi di rivederci.
Tornerò a Roma.
Verrò da te.

Gli abbracci che dicevano più del mio inglese.

Gli addii mascherati da ci rincontreremo.

Le storie che attraversano dentro. Segnano. Cambiano.
Quello che abbiamo imparato e tutto quello che ci siamo scambiati.

Tutto quello che ci ha portato fin qui, oggi che ci stiamo salutando.
Tutto quello che sta cambiando, mentre io sto.

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